Libri, novità







Valerio Evangelisti
La luce di Orione
Strade Blu – Mondadori
pp. 330 – 15,50 euro

“La maggior parte delle donne non scatena guerre, a parte poche fanatiche malate d’odio. Sarebbe ben peggio se la facoltà di suscitare visioni e allucinazioni passasse nelle mani degli uomini. Magari in tempi di conflitti. Allora sì che avrei paura”. Cinque anni fa i lettori avevano lasciato l’inquisitore Nicholas Eymerich che, pronunciata questa frase, decide di andare a mangiare in cucina, avvisando padre Pedro Bagueny che lo avrebbe poi atteso in confessionale (‘Mater terribilis’, Mondadori, 2002). A un lustro di distanza il terribile personaggio creato da Valerio Evangelisti nel 1993 in questo “La luce di Orione” riprende il filo di quella frase, calandola nel 1336, durante la crociata di Amedeo d’Aosta alla volta di Costantinopoli. L’impero si sta sgretolando, giganti che arrivano dal mare minacciano l’antica Bisanzio, gli intrighi sono come sempre fittissimi e coinvolgono anche personaggi reali, come il poeta Francesco Petrarca, disprezzato profondamente da Eymerich. Per gli appassionati di ‘serialità’ Evangelisti conferma la propria scelta di articolare la vicenda in diversi spazi temporali, confermando come “il battito d’ali di una farfalla” in Asia possa provocare un ciclone nelle Americhe; dove però i due continenti in questo caso sono epoche appunto distanti fra loro. Ecco gli scontri brutali sotto le colonne di Ninive, in Iraq, dove si scontrano esseri semi umani guidati dai colonnelli di quello che resta degli Stati Uniti e dell’Euroforce, assediati dai nazisti della Rache, ai quali si sono uniti uomini della jihad islamica. Infine tornano le sperimentazioni del professor Frullifer, personaggio già incontrato nei primissimi romanzi. E, ancora, meccanica quantistica e angeli (o demoni?), immagini bibliche e sovrani depravati, un quadro complesso in cui ogni filo è intessuto all’altro come in un tappeto, nel quale si staglia la figura di Eymerich, ‘ricostruita’ ancora una volta nella minuziosa descrizione delle sue certezze granitiche, e delle altrettanto invincibili repulsioni. La lettura è trascinante e spiace di arrivare all’ultima pagina ‘così in fretta’. Ma in questo romanzo Valerio Evangelisti conferma tre peculiarità, che sono insieme doti difficilmente rintracciabili tutte insieme in altri autori. La profonda conoscenza della storia anche del Mediterraneo, narrata senza l’agiografia con la quale viene normalmente ‘spacciata’ al pubblico (non solo a scuola, dove purtroppo impera), costruita attraverso un vero lavoro sulle fonti. Il proprio costante impegno civile, che arriva al disprezzo (pacifico, a differenza di Eymerich) per gli imperi di tutte le epoche e per chi ha la presunzione di presentare un piccolo stato come ‘potente’; e dunque una costante attenzione all’attualità che filtra nelle pieghe di ogni romanzo, non solo in modo esplicito (il riferimento all’Iraq, appunto). E la capacità di creare visioni talmente seducenti da rendere il proprio personaggio, pur appunto terribile, fra quelli più amati dai lettori, non solo in Italia.

Nevio Galeati

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Cormac McCarthy
La strada
Einaudi, 2007
Traduzione di Martina Testa
pp. 218 – 16,80 euro

L’uomo ha compiuto il proprio destino. Il mondo è stato devastato da un rogo (nucleare? non importa) immane e quel poco che si è salvato viene nuovamente annichilito, seviziato, consumato da bande di sopravvissuti. C’è un’unica soluzione per tentare di salvarsi: fuggire dai relitti delle grandi città, seguendo in qualche modo la strada che conduce a sud, verso l’oceano, per trovare, forse, qualcuno ancora “buono dentro”. Così l’uomo e il bambino camminano nella luce grigiastra di giorni freddi e infetti, spingendo un vecchio carrello da supermercato sul quale hanno caricato meno dell’indispensabile. Ecco uno fra i romanzi più affascinanti e intensi letti negli ultimi anni, “La strada” di Cormac McCarthy. Lo scrittore statunitense mantiene uno fra i propri temi preferiti, quello delle avventure ‘on the road’, e affronta contemporaneamente un argomento ‘classico’ della letteratura fantastica: qualcuno sopravvivrà all’Armageddon scatenato dall’uomo? E, soprattutto, come sopravvivrà? Ci si può ricordare de “La nube purpurea” di Matthew P. Shiel (1901), passando a “Io sono leggenda” di Richard Matheson e all’intenso “L’ombra dello Scorpione” di Stephen King. Il romanzo di McCarthy si stacca però nettamente da questi e da tutti gli altri. Intanto perché chiede al lettore di assimilare con lentezza ogni frase; non ci sono capitoli, ma gli spazi che spezzano le pagine svolgono la stessa funzione delle ‘pause’ in musica. Sono una parte fondamentale della narrazione, quella dedicata alla riflessione. Lo stile, ottimamente reso dalla traduzione, elimina le convenzioni grafiche dei discorsi diretti; non si tratta di un vezzo, ma di un nuovo passo nella sintesi letteraria. Un esempio, rispettando gli a capo del libro:
“Quello non era un posto sicuro. Adesso che era giorno dalla strada li si poteva vedere. Il bambino si rigirò nelle coperte. Poi aprì gli occhi. Ciao papà, disse.
Sono qui.
Lo so.”
Difficile pensare a una sintesi più limpida di così. Leggere l’odissea dell’uomo e del bambino (mentre la madre si è tolta la vita non credendosi in grado di affrontare l’orrore del ‘day after’) per arrivare al mare sperando di trovare altri ‘buoni’, può sembrare, nelle prima pagine, faticoso; in realtà è doloroso e splendido, come lo è il rapporto fra padre e figlio, mano nella mano costretti ad affrontare centinaia di delusioni e difficoltà, orrori ed esseri degenerati. Sotto un cielo d’ossidiana che non sa più cosa sia il sole, sembra di intravedere uno spiraglio di ottimismo. Il bambino che “porta il fuoco dentro”, da qualche parte del mondo esiste.

Nevio Galeati

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Serge Quadruppani
In fondo agli occhi del gatto
Le Farfalle Marsilio, 2007
Traduzione di Maruzza Loria
pp. 192 - 13,00 euro

Si resta stupiti leggendo questo romanzo di uno fra i più importanti traduttori francesi di scrittori italiani. Scartabellando negli scaffali dei collezionisti si trovano altri tre titoli editi in Italia di Serge Quadruppani, che ha fatto conoscere appunto in Francia, firme come Camilleri, Carlotto, De Cataldo, Evangelisti, Baldini, Verasani e tanti altri. Si tratta de L’assassina di Belleville del 2000; La breve estate dei colchici del 2003; e La notte di Babbo Natale del 2004. Tutti Gialli Mondadori, con traduzioni non proprio soddisfacenti (il secondo, infatti, si svolge totalmente in autunno, cosa c’entra “l’estate” del titolo?). Si resta stupiti perché dopo poche pagine ci si rende conto di avere fra le mani un libro eccellente. Non solo noir (o “polar” come vogliono i francesi), non solo thriller, pur essendo l’uno e l’altro. Un romanzo che parla di bene e male, segnalando in che modo quest’ultimo si possa manifestare, sia nelle piccole cose che nei grandi intrighi, nei complotti, nelle sale dei bottoni. Due piani espliciti di racconto: la fuga di Michel, sospettato di aver assassinato un carissimo amico; e le macchinazioni di Emile, ex sicario, professionista della morte e della tortura, che si è apparentemente isolato dal mondo. Ma Quadruppani, pur raccontando di orrori e nefandezze, non abbandona mai il registro dell’ironia e, sotto traccia, lancia segnali sull’analisi del mondo d’oggi. Critica il governo francese per le dubbie (forse qualcosa di più) scelte sulle estradizioni, a partire da Cesare Battisti. Cita un presidente del consiglio italiano invischiato con la malavita organizzata ma di cui “non ricorda il nome”. Spiega come Emile disprezzi il patè e salvi le oche dalla tortura, paragonando le sofferenze degli animali a quelle cui sono stati sottoposti gli uomini dell’Ira durante gli scioperi della fame in carcere. Schegge, poche righe, che restano impresse nella memoria, anzi proprio “negli occhi”, per la loro perfezione. Il tutto senza abbandonare mai il plot narrativo e, come si annotava poco sopra, l’ironia. Ci si augura che Marsilio (casa editrice meritoria, che sta portando in Italia scrittori fuori trascurati dagli “sforna-best sellers’, ma impedibili, come la svedese Asa Larson) prosegua a far conoscere questo autore sempre meglio.

Nevio Galeati

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Danilo Arona
Finis Terrae
Segretissimo (Mondadori), settembre 2007
pp. 226 - 3,90 euro

Correre in edicola, please. Ecco un autore di racconti, romanzi, indagini “Ai confini della realtà”, collaboratore di riviste (cartacee e on line), che misteriosamente non ha mai trovato udienza dagli editori “importanti”. E questo romanzo, che parla di terroristi e complotti (come Quadruppani, sarà un caso?), assassini e traffico di droga, che passa da Bassavilla, città piemontese a cui Arona dedica la proprie cronache e che “dovrebbe essere” Alessandria; il Portogallo e il Messico; questo romanzo, si diceva, meritava lo spazio negli scaffali e nelle vetrine delle librerie. Anche in questo caso i ritmi del noir e del thriller sono perfettamente rispettati; l’autore ammette di essere partito da una situazione reale: il massacro di donne iniziato una decina d’anni fa a Ciudad Juarez, appunto in Messico. Ma il resto è una vertiginosa costruzione letteraria, corale, dove fra i personaggi “solisti” spicca un musicista invecchiato, Casone, chitarrista dei gangster in un night appunto di Bassavilla. Dalla lotta fra clan mafiosi rivali di potenza mondiale, a presunti fondamentalisti islamici che vogliono tenere sotto scacco il mondo; killer innamorati e intrighi di parentele. Casone, con la fama di menagramo, si trova ad affrontare tutto questo, praticamente solo, come solitaria è stata tutta la sua vita. E il lettore non si stanca di seguirlo, affascinato, fino all’ultima pagina.

Nevio Galeati


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Cristiano Cavina
Un'ultima stagione da esordienti
Marcos Y Marcos, 2006
pp. 208, 14 euro

Al suo terzo romanzo dopo “Alla grande” e “Nel paese di Tolintesàc”, Cristiano Cavina è riuscito in un impresa difficile: rendere letteratura quella che è stata la sua storia e farne protagonista la sua terra. In “Un’ultima stagione da esordienti” (Marcos y Marcos, 2006), Casola Valsenio diventa il mondo, perché quel piccolo borgo sulle colline romagnole rappresenta davvero l’universo dei giovani protagonisti, “tredicenni d’assalto che mettevano il calcio sopra ogni cosa” e dove “il Dio del Calcio era il loro dio”.

E’ un libro che parla di calcio, restituendoci un mondo per molti perduto, fatto di magia, di passione viscerale, di piccole e grandi gioie, ma è anche molto di più. Racconta dell’amicizia, della crescita, dell’infanzia e del passaggio all’età adolescenziale, su cui è stato detto e scritto tantissimo. Cavina, come Stephen King (cui deve molto in quanto a ispirazione), lo fa nel migliore dei modi possibili, parlando e raccontando le vicende in prima persona, immergendosi in quelle emozioni che lui stesso ha vissuto.

Un libro leggero come le ali di un pallone, intenso come l’urlo dopo un gol, toccante come il germoglio di un ricordo.

Matteo Papi

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D’estate spopolano i best-sellers, romanzi costruiti per essere letti con facilità e che spesso andrebbero dimenticati con allegria. Alcune case editrici, che certo aspirano a vendere centinaia di migliaia di copie dei propri autori, si “ostinano” a mandare il libreria libri di qualità. Fra queste c’è sicuramente la ‘Marcos Y Marcos”, che ha pubblicato negli ultimi mesi almeno due titoli particolarmente interessanti. Da leggere non solo sotto l’ombrellone. Eccoli.

Dale Furutani
Agguato all’incrocio
Marcos Y Marcos, 2007
Traduzione di Erika Bianchi
pp. 272, 14,50 euro

Americano di origini giapponesi, vissuto qualche anno alle Hawai, poi adottato e naturalizzato statunitense, Dale vive in California. Direttore della divisione It della Nissan Motors Usa, ha iniziato a scrivere nel 1995. ‘Agguato all’incrocio’ è il primo romanzo di una triologia che ha per protagonista Matsuyama Kaze, un samurai ‘detective’ che si muove nel primi del 1600. All’incrocio fra quattro strade, un vecchio commerciante di carbone e un samurai incappano nel cadavere dì un forestiero, trafitto alle spalle da una freccia di nobile fattura. Il signore del luogo, Manase (raffinato cultore di lettere e arti, incapace di governare il distretto) e il magistrato Nagato (gretto e frustrato, accumula denaro per comprarsi una concubina) non sembrano molto interessati a individuare l’assassino. La colpa viene appioppata al povero carbonaio Jiro: per salvarlo dalla crocifissione, il samurai Matsyama Kaze (in giapponese “ventata di aria fresca”) decide di far luce sul delitto.

Carlene Thompson
Ultimo respiro
Marcos Y Marcos
Traduzione di Lucia Feoli
pp. 400, 15 euro

Un delitto promesso, pregustato, che ha origini lontane, la vendetta di qualcuno che ha molto sofferto. Brooke non lo sapeva, ma Zachary Tavell era scappato. Finché era in prigione, si sentiva tranquilla. Se può sentirsi tranquillo un testimone che ha fatto condannare un assassino all’ergastolo. Poi: uno sparo nel buio, un’amica che muore al posto suo, il primo messaggio minaccioso. Zachary è tornato, e sta cercando lei. Questo nuovo thriller di Carlene Thompson (gli altri titoli tradotti in Italia: ‘Non dirlo a nessuno’, ‘In caso di mia morte’, ‘Come sei bella stasera’) è un intreccio dolceamaro di storie, caratteri, colpi di scena su un canovaccio teso e convincente fino alla rivelazione finale.

Segnalati da Nevio Galeati

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Nicoletta Santini
La Mummiona e altre storie. Le avventure della gatta Panino Panino
Prospettiva editrice, 2005
pp. 136, 8 euro

La letteratura per l’infanzia non deve essere per forza di colore “rosa” o “azzurra” e raccontare solo favole edificanti e consolatorie. Lo sa bene Nicoletta Santini, pittrice e autrice di poesie e racconti per bambini, che nel suo “La Mummiona e altre storie”, da lei stessa illustrato, si inventa una vicenda surreale dove la protagonista è una gatta alle prese con faccende tutt’altro che domestiche.

Il libro è diviso in tre racconti, il cui carattere favolistico parte da un presupposto bizzarro (animali di casa impegnati in situazioni strambe e paradossali, come sfuggire ad un’enorme mummia appena risvegliatasi, andare a caccia di uno spiritello da chiudere in un vaso, salvarsi da gatti-zombi). Nicoletta Santini conduce le storie con taglio umoristico, ma non disdegna immersioni e ammiccamenti all’horror, facendo convivere i protagonisti con vampiri, zombi e facendoli muovere in scenari cupi e paludosi, quasi gotici. In questo sta l’originalità principale dell’autrice, aver mescolato i generi senza timore di “spaventare” i giovani lettori, facendo leva, anzi, su un’idea semplice ma coraggiosa, secondo la quale non sempre ciò che viene percepito come mostruoso lo è veramente.

Le storie reggono, grazie ad una narrazione particolare, affidata quasi esclusivamente alle battute dei personaggi, e ad un ritmo vertiginoso, che le rende simili ai momenti di un cartoon, facilitandone la lettura. Un altro punto di forza è dato dai numerosi personaggi di contorno che, come insegna la migliore tradizione disneyana, servono a dosare la tensione e ad armonizzare l’azione. Quindi il cane Rocco, il ragno Astolfo, lo scheletro Scheo, il topo Leonardo accompagnano la gatta Panino Panino nelle sue peripezie, ognuno con la sua piccola, ma significativa personalità. La scelta di farli parlare in diversi dialetti (romano, napoletano, triestino), poi, aumenta la comicità di certi dialoghi. Un vero spasso per i piccoli lettori.

Matteo Papi

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Antonio Patuelli - Beppe Rossi
Percorsi Risorgimentali Ravennati. Luoghi dell'anima nazionale
Longo Editore, 2007
pp. 168, 18 euro

E' in uscita il volume 'Percorsi Risorgimentali Ravennati. Luoghi dell’anima nazionale' di Antonio Patuelli e Beppe Rossi (168 pagine, 138 tavole a colori - formato 24 x 22 - euro 18), pubblicato da Longo Editore.
Nella sua ritirata da Roma, dopo la strenua difesa della Repubblica, la lunga marcia di Garibaldi e dei suoi li porta a Cesenatico e poi sulla spiaggia tra Volano e Migliavacca. Di lì inizia la Trafila romagnola, che durerà venti giorni in un susseguirsi frenetico di accoglienze, nascondimenti, generosi soccorsi, gesti di eroismo disinteressato della gente di una terra, la Romagna, che ne porterà per sempre vanto.

È infatti la Romagna che da Cesenatico, alle Valli di Comacchio, da Ravenna a Forlì, sino all’Appennino, sui confini con il Granducato di Toscana, consegna Garibaldi, non solo idealmente, ai patrioti toscani. E Ravenna è, si può dire, il cuore della Trafila, anche perché è nella sua terra che Anita muore. I coraggiosi protagonisti della Trafila scrivono qui un episodio determinante per le sorti future del nostro Paese.

A due secoli dalla nascita di Garibaldi e di don Giovanni Verità (il suo principale salvatore) ora esce un importante volume che offre, per la prima volta, una «guida» per chi vuole percorrere e visitare i «luoghi di alto interesse risorgimentale nazionale» di Ravenna, del ravennate e di Russi consentendo a chiunque di ritrovare nei palazzi, case, monumenti, epigrafi del nostro territorio l’atmosfera dei luoghi dove si è esaltato il generoso impegno e sacrificio di protagonisti noti e meno noti del nostro riscatto nazionale. A Ravenna il Risorgimento è stato profondamente vissuto e sofferto fin dai suoi anni preparatori, come Luigi Carlo Farini ha descritto nella sua monumentale 'Storia dello Stato Romano' (cioè dello Stato Pontificio) dal 1815 al 1850. E, non a caso, Massimo d’Azeglio, nel 1846, dedicò un famoso volume agli 'Ultimi casi di Romagna'. Le vicende del 1848-’49 e quelle del 1859-’60 videro Ravenna e la Romagna al centro di momenti veramente decisivi per la storia patria, dalla Trafila Garibaldina alla complessa vicenda internazionale che precedette la decisa opera di Cavour e di Farini per i plebisciti di unificazione nazionale.

E forse non si esagera nel ritenere che, nei decenni risorgimentali, la Romagna sia stata una delle zone più patriottiche d’Italia. Di questa grande esperienza sono rimasti molti ricordi e luoghi che questo libro ha ricollegato in itinerari che li evidenziano e che congiungono pure le sensibilità, le tendenze e le tattiche politiche che un secolo e mezzo fa erano talvolta assai diverse fra i patrioti, ma che ora sono più facilmente assimilabili, essendo stata realizzata da oltre sessant’anni la Repubblica, che era la principale causa delle distinzioni ottocentesche fra i patrioti romagnoli. Ci auguriamo che questa «guida» attraverso i «luoghi dell’anima nazionale», che è qualcosa di più di un omaggio al Risorgimento e a Garibaldi in occasione del bicenteneario della nascita, sia stimolo a tutti, e in modo particolare ai giovani, per riflettere sull’irrinunciabile valore della libertà, della indipendenza e della democrazia.

ANTONIO PATUELLI - Banchiere, presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna, vice presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), vice presidente dell’Acri (Associazione delle Casse di Risparmio Italiane), consigliere del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Agricoltore. Giornalista, autore di saggi e pubblicazioni di carattere storico, direttore della Rivista «Libro Aperto». È presidente dell’Accademia degli Incamminati e presidente d’onore del Comitato per il Restauro delle Opere Risorgimentali di Ravenna. È stato parlamentare, sottosegretario di Stato alla Difesa, vice segretario nazionale del Partito Liberale Italiano.

BEPPE ROSSI - Imprenditore, è membro del Consiglio direttivo provinciale di Confindustria-Ravenna. È consigliere della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Segretario del Comitato per il Restauro delle Opere Risorgimentali di Ravenna e consigliere della Fondazione Museo del Risorgimento di Ravenna. Negli anni Ottanta, è stato vice sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, presidente dell’Azienda del Turismo-Apt. Ha fatto parte, dal 1983 al 1998, del Consiglio nazionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ricoprendo anche l’incarico di vice presidente della Commissione Ministeriale per la salvaguardia delle Città storico-artistiche.

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11/01/2007


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