"A S.Pietro in Vincoli una enorme torre per la ricerca di metano"

venerdì 20 marzo 2009

"A San Pietro in Vincoli, la realtà ha superato ogni fantasia", sostengono Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale, e Nicola Grandi, consigliere di circoscrizione di San Pietro in Vincoli. "Da un giorno all’altro - spiegano - all’ingresso del paese è appena sorta una torre, illuminata ininterrottamente a giorno, la quale, per la sua altezza di 40 metri, ha superato quella della storica torre civica di Ravenna, che era di 38 metri, prima che, nel 2000, fosse capitozzata (“provvisoriamente”) di 11 metri. Non si sa quanto tale primato sarà temporaneo. Sta di fatto che gli abitanti del posto ne avrebbero fatto volentieri a meno, irritati soprattutto per non essere stati preavvisati di niente da nessuno, e tanto meno interpellati al riguardo.


La torre, in effetti, è tutt’altro che civica. Si tratta di un impianto specializzato del tipo a torre (Land-rig), utilizzato per la perforazione di un pozzo rivolto alla ricerca di idrocarburi, in particolare metano. Il progetto appartiene alle “Attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma”, su cui l’autorità competente è il ministero dell’Ambiente, di concerto con quello dei Beni culturali. Ne è titolare la ditta Northern Petroleum di Londra, che esercita al riguardo il permesso di ricerca idrocarburi Savio rilasciato con decreto ministeriale del 13 febbraio 2004.

Il progetto consiste in un piazzale di 80 metri per 100, con ingresso dalla via Angaia a seguito della realizzazione di circa 20 metri di strada di cantiere e accesso dei mezzi pesanti dalla provinciale Gambellara, un parcheggio di 20 metri per cinquanta e aree accessorie. La perforazione avviene alla profondità di circa 3.700 metri. Scopo del sondaggio è l’esplorazione di elementi strutturali all’interno di strutture appenniniche sepolte riferibili al Pliocene Inferiore.

In particolare, il sondaggio si propone di indagare alcuni livelli sabbiosi della Formazione di Porto Corsini, che all’indagine sismica hanno evidenziato un evidente rinforzo del segnale sismico. Il pozzo Savio-1x ha come obiettivo primario le sabbie torbiditiche contenute all’interno dell’anticlinale situato al di sotto della non conformità che definisce la zona di spinta Pre-Appennino. La trappola ha tre vie di pendenza con una potenziale quarta via sulla cresta della struttura. Il pozzo penetrerà circa 400 m nel giacimento potenziale. La durata complessiva delle attività di sondaggio è stimata in 132 giorni. In caso di accertata improduttività o scarsa produttività la postazione verrà smantellata e (teoricamente) riportata alle condizioni precedenti. Ma, qualora si confermasse la produttività e l’economicità della coltivazione del pozzo, se ne avrà lo sfruttamento a gas.

Il sito prescelto non è privo di particolari fragilità. L’area è quella “delle Ville”, contrassegnata da numerose ville di importanza storico-testimoniale soggette a vincolo, sia pure non localizzate nell’immediato intorno della postazione, tranne Villa Iole, che è a circa 350 metri. Dal punto di vista morfologico, l’area è caratterizzata da un’alternanza di dossi fluviali rilevati e zone depresse di area limitata. Ma il pozzo insiste su una zona che il Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Ravenna (PTCP) classifica come “Area di affioramento di materiali archeologici”, definita come “Aree dove lo strato archeologico coincide con il piano di campagna attuale”.

Non mancano le preoccupazioni, tra l’altro, per la diffusione di polveri nell’ambiente circostante, per il rumore prodotto da svariate fonti sonore e soprattutto in corrispondenza dei motori diesel dell’impianto, per la potenziale contaminazione ambientale del suolo, sottosuolo ed acque e per il rischio di incidenti in fase di perforazione. Lo studio di impatto ambientale tende a minimizzare, anche a seguito degli accorgimenti introdotti, la portata di tale impatto e dei rischi, non potendo però escluderli. Resta poi il problema fondamentale della subsidenza, non essendo stata fatta alcuna simulazione degli effetti, “in quanto non è ancora accertata la presenza della mineralizzazione a gas all’interno della struttura”, ma che grava pesantemente sulla compatibilità ambientale.

Il quadro normativo entro cui si colloca l’iniziativa è disciplinato dalla legge n. 239 del 2004 sul riordino del settore energetico, secondo cui “il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione degli idrocarburi in terraferma costituiscono titolo per la costruzione degli impianti e delle opere necessari, degli interventi di modifica, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all’esercizio, che sono dichiarati di ‘pubblica utilità’. Essi sostituiscono, ad ogni effetto, autorizzazioni, permessi, concessioni ed atti di assenso comunque denominati…”.

Dunque, ogni competenza della Regione e degli enti locali è bypassata, al riguardo, dal permesso di ricerca rilasciato con decreto ministeriale. L’assenza totale di informazione è comunque inaudita. La pubblicazione, obbligatoria per legge, della richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale, finalizzata alla libera consultazione dello studio di impatto ambientale (SIA) sul progetto, per la presentazione di osservazioni entro il termine di 30 giorni, è avvenuta il 29 gennaio scorso sul quotidiano comunista “Il Manifesto”, dunque pressoché clandestinamente. Scaduto il termine, l’opera è stata fulmineamente cantierata.

Ciò non significa che il sindaco non dovesse saperne niente, come egli ha candidamente ammesso al presidente della Circoscrizione di San Pietro in Vincoli di fronte al fatto compiuto, e tanto meno che dovesse disinteressarsene. Certamente, i lavori di allargamento della strada in prossimità dell’accesso al pozzo non possono essere avvenuti all’insaputa del Comune. Né si può costruire un torre di 40 metri senza che la vigilanza di quartiere se ne accorga. Non è neppure credibile che il ministero possa avviare una procedura pubblica di Via senza che il Comune interessato ne sia avvisato o quanto meno senza che la pubblicazione sul Manifesto - che ai politici di sinistra non dovrebbe essere ignoto - passasse inavvertita.

I cittadini hanno dunque la legittima convinzione che si sia voluto tacere e nascondere il tutto per raggiungere l’obiettivo, in effetti raggiunto, che nessuno, avendone l’interesse e le conoscenze tecniche, potesse presentare osservazioni, e quindi mettere in discussione, o comunque portare alla luce del sole, la fattibilità del progetto e la sua compatibilità con la tutela dell’ambiente e la vivibilità e la sicurezza della popolazione. Quanti hanno comunque congiurato, a qualsiasi livello istituzionale: nazionale, regionale o locale, per sottrarre di fatto ai cittadini il diritto ad essere informati e a potersi esprimere su quanto nel loro territorio riguarda direttamente e notevolmente la loro vita e la salute dell’ambiente, hanno violato il principio della trasparenza degli atti della pubblica amministrazione e si sono assunti la pesante responsabilità di dover rispondere, almeno politicamente, di ciò che, dall’impianto attivato, si dimostrasse deleterio e nefasto per la comunità ravennate, non solo di San Pietro in Vincoli".

20/03/2009


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