Spadoni: "Quali garanzie per le perforazioni a S. Pietro in Vincoli?"

"L'istruttoria ministeriale per autorizzare l'installazione di un impianto di perforazione a S.Pietro in Vincoli - scrive il congiliere comunale Gianfranco Spadoni - risale a diversi anni fa, ma questo non giustifica, sotto l'spetto del metodo, l'atteggiamento da Ponzio Pilato del Comune e della Circoscrizione.
Se l'autorizzazione è in ogni caso in capo allo Stato, la sperimentazione avviene su suolo comunale, e proprio per questo l'ente pubblico è tenuto ad un'informazione corretta  e preventiva rivolta agli abitanti di quel sito. La  Circoscrizione stessa avrebbe dovuto promuovere un incontro pubblico  aperto alla cittadinanza per  offrire un ventaglio dettagliato di  informazioni e rassicurazioni sull'opera prossima all'installazione. In conformità a  come sono andate le cose, la conclusione è palesemente inequivocabile: la politica che comanda passa con la massima disinvoltura sopra la testa dei cittadini, i quali,  al momento del voto,  non ricorderanno nessun incidente di percorso. Anzi, quei politici saranno premiati!
   Il metodo è profondamente sbagliato, mentre sul merito, ho forti difficoltà a scandalizzarmi di questo ennesimo buco a S.Pietro in Vincoli, culla storica dell'agricoltura, in quanto tale sperimentazione si aggiunge a tutta una serie di perforazioni sparse sul territorio, molte delle quali non sono più sotto controllo da parte degli enti pubblici. Ormai impera la rassegnazione e l'indifferenza: infatti non si  compiono controlli, monitoraggi e verifiche di quel fenomeno che continua a minacciare la subsidenza. Abbiamo più volte dichiarato come occorra che le strumentalizzazioni cedano il posto alle verifiche tecniche e scientifiche, aggiungendo competenze specifiche e non approssimazioni generiche.

Ad esempio, sono appena trascorsi sei anni dall'inizio  della sperimentazione promossa da Eni riguardante l'iniezione di acque nel pozzo "Angelina 1" di Marina di Ravenna, i cui monitoraggi, verifiche, rilevazione e misurazione della compattazione rappresentavano - come recitano gli accordi fra le parti -  la condizione  di base degli  "scambi " fra i due enti. Arpa e Dafne dovevano controllare in modo preciso e sistematico tutti i risultati di quella sperimentazione, la qualità delle acque di strato, la possibilità di inquinamento delle falde, la compatibilità con le leggi esistenti, le caratteristiche tecnico - qualitative ed ambientali in grado di non creare pregiudizio e disordine di ogni tipo.

A parte la delibera di rinnovo della concessione, non abbiamo alcun dato in grado di fornire adeguate rassicurazioni al nostro  territorio ormai compromesso a livelli di elevata criticità.

Dunque è difficile allarmarsi per l'ennesimo sfregio al territorio, tenuto conto del suo caratteristico sfruttamento intaccato  un po' ovunque. Nessuna certezza che i lavori di estrazione non producano subsidenza, così come non esistono garanzie che nei sistemi di estrazione di metano la ripressurazione del sottosuolo limitino, appunto, il fenomeno di subsidenza. I danni ambientali sono già irreparabili: prepariamoci al peggio!

28/03/2009


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