Vandini (M5S): "Lido di Dante e naturisti: che fare?"

"Questa annosa situazione sta continuando ad essere presente nel dibattito cittadino e anche regionale. La settimana scorsa abbiamo fatto uno dei nostri incontri itineranti nella ex circoscrizione di via Aquileia nel quale abbiamo affrontato questo tema. Erano presenti alcuni naturisti, esponenti di Legambiente e rappresentati del comitato cittadino di Lido di Dante.

Il dibattito è stato interessante e mi ha dato diversi spunti di ragionamento. Sono in contatto quasi quotidianamente con i nostri Consiglieri Regionali i quali hanno la possibilità eventualmente di lavorare sulla legge regionale tanto discussa. Sono diverse le cose da dire ma prima di tutto tengo a precisare che per noi il problema non è assolutamente relativo all'interrogativo "costume si, costume no" e non si tratta a mio avviso nemmeno di  condannare  o meno atti contrari alla pubblica decenza (art.726 c.p) dato che, come dice il Difensore civico regionale (nota prot. 0020993-01/06/2012-ALRER, fasc.257/2012/AB): "secondo la maggioritaria e più recente giurisprudenza, la nudità non costituisce una condotta penalmente rilevante ove inserita  in particolari contesti socio-relazionali o settoriali: in particolare non integra il reato di atti contrari alla pubblica decenza la nudità integrale praticata da un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da questi solitamente frequentata (v. ex multiis, Cass., 1765/00, 3557/00).

Il mio ragionamento parte da un presupposto fondamentale: il rispetto delle regole, delle leggi e del nostro programma.

Nel caso specifico si parla di leggi che tutelano gli ambienti naturali della Bassona e quindi si deve capire se in tali ambienti si possa o meno esercitare una pressione antropica e, se si, in che modo e in quali spazi. Purtroppo ci troviamo davanti ad una situazione che si è verificata in tantissimi altri ambiti nel nostro territorio, ovvero, le amministrazioni che si sono succedute hanno sempre lasciato fare tutto, indipendentemente dalle leggi,  quindi ci si trova ora ad affrontare problemi che sono aumentati esponenzialmente anche perché ci sono persone alle quali è stato fatto credere di essere nelle regole e quindi hanno investito soldi e vita in situazioni che non rappresentavano la corretta applicazione delle leggi. Gli errori sono stati commessi da chi in passato non ha fatto rispettare le leggi e non da chi cerca ora di farle rispettare.

Siamo consapevoli di come il turismo naturista possa essere un valore aggiunto per il nostro territorio così come la valorizzazione degli ambienti naturali che la natura ci ha regalato: entrambi potrebbero creare un indotto per Ravenna.

In questo momento stiamo approfondendo tutti gli aspetti in modo poi da rendere nota la nostra azione politica. Per fare questo, oltre all'incontro della settimana scorsa, sto convocando, in quanto presidente, una Commissione Ambiente ad hoc nella quale sarà ospite anche il Responsabile ufficio biodiversità del Corpo Forestale di Punta marina Giovanni Nobili. La Commissione  era prevista per il 20 giugno ma, a causa di impegni dell'Assessore Guerrieri sarà posticipata ai primi di luglio, probabilmente il 4. Vi terremo aggiornati."

Pietro Vandini - Capogruppo Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle Ravenna


15/06/2012

 Commenti

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l'indotto era già stato creato proprio in ragione di quelle vecchie e bistrattate regole, e bastava semplicemente gestirlo anziché lasciarlo alla deriva per poi tradire in ultimo ogni aspettativa di ricercare una sinergia tra uomo e ambiente preferendo la strada della intransigenza nascondendosi dietro la vena ambientalistica, almeno avessero il coraggio di dire le cose come stanno,ancora oggi in realtà nessuno è in grado di prendere una posizione onesta e trasparente una volta per tutte, è stato più facile e veloce accorpare tutti allo status di semplici abusivi.
15/06/2012 - Stefano
Quattro post sulla Bassona... the never ending story
15/06/2012 - Orso Tibetano
Come aderente al Movimento 5 Stelle, ma anche naturista, desidero esprimere la mia opinione in merito a questa grottesca questione, di cui mi sfugge la ratio, il senso razionale, il perché. Che sicuramente esisterà, ma non è certo quello dichiarato dal sindaco che, a suo dire, sarebbe obbligato a tale sua presa di posizione dalla legge. Ma quale? Proprio la prassi e la giurisprudenza sanciscono l'esatto contrario, mentre la legge regionale sul naturismo parla di servizi in genere e non di quelli igienici, che dovrebbero semmai servire a tutti e non solo ai naturisti. E come giudicare questo impiego a dir poco stravagante e ridicolo della Forestale, improvvisata a novella Buoncostume, che contesta tutt'altre violazioni, come quella contro la "pubblica decenza", locuzione che sembra resuscitata dai libri di Liala, mentre abbiamo varcato da un pezzo la soglia del terzo millennio. E perché il sindaco non manda i suoi vigili e non affronta apertamente le sue responsabilità, magari con un’apposita ordinanza repressiva? Tutto ciò avviene nell'unico luogo italiano in cui il naturismo è diventato un'industria, dopo 40 anni di storia naturista ormai affermata, che oggi viene intempestivamente rimessa in discussione. In questo difficile periodo della storia italiana ritengo davvero singolare che un pubblico amministratore trovi tempo e voglia di dedicarsi tali questioni. E' legittimo pensare che sotto ci sia ben altro, se lui stesso auspica che si facciano avanti dei privati. Ma per fare cosa, in un'area peraltro protetta? Che si debba tutelare la natura e, in particolare la duna, è cosa sacrosanta: basti pensare, per non andar lontano, al degrado nel quale è stata mantenuta per anni la stessa duna della Bassona, causato dal bivacco continuo e dall’accesso indiscriminato del pubblico, motivo peraltro dei ricorrenti incendi avvenuti nella pineta. Ma cosa c’entra il naturismo? Le spiagge naturiste in Italia sono tutte, regolarmente e sistematicamente, all’interno di aree protette. Una per tutte: Capocotta, sita all’interno della Riserva del Litorale Romano, prima spiaggia naturista italiana ad essere riservata al naturismo, è protetta da un sistema di passerelle e recinzioni, come è prassi corrente nelle aree dunali di pregio. Ci vuole tanto? Si scoprano le carte, il sindaco parli chiaro e si astenga dal fare spregio all’intelligenza dei cittadini che pretende di amministrare. Se trova delle incongruenze nella legge regionale sul naturismo perché non investe della questione il Consiglio regionale, nel quale il suo partito è maggioranza? Basterebbe una delibera di consiglio per dirimere la questione, lasciando in pace i naturisti e i tanti operatori turistici del Lido di Dante che, al momento, sono già afflitti da tutt’altre emergenze per ragioni fin troppo note.
16/06/2012 - Carlo Alberto Castellani
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