Cna e Confartigianato: "Fonti rinnovabili, le imprese rischiano lo stop dell’attività"

"Modificare subito il Decreto Legislativo 28/11": Ravenna sono oltre 2500 le imprese interessate.

Un'altra legge contro l'occupazione. Nei prossimi mesi potrebbero trovarsi senza lavoro molti dei 57.000 installatori di impianti che, in Italia, operano nel settore dell'energia da fonti rinnovabili: fotovoltaico, a biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia.

È il destino che li attende in base al Decreto Legislativo 28/11 che recepisce una Direttiva europea e impone, quale requisito per poter effettuare interventi di installazione nel settore delle rinnovabili, percorsi di qualificazione professionale per i responsabili tecnici delle aziende (titolari e dipendenti).

L'approssimarsi della data di entrata in vigore dei nuovi sistemi di qualificazione degli installatori di impianti da fonti rinnovabili è accompagnata da un crescendo di preoccupazioni per migliaia di operatori che, a causa di un dispositivo normativo "poco chiaro", rischiano di essere esclusi dal mercato.

Ma, mentre per i laureati e i diplomati agli istituti tecnici la legge non prevede obblighi di formazione, e per i diplomati di scuola professionale impone un corso di 80 ore, non c'è alcun riferimento a titolari e dipendenti in possesso del titolo di studio della scuola dell'obbligo e dell'esperienza maturata in anni di lavoro. In pratica, a questi imprenditori si nega sia il riconoscimento delle competenze acquisite sia la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento professionale. Per la legge è come se non esistessero.

Incomprensibilmente non vi è alcun riferimento all'abilitazione che la normativa vigente riconosce in capo ai Responsabili Tecnici - coloro che sottoscrivono la cosiddetta "Dichiarazione di Conformità" - che hanno lavorato per almeno 3 anni in qualità di "operaio specializzato". Esperienza professionale, quest'ultima, che equivale a non meno di 10 anni di attività nel settore.

Peraltro è bene sgomberare subito il campo da qualsiasi equivoco, specificando che tale "soluzione", o meglio esclusione, non trova alcun fondamento nella Direttiva 2009/28/CE e si pone, fra l'altro, in palese violazione del principio comunitario di libera concorrenza e di quello costituzionale di uguaglianza sostanziale.
 


La CNA e la Confartigianato della provincia di Ravenna evidenziano che nella provincia sono oltre 2500 le imprese che operano in questo settore, che si tratta di una disposizione assurda, inaccettabile e discriminatoria che impedisce di lavorare a migliaia di imprenditori che da anni svolgono con competenza la propria attività.


Soprattutto in questo momento di crisi una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori del settore installazione impianti. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l'occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili.


La CNA e la Confartigianato coinvolgeranno i parlamentari locali per modificare questa norma incomprensibile e, contemporaneamente, chiederanno alla Regione Emilia-Romagna di attenuare in tutti i modi possibili, gli aspetti iniqui e dirompenti del Decreto, per tutelare le imprese che da anni lavorano con professionalità nel settore dell'impiantistica.

24/04/2013


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