Critica in arte, sesto anno per il progetto che il MAR dedica a giovani critici e artisti

Eron,  Senza titolo, 2009, pittura a spray su tela, Courtesy Terna SpA
Eron, Senza titolo, 2009, pittura a spray su tela, Courtesy Terna SpA

In mostra Francesca Pasquali a cura di Ilaria Bignotti, Eron a cura di Davide Caroli, Silvia Giambrone a cura di Silvia Cirelli

Il Museo d'Arte della città di Ravenna, dal mese di novembre fino a gennaio 2014, propone per il sesto anno il progetto espositivo Critica in Arte realizzato in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e con il generoso sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Critica in Arte vuole avere una valenza "militante" promuovendo un appuntamento autunnale, durante il quale tre giovani critici presentano il lavoro di tre giovani artisti in una mostra allestita negli spazi del MAR. Critica in Arte intende far luce sulle promesse della critica attualmente attiva in Italia e dedita specificatamente alle espressioni artistiche delle ultime generazioni.

Coordinati da Claudio Spadoni, direttore del MAR, sono stati invitati a partecipare al progetto Ilaria Bignotti, storica dell'arte e curatrice indipendente; Davide Caroli, curatore del MAR di Ravenna; Silvia Cirelli, critica d'arte e curatrice indipendente.

Le sezioni della mostra saranno accompagnate da tre monografie presentate dai rispettivi artisti e critici, i tre cataloghi saranno poi riuniti in un unico cofanetto.

Emblema si intitola il percorso espositivo, ospitato nelle prime due sale, curato da Ilaria Bignotti e dedicato a Francesca Pasquali (Bologna, 1980), la cui ricerca intreccia il saper fare all'indagine visuale e concettuale, sempre attenta alla identità del luogo architettonico nel quale è chiamata a intervenire.

Come suggerisce il titolo del percorso espositivo proposto, ogni sua opera è infatti emblema di una ricerca dove l'osservazione del dato naturale, animale e vegetale, si traduce in opere biomorfiche costituite da materiali di diversa tipologia, prevalentemente provenienti dal mondo industriale, quali i polimerici, gli espansi e la gommapiuma, ma anche setole sintetiche colorate, elastici e cannucce colorate che l'artista ha nel tempo assemblato e intrecciato sulla base di reti metalliche e gabbie di nylon destinate a configurarli in forme spesso trasformabili a seconda degli ambienti espositivi. Così sapranno suggerire le opere esposte, da Nero 08, opera scultorea che pare fuoriuscire dalla parete con tentacoli di materia plastica, come dita solleticanti lo sguardo e invitanti al contatto; a Dring, installazione appositamente realizzata per la mostra e dal nome onomatopeico, opera sonora e cinetica in movimento reale, all'enigmatico arricciarsi delle onde plastiche di Frappa, opera che fin dal titolo rivela il legame autobiografico. Emblematica della persistenze dei linguaggi della storia dell'arte nelle giovani generazioni - dall'Informale all'Arte Programmata alle esperienze poveriste - l'opera di Francesca Pasquali chiama costantemente in causa lo spettatore. Anche le sue Straws, se da lontano paiono crateri lunari e fondali marini, avvicinandosi ad esse si frantumano in mille piccoli elementi plastico-cromatici: sono cannucce diversamente colorate, ora trasparenti, ora monocrome, destinate a formare pattern visivi che solo grazie allo sguardo del fruitore diventano immagini, complice l'artista-alchimista che conosce le segrete relazioni tra le materie e le forme.

Il percorso espositivo prosegue con Silvia Giambrone (Agrigento, 1981) - curata da Silvia Cirelli - una giovane artista siciliana la cui ricerca si snoda fra i precari equilibri e le costanti ambivalenze della sfera emozionale. Silvia Giambrone smaschera le tensioni dei comportamenti umani, creando un'estetica tanto sottile quanto versatile. La sua è una poetica che miscela bellezza e sofferenza, evasione e costrizione, complicità e poi inganno, in un "gioco di specchi" che cattura l'osservatore con un magnetismo sofisticato ma anche autentico.

L'impronta stilistica di quest'artista è estremamente eclettica e spazia dal video all'installazione, dalla performance a tradizionali pratiche come il ricamo o l'incisione. La selezione delle opere in mostra segue un grande pluralismo espressivo e presenta una ricchezza di linguaggi che, seppur nella loro eterogeneità, traducono una grammatica lessicale inedita e personale.

10/12/2013


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