Italo Graziani e quel filo rosso che lega Tonino Guerra, Il Lavoro dei Contadini e GiovinBacco

Italo Graziani e quel filo rosso che lega Tonino Guerra, Il Lavoro dei Contadini e GiovinBacco
Italo Graziani

L'Associazione che mette insieme 21 imprese agricole e 15 artigiani sarà presente come ogni anno a GiovinBacco il 23, 24 e 25 ottobre in Piazza dell'Unità d'Italia

Italo Graziani è un signore dolce e appassionato della terra. Ne parla con gentilezza e con amore, come si parla di una anziana madre. Una terra madre, appunto. Italo è di Bagnacavallo e fino al 2010 si è dedicato alla sua azienda e alla sua terra, poi è andato in pensione e ha affittato il podere. A malincuore, perché avrebbe preferito che un suo erede ne prendesse le redini. La figlia, invece, ha scelto la strada della professione medica. Una volta in pensione si è dedicato anima e corpo alla cultura della nostra terra e all’Associazione Il Lavoro dei Contadini, che ha fondato insieme ad altri appassionati nel 2001. 

 

La sua passione nasce con lui sulla terra, ma si irrobustisce in tanti anni di lavoro e in particolare grazie a un incontro “fatale” che ha segnato la sua vita: quello con Tonino Guerra.

 

Italo, come è avvenuto quell’incontro?

“Io ero appassionato delle piante, della terra e delle tradizioni e mi ero già occupato per diversi anni, dal 1990 al 1996, dell’organizzazione delle Feste di Natale a Bagnacavallo. In occasione di un allestimento curato da Tonino Guerra in una chiesa di Budrio, ebbi occasione di incontrarlo...”

 

E fu una specie di folgorazione?!

“Beh, sì, Tonino Guerra è stato un grande personaggio, un poeta, uno sceneggiatore, uno scrittore e tante altre cose. Una di quelle persone che ti contagiano con la loro intelligenza, con la loro poesia, con la loro passione. Così fu per me. Fu una svolta nella mia vita.”

 

Che cosa ti ha affascinato di Tonino Guerra?

“Tutto. E comunque lui era il creatore e il cultore dell’Orto dei frutti dimenticati a Pennabilli che per me e per noi è stato un grande punto di riferimento. E poi c’è il suo Orto dei mandorli, dove si andava e si va ancora, dove lui è sepolto e dove la sua anima continua a vivere.”

 

Italo, lei parla di Tonino Guerra come se fosse ancora tra noi.

“Sì, perché i poeti non muoiono mai. E io lo sento ancora tra noi.”

 

Qual è stato il contributo più importante di Tonino Guerra allo sviluppo della cultura della nostra terra?

“Le tradizioni e la cultura legate alla terra prima di lui erano prese in custodia praticamente solo dalla chiesa e dalla religione. Tonino Guerra ne ha dato una lettura laica e poetica, una lettura alta e altra, appassionata e intelligente, che mi ha conquistato e a cui poi nel mio piccolo mi sono dedicato.”

 

E così è nata anche l’Associazione Il Lavoro dei Contadini.

“Sì. Nel 2001. Grazie a un progetto regionale che organizzava corsi di formazione per nuove attività legate all’agricoltura, per favorire il processo di diversificazione nel settore. Ci siamo incontrati con un gruppo di contadini e di imprenditori della terra delle colline faentine. Il nostro progetto allora si focalizzò, insieme a Fausto Faggioli, sui Lòm a Mèrz, i Fuochi a Marzo.”

 

Un progetto che ha avuto successo.

“Certo. I fuochi di marzo sono una tradizione legata al calendario romano e insieme un rito di passaggio nella vita dei contadini, il passaggio da una stagione all’altra, che segna l’inizio della nuova annata agricola. Oggi con successo li stiamo proponendo in tutta la Romagna e anche nel bolognese.”

 

Ma voi fate tante altre cose…

“Un altro filone importante è quello dei prodotti tipici e dei frutti dimenticati, da riscoprire. E poi abbiamo la cucina di casa, la tradizione culinaria delle cuoche contadine che non sono andate a scuola di cucina, ma hanno imparato dalle nonne e dalle mamme e trasmettono i loro saperi e le tradizioni alle figlie o alle nipoti, perché nulla vada perduto.”

 

Un po’ come le Mariette legate alla figura dell’Artusi?

“In qualche modo sì.”

 

Quindi, tradizione, prodotti del territorio e cucina di casa.

“Sì, dalla cultura materiale alla terra alla tavola. Un percorso circolare.”

 

Poi ci sono anche gli artigiani.

“Legandoci al pensiero e all’opera di Tonino Guerra, abbiamo allargato il nostro interesse agli artigiani del territorio, gli artigiani delle tele stampate, delle terrecotte, dei vimini, del legno, del ferro battuto. Quel lavoro artigiano così strettamente intrecciato alla vita contadina, che quasi non c’è soluzione di continuità fra un'attività e l’altra.”

 

Da qui mostre, incontri, libri, degustazioni, dimostrazioni e ora anche matrimoni…

“In effetti due agriturismi dell’Associazione Il Lavoro dei Contadini sono diventati fulcro di un progetto di valorizzazione della vita rurale, ricreano atmosfere, situazioni, esperienze che legano insieme e coinvolgono chi accoglie e chi è accolto, chi ospita e chi è ospite. E qui facciamo ora anche matrimoni. È bello vedere come ci siano giovani che vogliono festeggiare il loro matrimonio in una struttura come la nostra, a contatto con la terra e le tradizioni.”

 

Quanti siete?

“Ventuno aziende agricole associate e quindici artigiani affiliati.”

 

Ma veniamo a GiovinBacco. Ci siete anche quest’anno. Non potevate certo mancare?!

“Collaboriamo a GiovinBacco fin dalla prima edizione. Abbiamo sempre partecipato con un nostro tocco personale, allestendo i nostri spazi e portandoci dietro un po’ della nostra casa.”

 

Quest’anno siete in Piazza dell'Unità d’Italia insieme a Slow Food.

“Con Slow Food abbiamo tante cose in comune e facciamo tante cose insieme. Quando abbiamo saputo che avremmo avuto una piazza tutta per noi mi è venuto in mente Tonino Guerra, il quale diceva che quando si va in un luogo pubblico prima di tutto bisogna conoscere chi ci abita e chi ci lavora, perché non bisogna “essere invasori”. E così io e Mauro Zanarini siamo andati a incontrare tutti quelli che hanno delle attività sulla piazza.”

 

Che cosa vi hanno detto?

“Siete i benvenuti.”

 

Perciò che cosa farete?

“Allestiremo una vetrina di Tagiuri con una tela di Miserocchi e i fiori di Andrea Merendi. Al Caffè Nazionale c’è la mostra fotografica curata da Mirco Villa dal titolo “La metamorfosi del cibo romagnolo”. In Piazza, sotto i grandi ombrelloni messi a disposizione dall’Osteria dei Battibecchi, esporremo le tele stampate di Egidio Miserocchi. Un altro angolo sarà dedicato ai frutti dimenticati di Samuele Dalmonte. E in Piazza San Francesco ci sono poi anche le terrecotte.”

 

Da ultimo, ci sono le vostre bancarelle.

“Certo. Quelle non mancano mai. Con i nostri prodotti della terra e del lavoro artigianale. E come sempre ci sarà la pasta fatta a mano dalle nostre sfogline, che sarà tutta da gustare. Siete tutti invitati.”

 

A cura di P. G. C.

 Commenti

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grande ITALO!!!!!!!
17/10/2015 - ste
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