Cristina Mazzavillani parla di Ravenna, un Andantino Malinconico, e del suo Festival che sa di buono

Cristina Mazzavillani parla di Ravenna, un Andantino Malinconico, e del suo Festival che sa di buono
Cristina Mazzavillani Muti

Nella serata conclusiva di GiovinBacco, la presidente di Ravenna Festival è stata premiata con “E Pdòcc d’Ör” in quanto ambasciatrice di Ravenna e della cultura di questa terra nel mondo

Quando riceve “E Pdòcc d’Ör”, la cozza o pidocchio d'oro, come ambasciatrice di Ravenna e della cultura di questa terra nel mondo, la signora Cristina Mazzavillani Muti ci ride sopra. "Omaggiare una signora con una cozza d'oro - dice da donna di spirito - non è proprio il massimo." Ma a lei il riconoscimento di GiovinBacco 2015 piace molto, perchè le ricorda tante cose di questa sua terra di cui va fiera, e prima di tutto le sue origini marinare. Il fluire del mare e dei ricordi, i profumi di un passato, segnato dall'Adriatico.

 

La cena in onore del brodetto, celebrata al Ristorante La Campaza, ieri sera, ha permesso non solo di ricordare il grande successo di questa edizione di GiovinBacco in Piazza, ma di premiare anche una donna straordinaria che da 27 anni porta Ravenna nel mondo con la cultura e la musica, il mosaico dell'aria. Nel corso della serata dai piaceri della tavola siamo poi passati a quelli della conversazione, perciò ne abbiamo approfittato per catturare pensieri e parole della signora del Ravenna Festival.

 

Signora Mazzavillani, questa sera (ieri sera, per chi legge, ndr) riceve “E Pdòcc d’Ör” in quanto ambasciatrice di Ravenna e della cultura di questa terra nel mondo. Un piccolo premio con un nome un po’ altisonante. Che significa per una signora della musica come lei, che ha ricevuto tanti riconoscimenti?

“È un qualcosa di bello, che è molto vicino a me e alla mia terra. Da sempre io sono stata una creatura del mare, si può dire fin da piccolissima. Ho vissuto fra capanni da pesca e barche di pescatori, proprio pescherecci e rimorchiatori. Con un padre innamorato della pesca, per cui - potete immaginare - la canna da pesca, il delta del Po, la Valle della Canna. Ricordo che in canoa, con mio zio Belgio Mazzavillani, una figura molto conosciuta a Ravenna, e con le mie sorelle, insieme si andava lungo il Candiano con un limone in mano a staccare le cozze dalle pareti. E poi le mangiavamo crude, con una spruzzata di limone. Sto parlando degli anni ’50.”

 

Quindi un premio perfetto?

“Me lo merito proprio (ride in modo aperto, ndr). Questa sera a cena, mentre si parlava di cucina, vino, cibi della nostra terra, mi sono tornate in mente queste cose del mio passato, che seppur passato da tanto tempo sembra ancora ieri, e questo odore di mare. Ricordo che con una delle mie sorelle, con queste reti lunghe, le due aste ai lati, si andava a pescare lungo la battigia, sulla spiaggia, si prendeva di tutto e poi lo si portava a casa.”

 

Lei ha ancora casa a Marina di Ravenna.

“ Sì. Il mare, Marina... la cozza di Marina, per me è un suono meraviglioso.”

 

E Riccardo Muti condivide la sua passione per il mare?

“Sì. Gli abbiamo insegnato a pescare. È venuto a pesca di sgombri con noi diverse volte. Qualche volta è anche riuscito a pescarli. Nel frattempo si è innamorato anche lui della barca, ne abbiamo una, e andiamo a pescare insieme.”

 

Lei è ambasciatrice di Ravenna nel mondo. Già, com’è vista Ravenna nel mondo?

"Naturalmente Ravenna è per gente di cultura. In questo senso. Ci sono persone nel mondo alle quali, se parli di Ravenna, non dici nulla, perché non sanno nemmeno dov’è Ravenna. E poi ci sono persone che se fai il nome di Ravenna, in America piuttosto che in Oriente, mostrano negli occhi tutta la meraviglia… un grande impero, i mosaici, la storia millenaria… si parla di una civiltà del IV e V secolo. Quando parli di questo agli americani, per esempio, cogli e capisci il loro stupore. Sono stata sempre fiera del mio essere ravennate e della mia città. E mio marito anche. Perché la scelta di vivere a Ravenna non è stata mia, ma di mio marito.”

 

Come mai?

"Io sono andata via da Ravenna molto presto, quando avevo 17 anni: sono andata a studiare a Venezia, a Milano e poi mi sono spostata e sono andata a vivere a Firenze. E ci stavo benissimo, a Firenze, perché poi Ravenna e la mia famiglia erano comunque lì, vicine. Invece è stato proprio mio marito che ha cominciato una campagna quasi ossessiva per convincermi che bisognava vivere in Romagna. E c’è riuscito.”

 

Perché?

“Perché la Romagna è Adriatico e Adriatico significa anche Puglia, la terra a cui lui è legatissimo per le origini del padre. E poi Riccardo ama questo nostro carattere romagnolo e ha conosciuto mio padre e mio zio, due romagnoli doc, un burattinaio dentista e un campione del mondo di tiro a segno. Insomma, non c'è stato modo: siamo tornati qua, a casa.“

 

Come giudicano Ravenna i grandi artisti che vengono ogni anno a Ravenna Festival?

"Posso citarle l’aneddoto del grande Balthus. Lui era stato a Ravenna da piccolo, come succede a molti, quando da studenti si viaggia per città d’arte e Ravenna non può mancare. Lui, figlio di una famiglia innamorata dell’arte e della bellezza, era venuto qui e ricordava questo cielo stellato, questo azzurro di Galla Placidia. Allora è tornato a trovarci ed ha firmato anche un mosaico dedicato a lui dai nostri mosaicisti, La Camera Turca, che è uno dei suoi quadri più belli. E l’ha firmato. Capisce, l’ha firmato… E poi si è fatto un giro per Ravenna insieme a noi e noi ci siamo commossi, perché rivedere le nostre bellezze, i nostri mosaici e le nostre architetture con gli occhi di un uomo come quello, che piange come un bambino, è chiaro che è come vederli in un altro modo, sotto una nuova luce. Ravenna parla un linguaggio incantatorio. È un po’ come le sirene di Ulisse, se ci si abbandona al loro canto.”

 

E lei, come la vede? Ravenna le sembra in crisi, un po’ in difficoltà o in buona salute?

“Ravenna come tutte le città italiane e d’Europa, a questo punto, non è che sia in crisi, è in un momento di confusione. Però spero sempre - io sono un’ottimista ad oltranza - che la confusione porti a un avanzamento, a un progredire delle cose. Bisognerà capire da dove nasce questa situazione, dove stiamo andando e come vogliamo arrivarci, quali sono i mezzi che abbiamo a disposizione per arrivarci e metterli in moto tutti. Quindi non vedo Ravenna peggio o meglio di altre città, la vedo come le altre città, su una barca che dondola in una situazione di grande confusione.”

 

Se fosse un movimento musicale come definirebbe Ravenna oggi? Piano Pianissimo. Moderato Cantabile. O Presto Prestissimo?

“Bella domanda. Vediamo, sarebbe un… Andantino Malinconico.”

 

A distanza di un anno, cosa pensa dell’avventura di Ravenna Capitale Europea della Cultura 2019?

“Penso che potevamo giocarcela meglio, cominciando prima, focalizzandoci su qualche progetto importante - non tanti - e sviluppandolo bene. Ad ogni modo penso che c’è sempre chi perde e chi vince e il fatto che abbia vinto Matera non mi fa stare male, perché il Sud lo merita e ha tanto bisogno. Comunque, anche noi abbiamo messo in campo progetti da valorizzare e non disperdere.”

 

Non vogliamo fare polemica, ma a noi è sembrato che tutta l’esperienza e la notorietà di Ravenna Festival, la stima che raccoglie lei sul piano internazionale e quella del maestro Muti, potessero essere valorizzati di più per la candidatura di Ravenna. Si tratta di un’impressione sbagliata?

“No. Non la trovo sbagliata. Forse è stato un pudore, non glielo so spiegare, ma se avessero chiesto collaborazione o si fossero appoggiati un po’ di più al Ravenna Festival, che è davvero il Festival di Ravenna, forse avrebbero avuto una leva maggiore.”

 

Ci parli del Ravenna Festival, un festival che fra anteprime, trilogie d’autunno e cartellone estivo ormai ci accompagna tutto l’anno.

“È un festival che è nato con un no, intanto. Si parla di 27 anni fa. Avevo ancora dei figli piccoli. E andavo in giro per il mondo con mio marito, cosa che faccio ancora peraltro. Ma poi soprattutto pensavo di non saperlo fare. Non mi ero mai posta il problema di organizzare un festival. Però da buona romagnola, con questa mentalità un po’ contadina, ho deciso di rimboccarmi le maniche, di provare a tirare la sfoglia per far saltare fuori qualcosa di buono. Avevo detto no perché pensavo di non saperlo fare e di non poterlo fare. Poi, le ripeto una cosa che ormai tutti sanno, un giorno Benigno Zaccagnini mi mandò a chiamare – era l’ultimo anno della sua vita – e mi disse: 'Ma allora che cosa vogliamo fare Cristina, dici no a una chiamata di servizio?' E lì mi mise in crisi.”

 

Dalla politica come servizio alla cultura come servizio…

“Proprio così. Proprio così... Per cui ho detto, sì.”

 

Così lei ha tirato la sfoglia per bene ed è saltata fuori una bella pasta. Che so, dei cappelletti? Lei cosa preferisce?

“Passatelli, cappelletti… dipende dalle occasioni. Sì, è una pasta bella e buona, che tuttora funziona.”

 

Che cosa ci può anticipare sulla prossima edizione di Ravenna Festival che presenterete a Londra?

"Questo londinese è un progetto più turistico che culturale, nel senso che andiamo a questo grande convegno di tour operators per presentare un festival e una città che offrono opportunità tutto l'anno. Ravenna Festival ormai è un festival che vive tutto l’anno, in primavera, in estate e in autunno-inverno."

 

Qualche chicca del 2016?

"Posso dire che Il Viaggio dell’Amicizia sarà in Giappone, prendendo spunto dalle celebrazioni del 150° anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia. Speriamo che nascano scambi culturali e scambi anche legati alla cultura materiale, all'enogastronomia per esempio, con gli amici giapponesi."

 

L’anno prossimo proporrete anche la trilogia danubiana e porterete le bande tzigane a Ravenna: potrebbe nascere un bel connubio con GiovinBacco?

“Sì, è grazie a voi, a GiovinBacco, che ci è venuta questa idea e speriamo proprio di poterla concretizzare, facendo questo regalo alla città con la musica, il vino, il cibo di strada, una festa per tutti i sensi.”

 

A cura di P.G.C.

 

Nella foto la premiazione di Cristina Mazzavillani Muti nella serata GiovinBacco di ieri. Insieme a lei Mauro Zanarini di Slow Food, Nevio Ronconi Presidente Tuttifrutti e l'Assessore comunale Massimo Cameliani. 

 


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