Venerdì 24 Febbraio 2017

I vini romagnoli e il mercato globale in un convegno di Confagricoltura

Giovedì 24 Novembre 2016 - Ravenna
Immagine di repertorio

Il 23 novembre gli esperti hanno affrontato quali sono i limiti dei prodotti locali, a cominciare da sovrapproduzione e scarsa diversificazione

Mercoledì 23 novembre, Confagricoltura ha affrontato il tema delle prospettive dei vini romagnoli nel mercato globale, dello stato di salute del settore vitivinicolo romagnolo e degli orizzonti futuri in un convegno che ha ospitato gli interventi di Christian Marchesini, presidente del Consorzio Valpolicella, Sergio Dagnino, direttore Generale Gruppo Caviro e Lauro Giovannini, direttore Generale Gruppo Cevico.

Sergio Dagnino si è concentrato sulla complessità dei mercati esteri e la difficoltà che i vigneti tradizionali incontrano nell’attrarre il grande pubblico. "La grande sfida è non restare territoriali, e la chiave per farlo è la diversificazione. I vitigni romagnoli sono poco diversificati e rischiano di non riuscire a adattarsi all’andamento del mercato, e soprattutto di non riuscire ad affrontare con successo i mercati esteri. È necessario investire nei singoli brand e riposizionare vitigni tradizionali ormai poco valorizzati, come il Trebbiano, e nell’innovazione tecnologica, come stanno già facendo le grandi cantine sociali".

Per Lauro Giovannini, invece, il principale problema della Romagna è la sovrapproduzione. Moltissime aree del mondo hanno abitudini alimentari e di consumo di vino radicalmente diverse dalle nostre. Il mercato estero è una grande opportunità, ma bisogna saperli interpretare. Non è più possibile vendere lo stesso prodotto a mercati diversi. Un’attenzione maggiore va riservata al biologico, un nuovo segmento mercato in rapida ascesa su cui è possibile valorizzare i vitigni tradizionali. La ricetta vincente è saper unire storia, cultura, tradizione e innovazione per far conoscere a fondo le eccellenze del territorio.

Christian Marchesini ha portato l’esperienza del consorzio Valpolicella: il consorzio ha conosciuto un grande successo negli anni ’90 con l’esplosione del fenomeno Amarone. L’investimento sul territorio è cruciale per la tenuta del settore. I vini storici stanno soffrendo, ma proprio grazie alle grandi aziende trainanti veronesi si riescono a sostenere anche i segmenti più in crisi. Il Veneto, per questo, gode al momento di grande prestigio nel campo della viticoltura: la difficoltà sta nel mantenere gli standard che hanno portato a questo successo. A conclusione dell’incontro, Cevico e Caviro hanno dato la loro disponibilità e sedersi a un tavolo insieme a Confagricoltura e gli altri soggetti interessati per raccogliere ed elaborare proposte e iniziative a tutela del mercato, con l’obiettivo, condiviso con tutto il territorio, di difendere gli interessi del settore nelle istituzioni. L’obiettivo condiviso è quello di riavviare il prima possibile un settore così importante per la Romagna come quello vitivinicolo.

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