Domenica 22 Gennaio 2017

LA POSTA DEI LETTORI / Sui servizi sociali in capo al Comune

Lunedì 2 Gennaio 2017

Quasi tutti i candidati Sindaco e le relative forze politiche durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, si sono espressi – giustamente – a favore del rientro di tutte le deleghe e delle competenze riguardanti il welfare in capo al Comune. D’altra parte il ricordo del famoso “buco” del Consorzio dei servizi sociali ha rappresentato una leva convincente per tentare di cambiare musica rispetto al passato, ovviamente nella speranza che tutto avvenga in termini migliorativi seppur in un quadro difficile non privo di un continuo dilagamento di nuove povertà. 

 

Il problema centrale, quindi, non è il contenitore deputato a occuparsi del sociale – prima il Consorzio socio sanitario, poi l’Azienda dei Servizi Asp ed ora il Comune – ma il modello e le linee operative concrete su cui dare avvio a questa “nuova” sperimentazione. Occorre in ogni modo partire dalla consapevolezza dei bisogni, sulla base di un monitoraggio attento e puntuale del territorio in cui la cooperazione sociale ha una propria funzione essenziale ma sempre necessariamente guidata dalla politica comunale. E in quest’ analisi dei bisogni occorre tener conto, tra l’altro, della funzione dell’associazionismo locale – quello no profit per intenderci – su cui viene prepotentemente scaricata dall’ente pubblico grande parte di richieste, emergenze e servizi in altro modo non gestiti direttamente. In altre parole sono demandati all’associazionismo, a cominciare dalla Caritas ma non solo, una parte di servizi di stretta competenza degli enti pubblici, sgravando in questo modo lo stesso pubblico da impegni e responsabilità dirette, e, non meno, dall’uso di risorse economiche. Ritornando alle considerazioni iniziali, dunque, non è sufficiente cambiare il gestore ed elaborare un buon ‘piano industriale’, ma occorre aver chiari gli obiettivi sulla base della copertura economica e senza fare mancare un’oculata e continua verifica delle attività pianificate.

 

Gianfranco Spadoni

Consigliere “Civici per la Provincia” Ravenna

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  • Il consociativismo colpisce ancora: bisogna prendere atto dell'ennesimo fallimento nel gestire i servizi sociali e dei danni che hanno creato specialmente all'asp. Tutti sono capaci di fare analisi teoriche e generiche. Questi fallimenti non possono passare così senza colpevoli e questo è il ruolo dell'opposizione. Diversamente siete uguali al PD e ancor peggio siete d'accordo con coloro che hanno prodotto questi buchi.

    02/01/2017 - Denis

  • Per fare una cosa giusta, l'ASP andrebbe chiusa o quanto meno andrebbero azzerati i vertici politico e tecnico; basta vedere com'è stata gestita la ristrutturazione del Nucleo Rosa della casa di riposo "Garibaldi", in cui i letti non escono dalle stanze (anche se sarebbe stato possibile risolvere la situazione allargando le porte).

    02/01/2017 - Roberto51

  • Roberto51, La casa di Riposo Garibaldi non fa più parte dell'Asp in quanto è stata regalata dal comune di Ravenna alle cooperative da parecchi anni, il tutto per risparmiare e speculare, creando dei danni sia agli anziani che all'Asp stessa, questa azione è stata effettuata dagli stessi politici che hanno fatto transitare appositamente il sciagurato consorzio dei servizi sociali per pulirlo e per fare finta,comunque sempre a danno dell''Asp e per poi regalarlo di nuovo ad un nuovo consorzio intercomunale gestito sempre dagli stessi politici (un mucchio di costi e di confusioni nonché un bella torta senza controllo e senza controllori) , come vedi la vittima è sempre l'Asp e i piccoli comuni "Cervia e Russi". L'ideale e che qualcuno, come scrive qui sopra, il Sig. Denis, chieda i danni creati dai politici all'Asp e aggiungo anche ai comuni di Cervia e di Russi!

    03/01/2017 - alfredo



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