Lo strano caso dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna

Lo strano caso dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna
L'Accademia di Belle Arti di Ravenna

Dal 1999 l'Accademia di Ravenna è diventata un'isola: lontano dalla Pinacoteca, lontano dai mosaici, vive in una dimensione parallela in Via delle Industrie, dimenticata dalla città in cui è nata e dai cittadini. Un reportage di questo paradosso

Nella letteratura critica sulla nostra città c'è un luogo comune che viene ribadito più volte da più di un autore – e, pare, a ragion veduta. Si tratta della sua presunta incapacità di consolidare scuole e studi di alto livello nel lungo periodo. Fin dai tempi di Teoderico la nostra città ha attratto eccellenze intellettuali di cui non è riuscita a far tesoro.

 

Le biblioteche e gli scriptoria bizantini sono stati smembrati, i loro manoscritti sparpagliati per mezza Europa; il tanto chiacchierato studio giuridico alla base – pare – dell'istituzione dell'Alma Mater di Bologna non ha lasciato traccia, al punto che non riusciamo a capire nemmeno quale parte della città lo ospitasse; la presenza di un circolo di intellettuali vicini a Dante non è riuscito a perdurare nel tempo né a fissarsi in una forma definita.

Bisogna aspettare il 1986 per l'arrivo dell'istruzione superiore, con la creazione del Campus distaccato di Ravenna, ancora una volta sotto l'egida della “Dotta”. Prima di allora, la nostra classe dirigente, se andava bene, si formava negli atenei emiliani, veneti o fiorentini.

 

A Ravenna mancano le scuole, si dice spesso. Eppure Ravenna un'eccellenza storica nell'ambito della formazione ce l'ha, e nel 2029 taglierà il non comune traguardo dei 200 anni. È la storica Accademia di Belle Arti, istituita nel 1829. Fin dalla sua nascita l'Accademia è legata alla città, è il suo cuore artistico: la sua prima casa è in Via Baccarini, dove ora c'è la Scuola Media Guido Novello; quindi, dal 1971, è ospitata nella Loggetta Lombardesca, accanto alla Pinacoteca, come ogni altra Accademia che si rispetti.

Poi, alla fine del 1998, si recide il cordone ombelicale: per fare posto al Mar, l'Accademia viene trasferita, quasi in castigo, nella sede dell'ex Centro di Formazione Professionale “Albe Steiner”, in via delle Industrie. Oltre la ferrovia, oltre la Darsena. È l'inizio di un lungo isolamento – che come tutti gli isolamenti ha i suoi pro e contro – che perdura ancora oggi.

 

I ravennati si sono dimenticati di avere una loro “università storica”, per così dire, un'istituzione in tutto e per tutto “civica”, eccellenza nel campo della formazione di giovani mosaicisti, che funziona e attira ogni anno studenti da tutto il mondo: Iran, Egitto. È là, da qualche parte, vicino alle industrie. Se non fosse stato per una lettera di qualche giorno fa, ad opera di uno studente italo-tedesco, i riflettori mediatici non si sarebbero accesi.

C'è da scommettere che un ravennate su due non abbia mai varcato la soglia dell'Accademia. E comprensibilmente. L'Accademia non è stata considerata per la candidatura di Ravenna a Capitale culturale europea. Non è stata interpellata per la realizzazione di opere o installazioni musive urbane, nonostante questa sia una delle sue vocazioni: si continuano a preferire maestranze private alle mani degli studenti – una cosa francamente insopportabile.

 

L'Accademia è stata quasi dimenticata, vive in una dimensione parallela, quasi un'isola: gli studenti pendolari non vivono la città, vanno e vengono direttamente dalla stazione. E gli studenti ravennati si ritrovano nel paradosso di dover spiegare ai coetanei dove si trova la loro scuola.

Ad essere superstiziosi, pare che la maledizione di Ravenna abbia colpito ancora: la nostra città non sembra interessata alle scuole, se le fa sfuggire. Eppure la volontà politica basterebbe per cambiare le cose e riavvicinare l'Accademia alla città. Ma forse questo isolamento è segno più generale dei tempi: si tende a valorizzare l'eventificio culturale piuttosto che l'istituzione storica, mediaticamente meno interessante. Si tende a moltiplicare le nicchie culturali, ritenute nuove, rispetto ai temi portanti, percepiti come stantii: ed è così che, stranamente, il mosaico a Ravenna viene quasi snobbato, come un'eredità ingombrante, noiosa, sterile.

 

 

 

Arrivato all'Accademia, vengo accolto dall'appassionata Paola Babini, coordinatrice didattica. Paola parla veloce, segue più discorsi alla volta, dà l'impressione di avere un'energia inesauribile.

 

Da quanto tempo lavora nell'Accademia di Ravenna?

“Io sono una docente prestata da Bologna, come lo sono altri 7 dei 27 docenti che insegnano qui. Sono arrivata dopo la convenzione firmata con l'Accademia bolognese nel 2008. Sono ravennate, e anche se per la mia formazione sono stata lontano, ero una studentessa di questa Accademia. Per questo vivo intensamente la voglia di valorizzare il nostro patrimonio.”

 

Perché si è fatta questa convenzione con Bologna?

“Tutte le Accademie hanno avuto, con la legge 508 di riforma, la direttiva di riorganizzare la loro offerta formativa. Al di là di tutte le sterili polemiche che sono uscite in passato, quando nel 2008 si annunciò questa convenzione, era davvero necessaria la riorganizzazione dei corsi di studi. Per evitare di avere dei doppioni, l'indirizzo tradizionale di pittura, scultura, decorazione e scenografia è stato completamente modificato, anche nelle Accademie statali, e si sono voluti specializzare i corsi. Basti dire che l'Accademia di Bologna ha addirittura 12 corsi di indirizzo. Queste sono state le direttive ministeriali, con l'obiettivo di dare uno sbocco professionale ai ragazzi cercando di differenziare le offerte formative. Hanno pensato, e mi pare una decisione saggia, di specializzare Ravenna sul mosaico. Ma la manovra è stata fatta anche per ragioni di risparmio: il Comune tagliava sui costi di un direttore per Ravenna, perché la direzione passava direttamente a Bologna. Infatti, io adesso sono solo un coordinatore.”

 

Perché la sede dell'Accademia è stata spostata qui?

“La situazione interna all'Accademia di quegli anni non la conosco, e ti riporto quello che mi è stato raccontato. Nel 1999, per lasciare il posto al Mar, l'amministrazione pensò di spostare l'Accademia qui, in via delle Industrie. L'idea, che sicuramente aveva un senso, era quella di creare un polo museale importante grazie a Claudio Spadoni – aspetto che ahimè mi pare criticissimo in questo momento. In ogni caso, l'errore fu quello di separare la Pinacoteca dall'Accademia, elementi che in tutte le città italiane sono tradizionalmente vicini. Se poi dal punto di vista amministrativo e politico erano in gioco altri interessi, questo non te lo so dire.”

 

Quindi, nel 2008 arrivano i bolognesi.

“Quando siamo arrivati, i numeri dell'Accademia erano veramente in calo. Chi ha vissuto quel periodo ci ha raccontato che quella è stata un'era di grande difficoltà e pessimismo, con difficoltà esterne e interne, con dissidi tra professori e forti tensioni. Insomma, a un certo punto sembrava quasi che l'Accademia di Belle Arti di Ravenna stesse morendo di una morte lenta, e che dovesse chiudere per mancanza di studenti. Alla fine però, questa convenzione con Bologna ha portato ossigeno, nuova energia e nuove forze. Si è rinnovata l'offerta formativa, abbiamo virato verso il mosaico contemporaneo.”

 

Adesso l'Accademia gode di buona salute?

“Sì. Quest'anno abbiamo avuto 40 iscritti, un record. Queste sono cose importanti che vanno dette. Abbiamo incrementato i nostri numeri soprattutto negli ultimi anni, e adesso si potrebbe tranquillamente sdoppiare il corso e fare due classi. Siamo in 120, con tanti studenti internazionali. Abbiamo 7 iraniani nel primo anno, contentissimi di stare qui, di vivere un rapporto ottimo con i docenti. A Bologna gli studenti sono troppi, non sai nemmeno come si chiamano. Ma tanto più si potrebbe fare se venisse data maggiore attenzione alle risorse. Abbiamo un sacco di potenziale che potrebbe essere sviluppato. Basterebbe alzare di poco la retta universitaria di 600 euro, tra le più basse d'Italia, per avere qualche entrata in più.”

 

Ma insomma, voi volete tornare in centro o qui state bene?

“Noi qui viviamo come in una sorta di cittadella dell'arte. Se parli con i ragazzi, ti rendi conto che loro la situazione la vivono bene. Alla fine ti costruisci tutto un mondo qui, semplicemente perché non hai altro. Non hai ristoranti vicini, non hai mensa... vanno al Famila, si comprano da mangiare e ritornano nelle aule. Stai sempre assieme ai tuoi colleghi. Qui ci sono alcuni laboratori che sono bellissimi, che hanno tutte le funzionalità. Per alcuni aspetti questa sede è estremamente funzionale. Tuttavia, è chiaro che la crescita degli iscritti ha portato dei problemi di organizzazione di spazio. Ad esempio, non abbiamo un'aula magna. Il nostro archivio storico non ha uno spazio adeguato. Abbiamo una piccola galleria dove fare mostre e attività espositive, ma la distanza dal centro ci penalizza. Ma il problema più grande di tutti è che manca l'attenzione.”

 

Cosa intende?

“In questi anni abbiamo tentato di sviluppare l'identità dell'Accademia in altre direzioni, approfondendo il legame con la Darsena e tentando di ribaltare questa situazione in positivo. Abbiamo parlato di 'Accademia in Darsena', ad esempio. Tuttavia, la città ha continuato a guardare in altre direzioni. Pensi che i cartelli di segnalazione stradale sono arrivati soltanto un anno fa. Durante la candidatura a capitale della cultura europea, progetto che cercava di ridare valore alla Darsena di città, nessuno ci ha filato di striscio. Una cosa gravissima, secondo me. Per troppo tempo l'Accademia, l'unica università ravennate, è stata trascurata. Questo è stato un errore delle amministrazioni. È chiaro che se ci dessero l'opportunità di avere una sede in centro, bella e funzionale, andremmo di corsa. Anche il luogo aiuta: avremmo più visibilità, ci sarebbero più collegamenti, i ragazzi potrebbero entrare in rapporto con la realtà universitaria della città. Ma non voglio che il discorso si esaurisca in una questione di facciata, per così dire. Deve piuttosto rinascere la volontà di credere in questa Accademia. Bisogna far capire ai ravennati l'importanza di questo patrimonio: l'unica istituzione di scuola post-secondaria che esisteva in città prima dell'arrivo dell'università.”

 

Come vede il futuro dell'Accademia?

“L'obiettivo fondamentale, adesso, è la statalizzazione. Se ne parla da troppo tempo. L'anno scorso un disegno di legge, vicinissimo a diventare realtà, prevedeva la statalizzazione delle cinque accademie storiche d'Italia: Verona, Perugia, Bergamo, Genova e Ravenna. Diventando statali avremmo benefici economici e più indipendenza. Staremo a vedere.”

 

 

 

 

Dopo l'intervista Paola Babini mi accompagna a visitare le aule e i laboratori. Nella passeggiata incontro studenti e professori, tutti innamorati della loro Accademia, tutti desiderosi di comunicare. Si ha l'impressione che nessun ravennate entri qui da anni.

 

Vengo portato fino alla cosiddetta Aula Magna, dove è in corso una lezione: lo spazio non è certo enorme, e le sedie sono tutte occupate. Difficile pensare di svolgere qui un incontro aperto al pubblico con un artista importante. Come mi ha anticipato Paola, tutti i ragazzi con cui parlo sembrano contenti dell'Accademia: è un luogo tranquillo, con un buon rapporto tra professore e studente – basti pensare che i professori conoscono tutti per nome. Sono seguiti bene, i laboratori sono attrezzati, stanno tra di loro come in un ambiente famigliare – del tutto diverso, dicono, dal caos delle Accademie bolognesi.

I ragazzi stranieri hanno trovato solidarietà e appoggio. Insomma, “Ravenna la tranquilla” sembra non smentirsi.

 

Ma proprio perché questa Accademia funziona bene, gli spazi cominciano a stringersi. “Gli studenti del nuovo anno sono 40”, mi spiega una ragazza del secondo anno, “e nei laboratori di oreficeria ci sono sei postazioni. È evidente che per lavorare è necessario fare i turni, e spesso non si fa abbastanza pratica”.

 

“Qui si sta benissimo, è molto tranquillo e si studia bene”, mi confessa una ragazza di Ferrara, pendolare. “A Ravenna non ci vado quasi mai. Se capita, per una passeggiata con i colleghi; altrimenti vado dritta in stazione e torno a casa.” Si arriva così al paradosso che per i ragazzi dell'Accademia di Mosaico, i mosaici di Ravenna sono spesso troppo lontani. Senza contare che, comunque, sono costretti dalla nostra misericordiosa Diocesi a pagarsi il biglietto.

 

Incontriamo Carlo Montrasio, il ragazzo che, scrivendo la lettera, ha creato il caso. Lui pensa in grande, mi parla della necessità di ricercare imprenditori che finanzino l'Accademia. “Come accade in tutta Europa, in Germania, in Olanda, in Scozia, bisogna saper attirare i finanziamenti dei privati, dei cittadini liberi, come è accaduto qui a Ravenna con i Versace. Ai politici non interessiamo molto: prima delle elezioni sono venuti due candidati del Pd, hanno promesso tante cose. Poi sono scomparsi.”

 

La giovane bibliotecaria (quanti di voi sapevano che la biblioteca dell'Accademia è aperta al pubblico?) mi dice che sarebbe bello tenere aperto il servizio più a lungo. E ripete che quello che serve davvero “è una migliore comunicazione. Bisogna trovare un modo per farsi notare dalla città, dagli altri studenti. Si arriva all'assurdo che, nonostante trattiamo argomenti del tutto analoghi, da questa biblioteca non passi mai nessuno studente di beni culturali”.

 

Anche il professore Maurizio Nicosia ha le idee chiare: “Non vorrei che la polemica che si è scatenata si riducesse alla ricerca di un abitino esteriore per l'Accademia. Della facciata esteriore, bella e decorosa, non c'è bisogno. L'Accademia, qui in Darsena, ha già una sua identità e potrebbe essere un polo di rinnovamento per questa zona. C'è bisogno invece di aule funzionali, luminose e attrezzate per far lavorare bene i ragazzi. Traslocare in un palazzo storico del centro, come Palazzo Rasponi, ci potrebbe costare tantissimo. Consideriamo solo la messa a norma per i laboratori, l'installazione di cappe d'aspirazione, ad esempio! Ci sono problematiche di spazio che non possono essere liquidate con chiacchiere da bar, come troppo spesso succede. Non si tratta di spostare un quadro, ma un'intera Accademia. Meglio spendere quei soldi, secondo me, per la creazione di un nuovo programma di studi competitivo e originale, che attiri più studenti e che faccia crescere ulteriormente il nostro istituto.”

 

 

a cura di Iacopo Gardelli

 Commenti

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È il risultati di politici di piccole stature, deboli e senza esperienze lavorative minime per permetterli di ragionare sui grandi ed importanti temi come questo! Questo li rendi facilmente manipolabili o addirittura facilmente raggirabili, con tutta la solidarietà al caso, date un occhiata nelle ultimi mesi troverete che al contrario di città vicino a Ravenna , essa è l’unica a non portare nuove infrastrutture o nuovi servizi ma, è l’unica a non proteggere quello che ha e addirittura è l’unica a svendere quello che ha, davvero impressionante! Mi riferisco, non solo i politici di maggioranza, ma e peggio ancora quelli di opposizione ( vegano identificati opp. di concertazione al PD) , come avete costatato fanno fina a fare l’opposizione e seguono a tempo libero e di facciata, temi banali e di poca importanza ai cittadini e ai loro patrimonio. Questa situazione però apre il grande problema della mancanza di democrazia e di rappresentanza effettiva dei cittadini come fare !?
27/01/2017 - Piraccini G.
Pur abitando poco lontano dall'Accademia, non ho mai immaginato ad una così affascinante realtà formativa. Avete tutta la mia stima, continuate così
27/01/2017 - Rita
e parliamo pure del Comune che versa un mega-affitto all'inps regionale (con una lauta parte senza contratto pare!) per tenerla in tale sede :| ah no, qui non va bene dirlo :compagni-di-merende:
27/01/2017 - D.M.
Sono la mamma di uno studente della vostra accademia abitiamo nella provincia di Pescara, nel mio piccolo e a favore di questa accademia posso raccontare un episodio e parlare della gentilezza della segretaria Monica con cui ho parlato telefonicamente. L'episodio in questione è questo:mio figlio un po' irrequeto, all'epoca era iscritto al primo anno. Alla mia domanda: "quando cominci con gli esami?" mi risponde "no adesso niente li diamo tutti a luglio" a me la cosa è sembrata strana pensavo a una bugia così ho telefonato in segreteria. La segretaria Monica prima ha mostrato un po' di perplessità per le mie domande, poi quando ha capito le intenzioni ha esclamato:"ma suo figli come si chiama?" e quando le ho detto il nome ha esclamato: "signora stia tranquilla suo figlio è sempre qui!" Questo per dire che essendo una piccola accademia gli studenti sono sicuramente più seguito e coccolati e si ha l'impressione di stare in una grande famiglia. Saluti carla
27/01/2017 - Carla
ricapitoliamo: docenti contenti, alunni contenti, si raccolgono le firme per spostare la sede di un istituto di cui nessuno si lamenta a parte il sig. Carlo nel frattempo, le aziende della zona sono sempre piu in crisi, le attività commerciali chiudono, la lista dei disoccupati si allunga.....come diceva vasco rossi in una sua famosa canzone? va bene va bene va bene va bene va bene, va bene cosi.....
27/01/2017 - mauro vitali
Per me, fatte prima, se scapate anche Voi a Cesena! Chiedete di andare vicino alla nuova facoltà di Architettura, troverete nel comune di Cesena un interesse eccezionale e persone colte capaci di capire l'importanza di un istituto come il vostro. Ricordate che Cesena è riuscita ad avere l'unica facoltà di architettura (e avrà anche l’ospedale Romagnolo). Fattevi pace a Ravenna ai politici non l'interessa minimamente e hanno già nel passato , svenduto istituti ed enti molto più importanti. Visto il caso sarebbe meglio a Cesena è sempre meglio che a Bologna o no lo s dove!!
27/01/2017 - gianna
Che tristezza, io ero li nel 2008 è scendevo in piazza con i miei compagni a scioperare perché non spostassero la sede. Ma ormai il tutto era deciso, cosa che ci rattristava ancora di più è che quello che ora è il direttore del Mar all'epoca era il nostro prof di storia dell'arte. La sensazione era quella di sentirsi pugnalati alle spalle....
27/01/2017 - Mocs
Il prof . Nicosia ha centrato il tutto. Complimenti per l'analisi.
28/01/2017 - E
Prima del 2008 l'Accademia di Ravenna stava benissimo c'erano molti iscritti... voi venuti dopo cosa volete sapere vi incendiate con l'arroganza di chi sa di avere torto. Il comune di Ravenna il quel fatidico anno ha distrutto un centro fantastico con la scusa che avrebbe risparmiato soldi quando invece, ora, spende per tenere in piedi una convezione con Bologna che dura già da troppo la stessa cifra. La convenzione scade nel 2018 e ancora non si è fatto niente di veramente produttivo. Chiudiamo e basta... Tanto è un fantasma per la città...
30/01/2017 - Houdini
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