LA POSTA DEI LETTORI / Ravenna, le piattaforme off shore e … la regione “Emilia mai Romagna”

Ha fatto scalpore la notizia della detassazione delle imposte locali (presunta), contenuta nella manovra correttiva del governo e riguardante le piattaforme di estrazione idrocarburi, site nel mare territoriale. Vale la pena di fare un’analisi più approfondita, del solo sdegno. Oggi le tassazioni unite alle royalties più basse in Europa, a mio parere, consentono di fare i bilanci di molti enti locali regionali, tra cui Ravenna, non tanto per progetti allo sviluppo, ma come copertura delle partite correnti, derivate dall’ incapacità di una gestione economica virtuosa.


E’ una droga di stato, come si diceva in altra epoca, che ci auto somministriamo (forse con siringa non sterile) … salvo che, ce la vogliono togliere senza cure alternative. Discutibile poi, fino ad un certo punto, da parte dei negazionisti, che i danni prodotti al territorio, non generino in futuro ai nostri nipoti, oneri finanziari decuplicati, rispetto agli attuali incassi. Ma i conti la politica, è abituata a farli sul tempo di mandato, ricordandomi le tre scimmie sagge, in un motto illustrato giapponese; danno corpo al principio proverbiale del "non vedere il male, non sentire il male, non parlare ... non è raro infatti associarvi l'espressione "non vedo, non sento, non parlo".

A scanso di equivoci, ribadisco la mia contrarietà alle piattaforme ed all’estrazione di idrocarburi in toto, senza se e senza ma. Le uniche piattaforme che riconosco valide, sono quelle per la creazione di una portualità off-shore, che ci consenta una profondità all’attracco di 20 metri; la visione di Vittorini, di una piccola Rotterdam, con Venezia e Trieste. Ora, la nostra politica verso le compagnie petrolifere, non può essere di sola sudditanza derivante da bisogno, per nascondere la mala gestione, ma di collaborazione ad uno sviluppo eco friendly, dirottando risorse finanziarie, verso la ricerca in energie rinnovabili e la messa in sicurezza del territorio; ivi compresa la mobilità, a partire proprio da Eni, che qui ha interessi rilevanti, oltre a essere una compagnia nazionale.

Sto parlando e sia altrettanto chiaro, della mia tesi, che Eni non può esimersi da investire sull’ area Ex Sarom e non alienare, perché nel suo stesso interesse, oltre a quello della città. Vorrei vedere la regione “Emilia mai Romagna”, denominazione vera e non ipocrita, finalmente dopo secoli, impegnata in questa lotta, a fianco dei cittadini di Ravenna. Grazie, resto in attesa.

Daniele Vistoli, architetto

21/04/2017


Trascorsi 10 giorni dalla pubblicazione di un articolo non è piú possibile inviare commenti.

Vuoi restare aggiornato sulle ultime notizie da Ravenna e provincia? Iscriviti alla Newsletter.