Per una nuova Toponomastica Dantesca. Dieci proposte per la Città di Dante

Per una nuova Toponomastica Dantesca. Dieci proposte per la Città di Dante

Una nuova lunga lettera aperta su Dante, a firma di Simonini, Gabici, Cottignoli e altri, questa volta sulla toponomastica, per segnalare come si potrebbe - con poco - onorare meglio la memoria del Poeta attraverso alcuni luoghi e correggendo taluni errori

Ivan Simonini non demorde. E stavolta non è solo. La lettera aperta a Dario Franceschini, Ministro per i Beni, Attività Culturali e Turismo, a Michele De Pascale, Sindaco di Ravenna, a Gianandrea Baroncini, Assessore alla Toponomastica del Comune di Ravenna, a Giacomo Costantini, Assessore al Turismo del Comune di Ravenna e a Elsa Signorino, Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna e per conoscenza è firmata dal Comitato Scientifico del Parco Letterario Terre di Dante, Casa Matha, Associazione “Il tremolar della marina”, 50&Più Confcommercio, Circolo Ravennate e dei Forestieri di Ravenna.

LA LETTERA APERTA

"Gentilissimi, facendo seguito a quanto concordato nel corso di un incontro primaverile a Palazzo Merlato con gli Assessori Baroncini e Costantini, e nella nostra qualità di componenti del Comitato Scientifico del Parco Letterario Terre di Dante, su incarico specifico anche di Casa Matha, Associazione “Il tremolar della marina”, 50&Più Confcommercio, Circolo Ravennate e dei Forestieri di Ravenna, Enti che con noi condividono e sottoscrivono la presente proposta, vorremmo indicare alle autorità competenti i seguenti, a nostro avviso non più prorogabili, interventi per una nuova toponomastica dantesca che sia all’altezza delle imminenti Celebrazioni per il 7° Centenario. Desideriamo in premessa evidenziare che la realizzazione di tutte le nostre “segnalazioni” avrebbe costi assai modesti, rispetto al risultato di coerenza, decoro e completezza che si otterrebbe. Nè le associazioni sottoscriventi negherebbero il loro contributo, anche economico nella misura del possibile, se richiesto e ritenuto utile e necessario."

"Per una nuova toponomastica dantesca. 1) La targa per Pino della Tosa - Ribadiamo tale proposta (come da allegato A) che fu già avanzata un anno fa e la cui “congruenza” ricevette un apprezzamento pubblico in Consiglio Comunale ma rimanendo finora senza esito. 2) Correggere gli errori di Via Guido da Polenta - Ribadiamo anche tale proposta (come da allegato B) già avanzata da circa un anno. 3) Intitolazioni per Jacopo Alighieri e Anastasio Matteucci - Ribadiamo inoltre (allegato C) che non può ancora rimanere inevasa la dedica di uno spazio pubblico a due personaggi, per ragioni diverse così nevralgici per la memoria dantesca, come già richiesto dai 5 enti sottoscriventi a inizio 2017. 4) Intitolazioni per Giovanni del Virgilio, Bernardo Canaccio e Menghino Mezzani - Nel ribadire altresì questa proposta (già contenuta nell’allegato C) riteniamo utile fornire alcune motivazioni ulteriori."

"Giovanni del Virgilio, rispondendo al concorso indetto da Guido Novello subito dopo la morte di Dante, scrisse l’epitaffio “Theologus Dantes”, giudicato da Giovanni Boccaccio il migliore tra gli epitaffi pervenuti al Principe. A Giovanni del Virgilio si deve l’avvio di un carteggio poetico con Dante in cui invitava il Poeta a scrivere carmi epici in latino per poi andare a Bologna (nella cui università il giovane accademico insegnava retorica latina) a ricevere l’alloro poetico che per quei carmi sicuramente avrebbe ricevuto. Dante declinò due volte l’invito cortese sia perché l’alloro poetico lo voleva ricevere per la sua poesia in volgare sia perché considerava giustamente Bologna una città a rischio e che non poteva in quel momento garantirgli l’incolumità. Ma il carteggio con Giovanni del Virgilio gli diede modo di cimentarsi nel genere bucolico virgiliano, pressoché abbandonato nel Medioevo, e rilanciarlo come genere letterariamente degno (il suo esempio sarà seguito da Boccaccio e da Petrarca e in seguito da molti poeti “umanisti”). Il carteggio con Giovanni del Virgilio darà infine a Dante l’occasione per tracciare un quadro di grande interesse sull’ambiente ravennate in cui viveva e sul circolo e sulla scuola poetica che si radunava a Ravenna intorno a lui."

"Bernardo Canaccio, personalità poliedrica attiva sia sul versante politico sia sul versante accademico sia sul versante letterario (e la cui figura, controversa tra gli studiosi, meriterebbe di essere approfondita da una o più tesi di laurea), fece incidere a sue spese nel 1357 sulla tomba di Dante l’epitaffio “Iura monarchie” forse da lui scritto e comunque a lui attribuito, anche se non mancano altre ipotesi: ad esempio, recentemente Gian Paolo Marchi attribuisce l’epitaffio a Rinaldo Cavalchini da Villafranca mentre a Canaccio andrebbe il merito della realizzazione del sepolcro marmoreo. In ogni caso, il fatto è tanto più eccezionale quanto più i successori di Guido Novello (in particolare l’usurpatore Ostasio) si erano premurati di azzerare ogni aspetto del grandioso progetto pensato da Guido Novello per onorare la memoria di Dante. Fino al 1357, la Tomba di Dante giaceva abbandonata senza neanche un’iscrizione funebre d’autore. Fino alla decisione di Canaccio di risolvere lui il problema, a suo modo e a suo vantaggio, ma anche a suo rischio e pericolo."

"Menghino Mezzani, ravennate, scrisse per Dante l’epitaffio “Inclita fama” che per qualche tempo fu inciso intorno al 1370 sulla tomba del Poeta. Già notaio giovanissimo nel 1317, amico fidato di Dante, a Menghino Mezzani è attribuito da numerosi studiosi, tra cui Augusto Campana, un riassunto della Commedia (Codice Phillipps, Austin, Texas). Tenne un ricco carteggio con Francesco Petrarca e con Coluccio Salutati, i quali lo consideravano tra i maggiori letterati del loro tempo. Menghino Mezzani fu uno dei giuristi professionalmente più stimati a Ravenna, anche sotto Ostasio e Bernardino da Polenta, finché quest’ultimo lo imprigionò per 6 lunghi terribili anni. Boccaccio ne immortalò la vicenda carceraria nell’Egloga X occultandone l'identità sotto lo pseudonimo di Dorilo."

"5) Intitolazioni a Dino Perini, Fiduccio de’ Milotti e Pietro Giardini - Boccaccio, Carducci, Pascoli e Corrado Ricci non hanno soverchi dubbi in materia e accreditano il formarsi a Ravenna intorno a Dante di un vero e proprio “Studium”. Non mancano certo i commentatori danteschi scettici su tale circostanza pur nessuno potendo negare che intorno a Dante si riunisse a Ravenna almeno un circolo poetico. Per non urtare suscettibilità delicate, potremmo chiamarlo allora “Il Club di Dante” o “Il Clan di Dante”, cui parteciparono numerosi intellettuali e scrittori da varie parti d’Italia. Ebbene, quei tre, in certo qual modo, sono “I ragazzi del Clan”. Nessuno ha contestato seriamente e credibilmente quanto Boccaccio scrisse sui personaggi delle Egloghe dantesche e cioè che il personaggio “Alfesibeo” è Fiduccio de’ Milotti, medico esule da Arezzo, e che “Melibeo” è Dino Perini, esule fiorentino, entrambi “lungamente discepoli di Dante”. Più in particolare, nelle Egloghe di Dante i due sembrano essere i suoi “assistenti”, Perini il più giovane e Milotti (Fiduccio sposa una delle figlie di Guido Novello) il più esperto. Come dire i primi assistenti della prima “cattedra” di letteratura italiana. Il dettaglio non è davvero di poco conto. Tra i “Ragazzi del Clan” il ravennate più “anziano” era Pietro Giardini, di cui si ha un atto notarile da lui rogato già nel 1311 e che Boccaccio descrive come “uno dei più intimi amici di Dante”. Pietro Giardini e Boccaccio si incontrarono con certezza a Ravenna nel 1346, venticinque anni dopo la morte di Dante, e Boccaccio da lui apprese e riferì, tra l’altro, dei suoi rapporti da fratello maggiore coi figli di Dante: Pietro Alighieri gli disse che il padre era nato nel mese di maggio e Jacopo Alighieri fu a lui per primo che riferì del suo famoso sogno e poi insieme andarono a recuperare gli ultimi 13 Canti (che si temeva perduti) della Commedia."

"6) Restaurare l’illeggibile targa di Antonia “Beatrice” Alighieri - È posta sulla facciata esterna di Santo Stefano degli Ulivi, nel cui monastero Antonia si rifugiò dopo la morte del padre facendosi monaca col nome di Beatrice. Oggi la targa è pressoché illeggibile e il turista colto che passa di lì si fa una pessima idea di come Ravenna cura le memorie dantesche. 7) Realizzare la “targa Muratori” per Pietro Alighieri - In via Zanzanigola esisteva, a ricordo di un luogo legato a Pietro Alighieri, una targa del 1857 di cui Santi Muratori propose di correggere le imprecisioni storiche con una nuova targa. Il fatto è che la vecchia targa venne coperta ma non fu mai installata la nuova, che reciterebbe così: “In questa strada era la chiesa / di Santa Maria in Zenzanigola / della quale ebbe un tempo il beneficio /Pietro Alighieri / primonato di Dante”. Quel beneficio era stato deciso da Caterina, moglie di Guido Novello, per garantire alla famiglia del Poeta il necessario economico per una vita dignitosa a Ravenna. 8) Le “Case” di Dante: simulazione di un possibile percorso - Si parte dalla presumibile Casa ravennate di Dante, proprio di fronte al Mausoleo tra Via Dante e Via Guido da Polenta (la casa, originariamente dei Frati Francescani, è oggi dei Torricelli). Ospite di Guido Novello, qui Dante visse (secondo Corrado Ricci dal 1317 al 1321, ma il tema della datazione è caldo e controverso tra gli studiosi) assieme ai tre figli Jacopo, Pietro e Antonia che faceva da donna di casa per tutta la famiglia. Qui, racconta Boccaccio, vennero trovati da Jacopo, dopo la morte di Dante, gli ultimi tredici Canti della Commedia. Jacopo stesso, il primo commentatore del Sacro Poema, si incaricò di fare avere la prima copia completa della Commedia il 1° aprile 1322 a Guido Novello, appena divenuto Capitano del Popolo di Bologna, città che così divenne il primo centro di diffusione del capolavoro dantesco. Lì a due passi, all’angolo fra Via Dante e Via Corrado Ricci, si erge maestoso quello che fu probabilmente il Palazzo di Guido Novello (poi Rasponi, poi Bellenghi, attualmente sede prestigiosa del Circolo Ravennate e dei Forestieri e della Ca’ de Vèn). A duecento metri, passando per Piazza del Popolo si raggiunge quella che secondo la tradizione era la Casa natale di Francesca da Polenta, già casa Minzoni, oggi Hotel Cappello (la più bella casa ravennate in stile veneziano). Francesca da Polenta, zia di Guido Novello, è immortalata da Dante nel Canto V dell’Inferno. Si fanno altri duecento metri e si raggiunge Casa Traversari in via San Vitale, oggi storica sede del Dipartimento di Archeologia dell’Alma Mater Studiorum. É il più antico edificio civile di Ravenna, risale al XIII secolo e si contende la palma dell’antichità con la trecentesca Casa Polentana di via Zagarelli alle Mura (dove Francesca da Polenta visse), per raggiungere la quale si attraversa diagonalmente l’intero centro storico della città, magari previa tappa in via Mazzini a Palazzo Lovatelli eretto dov’erano le cosiddette Case Grandi Polentane con parte degli attuali muri e delle cantine risalenti alla costruzione originale. Una passeggiata di circa un chilometro. Dalla Casa di Via Zagarelli, risalendo Via di Roma verso Porta Serrata, si gira a destra lungo Viale Farini fino alla piazzetta sulla quale si erge Santo Stefano degli Ulivi (ora sede della Polizia Municipale) che fu l’ultimo rifugio dell’unica figlia femmina di Dante e dove forse riposano ancora le ossa di Lei. Dall’altra parte di Viale Farini, se rimane un po’ di tempo, si potrà infine ammirare lo splendido Portale di San Giovanni Evangelista. Fu realizzato nel 1317 da Guido Novello su mandato testamentario di Lamberto da Polenta, ed è segno architettonico esplicito del passaggio dal “romanico” al “gotico” e del superamento stilistico dell’eredità bizantina, assieme ai tanti affreschi “giotteschi” realizzati dai Polentani su presumibile suggerimento in primis di Dante, grande amico e ammiratore di Giotto. A fine percorso, chi dovesse prendere il treno, troverebbe la stazione a pochi metri. Naturalmente ognuno può organizzarsi come crede le varie tappe del possibile percorso “Le Case di Dante”. Tuttavia, senza enfatizzare l’idea di questo percorso, che vuol essere esemplificativo dei tanti percorsi danteschi possibili, anche l’istituzione di un navetto per turisti e curiosi con guida che racconta, potrebbe essere la soluzione idonea. Rimane essenziale procedere a una revisione della segnaletica di ognuna di tali “Case”, in modo non solo da arricchire le attuali targhette eliminando qualche contraddizione tra gli attuali testi, ma soprattutto da renderle più facilmente leggibili e fruibili, oltre che sincronizzate da un formato e da un logo con le stesse dimensioni e caratteristiche grafico-estetiche."

"9) Una segnaletica ad alta definizione per la Zona Dantesca e gli ingressi alla città Ogni “tessera” della Zona Dantesca, ogni edificio, ogni particolare apparentemente secondario, ha una sua storia importante che non sempre è chiara per il visitatore come dovrebbe essere soprattutto in un’ottica di trasformazione complessiva di tutta la Zona, anche secondo il progetto di creare - intorno al Mausoleo - un vero e proprio itinerario di fruizione culturale degno del luogo (ma questo è argomento di un altro gruppo di lavoro del Parco Letterario Terre di Dante composto dal Professor Saturno Carnoli, dalla Dottoressa Linda Kniffitz e da Padre Egidio Monzani) che coinvolga, oltre alla visita alla Tomba, i Chiostri Francescani, il Museo Dantesco, il Quadrarco di Braccioforte, la Basilica di San Francesco, il Palazzo della Provincia, la Biblioteca Oriani e la Biblioteca Classense. Per “segnaletica ad alta definizione” intendiamo: ben visibile senza essere invasiva. Limitandoci qui alla mancanza di una segnaletica adeguata, basti ricordare che nulla spiega - ad esempio - che la Quercia nel Quadrarco fu fatta piantare da Giosuè Carducci a inizio ’900. O che la targa in memoria di un fatto ancora più importante (le ossa di Dante salvate per Ravenna dai Frati Francescani nel 1519 tramite un pertugio che permise di sottrarle dal sarcofago prima che i messi di Papa Medici venissero ad aprirlo per portare a Firenze le reliquie), non si può più vedere perché coperta da un restauro poco rispettoso che l’ha intonacata assieme al resto del muro. Basterebbe scrostare il muro per rendere di nuovo visibile sia la targa sia lo storico pertugio. Né è giustificabile che non si tenga più il Libro delle Firme. E potremmo continuare. Questa miseria informativa va capovolta. Così come è tempo di realizzare, agli ingressi stradali della città (come per altro proposto da tempo da Ascom - Confcommercio e da altri), una nuova cartellonistica (meglio se bilingue, in italiano e in inglese) che annunci a chiare lettere a chi arriva nell’Ultimo Rifugio del Poeta: Ravenna, Città del Mosaico e di Dante."

10) Le querce di Dante e altri sentieri - Siamo usciti dalla Zona Dantesca propriamente detta ma sarebbe bene considerare Zona Dantesca anche tante altre parti del territorio ravennate e romagnolo. Carducci non a caso consigliò di piantare una quercia: è l'albero che più assomiglia al carattere poderoso del Poeta che, nella Commedia, alla quercia fa più di un riferimento. Non sarebbe fuori luogo valorizzare allora anche il cosiddetto sentiero “Le querce di Dante” che sviluppa un anello pedonabile, ciclabile e cavalcabile di quasi quattro chilometri dentro al Parco 1° Maggio di Classe giungendo sino alla torretta d’osservazione sull’Ortazzo-Ortazzino. Al centro di questo percorso sta un enorme tronco secolare di quercia che Dante ovviamente non ha mai potuto vedere ma che lo richiama simbolicamente. Intorno al grande tronco, si potrebbe ricreare il folto querceto di una volta, sfoltendo la vegetazione circostante e piantumando ogni anno in primavera nel mese di maggio una nuova quercia con la partecipazione di alunni e studenti della città, fino alla ricostituzione di una piccola “divina foresta spessa e viva” (dal verso 2 del Canto XXVIII del Purgatorio) intorno al grande tronco. Naturalmente, anche in questo caso, bisogna partire da un piccolo grande problema di segnaletica: il cartellino con su scritto “Le querce di Dante” è talmente minuscolo e infelice che non se ne accorge praticamente nessuno. Ciò nonostante - potere di internet - se ne accorse nientemeno che Moses Pendleton, fondatore dei Momix, il quale, essendo a Ravenna qualche anno fa per la prima mondiale del suo fantastico spettacolo di balletto “Alchemy”, volle assolutamente che l’allora Assessore all’Ambiente Guido Guerrieri lo accompagnasse lì, sotto la quercia di Dante, dove il mitico coreografo si trattenne a lungo sulla panchina vicina al tronco superstite, per tentare di ascoltare lo stesso suono del vento che nella Pineta di Classe Dante assicurava di aver ascoltato come “un’aura dolce” che lo colpì sulla fronte. Il sentiero delle querce di Dante può essere rilanciato in tanti modi: ad esempio salvaguardando i numerosi ruderi ancora esistenti, intorno al tronco, di un’architettura d’arredo ambientale probabilmente realizzata per le Celebrazioni del 1921; oppure organizzando eventi speciali con la vicina Mirabilandia; oppure convocando, almeno per la prima piantumazione, in occasione dell’inaugurazione del Parco della Querce di Dante, una seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Ravenna in pineta. Le condizioni atmosferiche abituali di fine maggio lo dovrebbero permettere e - in caso di pioggia - c’è sempre la Casa Pinetale poco distante. Il discorso dei potenziali percorsi danteschi è, in effetti, inesauribile. Si pensi al litorale: Pomposa, Marcabò, Lido Adriano e Santa Maria in Porto Fuori, Pineta di Classe, Saline di Cervia, Rubicone, fino a Gradara e San Leo. Ma per adesso ci fermiamo qui."

"Conclusione provvisoria - Sull’insieme delle nostre proposte, così come su ognuna di esse, riteniamo utile un incontro con le autorità competenti in indirizzo e siamo disponibili a produrre - se a nostra conoscenza - ulteriori informazioni e riflessioni che ci venissero richieste. Chi ci ha letto, si sarà accorto che, forse impropriamente, abbiamo inserito segnaletica e cartellonistica come “scienze ausiliarie” delle toponomastica, che in fondo è una scienza, per quanto molti non la ritengano tale o al massimo la ritengano una scienza minore. Infatti, se prendiamo le otto proposte di nuove intitolazioni di spazi pubblici da noi avanzate, tutte e otto difficilmente potranno trovare posto nella zona dantesca senza ledere le altre intitolazioni presenti e indiscutibili. Si potrebbe allora pensare di inserirle tutte e otto in un altro contesto unitario, ad esempio il Parco della Rocca Brancaleone e/o il Parco dei Giardini Pubblici. In tal modo lo spazio prescelto diverrebbe un luogo privilegiato dell’identità dantesca della città, un vero e proprio Parco Dantesco, magari con tanto di percorso scandito da 100 formelle, una per ogni Canto del Poema. No! La toponomastica non è una scienza minore e parlando di toponomastica dantesca non parliamo di un Dante minore, per una ragione molto semplice: contrariamente a quanto si decide in altri settori, ciò che si decide in materia di toponomastica è destinato a rimanere a lungo nel tempo."

 

La lettera è firmata dal Professor Alfredo Cottignoli dell'Alma Mater Università di Bologna, dal Dottor Franco Gabici del Comitato ravennate Società Dante Alighieri, dal Professor Ivan Simonini del Parco Letterario Terre di Dante, da Paolo Bezzi della Casa Matha, Ivan Fuschini dell'Associazione “Il tremolar della marina”, da Ottavio Righini di 50&Più Confcommercio e da Giuseppe Rossi del Circolo Ravennate e dei Forestieri.

07/09/2017

 Commenti

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A mio parere le proposte sono davvero tante.Ravenna non é e non può essere solo dedicata a Dante.E provando a soddisfare tutto quanto richiesto risulterebbe proprio quello.nell'incontro doveroso dovreste (sempre a mio parere) fare una cernita degli interventi ritenuti significativi per dare maggior risalto a Dante e alla sua storia Ravennate. Insistere é sempre un buon modo per ottenere ciò che si vuole!!
07/09/2017 - E
Carissima redazione mi auguro che la nostra meravigliosa, unica e irripetibile città prenda consapevolezza della sua straordinaria storia e grazie alla proposta del prof Simonini potremmo viverla ogni giorno conoscendone il passato e così facendo la onoreremo per il futuro
07/09/2017 - daniele perini
Con pensate della stessa levatura di questa abbiamo perso l'assegnazione a capitale della Cultura 2019. La cosa più interessante è il paniere di enti ed associazioni che l'appoggiano. Si stanno radunando per il business del centenario dantesco e temo un futuro tsunami di sciocchezze con l'occhio rivolto all'elettorato piuttosto che alla cultura.
08/09/2017 - porter
Quelle del punto 8 sono pure illazioni prive di ogni prova dal punto di vista storico, a parte le case polentane di via Mazzini (che però non erano le uniche) e il convento di S. Stefano degli Ulivi. Giusto valorizzare i luoghi danteschi ma bisogna farlo seriamente, senza spacciare leggende per verità; oppure specificare bene che si tratta appunto di leggende non dimostrate
08/09/2017 - Andrea Casadio
Certamente se avesse "pensato" qualcun altro il titolo di capitale della cultura Ravenna lo vincerebbe in continuo ed a "mani basse"
08/09/2017 - ori
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