Accordo Mibact-Comune-RavennAntica di valorizzazione siti Unesco: Consiglio di Stato boccia ricorso

Accordo Mibact-Comune-RavennAntica di valorizzazione siti Unesco: Consiglio di Stato boccia ricorso
La Basilica di Classe

Dopo il TAR anche il Consiglio di Stato dice che l'accordo è operativo

Dopo il TAR dell'Emilia-Romagna anche il Consiglio di Stato dà ragione al Ministero dei Beni Culturali, a RavennAntica e al Comune di Ravenna e dà torto a D'Uva srl e Il Cigno Galileo Galilei Edizioni srl sull'accordo di valorizzazione del patrimonio ravennate siglato nel febbraio scorso a Roma. Accordo che prevedeva l'affidamento diretto a RavennAntica dei servizi di ospitalità e strumentali in alcuni siti Unesco (Basilica di Sant'Apollinare in Classe, Mausoleo di Teodorico e Battistero degli Ariani). Contro quell'accordo, che metteva fuori gioco Novamusa e le due società ricorrenti - Il Cigno e D'Uva in ati con Novamusa - queste ultime avevano fatto ricorso al TAR dell'Emilia Romagna chiedendo che l'accordo fosse annullato e sospeso.

Il TAR aveva dato torto alle due società e le aveva costrette a pagare le spese legali del procedimento. Ma le due società Il Cigno e D'Uva caparbiamente hanno fatto ricorso contro la sentenza del TAR al Consiglio di Stato. Oggi - mercoledì 6 dicembre - il Consiglio di Stato ha di nuovo dato torto alle due società ricorrenti (di nuovo costrette a pagare anche le spese legali) e quindi ha sostanzialmente sentenziato che l'accordo di valorizzazione firmato nel febbraio scorso fra Mibact, Comune di Ravenna e RavennAntica è pienamente operativo.  

Infatti, da qualche settimana - come si sa - i bookshop e i servizi di accoglienza che fino a giugno erano stati gestiti da Novamusa (e dopo la brusca defenestrazione di Novamusa da parte del Mibact Dipartimento dell'Emilia-Romagna erano di fatto rimasti vacanti e deserti), sono stati riaperti proprio da RavennAntica che così ha cominciato a dare pienamente seguito e attuazione all'accordo di febbraio, anche con parte dell'ex personale di Novamusa.

Naturalmente, c'era attesa per questa sentenza del Consiglio di Stato: se la Quinta Sezione oggi avesse pronunciato un altro verdetto, cioè accogliendo il ricorso, si sarebbe fermato tutto. RavennAntica avrebbe dovuto abbandonare i bookshop e i servizi appena aperti. E la situazione presso i monumenti statali ravennati sarebbe tornata nel caos, come è stata per diversi mesi, dopo la rottura del rapporto con Novamusa.

Ma la sentenza ha dato ragione a RavennAntica, al Comune e al Mibact. E tutti tirano un sospiro di sollievo. Il progetto per una nuova e più funzionale gestione del patrimonio culturale e monumentale ravennate può ora proseguire in modo più spedito. Ma forse siamo stati troppo ottimisti. Non proprio tutti tirano un sospito di sollievo. In questi mesi qualcuno sembrava facesse invece il tifo per la vecchia gestione di Novamusa, una gestione discussa, se è vero che il Mibact ha deciso di rompere il contratto prima del tempo alla fine del maggio scorso, per un'insolvenza di Novamusa che pare ammontasse a oltre 500 mila euro.

Ora si spera che la vicenda possa dirsi pienamente conclusa e che Ravenna possa guardare oltre per quanto riguarda la gestione dei monumenti.

06/12/2017

...Commenta anche tu!

Vuoi restare aggiornato sulle ultime notizie da Ravenna e provincia? Iscriviti alla Newsletter.