Funzionari Hera arrestati: accusati di concussione per centinaia di migliaia di euro

Funzionari Hera arrestati: accusati di concussione per centinaia di migliaia di euro

21 i capi di imputazione a loro carico - 5 o 6 le aziende concusse - Le indagini partite dalla denuncia di un imprenditore - Gli episodi criminosi sono andati avanti dal 2004 al 2015 - Hera li ha già sospesi

Concussione e induzione indebita. Sono queste le due accuse più pesanti che hanno portato agli arresti domiciliari due funzionari di Hera SpA: un ingegnere dell’Ufficio Direzione Lavori e un assistente di cantiere. I nomi sono coperti da segreto istruttorio e non sono stati forniti oggi - venerdì 12 gennaio - durante la conferenza stampa in Procura, convocata dal Procuratore della Repubblica Alessandro Mancini e dal Comandante della Guardia di Finanza Andrea Fiducia. I due tecnici pretendevano danaro e altri favori di ogni genere dalle ditte incaricate di eseguire lavori per Hera SpA. 

Anziché controllare l’operato delle ditte, i due esercitavano pressioni e attività estorsiva-concussiva approfittando della loro posizione di forza, ricattavano le aziende in particolare sui SAL e sui pagamenti e chiedevano in cambio soldi in contanti, lavori presso abitazioni private e dazioni di altra natura.

Sono ben 21 i capi di imputazione a carico dei due. La loro attività criminosa sarebbe iniziata addirittura nel 2004 e proseguita fino alla fine del 2015. Complessivamente si parla di vantaggi personali per i due di diverse centinaia di migliaia di euro. In un solo episodio, nel 2006, uno dei due tecnici ha ottenuto in maniera estorsiva la somma di 50.000 euro. Le ditte coinvolte sono 5 o 6, distribuite fra la provincia di Ravenna e quella di Bologna. Le indagini sono partite quando un imprenditore - stanco delle prestazioni extra richieste - ha denunciato il tutto alla Guardia di Finanza. L'attività investigativa è stata condotta dalle Fiamme Gialle e coordinata dal Sostituto procuratore di Ravenna Monica Gargiulo.

 

L'arresto è avvenuto alle prime luci dell’alba, quando i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ravenna hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Ravenna, nei confronti di due funzionari di HERA.

"Il provvedimento cautelare è stato adottato sulla scorta delle risultanze delle investigazioni svolte dai Finanzieri della Compagnia di Faenza, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ravenna. - si legge nella nota della GdF - In particolare, le attività di indagine hanno permesso di accertare gravi e ripetuti episodi illeciti commessi da un ingegnere dell’ufficio Direzione Lavori e da un assistente di cantiere di HERA, i quali, abusando dei poteri derivanti dai ruoli ricoperti all’interno dell’azienda multiutilty, si procuravano somme di denaro, beni ed altre utilità per fini strettamente personali dagli imprenditori incaricati dell’esecuzione di opere pubbliche destinate a fornire servizi primari alla collettività."

Come si diceva, l’indagine, avviata oltre due anni fa, è scaturita dalla denuncia presentata alla Guardia di Finanza di Faenza da un imprenditore, stanco di sottostare alle molteplici ed incalzanti richieste provenienti dai due funzionari pubblici oggi arrestati, i quali pretendevano utilità economiche personali prospettando, in caso contrario, di ostacolare il pagamento dei corrispettivi dovuti per i lavori svolti ovvero di poter favorire altre imprese concorrenti nell’assegnazione di future commesse.

Le investigazioni sviluppate dalla Guardia di Finanza di Faenza hanno fatto emergere a carico dei due funzionari di HERA "la commissione di molteplici reati contro la Pubblica Amministrazione, caratterizzati da serialità ed ampia diffusione, mettendo in evidenza la spiccata propensione degli arrestati a servirsi delle funzioni pubbliche loro attribuite per scopi di personale arricchimento. Gli stessi, sebbene deputati a controllare la regolare realizzazione di opere destinate a finalità collettive, anche attraverso la rendicontazione e l’asseveramento dei lavori svolti, sono risultati intrattenere continui e stretti rapporti di favore con i soggetti economici esecutori delle opere da vigilare, in evidente conflitto di interesse con i delicati incarichi ricoperti e con le mansioni loro affidate, dirette al conseguimento del pubblico interesse."

 

Nelle indagini lunghe e complesse, la GdF ha usato intercettazioni telefoniche e pedinamenti. Infatti, proprio "dal tenore dei colloqui telefonici intercettati, corroborati dall’esame della copiosa documentazione acquisita nonché da estese indagini finanziarie e da mirati servizi di osservazione e pedinamento effettuati dalle Fiamme Gialle, è emersa la scorretta e consolidata prassi dei due funzionari di lucrare i più disparati profitti personali dalle ditte incaricate dello svolgimento di opere commissionate da HERA: denaro contante, apparati tecnologici, elettrodomestici, oltre all’esecuzione di molteplici lavori edili presso immobili privati dei due indagati."

Contestualmente all’esecuzione della misura restrittiva nei confronti dei due dipendenti di HERA, la Guardia di Finanza ha proceduto ad effettuare anche 4 perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Ravenna, che hanno interessato le abitazioni nella disponibilità dei due arrestati.

Il procuratore della Repubblica ha precisato poi che Hera - ritenendosi parte lesa - ha già sospeso i due tecnici infedeli, mentre non ha escluso che le indagini siano ancora in corso e possano riguardare altri soggetti.

12/01/2018

 Commenti

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E... svegna in t'la muraia!!!!
12/01/2018 - Filo
non lo avrei mai detto!! magari se poi la Procura potesse anche dare una controllatina ai costi degli allacci e connessi che Hera fa pagare agli utenti, e di come a volte questi lavori sono in parte sovvenzionati dal Comune.
12/01/2018 - lorenzo
Questa triste storia racconta bene la qualità delle leggi italiane, dei parlamentari che le votano e il motivo per cui l'Italia è la nazione del malaffare. Nei paesi anglosassoni per i reati commessi dai c.d. 'colletti bianchi' non si ha alcuna pietà: pene severissime e subito carcere. Da noi si parte con gli arresti domiciliari e si finisce, nella stragrande maggioranza dei casi, con pene virtuali espiate in misure alternative (affidamento in prova ai servizi sociali ecc). In Italia si permette ad un pregiudicato condannato per frode fiscale (quindi per aver ingannato l'erario, cioè tutti noi) di presentarsi pubblicamente come il salvatore della patria. Mentre noi depenalizzavamo, di fatto, il falso in bilancio, negli USA Bernard Mardoff per una truffa di natura privata, veniva sbattuto in carcere e condannato a 150 anni di reclusione. Cari miei, noi siamo questi ed abbiamo deciso con ostinazione di restare tali perché, evidentemente, alla maggioranza va bene così.
12/01/2018 - Tony
Per par condicio, oltre al frodatore fiscale, vorrei ricordare i fondi della Lega Nord, il Mose, CONSIP, Banca Etruria, le affinità elettive del Fonzie di Rignano con l'ingegnere De Benedetti, Unipol..... ah, dimenticavo, il vero problema in Italia sono i congiuntivi e, soprattutto, Spelacchio......
12/01/2018 - Tony
Dal Codice Etico di Hera: "Hera è un’azienda in cui la legalità, la correttezza, l’o nestà, l’equità e l’imparzialità dei comportamenti all’interno e all’esterno dell’impresa costituiscono un co mune modo di sentire e di agire. Nella condivisione di questi principi si instaurano rapporti duraturi con clienti e fornitori, generale trasparenza nelle relazioni con i terzi, consono ed equo riconoscimento del lavoro dei collaboratori." Che Hera reciti ora il teatrino di "parte lesa" negando sue responsabilità non sembra molto credibile. Speriamo che oltre a valutare scrupolosamente i comportamenti penalmente rilevanti dei soggetti implicati (dentro e fuori a Hera) qualcuno si chieda anche se il modello organizzativo di Hera sia adeguato a evitare i reati dei suoi dipendenti.
12/01/2018 - Carlo
Che la pena per il funzionario infedele, incaricato di curare l'interesse pubblico, debba essere particolarmente grave non c'è dubbio. Ma non ci può neppure essere dubbio che la condanna debba seguire ad un giudizio, sennò chi tutelerebbe gli innocenti ingiustamente accusati. E, soprattutto, chi ci assicurerebbe di non cadere in uno Stato di polizia, dove il nemico può essere eliminato per via giudiziaria. Osservo, inoltre, che mi pare una comoda scappatoia, con la quale ognuno si auto assolve delle proprie colpe, quella di buttare tutto in politica: se sarà giudicato che costoro hanno rubato, si tratta semplicemente di ladri. Punto. Del resto quello di "fare i furbi" e rubare è uno sport nazionale piuttosto diffuso, ed è troppo comodo dire 'si, ma io no'. Come è noto, infatti, ogni popolo ha il governo che si merita. Ripeto: per i ladri nessuna indulgenza e questi sembra proprio che siano colpevoli, ma le condanne senza processo sono un furto di legalità assai pericoloso. Lorenzo
12/01/2018 - Lorenzo Corelli
si sentiva nell aria un pò di cattivo odore,,,poi bisogna andare a vedere se hanno avuto il premio di merito e chi gli lo ha dato
12/01/2018 - batti
bisogna vedere se i soldini incassati li tenevano tutti per loro o ""foraggiavano"" altri!!
12/01/2018 - alberto
@Lorenzo Corelli: è chi vorrebbe condanne senza processi? Il problema é che per certi reati ci sono processi senza condanne. Purtroppo tutto è politica, soprattutto le leggi che dovrebbero essere il fondamento della convivenza e che spesso sono ad uso e consumo dei farabutti, anziché delle persone oneste. Una domanda per lei: invoca con la stessa puntualità la presunzione di innocenza anche per i piccoli spacciatori, i topi di appartamento, gli autori di spaccate, ecc.? O questi sono solo da chiudere dentro e buttare la chiave?
12/01/2018 - Tony
I nomi mai??
12/01/2018 - Zana
E' sbalorditivo che a parità di "indagini ancora in corso" si siano scritti in passato nomi di giovani indicati come colpevoli di un reato (poi risultati innocenti) rovinandogli la vita per sempre, e non si scrivano i nomi di questi signori.
13/01/2018 - Francesca
Tutti delinquenti, apparentementet tutte persone per bene poi qundo si presenta l'occasione.......
13/01/2018 - Mario
E' giusto che paghino per le malefatte, ma secondo me anche l azienda e' da controoare , le multinazionali hanno protocolli e procedure per evitare che i propri impiegati mettano le mani nel miele, serve controllare se questi meccanismi sono stati correttamente applicati. Nonostante hera sia un azienda che dovrebbe fornire servizi al cittadino si e' trasformata in un azienda multimilionaria con introiti stellari eee questo con i soldi di chi???? a voi.
14/01/2018 - Angelo
Altre testate paventano la possibilità di finanziamenti a un partito politico. Si sa nulla al proposito? Invito i lettori e la Redazione a essere sempre più vigili e attenti per smascherare la corruzione e il malaffare, pubblicando immediatamente senza esitazione qualsiasi notizia possa fare luce su questa squallidissima vicenda.
14/01/2018 - Giovanni lo scettico
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