"Delitto e castigo" debutta al Teatro Alighieri fra l'attesa del pubblico e la protesta dei rosari

"Delitto e castigo" debutta al Teatro Alighieri fra l'attesa del pubblico e la protesta dei rosari

"Credo e spero siano lontani i drammatici tempi in cui avvenne il rogo dei libri nel Terzo Reich. Non è pericoloso argomentare, ma cancellare i punti di vista" ha commentato Claudio Longhi di ERT

Claudio Longhi, Direttore di ERT Emilia Romagna Teatri - intervistato da Roberta Bezzi per Il Resto del Carlino cronaca di Ravenna - si dice in qualche modo stupito delle polemiche che accompagnano la rappresentazione di Delitto e castigo, in programma questa sera e domani sera - 13 e 14 marzo alle 21 - al Teatro Alighieri di Ravenna. Polemiche ad opera di associazioni ed esponenti cattolici, mentre il Popolo della Famiglia annuncia che stasera presso il teatro Alighieri di Ravenna si svolgerà una "manifestazione di dissenso verso lo spettacolo teatrale" definito "lesivo della dignità della fede cristiana".

I protestatari cattolici si ritroveranno alle ore 20.30 "per recitare il Santo Rosario di riparazione per le offese arrecate dai contenuti dello spettacolo. Si tratta naturalmente di una pacifica manifestazione alla quale aderiranno semplici fedeli e alcune sigle dell'Associazionismo Cattolico" si legge nella nota del PdF.

Ma torniamo al Direttore di ERT. Alla domanda se fosse pentito di avere prodotto lo spettacolo, Longhi risponde: "Assolutamente no, perchè è perfettamente in linea con la tradizione di ERT, che mira alla riflessione e al confronto fra diversi punti di vista. E, sempre, con uno sguardo alla scena internazionale."

Alla domanda sulle polemiche in merito al crocefisso asessuato incombente sul palco, Longhi risponde: "Premetto che non entro in merito alle questioni estetiche, scelte che possono piacere o meno, a seconda del gusto soggettivo" e aggiunge che "il crocefisso può essere letto in modo diametralmente opposto dagli spettatori: come testimonianza del principio religioso messo in discussione da un'umanità depravata oppure come un'ancora di salvezza."

Sulla simulazione di atti sessuali a carattere pornografico, Longhi taglia corto sul senso del pudore, un dibattito sempre aperto, e ricorda che "anche le opere di Flaubert e Wilde, benchè geniali, furono giudicate a lungo amorali e persino pornografiche."

Infine l'accusa più bruciante: quella di usare finanziamenti pubblici ERT per produzioni antireligiose. "Credo e spero siano lontani i drammatici tempi in cui avvenne il rogo dei libri nel Terzo Reich. Non è pericoloso argomentare, ma cancellare i punti di vista" conclude Longhi.

 

LO SPETTACOLO

Martedì 13 e mercoledì 14 marzo, alle ore 21, al Teatro Alighieri di Ravenna per la Stagione dei Teatri va in scena Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij per l'adattamento e la regia Konstantin Bogomolov (traduzione Emanuela Guercetti) con Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Höbel, Margherita Laterza, Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello, Enzo Vetrano. È una produzione ERT Emilia Romagna Teatro. 

Quarant’anni, moscovita, Konstantin Bogomolov è autore della scena contemporanea russa che si caratterizza per uno stile irriverente e provocatorio. Non è nuovo ad adattamenti teatrali di Dostoevskij: I fratelli Karamazov e L’idiota sono suoi precedenti lavori. Anche in questo allestimento di Delitto e castigo Bogomolov si allontana dalle influenze formali di ambientazione russa per rileggere il testo in chiave contemporanea, ponendo l’accento sui punti dolenti della nostra spigolosa realtà. Il regista affronta l’opera allontanandosi dunque da tutto ciò che storicamente, religiosamente e politicamente l'adesione al testo originale comporterebbe.

Alla domanda: «Cosa significa portare in scena oggi un romanzo come Delitto e castigo?» Bogomolov risponde: «Significa innanzitutto cercare il modo di rapportarsi a un materiale fortemente arcaico. Scoprire come padroneggiare l'inattualità del tema trattato. Le domande che ci si poneva nel XIX secolo non sono più formulate oggi con lo stesso pungente impulso di trovare una risposta. Il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale; ciò probabilmente dipende dal modo in cui la nostra società si è evoluta e si sta evolvendo. È importante quindi riuscire a dare nuova linfa a queste domande, e nuova vita all'argomento che stiamo affrontando. Al tempo stesso però ho voluto rispettare la grande ironia che caratterizza le opere di Dostoevskij, anche se nel romanzo in questione è quasi assente. Bisogna ricordare, tra l'altro, che si è creata una vastissima mitologia a partire da questo romanzo: sono molte le interpretazioni che se ne sono fatte. In tal senso posso dire che il dialogo che noi intraprendiamo qui non è solo un dialogo con l'autore e con il romanzo, ma con la sua mitologia e con tutte le numerose versioni e differenti letture che gravitano attorno a Delitto e castigo».

Il testo dell’autore russo è stato completamente riadattato dallo stesso regista che attualizza la vicenda, a partire dal protagonista, Raskol'nikov che diventa sul palco un immigrato africano, privo di qualsiasi ideologia, che uccide una donna bianca e sua figlia. Attorno a questa figura e vicenda ruotano i vari personaggi, la sorella di Raskol'nikov che fa la governante in una famiglia molto agiata, una prostituta che tenta di convincere Raskol'nikov a farsi cristiano, mentre il pubblico ministero Porfirij Petrovic, malato di cancro, si innamora dello stesso Raskol'nikov. 

«Dopo lo scioglimento dell’unione sovietica – spiega ancora Bogomolov – è cambiato molto il punto di vista dei russi rispetto alla letteratura classica perché il contesto in cui viviamo è cambiato moltissimo. Ritengo che il mio sguardo sulla letteratura russa sia molto diverso da quello che può avere uno spettatore europeo. Sono convinto che bisogna accostarsi a Dostoesvkij con leggerezza, lui è stato un autore che non ha avuto paura di essere radicale, è stato un autore molto ironico, come per altro lo è stato Cechov. Lavorare su Dostoesvkij per me è una gioia e l’ho fatto assieme agli attori cercando di confrontarmi sul nostro tempo». 

13/03/2018

 Commenti

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Se i bigotti restassero a casa l'umanità sarebbe salva.
13/03/2018 - Giovanni lo scettico
Se il vescovo o chi per lui tacciono, vuol dire che gli va bene così.
13/03/2018 - ALDO
Mi ripeto. Ampia libertà di espressione artistica. Tuttavia perché questi autori, così a loro agio nella cultura meticcia, devono dissacrare sempre e solo simboli cristiani? Ci provino con quelli islamici dal momento che è proprio l'islam ad aver bisogno di un percorso di laicizzazione. Il fatto è che i bigotti protestano con il rosario mentre gli islamici radicali sgozzano.
13/03/2018 - porter
@Aldo Il vescovo ha responsabilità su ciò che avviene nella Chiesa, non su altro. Detto questo, occorre essere vescovi per avere una coscienza cristiana e quindi sentirsi offesi da uno spettacolo che la irride?
13/03/2018 - Lara
Ricordo un film bellissimo farhneit 451 dove una società ottusa bruciava i libri. Non vogliamo andare verso questi nuovi oscurantismo, le religioni se sono integralista non fanno bene a nessuno. Rispettiamo le opinioni di tutti e vivremo meglio.
13/03/2018 - Lisetta
@Lisetta E' proprio il rispetto delle opinioni di tutti quello che si chiede. Il rispetto del credo Cristiano, che qui da noi non solo è religione, ma anche cultura. Il fatto che lei (in quanto donna) possa esprimere un'opinione, lo deve proprio a quel Cristo morto in croce 2000 anni fa (altrimenti porterebbe il burqa, oppure sarebbe come le donne dell'antica Roma o dell'antica Giudea, che manco potevano testimoniare in tribunale, visto che non valevano nulla). Si chiede rispetto per chi crede..... le offese sono sempre sintomo di ignoranza.
13/03/2018 - Angela
Cristo merita tutto il bene possibile per i suoi insegnamenti. Ma la religione non sembra li abbia rispettati molto (escluso S.Francesco). Io sono di fede illuminista e penso che la mia condizione di donna oggi sia dovuta a questa filosofia e alla scienza.
13/03/2018 - Lisetta
A quando una veglia di preghiera per protestare contro i preti pedofili e la Chiesa che li protegge. Costoro non offendono la sensibilità religiosa dei credenti ?
13/03/2018 - Tristano Onofri
Ma glielo hanno insegnato a catechismo a quelli del popolo della famiglia che non si prega per farsi vedere (Mt 6, 5-6)? E che non si nomina il nome di Dio invano?
13/03/2018 - Iccibicci
Signora Lisetta mi permetto di dissentire da quello che scrive, la chiesa mette becco su tutto, non pensa solo alle cose di chiesa.
13/03/2018 - Aldo
Cara angela, una sequela di bufale una dietro l'altra, la donna nel mondo greco romano non era troppo distante dalla condizione attuale. Certo poi se la paragoniamo al mondo medievale quel cristo morto in croce 2000 anni fa non ha fatto poi granchè, anzi nel suo nome la condizione non è migliorata granchè se non è del tutto peggiorata. Uguaglianza rispetto del prossimo e quant'altro al cattolico bigotto moderno sono del tutto sconosciute, o dobbiamo dimenticarci dei sitin per negare un diritto come l'unione di una coppia omosessuale?
13/03/2018 - Leo
@Angela: mi spiace ma Cristo morto in croce non c'entra proprio nulla con la libertà di parola
13/03/2018 - tonnorosso57
Gentile Angela, non credo che Lisetta possa esprimere la sua opinione grazie alla religione, di solito succede il contrario. Le faccio un solo esempio: il 17 febbraio del 1600 venne bruciato Giordano Bruno, il quale sosteneva fra l'altro che dovevano esistere nell'universo migliaia di pianeti simili alla terra, solo che questa affermazione all'epoca era un peccato spaventoso e tremendo che di più non si può. Così il cardinale Bellarmino, santo e dottore della Chiesa, l'ha fatto mettere arrosto. Adesso che la sonda Kepler della NASA ha rivelato l'esistenza di 3000 pianeti extrasolari mi piacerebbe che qualcuno chiedesse scusa, e magarli revocasse al cardinale sanguinario e torturatore il titolo di santo o almeno di dottore della Chiesa.
13/03/2018 - Giovanni lo scettico
Questi si che sono problemi , altro che !
14/03/2018 - Gianni
Ma chi l'ha detto che le Croci vanno esposte solo in chiesa. A nessuno è venuto in mente che esposta in luoghi e in situazioni che in apparenza stridono serva a scuotere le coscienze religiose... E poi chi ha investito certa gente del potere di giudicare il bene e il male.
16/03/2018 - Vale
era molto provocatorio. ma mi e'piaciuto. bravissimi gli attori. chi protestava fuori farebbe neglio a far caccia alle streghe agli evasori. che miserabili. ma questa e" I italia
16/03/2018 - massino
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