Sanità. L'Università di Bologna entra nell'Ausl Romagna e nell’ospedale di Ravenna

Sanità. L'Università di Bologna entra nell'Ausl Romagna e nell’ospedale di Ravenna

Perini (Ama Ravenna) chiede in un’interrogazione “cosa cambia per Ravenna?"; Ancarani (FI) lamenta che “l’Università entra non invitata, ma nessuno dice nulla”

Come riferisce il Corriere di Bologna, l’Università di Bologna entra nella sanità della Romagna non solamente entrando a far parte della compagine sociale dell’Istituto Tumori della Romagna col 5% delle quote, come è stato annunciato nei giorni scorsi, ma anche ottenendo dalla Regione e dall’Ausl della Romagna il via libera per creare delle unità operative a direzione universitaria negli ospedali della regione. 

Per ora, riporta il Corriere, sono state individuate tre sedi: la Medicina Interna di Ravenna, la Chirurgia Generale e quella toracica di Forlì. Il percorso, continua il Corriere di Bologna, è stato avviato e per formalizzare la trasformazione verrà firmata una convenzione ad hoc. “L’obiettivo non è realizzare un’azienda ospedaliero-universitaria, come il Sant’Orsola ad esempio”, assicura il rettore Francesco Ubertini. “D’ora in poi nasceranno reparti a direzione universitaria, quindi che avranno professori universitari al comando”. Dei tre reparti individuati, segnala il Corriere, quello forlivese è già diretto da un professore universitario: per le altre due il nome del titolare sarà proposto del rettore d’intesa col direttore generale dell’Ausl Romagna.

Su questa novità sono intervenuti due consiglieri comunali ravennati, Daniele Perini e Alberto Ancarani.

 

Perini (Ama Ravenna): “Se l'Alma Mater entra nella sanità romagnola, cosa cambia per Ravenna?"

Daniele Perini, Capogruppo comunale “Ama Ravenna”, in un’interrogazione al Sindaco di Ravenna chiede cosa cambia per Ravenna “se l'Alma Mater entra nella sanità romagnola?”. “Premesso che, - dichiara Perini nell’interrogazione - dapprima in via informale, in queste ultime ore, invece, a livello ufficiale, si è appreso del corposo ingresso dell'Alma Mater nella sanità della Romagna; visto che tale operazione interesserà l'Istituto scientifico per lo studio e la cura dei tumori di Meldola, con il 5% delle quote, e anche gli ospedali romagnoli, con la creazione di unità operative a direzione universitaria (con nuove prospettive per la ricerca e la didattica in varie aree geografiche) ; accertato che, al momento, le nuove sedi riguardano la medicina interna di Ravenna, la chirurgia generale e quella toracica di Forlì, con l'obiettivo dichiarato di integrare felicemente medicina e assistenza; considerato che il progetto appare certo interessante, ma residuano talune perplessità. Si chiede al Sindaco, nonché Presidente della Provincia, e alla Giunta se quanto diffuso dai media corrisponda davvero alla realtà e, soprattutto, cosa esso comporterà per la nostra realtà, con particolare riferimento al rischio, da scongiurare in ogni maniera, legato ad un eventuale “smantellamento” dell'oncologia a Ravenna”.

 

Alberto Ancarani (FI):“L’Università entra, non invitata, all’ospedale di Ravenna ma nessuno dice nulla”

“Un comunicato stampa uscito sui mass media bolognesi – dichiara Alberto Ancarani, Capogruppo di Forza Italia - rende noto che l’Alma Mater “entra nella sanità in Romagna” creando unità operative a direzione universitaria negli ospedali romagnoli. Ebbene, lo stesso comunicato annuncia altresì che una delle tre sedi romagnole di questo accordo sarà la medicina interna di Ravenna. La circostanza che tale annuncio avvenga sui mass media bolognesi e non su quelli ravennati, evidentemente in quanto la direzione di AUSL Romagna sente il bisogno di far digerire prima al nostro territorio una decisione che in realtà è già stata presa, appare l’ennesimo schiaffo agli utenti ravennati oltre che nei confronti di coloro che li rappresentando negli organi elettivi, a partire dai consiglieri comunali. Si aggiunga che gli addetti ai lavori della sanità ravennate ne hanno il sentore da mesi. Se poi si pensa che, superato il periodo del picco influenzale, il reparto di medicina generale continua ad utilizzare tuttora letti di appoggio in altri reparti fino a circa 30 posti letto con ciò sottraendo posti ai reparti coinvolti e continuando dunque a creare inefficienze e disagi, si percepisce come anziché dare risposte concrete come la creazione di specifici reparti geriatrici o l’aumento dei posti letti per reparto, si preferisca riempirsi la bocca con l’ingresso dell’Università, utilizzando il nostro nosocomio come cavia”.

“Va peraltro ricordato – conclude Ancarani - che il reparto di medicina generale, attualmente retto da un facente funzione, perderà, ben quattro medici che hanno deciso di lasciare il reparto, dunque quanto prima ci si troverà sotto organico e con problemi ancora più acuiti. Si tratta del più grande reparto di medicina dell’intera area vasta per il quale l’acquisizione di una dignità accademica anziché essere la panacea come superficialmente si potrebbe pensare, avrebbe conseguenze peggiorative sull’operatività generale del reparto che si trasformerebbe in una struttura di passaggio per professionisti medici proiettati verso una carriera cattedratica orientata verso gli atenei; operatività certamente avulsa dalla realtà sanitaria locale, dalle esigenze e dalle aspettative dei pazienti ravennati. Insomma, ancora una volta, la cenerentola Romagna, e in questo caso proprio Ravenna, viene usata da Bologna per esperimenti sulla pelle dei pazienti”.

 Commenti

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...e se invece ci guadagnassero i pazienti ravennati, vista la probabilità che le competenze e le conoscenze possono aumentare? non è ora che la politica cessi di preoccuparsi solo dell'apparenza e del gioco delle poltrone e non della sostanza del bene dei cittadini?
12/04/2018 - paolo
no paolo...è il famoso giochino post-legge biagi e peggiorato con jobs act (e garanzia giovani altra fuffa nel mezzo): la presunta alternanza università ehm scuola-lavoro che offrirà FORZE FRESCHE a tempo pieno PRECARIE e SOTTOPAGATE come negli altri settori già avviene. Badate bene e NON scherzo: l'alternanza* presume la possibilità di poter sostenere esami (e/o questioni universitarie importanti) durante il periodo semplicemente avvisando il proprio responsabile -> ecco, ditemi NELLA REALTA' la percentuale di questa casistica. Personalmente l'ho trovata molto bassa. In Germania c'è vera alternanza, a volte si sta più in aula o a lavoro a seconda delle settimana e dei carichi da svolgere, questo è certo. *da noi questa "alternanza" non permetteva nella sua stesura il TEMPO PIENO (8 ore) eppure ...così fan tutti. Mah
13/04/2018 - D.M.
Chissà, magari taglieranno altri posti letto per migliorare il servizio.
13/04/2018 - Giovanni lo scettico
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