Violenza di genere. Lui le dà un calcio, lei trascorre la notte in lacrime: "Non riesco a lasciarlo"

Violenza di genere. Lui le dà un calcio, lei trascorre la notte in lacrime: "Non riesco a lasciarlo"
Campagna contro la violenza sulle donne

Due ragazze si raccontano. Una parla della sua storia "sbagliata". L'altra ascolta e cerca di scuoterla. Una storia vera con due nomi di fantasia raccolta da Ravennanotizie.it

Due cugine, legate da ricordi, momenti trascorsi in famiglia, percorsi intrapresi insieme, come la passione per il nuoto o l'impegno per lo studio. Due strade che ad un certo punto si separano, per scelte personali e di vita, una si trasferisce a Siena, l'altra a Ravenna. Due donne, soprattutto, una che tenta, ci prova, a intraprendere la carriera giornalistica, l'altra che continua i suoi studi e si innamora. Vive una storia intensa, struggente, fatta di alti e bassi. Una storia che ad un certo punto finisce, perchè lui la lascia: "Non ti amo abbastanza".

Lei sta male, ha bisogno di scappare, per un po', da quella casa che è piena di ricordi, di risate, ma anche di litigi, crisi e lacrime, "cose che però - dice lei - li univano sempre più. Grazie al suo amore lui era cambiato, era una persona più equilibrata". Così decide di raggiungere la cugina a Ravenna. Prenota il primo treno disponibile e parte. Tre giorni lontano da tutto e da lui, che l'ha lasciata e non si è più fatto sentire.

Le cugine, che non si vedevano da tanti mesi, si ritrovano in quell'abbraccio dato in stazione, appena si vedono. Poi a casa, davanti ad un tè caldo e dopo aver sistemato i bagagli, iniziano a parlare. Giorgia (scegliamo due nomi di fantasia) ha bisogno di sfogarsi, di parlare e di ricevere delle risposte. E lo fa seduta su quel divano, con Elsa, sua cugina, che è lì, pronta ad ascoltarla.

Perchè è stata lasciata in quel modo? Qual è il motivo? Dove ha sbagliato? Lui che diceva di amarla, lei che era sempre stata al suo fianco in tutti i suoi, costanti, periodi di crisi e di fragilità. Lei che lo aveva reso un ragazzo migliore, più stabile, indirizzandolo verso le scelte giuste. Ma quei momenti di disagio, a volte ritornavano e gli annebbiavano la vista, o meglio la ragione.

"Tu non mi capisci - le diceva - nessuno mi capisce. Non so cosa farmene del tuo amore, non puoi salvarmi." 

"Ho troppi problemi in testa, è un periodo complicato, lasciami perdere."

E ancora: "Non voglio che esci con le tue amiche e nemmeno che frequenti quel posto, è pieno di uomini."

"Sei una ragazza viziata, ti lamenti sempre, sono stufo di te."

La lasciava, ma poi ritornava, sempre.

"Scusami sono state settimane difficili - si giustificava -, io ti amo, ho bisogno di te, non voglio perderti." E lei ci credeva. Grazie alle sue cure, la sua dedizione e pazienza il loro rapporto, con il tempo, avrebbe trovato il giusto equilibrio emotivo. E lei non l'avrebbe mai abbandonato. Poi di nuovo l'ennesimo litigio. Questa volta però non si era fermato alle sole parole.

Un calcio sferrato all'improvviso. "Mi dai fastidio." E poi lo schiaffo. "Stai zitta, non capisci niente." Lei terrorizzata si era rifugiata in bagno, a piangere, e lì aveva trascorso tutta la notte, mentre lui la implorava di perdonarlo, di aprire quella porta e poi, sfinito, era andato via.

A questo punto del racconto, Elsa capisce che la donna che aveva davanti non era più la cugina forte, tenace, solare con cui aveva tracorso giornate intere a ridere in compagnia degli amici, o durante i pranzi di famiglia, in estate, in campagna dai nonni, nella calda Sicilia. La donna che aveva di fronte a sè era fragile, insicura, triste, senza luce. E, cosa più grave, nei suoi racconti non parlava mai di se stessa, di cosa realmente desiderasse. Lui era il centro del suo mondo. Lui bisognava comprenderlo, sempre. "Ha tanti pensieri per la testa, bisogna capirlo. Il lavoro lo stressa" ripete continuamente alla cugina. 

"Giorgia ti ha messo le mani addosso, perchè continui a giustificarlo. Il tuo scopo nella vita - le dice Elsa - non è quello di salvarlo. Una relazione è fatta da due persone che decidono di stare insieme, perchè vogliono condividere qualcosa. Due vite, magari diverse, ma complete, che decidono ad un certo punto di unirsi. Tu non puoi vivere la tua vita e da impavida crocerossina salvare la sua, perchè lui "ha bisogno di te", perchè "tu puoi cambiarlo". Questa non è una relazione."

"A volte le donne pensano (e finiscono col crederlo) di meritarsi le storie che vivono - incalza Elsa -. E di conseguenza, anche quando finisce una storia e ne inizia un'altra, pensano che sarà uguale a quella passata. Che le cose andranno sempre allo stesso modo, lui avrà bisogno di lei, lei intraprenderà "da eroina" la missione di salvarlo e quando le domanderanno perchè non si concentra un po' più su se stessa, mettendosi al primo posto, non potrà far altro che ripondere "sono fatta così, attiro solo gli uomini sbagliati". Un circolo vizioso, in cui a volte si finisce per restare intrappolate."

"Ma Elsa - afferma Giorgia, che sente vacillare ad un tratto le sue certezze - non posso credere che non mi ami più. Non posso credere di non essere più importante per lui. Lui che diceva di non poter vivere senza di me."

"Forse, non ti ha mai amata. Forse, non eri così importante. Aveva solo bisogno di qualcuno che gli stesse vicino nei momenti più difficili" risponde Elsa, sapendo in cuor suo che a nessuna donna piace sentirsi dire cose simili. Come un getto d'acqua fredda che di colpo arriva in faccia, come un sogno da cui si viene bruscamente destati.

Sua cugina non riesce ad accettare questa versione del racconto, questo nuovo punto di vista. Perchè fa sentire inutili, perchè la principessa, che avrebbe voluto essere per lui (e non è stata, pur continuando a sperarlo), ed eroina, che ha cercato di essere, sempre per lui (invano), erano le uniche certezze e speranze che la tenevano aggrappata a quella storia. 

"Credo che a volte si faccia un uso scorretto dei termini - continua Elsa -. A mio avviso, è sbagliato parlare di "amore malato". Quasi come se volessimo trovare una giustificazione o consolazione per quelle donne che sono state abbandonate o che hanno accanto uomini violenti, che non riescono a lasciare. Come se volessimo dire loro "sì ti ama, sei importante per lui, ma che vuoi farci, lo dimostra così, a modo suo". Sbagliato. A volte, per quanto possa far soffrire, è meglio dire la verità."

"E sai qual è la verità Giorgia? Le relazioni come la tua non sono relazioni. Gli amori come quello che hai vissuto tu per due anni, in realtà, non sono amori. Quando riuscirai a capire questo concetto, a farlo diventare parte del tuo cuore e della tua mente, allora le tue lacrime cesseranno e smetterai di soffrire. Verrai fuori dal quel circolo vizioso che ti sei costruita, cambierai modo di pensare e di vedere la realtà, ti circonderai di persone diverse, più simili a te ed escluderai, allontanandole dalla tua vita, quelle che sai per certo potrebbero farti male. Smetterai - conclude Elsa - di essere un'eroina o una principessa e sarai semplicemente, com'è nella natura delle cose, una persona che ama e da amare."

"E adesso usciamo, ti porto a visitare Ravenna, culla di arte e mosaici, e di antichi amori, come quelli dell'inquieto Lord Byron. Questa però è un'altra storia."

Elsa tira su dal divano Giorgia e l'abbraccia, prima di uscire di casa.

"Tu, da oggi in poi, devi ricominciare a scrivere la tua storia."


Testimonianza raccolta da Erika Digiacomo


17/04/2018

 Commenti

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Forse non è ben chiaro che non è che lei attira uomini così; in verità li cerca! Il cercare non l'amore ma la risoluzione di eventi non risolti del proprio vissuto è da entrambe le parti. L'esposizione dell'articolo porta a dividere fra donne buone e uomini cattivi. Non è così: se la donna non fugge da una situazione è perchè la desidera e la cerca. E' come il drogato e lo spacciatore: sono entrambi responsabili.
17/04/2018 - Sylar Surfer
Secondo me invece Sylar, l'articolo vuole dare proprio quel consiglio: devi cambiare tu come donna, devi smetterla di pensare che l'amore è salvare qualcuno. Infatti se ci fa caso è tutto incentrato sull'analisi del pensiero di questa donna, cosa pensa, come vive le situazioni. A mio parare è tutto l'opposto rispetto a quel pensiero comune che ormai associa l'uomo al cattivo e la donna no. Anche la donna deve cambiare l'articolo dice questo. Attira uomini così proprio perché li cerca esatto, infatti alla fine le viene dato il consiglio di cambiare modo di vivere e pensare soprattutto. Io sono d'accordo con l'analisi fatta dalla giornalista. Le non relazioni sono frutto di problemi e disagi che riguardano entrambe le persone della coppia. B
17/04/2018 - Maria
@surfer, non è proprio così, a volte si giustificano uomini violenti per un senso di colpa, per insicurezza, per sottomissione anche psicologica, per paura, perché se si denuncia non si è tutelati, per non doverlo ammettere pubblicamente. Col suo pensiero giustifica, in qualche modo, queste violenze.
17/04/2018 - Riccardo
Sylar probabilmente hai ragione, ma ci vogliamo anche mettere che se lo denuncia, prima che questo soggetto sia giustamente recluso ed isolato possono passare molte settimane e che se anche viene arrestato, esiste un’alta probabilità che venga rimesso in libertà perché non ha precedenti??? Finché non ci sarà la certezza della pena esisterà l’omertà, di ogni genere.
17/04/2018 - Luca
Si chiama sindrome di Stoccolma la vittima si innamora del suo persecutore
17/04/2018 - Nonno
Mi dispiace Nonno ma non è questo il caso. Qui si sta parlando di donne che possono andarsene!!! E' questa la differenza con altre situazioni. Oggi come oggi sia moralmente che legalmente una donna può lasciare un compagno che non le va, senza troppi problemi o veti. Aggiungo che, come uomo, non solo fuggirei da una situazione in cui avrei voglia di menare ma anche da una situazione in cui ciò mi fosse permesso!
17/04/2018 - Sylar Surfer
Non immaginate quante lettere di ammiratrici hanno ricevuto in carcere Renato Vallanzasca, Pietro Maso e altri della stessa risma. Qui bisogna porsi qualche domanda...
17/04/2018 - Giovanni lo scettico
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