Capi taroccati. Commerciavano online abbigliamento contraffatto. Denunciate dalla Gdf 68 persone

Capi taroccati. Commerciavano online abbigliamento contraffatto. Denunciate dalla Gdf 68 persone
E' incessante l’impegno della Guardia di Finanza nella lotta alla contraffazione

Sanzionate ben 104 persone in tutta Italia. Il commercio dei falsi prosperava attraverso Facebook e whatsapp. In un anno e mezzo ha generato un fatturato di 600mila euro

Duro colpo della Guardia di Finanza di Ravenna al mercato della contraffazione sul web. Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle di Faenza hanno individuato una ramificata organizzazione che, attraverso l’uso dei social network, vendeva capi di abbigliamento “tarocchi” su tutto il territorio nazionale.

Le indagini hanno preso avvio a seguito di una perquisizione, disposta dalla Procura della Repubblica di Ravenna nella persona del Sostituto Procuratore Dottoressa Lucrezia Ciriello, nell’abitazione di una donna di Riolo Terme che, a seguito del monitoraggio del web operato dalle Fiamme Gialle al fine di individuare canali di vendita on line di merce illegale, è risultata particolarmente attiva nel commercio di articoli di vestiario e accessori riportanti marchi dell’alta moda.

Nel corso della perquisizione i Finanzieri della Compagnia di Faenza hanno effettivamente individuato nella residenza della donna un considerevole quantitativo di merce contraffatta ed hanno sottoposto a sequestro anche il telefono cellulare dell’indagata. Dall’esame delle applicazioni “Facebook” e “Whatsapp” presenti sul telefono, le Fiamme Gialle hanno disvelato un’estesa rete di rapporti tra alcuni soggetti “fornitori” di capi di abbigliamento taroccati, operanti nelle province di Napoli e Salerno, ed una pluralità di “rivenditori” dislocati su tutto il territorio nazionale, tra i quali anche la donna di Riolo Terme.

In sintesi, attraverso “vetrine virtuali” appositamente create sul social network Facebook, venivano posti in vendita articoli riportanti i loghi dei più famosi brand nazionali ed esteri. Sulla bacheca del social network venivano mostrati i capi di vestiario ed indicati i relativi prezzi, dopodiché il soggetto interessato all’acquisto contattava il “rivenditore” attraverso Whatsapp per definire le modalità di acquisto. Solo dopo aver ricevuto il pagamento mediante l’accredito della somma richiesta su una carta Postepay, il “rivenditore” procedeva alla spedizione della merce all’acquirente finale.

Il sistema di spedizione dei capi contraffatti era stato congegnato in modo tale da preservare la riservatezza dei “fornitori” della merce illegale. Infatti, nella totalità dei casi, agli spedizionieri nazionali incaricati della consegna del pacco contenente i falsi articoli non veniva comunicato il reale indirizzo del mittente, ma un indirizzo fittizio; stratagemma che tuttavia non ha impedito alle Fiamme Gialle di individuare dagli spedizionieri svariati plichi in partenza verso i “rivenditori”, che sono stati sottoposti a sequestro.

L’operazione delle Fiamme Gialle, battezzata “Quattro Chiacchiere” dal nome di uno dei gruppi di Whatsapp creato tra i “fornitori” ed i “rivenditori” degli articoli contraffatti, ha consentito di denunciare alla Procura della Repubblica di Ravenna ben 68 persone (10 “fornitori” e 58 “rivenditori”) per i reati di contraffazione e di ricettazione, artefici di un mercato illegale on line del falso capace di generare, in circa un anno e mezzo di attività illecita, un fatturato di oltre 600 mila euro completamente “in nero”, che ora sarà recuperato a tassazione.

Anche agli “acquirenti finali” individuati, ben 104 soggetti residenti in tutto il territorio nazionale, sarà contestata la violazione amministrativa prevista per l’“incauto acquisto”, che prevede una sanzione pecuniaria da 100 a 7.000 euro per chi acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducono a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale.

"Incessante è l’impegno della Guardia di Finanza nella lotta alla contraffazione - dicono dal Comando di Ravenna - a presidio delle regole della sana e leale concorrenza ed a tutela dei cittadini e degli imprenditori onesti che operano quotidianamente nel rispetto della legalità".

16/05/2018

 Commenti

Perchè non vedi il tuo commento? Leggi le policy
Quindi ai poverelli che cercavano di risparmiare faranno multe da 7000 Euro?
16/05/2018 - Giovanni lo scettico
La società dell'effimero in cui, pur di apparire, si acquistano oggetti di cui appare subito la falsità....e la pochezza di chi li compra, perché tutti ormai sanno da dove provengono, con qualu sfruttamenti si ottengono e quali giri vanno a finanziare. Con tali, consapevoli, "incauti acquisti" ci si rende complici della delinquenza (oltre che danneggiare commercianti onesti) .
16/05/2018 - Lella
@Giovanni lo scettico : forse la tua era ironia? i poverelli (come li hai chiamati), per risparmiare, non dovrebbero interessarsi della "firma"... ma PURTROPPO conta di più l'APPARIRE che L'ESSERE!!!
16/05/2018 - Olivia
@Lella sono d’accordo con lei per quanto riguarda i commercianti ma un po’ meno con le altre cose che lei dice, lei pensa che le grandi marche “originali” non sfruttino il lavoro minorile ? Provi ad informarsi !!
17/05/2018 - Marc
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