Appoggio scolastico. Educatori e genitori vs Comune: "Bambini trattati come bando su sfalcio erba"

Appoggio scolastico. Educatori e genitori vs Comune: "Bambini trattati come bando su sfalcio erba"
Foto di repertorio

Un forte, corale e deciso malcontento, sia da parte degli educatori che delle famiglie con bambini disabili, è quello che emerge dalla riunione organizzata ieri pomeriggio, lunedì 11 giugno, nella sede del sindacato di base Sgb di via Lanciani a Ravenna. Al centro, la decisione su come organizzarsi per far arrivare la propria voce alle istituzioni, in risposta ai punti controversi del bando emesso dal Comune di Ravenna per riassegnare il servizio per l’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili.

Si parla di scuole, dai nidi fino alla secondaria di secondo grado (fascia 0/18 anni) e delle  attività di supporto estivo e pre/post scuola.

Un affare da quasi 19 milioni di euro (18.878.782,61 euro, per l’esattezza), spalmati in 4 anni (2 di appalto + 2 di eventuale rinnovo), oltre ad uno di ulteriore proroga tecnica, a fronte di un monte ore stimate, pari a 121.553, tra educatori e oss (fonte, il bando comunale), al quale hanno presentato domanda di partecipazione cinque soggetti provenienti da tutta Italia, da Bergamo alla Sicilia, compresa Ravenna, con l’associazione di imprese Selenia, che raggruppa le due cooperative attualmente impegnate nell’erogazione del servizio, la Progetto Crescita e Il Cerchio.

Il bando arriva ad appena 2 anni da quello precedente, che dunque non è stato prorogato, come invece si aspettavano i lavoratori delle cooperative appaltatrici, per via di uno sforamento nel plafond di ore previste, di circa 40mila ore. Sforamento che, come spiega Raffaella Veridiani, educatrice di Progetto Crescita e sindacalista di Sgb, “non è dipeso da un errore nostro: siamo solo andati a coprire un’emergenza derivata da calcoli errati da parte del committente”.

La prima critica che emerge da parte dei lavoratori è che il Comune gestisca questo genere di appalti al pari di quelli sullo “sfalcio dell’erba”. “Si tratta di servizi delicati, abbiamo a che fare con ‘materia umana’, i nostri bambini – precisa Veridiani -, a cui bisogna garantire continuità degli educatori che li seguono, condizioni di lavoro degne per gli operatori, perché possano offrire alti standard educativi e un progetto pedagogico coordinato con tutte le figure di riferimento”.

Tutte cose che, stando ai lavoratori presenti alla riunione, non sarebbe possibile garantire alle condizioni del bando. “La promessa che eravamo precedentemente riusciti a strappare ad Asp (che ha gestito il bando precedente, n.d.r.) e che invece non compare nel bando attuale – precisa Antonio Luordo, sindacalista Sgb – era la possibilità di gestire diversamente l’assegnazione di questo tipo di servizi. Il Comune di Bologna per esempio, non affida un pacchetto di ore educatore da spalmarsi su un certo numero di scuole e studenti, ma assegna un certo numero di educatori di plesso, calcolati sul numero di studenti disabili presenti in quella scuola, perché qui c’è in ballo un servizio educativo che va al di là delle ore frontali richieste”.

Sì, perché ad essere remunerate sono solamente le ore frontali, svolte dall’educatore con lo studente. Tutto il resto del lavoro, l’elaborazione del PEI (progetto educativo), le attività di incontro con le famiglie, con gli altri docenti, con gli specialisti, come anche i tragitti tra una scuola e l’altra, il coordinamento del servizio con una figura psicopedagogica, o l’attività amministrativa svolta dalla cooperativa, vanno ricomprese nella tariffa oraria pagata all’operatore per l’ora frontale.

Le testimonianze dei lavoratori presenti all’incontro sono abbastanza esplicite su questo versante: “Se accompagniamo un bambino in gita scolastica, non solo non veniamo remunerati per le ore che facciamo, ma ci perdiamo anche, per le ore in cui non possiamo essere presenti a scuola per seguire gli altri bambini di cui ci occupiamo”.

“Queste richieste sono state avanzate anche dalla Cgil – aggiunge un altro educatore -. Se non sei educatore di plesso, non puoi condividere la socialità di quella scuola, non puoi avere progettualità. Questo tipo di contratti serve solo ad abbassare il costo del lavoro, a discapito della qualità del servizio offerto. Noi non vogliamo essere manovalanza per la gestione dei bambini, vogliamo costruire per loro un progetto educativo”.

E poi c’è la questione delle clausole di garanzia per i lavoratori attualmente impiegati nel servizio, nel caso di un passaggio di appalto. Che vuol dire tutela del lavoratore ma anche continuità educativa per il bambino, che altrimenti si vede cambiare la figura di riferimento che magari lo segue da anni. “Nel bando del Comune – continua Luordo - esistono le clausole sociali e, formalmente, chi subentra è tenuto ad assumere chi già lavorava, ma non è responsabilità del Comune valutare se la clausola venga rispettata o meno”. Un po' come dire ad un bambino “le caramelle non si mangiano, ma io le lascio sul tavolo e non controllo se ne mancano”.

“Le cose sono due – conclude Luordo -, o la ditta che vince riesce a ricavare tutte queste spese dalla cifra pagata per l’ora frontale, cosa impossibile, oppure non paga l’operatore per tutto il lavoro che svolge, che è quello che già succede: ci sono già molte ore di lavoro volontario, gratuito. Chiunque vinca a queste condizioni non potrà  rispettare il contratto di lavoro”.

La voce dei genitori arriva poi a rincarare la dose sulle preoccupazioni esposte dai lavoratori: “Qui siamo tutti nella stessa barca – dice una mamma – se voi siete preoccupati dei vostri diritti lavorativi, noi siamo preoccupati per i nostri figli, che sono quelli che poi ci rimettono. Io ho una bambina autistica grave: dai 7 anni in su l’Asl non ci passa più niente, poi la maestra di sostegno cambia tutti gli anni; ho dovuto formare io, con i miei soldi, una maestra di storia e geografia, perché mi passavano solo quella. Adesso ci cambia anche l’educatore di sostegno? Io sono ancora più arrabbiata di voi!”.

“Io propongo di portare tutti i nostri figli dal sindaco” propone un genitore.

“Io sono 7 anni che devo combattere per i diritti di mio figlio – racconta un'altra mamma -, che devo andare negli uffici a fare “casino”, forse per ottenere qualcosa. Sono stanca, perché devo combattere sempre per avere il minimo. Sai quante volte che mi sono portata a casa mio figlio perché non c’era l’insegnante? Mio figlio all’asilo aveva un’educatrice per 5 ore. Lei ne aveva solo 3, per le altre 2 era scoperto perché la sua insegnante doveva andare in un’altra scuola. Sono dovuta andare in Comune a chiedere il perché. Non ha senso: lui ha diritto a 5 ore e le altre due lei le deve fare in un’altra scuola?”

Intanto oggi pomeriggio ci sarà il consiglio comunale ed è annunciata la discussione di un question time di Alvaro Ancisi sull’argomento. I genitori promettono di essere presenti, forse con uno striscione, sicuramente con un presidio, per ascoltare se verranno fornite risposte e far sentire la loro  voce agli amministratori. Ma in cantiere ci sono diverse iniziative per attirare l’attenzione, anche mediatica, sulla faccenda.

Claudia Folli

La discussione del question time presentato dal consigliere Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, prevista inizialmente per oggi pomeriggio, è stata rimandata alla prossima seduta del consiglio comunale.

 Commenti

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Vediamo cosa risponde il Sindaco visto che appare in ogni dove, commenta a vanvera tranne per le cose che contano! Attendiamo lumi Dr. De Pascale........
12/06/2018 - cris
Peccato che il nostro futuro, i nostri figli (ma anche il lavoro degli operatori), siano presi in considerazione peggio di due panchine olandesi in mosaico!
12/06/2018 - angelo
È una vergogna
12/06/2018 - Luciano
Un sincero ringraziamento a Raffaella Veridiani e ad Antonio Luordo per l'impegno e l'interesse dimostrati. Genitori, educatori, insegnanti di sostegno e curricolari.
12/06/2018 - M. G.
Non credete che a Bologna funzioni diversamente! Su carta siamo educatori di plesso ma nei fatti per partenze, viaggi, operazioni mediche, lunghe assenze dei bambini la cooperativa in accordo con il comune toglie le ore, non abbiamo diritto al pasto neanche se in servizio sulla mensa e neanche se in servizio per 8 ore, non abbiamo ore di programmazione e tutto quello che si fa in più va detratto dal frontale sul singolo bambino.. Insomma, pessime condizioni, tante ore ma poco pagate!
12/06/2018 - Elena
Anche nella scuola primaria e secondaria gli insegnanti sono pagati solo per le ore frontali. Tutto il resto che è stato elencato qui e molto altro rientrano nelle ore cosiddette "funzionali all'insegnamento", ossia costituiscono un loro obbligo ma non danno diritto ad alcun compenso. Con ciò non voglio dire che sia giusto così, tutt'altro. Ma il Comune non fa che imitare lo Stato, che applica questo sistema di retribuzione ai docenti.
13/06/2018 - Lara
Si fece di tutto per annullare gli asili privati per incentivare quelli comunali! Con un po' di concorenza, forse......
14/06/2018 - Giovanna
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