Cultura. A tu per tu con Fabio Stassi e con il suo biblioterapeuta Vince Corso che nasce sui treni

Cultura. A tu per tu con Fabio Stassi e con il suo biblioterapeuta Vince Corso che nasce sui treni

Avete presente quei treni lentissimi, pieni di acciacchi, che non sembrano arrivare mai? Da bravo pendolare che ogni giorno parte da Viterbo dove vive con la famiglia per andare a Roma dove dirige la biblioteca di studi orientali della Sapienza, Fabio Stassi non solo quei treni li conosce bene, ma su quei treni ci scrive i suoi libri perché per scrivere, dice, devi stare scomodo e “niente è più scomodo degli interregionali italiani”. È accaduto anche per “Ogni coincidenza ha un’anima” edito dalla casa editrice Sellerio che segna il ritorno del suo personaggio, il biblioterapeuta Vince Corso apparso per la prima volta nel noir “La lettrice scomparsa”. 

Ospite della rassegna “Il tempo ritrovato”, Stassi ieri sera ha incontrato i suoi lettori alla biblioteca Classense di Ravenna. Alto, magro, l’aria un po’ timida, Stassi arriva alla Classense una manciata di minuti prima delle 18 trascinandosi dietro il suo trolley. Prende posto al tavolo insieme a Francesca Ferruzzi bibliotecaria presso la Biblioteca Ottolenghi di Marina di Ravenna che dialogherà con lui e il direttore artistico della rassegna Matteo Cavezzali. Sembra stupirsi del pubblico numeroso. Dice che lui spera sempre che alle presentazioni dei suoi libri non ci sia nessuno, così poi annullano tutto. L’avvio insolito dell’incontro non è che il primo dei tanti momenti divertenti, a tratti surreali che caratterizzeranno la serata.

“Più che un’intervista vorrei fare a Stassi un interrogatorio - esordisce Francesca Ferruzzi - perché sono moltissime le cose che vorrei chiedergli”. Meglio quindi incominciare dall’inizio: l’incipit di “Ogni coincidenza ha un’anima”. Poche righe, lette dall’intervistatrice che tratteggiano un ritratto preciso di Vince Corso: “Come viene in mente di fare il biblioterapeuta?”

In questo, dice l’autore, c’entra molto la casualità. “Sellerio era l’editore con cui sognavo di pubblicare fin da bambino. Conservo ancora il primo rifiuto datato 1989. Ma io sono stato piuttosto ostinato” e Stassi alla fine finisce per pubblicare il suo primo libro. A questo punto Antonio Sellerio gli propone di curare l’edizione italiana di “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”. Lui, è la proposta dell’editore, dovrà scrivere le ricette relative alla letteratura italiana. Stassi non è molto convinto, ma come dire di no al patron della casa editrice dei tuoi sogni?

“Tutti gli editori italiani – ricorda – avevano detto di no. Un libro così non poteva vendere in Italia”. Invece, sovvertendo qualsiasi pronostico, “Curarsi con i libri” vende ben 50.000 copie e diventa un piccolo caso editoriale. “Non saremo un popolo di lettori, ma di ipocondriaci sì: quello che ha funzionato nel caso di questo libro non è stata la letteratura ma la malattia. Sellerio, siciliano come me, sapeva da che famiglia vengo. La mia famiglia è stata attraversata da un unico grande discorso: la malattia, appunto. Del resto anch’io promettevo bene: sono nato morto. Poi mi hanno scosso e ho spuntato una materia strana, verde. Tu avevi una medusa verde nel petto, dicevano i miei”.

Nonostante qualche perplessità iniziale, ammette l’autore “mi sono divertito moltissimo. Ho scoperto che la biblioterapia esiste veramente. Ho iniziato ad intervistare biblioterapeuti, a parlare con loro. Ho scoperto che gli psicanalisti oggi soffrono perché sogniamo molto meno che in passato. Una biblioterapeuta me l’ha raccontata così: noi diamo un romanzo da leggere e poi ce lo facciamo raccontare. Il modo in cui lo racconti è una specie di sogno ad occhi aperti, di proiezione onirica fantastica. E’ tutto molto interessante. Poi sono andato in giro a presentare questo libro e per un po’ di mesi mi sono ritrovato a presentarlo con il medico condotto del paese, con la farmacista.. Ho scoperto - aggiunge Stassi - che le farmaciste sono delle lettrici meravigliose che fanno dei discorsi, tipo sull’omeopatia: secondo te Hemingway che erba è? Quindi mi trovavo in una situazione completamente diversa dal mondo che ero abituato a frequentare, ma molto stimolante. Per un po’ siamo andati avanti così, finché ho incominciato io ad accusare un po’ di malesseri e quindi ho detto al mio editore: ‘Antonio non mi mandare più, non vorrei ammalarmi’”, risata generale.

 

“Però – prosegue l’autore - le storie di questi biblioterapeuti mi avevano molto colpito. E soprattutto mi aveva colpito la fiducia, soprattutto da parte del pubblico femminile, nel fatto che la lettura possa far bene. E’ vero, è così. Non ricordo tutti i libri che ho letto, mi ricordo invece sempre di chi mi ha consigliato un libro, l’amico che mi ha detto per favore leggi questo libro. Un libro veicola un affetto, una premura: è già questo è terapeutico. Poi, come dicevo, tutto è proseguito un po’ per caso. Una sera ero a cena con i giallisti di Sellerio, mancava solo Camilleri, c’erano un po’ tutti: Manzini, Recami, Malvaldi... Io li ho un po’ provocati: fate gialli sempre con i commissari, è un po’ uno schema che si ripete. E Antonio Sellerio: ‘Beh tu come lo scriveresti?’ Mi piacerebbe raccontare dei gialli letterari con un biblioterapeuta che risolve dei piccoli misteri attraverso la conoscenza della letteratura, attraverso i romanzi. Allora lui da bravo editore: ‘Allora scrivilo’.

"All’inizio è stata un po’ una scommessa, ma poi è diventata una cosa molto seria, perché la biblioterapia è una cosa molto seria, che ha a che fare con i malesseri, i disagi, la difficoltà di stare al mondo” dice Stassi. Francesca Ferruzzi sottolinea come i pazienti che si rivolgono al protagonista del romanzo sono soprattutto donne con problemi che le fanno soffrire molto, che a volte gli sottopongono quesiti fantasiosi, bizzarri. La bibliotecaria aggiunge che nel romanzo costruito su di un’architettura complessa niente viene lasciato al caso, che ci sono molti riferimenti musicali e letterari. Da qui la seconda domanda: “Per scrivere sei partito dai libri o dal malanno?”.

“Si parte sempre dalla vita – replica lo scrittore – Diciamo che di casi ne avevo collezionato un buon numero nella mia famiglia”. C’è spazio quindi per un altro aneddoto che vede l’autore in Sardegna ospite di un gruppo che unisce bibliotecari, scrittori, editori. Un gruppo “che fa cose egregie sul territorio, per cui quando mi invitano io vado sempre molto volentieri. L’ultima volta il settembre dell’anno scorso. Vado a Cagliari e mi trovo un ospedale da campo montato con scritto Pronto soccorso letterario. Mi hanno dato un camice da indossare. Consiglio a tutti di indossare un camice: perché è incredibile come cambia lo sguardo della gente: un camice ti dà un’aria autorevole. Tutti mi guardavano che neanche il mio cane quando lo chiamo mi guarda così. Mi hanno dato uno stetoscopio che finiva a forma di libro e avevo due bibliotecari come assistenti. Poi fanno questa cosa qui: si inventano un codice triage con adesivi di diversi colori, ciascuno diceva il problema che aveva e loro davano gli adesivi del colore corrispondente. Io mi sono seduto lì e davanti a me si è creata una fila. Quello che sembrava un gioco però non è stato un gioco neanche per un secondo."

"Mi hanno raccontato la loro vita, cose intime che per segreto professionale non posso dirvi, anche se a qualcuno ho chiesto: ‘Scusi questa storia è troppo bella posso raccontarla?’ Qualche storia quindi è vera, qualche storia è caduta dentro qualche coincidenza. Ad un certo punto è arrivata un’attrice anziana che aveva avuto un periodo davvero difficile, mi ha raccontato che a lei i libri le avevano salvato la vita perché un giorno dopo essere entrata in una libreria un libro era caduto e il libraio ha detto: ‘Questo libro è per lei signora’. Io sono cresciuto a Trastevere e la domenica andavo sempre al mercato di Porta Portese per bancarelle di libri usati. E devo dire che alcuni libri che ho trovato sono stati fondamentali per la mia vita. Sicuramente l’hanno anche cambiata. I libri danno una direzione della nostra vita e anche i personaggi dei romanzi che incontriamo”.

Francesca Ferruzzi torna nuovamente su “Ogni coincidenza ha un’anima” e sottolinea che l’unico uomo che si rivolge al biblioterapeuta Vince Corso non lo fa per chiedergli una ricetta letteraria, bensì per convincerlo ad entrare in un gruppo xenofobo che si trova nel quartiere. “Ha trovato la persona sbagliata. Decisamente, ma Vince prima di mandarlo via gli prescrive dei libri per ragazzi. Sono rimasta molto sorpresa e felice. Sono libri molto particolari, sono albi illustrati, Io li ho anche portati qui stasera. Come mai questa attenzione?”.

E anche stavolta c’è di mezzo il solito Sellerio che dopo “Curarsi con i libri” coinvolge Stassi in un altro progetto editoriale sulla falsariga ma rivolto alla infanzia: “Crescere con i libri, Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici”. “E’ stata una grande opportunità, perché a cinquant’anni suonati mi sono messo a rileggere i libri per ragazzi. Sciascia diceva: ‘Non c’è gioia più grande che leggere L’isola del tesoro”, Anche qui c’è spazio per un altro momento di vita vissuta. Dalla Sardegna ci spostiamo a Lampedusa. “A Lampedusa faccio un incontro con dei bambini e gli chiedo: ‘ Cos’è per voi un libro?’ Mi danno delle risposte che solo dei bambini con le loro fantasie intatte possono dare. Uno mi dice: Un libro per me è una teiera. Quest’immagine è bellissima, ma come fa a pensare un bambino che un libro è una teiera? Poi scopro che il bambino era figlio di due volontari che accoglievano le donne e i bambini che arrivavano massicciamente dall’Africa e la prima cosa che facevano i genitori era quella di dare una bevanda calda a queste persone. Il bambino aveva fatto questa trasposizione: il libro è qualcosa di caldo, di caloroso, un gesto di accoglienza. Un altro bambino mi fa: i libri per me sono isole. Perché? Perché se un libro lo vedi così di taglio questa è una scogliera e come la scogliera che c’è a Lampedusa. E’ vero che un libro somiglia un po’ una scogliera, è vero che i libri sono isole. L’ultimo bambino invece mi dice: io non lo cos’è un libro, ma un libro si apre come un abbraccio. Noi facciamo un gesto che diamo per scontato, ma quando leggiamo un libro lo apriamo. Leggere è un gesto di accoglienza, di aprirci al mondo”.

Poi Stassi torna a concentrarsi sul suo libro. “Vince Corso ha il suo studio di biblioterapia in via Merulana, via letteraria per eccellenza, che si trova in un quartiere oggi multietnico. A poche centinaia di metri di distanza c’è la sede di Casa Pound. Quando l’uomo si presenta nel suo studio, Vince dice di non aver bisogno di nulla. Poi lui insiste e il biblioterapeuta gli propone di leggere un libro: ‘Piccolo blu. Piccolo giallo’. , Quel genio di Leo Lionni è riuscito a fare un libro solo di macchie di colore. Vince gli dà da leggere questo libro che pochi anni fa è stato censurato da un sindaco insieme ad altri libri perché possono fare male alle menti dei bambini. Letto oggi, nel nostro tempo, in Italia. ‘Piccolo blu. Piccolo giallo’ acquista il sapore di una parabola sul razzismo e sul fatto che non c’è cosa più ridicola del razzismo”.

 

È la volta di Cavezzali che si vuole togliere una curiosità: “Ad un certo punto del romanzo Vince Corso si trova a fare una consulenza ad uno che vuole diventare scrittore e cita una frase di Steinbeck: “La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli come un’attività solida, stabile”. “Io - risponde Stassi - amo gli scrittori per i quali scrivere è una questione di vita o di morte, che mettono in gioco se stessi, gli scrittori che hanno lavorato in condizione di difficoltà. Raymond Carver raccontava che lui non aveva tempo di scrivere, perché aveva la famiglia, i figli. Carver portava i panni in queste grandi lavatrici che ci sono in America. La scrittura devi volerla veramente, devi avere un’urgenza assoluta per cui ti metti a scrivere quando la lavatrice gira. La mia grande opportunità è stata che 22 anni fa mi sono dovuto trasferire da Roma a Viterbo a cento chilometri e quei cento chilometri, grazie alle ferrovie italiane sono due ore ad andare e due ore a tornare quando va bene: la scorsa settimana di ore ne abbiamo impiegate sei. Questo è il mio tempo, questo è il mio spazio.

Il Freccia Rossa? È troppo comodo. Per scrivere ci devono essere condizioni di disagio”. Stassi cita lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II incontrato al salone del libro di Torino: “La letteratura è malattia. In effetti chi scrive qualche problema, qualche ossessione ce l’ha”.

C’è tempo per un intervento del pubblico. Si parla dell’importanza della parola, del suo potere simbolico e di conforto. L’autore di “Ogni circostanza ha un’anima” racconta di un suo zio ciabattino che subito dopo la guerra risuolava le scarpe per i morti, “L’idea era questa: c’è bisogno di scarpe solide se vogliamo che i nostri morti possano tornare in sogno a visitarci. Uno scrittore olandese ha detto che i poeti morti continuano a parlare. Purtroppo da vent’anni in qua o noi non li sentiamo più o loro non sono più tornati. Io ho l’impressione che non tornino più a visitarci perché non hanno più le scarpe buone. Le scarpe dei poeti sono le parole. Trovo che fare lo scrittore sia molto simile a fare il ciabattino: il lavoro che bisogna fare è quello di tornare a lavorare su ogni singola parola.” Infine l’ultima domanda è su Roma che, sottolinea Francesca Ferruzzi, è molto presente nel romanzo.

“Roma è l’altro personaggio di questa storia. Roma è sempre stata presentata come una città solare. In realtà è una città molto ambivalente, è una città ultimamente anche abbastanza inospitale. Io volevo descrivere una città più reale, una Roma dove piove, una Roma dove non c’è il sole, una Roma come città dell’oblio. Prima o poi scriverò la storia di un uomo che perde la memoria, che perde le parole. Roma è un po’ anche questo: una città che ha perso il suo linguaggio, alcuni ricordi, una città difficile”. Dopo aver partecipato sempre nella serata di ieri ad un altro incontro al Caffè letterario di Lugo, Stassi questa mattina torna di nuovo alla Classense, alla sezione Holden per incontrare i ragazzi.

 

A cura di Ro. Em.

08/11/2018


Trascorsi 10 giorni dalla pubblicazione di un articolo non è piú possibile inviare commenti.

Vuoi restare aggiornato sulle ultime notizie da Ravenna e provincia? Iscriviti alla Newsletter.