Ravenna in Comune: Ravegnana, i nodi che vengono al pettine

Il disastro occorso sulla Statale Ravegnana, con la sua conseguenza luttuosa per la quale esprimiamo innanzi tutto dolore e cordoglio, purtroppo è solo uno dei tanti episodi in cui si evidenziano le fragilità del territorio (di tutto il territorio, dell’intero Paese). Tale fragilità è dovuta a cause molteplici, fra loro intrecciate, e risultanti a loro volta di molti fattori, sui quali nessun livello decisionale, amministrativo e civile (Stato, Regioni, Enti Locali,e anche l’insieme della cittadinanza con i suoi comportamenti collettivi e individuali) può dirsi completamente innocente e privo di responsabilità. 

Indubbiamente, di tali aspetti, quello della mobilità e del traffico automobilistico è uno dei principali e dei più critici, sia per il fatto che l’enorme numero di auto provoca il grave deterioramento delle strade e delle strutture annesse, sia perché al momento in cui si crea una criticità, come quella riguardante la Ravegnana (ma non dimentichiamo certo le altre, fra le quali l’immensa tragedia di Genova) risolvere il problema di come indirizzare i flussi di spostamento viene a impattarsi con difficoltà enormi.

Insomma, vengono al pettine i nodi di un modello di sviluppo che per decenni ha drogato, dal punto di vista economico, ma anche organizzativo, sociale e financo psicologico, il trasporto individuale su gomma, sacrificando drammaticamente e irresponsabilmente quello collettivo. La costruzione di strade e autostrade e la relativa distruzione di enormi estensioni di territorio sono andati crescendo parallelamente al numero sconsiderato di automobili e all’individualismo esasperato che caratterizza la mobilità di oggi, mentre l’offerta in termini di trasporto pubblico è rimasta sempre carente e in molti territori addirittura umiliante e ridicola.

Anche se alcuni interventi di ampliamento e ammodernamento sono indispensabili, proporre oggi ulteriore generalizzata costruzione di strade costituisce un rimedio che potrebbe essere peggiore del male, e non farebbe che incrementare il volume di traffico. Ci rendiamo perfettamente conto di come l’emergenza (in questo caso quella rappresentata dalla chiusura della Statale 67) renda indispensabile mettere in atto provvedimenti che affrontino i problemi immediati, e che richiedono la massima collaborazione e il massimo coordinamento fra amministratori, tecnici e cittadini. In questo senso apprezziamo il realismo, il senso di responsabilità e l’assenza di toni propagandistici, con cui il nostro Sindaco e gli assessori e i tecnici coinvolti stanno gestendo la questione.

E vediamo con preoccupazione l’emergere di proteste micro-campanilistiche di alcuni gruppi di cittadini che, anziché cercare di valutare quali siano le scelte da compiere nel senso del bene comune, alzano la voce per richiedere qualche privilegio in termini di permessi e autorizzazioni – come fosse un diritto, e come se fosse quello il problema principale – per le loro singole realtà. Tuttavia è nostro dovere rimarcare con la massima energia che questi momenti di crisi dovrebbero proprio essere occasioni per rimettere in discussione il modello di sviluppo al quale siamo abituati. Se molte più persone e merci si spostassero con i mezzi pubblici, molte meno automobili circolerebbero sulle strade e la soluzione di come indirizzare il traffico sarebbe più semplice. Ma questo è realizzabile solo con un potenziamento e una ramificazione del trasporto collettivo, che adesso è assolutamente deficitaria, e una campagna costante di sensibilizzazione e di promozione.

È vero che questo è un ragionamento di lunga scadenza, che dovrebbe fra l’altro far riprendere in considerazione una rinnovata importanza del trasporto su rotaia (chi ricorda che le “metropolitane di superficie” erano nei discorsi del mondo politico, anche locale, alcuni decenni orsono? E chi ricorda che un tempo l’asse Ravenna-Forlì aveva anche un collegamento ferroviario?). Ma anche nell’emergenza alcune strade sarebbero percorribili, come il potenziamento delle autolinee Ravenna-Forli, la predisposizione di bus navetta in alcuni punti strategici dei foresi in modo da fermare una quantità di auto private a una certa distanza dalla città, nonchèe la riduzione del prezzo delle corse nei tratti interessati dall’emergenza. Ravenna in Comune fa appello agli amministratori e ai cittadini affinchè il tema della mobilità sostenibile divenga finalmente una delle priorità nel dibattito e nelle scelte politiche concrete.

Lista Ravenna in Comune

05/12/2018

 Commenti

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C'è un piccolo problema di fondo: i soldi. Non ci sono neppure quelli per la manutenzione ordinaria dell'esistente, dove pensate che crescano quelli per nuove infrastrutture utili a livello locale? In seconda battuta salterà fuori il toninellidanilo di turno, a rimettere in discussione tutto quanto già eventualmente concordato (addirittura anche lavori già avviati) per "inutilità".......
05/12/2018 - Maurizio Ricci
Articolo che dice poco sui lavori. Io personalmente non vedo mai lavori in corso o controlli. Nessuno che ci aggiorna? Non possiamo fare un'ora di macchina da Forlì a Ravenna su strade estremamente pericolose e strette. La deviazione su Villanova è assurda, facciamo prima ad arrivare a Bologna che a Forlì per non dire dei costi quotidiani per la benzina.
08/12/2018 - Claudio
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