Procura di Ravenna. Bilancio positivo per le attività 2018: migliora l’efficienza, ma poco personale

Procura di Ravenna. Bilancio positivo per le attività 2018: migliora l’efficienza, ma poco personale
Il procuratore capo di Ravenna Alessandro Mancini e il Dirigente Amministrarivo Giorgio Petrani

Oggi, martedì 8 gennaio, è stato illustrato il bilancio 2018 delle attività della Procura della Repubblica di Ravenna. Sono positivi i dati statistici presentati dal procuratore capo di Ravenna Alessandro Mancini. In particolare, secondo i vertici della Procura i dati relativi ai procedimenti penali nell’anno 2018 attestano l’elevato standard produttivo espresso dalla Procura stessa. 

Per quanto riguarda le spese di giustizia che comprendono le spese strettamente sostenute per lo svolgimento dei processi penali, le indennità e gli onorari pagati ad ausiliari, oltre ad altre spese per oneri previdenziali e IVA, la diminuzione è costante nel quinquennio. Nel 2018 si è registrato un risultato, in diminuzione rispetto al 2014, del 29,1% per tutte le spese e del 64,9% per le spese delle intercettazioni telefoniche.

I dati, invece, attestanti le percentuali di condanne ed assoluzioni negli anni 2016, 2017, 2018, confermano nel triennio un andamento costantemente superiore al 75% dell’indice di percentuale delle sentenze di condanna con una punta, per il rito collegiale nell’anno 2018, del 92,06%.

Per quanto riguarda i dati sui procedimenti penali iscritti a mod. 21 nell’anno 2018, quest'utlimi evidenziano, confermandolo ed anzi incrementandolo rispetto al passato, l’elevato standard produttivo espresso dalla Procura di Ravenna, che può essere così compendiato:

  • pendenti all’inizio dell’anno 2018: 4.872;
  • sopravvenuti al 31.12.2018: 6.943;
  • definiti al 31.12.2018: 7.120;
  • pendenti al 27.12.2018: 4.695.  

In realtà, se a questa cifra si sottraggono i procedimenti penali: 1) in richiesta di fissazione udienza, senza che alcuna data sia stata fissata; 2) con data fissata  con decreto di citazione diretta già firmata dal magistrato ed in fase di sdoppiamento; 3) con decreto di citazione diretta da firmare o in fase di preparazione; 4) in carico all’ufficio U.A.S.; 5) nella fase c.d. 415 bis c.p.p, si ha una pendenza effettiva, per magistrato, nella media inferiore a 100.

Inoltre dalle verifiche effettuate sull’applicativo SIRIS, non risultano procedimenti penali con termine massimo di durata delle indagini scaduto senza che sia stata esercitata l’azione penale o richiesta l’archiviazione entro il termine di cui all’art. 407 comma 3 bis c.p.p.

Tra le attività degne di rilievo si segnalano altresì quelle relative alle esecuzioni penali, con 223 provvedimenti di cumulo pene (172 nell’anno precedente), 1.761 provvedimenti (1.194 nell’anno precedente) e 776 nuove iscrizioni (678 nell’anno precedente). Inoltre l’ufficio esecuzioni ha trattato nel 2018 270 pratiche di conversione delle pene pecuniarie inesigibili.

Buona la diminuzione delle fotocopie: nel 2018 sono state infatti effettuate 710.363 copie utilizzando 5 fotocopiatrici (contro le 865.996 nel 2017). Dal 6 giugno 2018 è infatti operativo l’applicativo T.I.A.P. (acronimo di trattamento informatico degli atti penali) operativo per tutti i procedimenti penali, grazie al quale è stato possibile produrre oltre 100mila fotocopie in meno. Oltre agli evidenti vantaggi legati alla cosiddetta ‘dematerializzazione’ degli atti, molto positiva è la possibilità per gli esponenti del foro di consultare gli atti da una postazione informatica dedicata e di farsi rilasciare le copie in formato digitale.

Unica nota negativa, invece, quella sul numero del personale amministrativo, che oltre ad essere carente, non sarebbe nemmeno proporzioanato al  numero di magistrati della Procura di Ravenna. Più volte in sede di verifica ispettiva è stato rilevato che l’attuale pianta organica del personale amministrativo è sottostimata tenuto conto che, a fronte dei recenti aumenti di due unità nella pianta organica dei sostituti, non è corrisposto alcun movimento in aumento del personale di cancelleria. 

In questo contesto, di indubbia emergenza, si evidenzia anche la forte sperequazione esistente fra gli organici della seconda area nel profilo professionale di assistente giudiziario in servizio presso gli uffici requirenti del distretto di recente rideterminate con il D.M. 14 febbraio 2018 . A titolo esemplificativo si citano la Procura della Repubblica di Parma in cui, a fronte di un organico di magistrati uguale a questa Procura (1 Procuratore e 9 S.P.) risultano 10 gli assistenti in pianta e la Procura della Repubblica di Piacenza che, con un organico di magistrati notevolmente inferiore (1 Procuratore e 5 S.P.), annovera in pianta ben 7 assistenti giudiziari.

Anche l'età media del personale amministrativo e giudiziario è alta. Ad esempio nei magistrati è di 55 anni. L’ufficio della sede ravennate versa quindi in una situazione di inadeguatezza dell'attuale contingente di personale in servizio, dato assodato ed assolutamente diffuso nella quasi totalità degli uffici giudiziari italiani, che si profila, peraltro, non solo quantitativa, ma anche qualitativa.

Infatti, anche a causa del tempo trascorso dalle ultime procedure concorsuali, difettano negli organici nazionali proprio quelle specifiche professionalità che il mutamento del fabbisogno gestionale oggi impone di acquisire. In particolare, mancano nelle strutture giudiziarie unità munite di competenze informatiche, ingegneristiche, statistiche e ragionieristiche. Il blocco del turn-over nelle assunzioni, che ha impedito l'ingresso di personale più giovane e quindi più edotto dal punto di vista tecnologico, costituisce una criticità centrale, ma è altrettanto indubbio che all'introduzione di tutte le innovazioni tecnologiche ed informatiche nel settore penale non si è accompagnata una sufficiente preparazione del personale in servizio tale quantomeno da rendere performante la capacità di risposta del sistema giudiziario rispetto all'impatto delle nuove tecnologie.


 

08/01/2019


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