Casa Maria e Casa Dunya e il lavoro per i migranti a Ravenna

Casa Maria e Casa Dunya e il lavoro per i migranti a Ravenna

Negli ultimi anni il flusso migratorio nel nostro Paese è cresciuto fino a porre seri problemi da affrontare, non soltanto sul piano nazionale, ma anche a livello europeo, attraverso la predisposizione di strumenti politici ed umanitari idonei a farvi fronte. Come tutti sappiamo questo fenomeno trova la sua ragion d’essere nelle situazioni di estrema difficoltà in cui versano i Paesi da cui provengono le persone costrette ad abbandonare i luoghi di nascita, dilaniati da sanguinosi conflitti che vi imperversano da anni ovvero a causa delle condizioni di fame e stenti, principali fonti di mortalità infantile in quelle realtà. 

Donne, uomini e bambini ammassati su “barconi“ gli uni accanto agli altri, attraversano fredde e oscure distese d’acqua sconfinate, lasciando le loro famiglie, per approdare dopo vari giorni di traversata nella nostra terra, alla quale affidano i loro sogni e loro speranze, le stesse a cui si aggrappano e che gli permettono di superare quei momenti carichi di paura e di incertezza. Una volta qui, queste persone vengono ospitate in strutture di accoglienza presenti su tutto il nostro territorio.

Nella nostra comunità sono numerose le organizzazioni che accolgono i migranti. Tra queste, per la particolare sensibilità del personale che vi opera, si distingue la Cooperativa sociale “Società Dolce“. Essa nasce negli anni novanta a Bologna, con la finalità di offrire servizi alla persona. Negli anni i servizi sono cresciuti, comprendendo, oltre a asili nido, assistenza minori disabili, servizi per anziani residenziali e domiciliari, anche progetti di accoglienza ai migranti che vi giungono dopo essere stati smistati dai Centri di Identificazione (i vecchi CIE, oggi denominati Hotspot immigrazione).

I servizi si sono altresì sviluppati sempre più fino a estendersi in gran parte del territorio nazionale, rendendo necessaria una suddivisione in aree territoriali: Ravenna fa parte di area centro, di cui è dirigente Stella Coppola, mentre il presidente di tutta la cooperativa è Pietro Segata. Richiedenti asilo politico e rifugiati, vengono accolti amorevolmente a “Casa Maria”, nome con cui la stessa è meglio conosciuta anche tra i suoi ospiti, dove questi trovano il calore di una famiglia in seno alla quale si riscoprono come persone con una propria dignità.

Incontriamo Soheila Soflai Sohee, Coordinatrice di Casa Maria e Casa Dunya per chiederle innanzitutto quali sono i servizi offerti in quanto realtà sociale. “Per le persone accolte forniamo sostegno legale e psicologico, attivando percorsi di integrazione individualizzati e provvediamo altresì ad erogare beni di prima necessità, ma soprattutto direi che cerchiamo di far star bene le persone. Il benessere ed il futuro delle persone sono i punti che abbiamo più a cuore”.

Che cosa vi regala umanamente quest’esperienza?

“Umanamente ci dà il privilegio di vedere sbocciare le vite delle persone. Spesso ci diciamo che dovremmo filmarle quando entrano e quando escono, perché a percorso terminato sono persone diverse”.

In che modo agevolate la loro integrazione?

“Facciamo percorsi individualizzati, per ognuna cerchiamo di tenere in considerazione le inclinazioni. C’è chi fa corsi e tirocini nella ristorazione, chi fa corsi per badante, chi fa corsi in ambito di cure estetiche e, se vittime di tratta, fanno percorsi ulteriormente differenziati. E poi - continua la Sohee - facciamo attività di socializzazione, feste di buon vicinato, un corso di danza, volontariato ed altre iniziative”.

“Proprio oggi, ad esempio - prosegue - presso Riciclofficina, si è svolta la cerimonia pubblica per la consegna delle biciclette alla presenza della dottoressa Valentina Morigi, assessore comunale alle Politiche Sociali e Immigrazione, di Andrea Frontali, donatore delle bici, di Ionne Guerrini, della Casa delle Donne, e di Stella Coppola, responsabile Area Centro di Società Dolce”.

In che cosa consiste questo evento?

“Donne a ruota libera” nasce nell’ambito dell’iniziativa “Adotta un progetto sociale”, promossa dall’ex farmacista Andrea Frontali, cittadino della nostra comunità, dedicata alla memoria della moglie, idea realizzata dal connubio sinergico tra Società Dolce, la Casa delle Donne e Comune di Ravenna”.

“Le biciclette messe a disposizione saranno sei, usate e ricostruite da Riciclofficina, che costituiranno un’importante mezzo di trasporto per gli ospiti della struttura di accoglienza, che ne favorirà il raggiungimento dei luoghi di lavoro, ulteriore strumento per la realizzazione della loro integrazione sociale. Per coloro che non sanno andare in bici, saranno impartite lezioni di pedalata e di segnaletica”.

“Dietro le nostre ragazze - conclude la Sohee - ci sono storie toccanti, bambini lasciati nel paese di origine, bisogni e diritti che vanno rispettati e tutelati, che ci auguriamo di essere all’altezza di poter fare sempre al meglio delle nostre possibilità”.

Mirella Madeo

Donne a ruota libera: consegnate le biciclette restaurate e destinate a ragazze richiedenti asilo nell’ambito della ottava edizione di “Adotta un progetto sociale”

Sono state consegnate ieri con una piccola cerimonia le biciclette destinate alle ragazze richiedenti asilo di casa Maria e casa Dunya restaurate dai volontari della Riciclofficina. Si è conclusa così la prima fase del progetto “Donne a ruota libera” ideato e presentato dalla Casa delle Donne con la collaborazione di cooperativa società Dolce, Riciclofficina, Fiab Ravenna, adottato da Andrea Frontali, nell’ambito di “Adotta un progetto sociale”, iniziativa del Comune, alla sua ottava edizione, che registra in questo caso il coinvolgimento trasversale degli assessorati all’Immigrazione e Servizi sociali e alle Politiche e cultura di genere, rispettivamente guidati da Valentina Morigi e Ouidad Bakkali.

Il progetto Donne a ruota libera si articola in quattro moduli in un arco di tempo compreso tra i mesi di gennaio e maggio. L'obiettivo è quello di promuovere l’uso della bicicletta per avere una maggiore autonomia negli spostamenti di breve distanza, migliorare l'autostima e abbattere le barriere emozionali e sociali. A partire dal prossimo mese di marzo sono previste lezioni per insegnare ad andare in bicicletta ad alcune ragazze ancora insicure e percorsi guidati in città per la conoscenza della segnaletica stradale, delle regole del codice della strada, per la promozione della mobilità sostenibile e dell'utilizzo delle piste ciclabili. Inoltre martedì 30 aprile alle 10,45 al teatro Almagià, in via dell'Almagià 2, è in programma lo spettacolo teatrale “E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta” con Donatella Allegro e Irene Guadagnini, testo e regia di Donatella Allegro dell’associazione culturale Effettica. La rappresentazione vedrà protagoniste le attrici Donatella Allegro e Irene Guadagnini che con talento e ironia racconteranno le storie di alcune donne che, proprio pedalando, hanno sfidato pregiudizi, divieti e hanno conquistato nuovi spazi di libertà e aperto nuove strade per le donne.

 

Perché un progetto sulle donne e la bicicletta

Susan B. Anthony, avvocata americana per i diritti civili e uno dei simboli del XIX secolo del movimento per l’emancipazione femminile, nel 1896, disse: “Lasciate che vi dica cosa penso dell’andare in bicicletta. Penso che la bici abbia fatto per l’emancipazione delle donne di più di ogni altra cosa al mondo. Dà alle donne la sensazione di libertà e di completa autonomia. Gioisco ogni volta che vedo in giro una donna pedalare.” A 200 anni dalla sua invenzione la bicicletta continua a esercitare la sua forza di emancipazione per il genere femminile in quanto garantisce libertà di movimento, autonomia negli spostamenti e liberazione dal controllo e dagli sguardi altrui. Nella tradizione patriarcale andare in bicicletta per le donne era considerato disdicevole, sconveniente e dannoso alla salute e alla femminilità. Ancora oggi in alcuni paesi del mondo alle donne è proibito pedalare per motivi culturali e religiosi. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è cultura, è uno strumento di indipendenza e libertà. Questo è vero tanto più per le donne straniere provenienti da diversi paesi e culture. Per questo il progetto Donne a ruota libera si rivolge a donne e ragazze straniere che vivono nella nostra città.

28/02/2019

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Complimenti per il vostro lavoro. Spero in qualche modo continui perché la Legge Salvini di fatto lo distrugge, togliendo i fondi per italiano, orientamento e volontariato per i richiedenti asilo. MI chiedo con molta preoccupazione cosa succederà, e mi dispiace molto pensare che operatori sociali formati perderanno il posto di lavoro.
28/02/2019 - Andrea
Ottima iniziativa. Spero possa consolidarsi nel tempo
01/03/2019 - Marcello Vagnini
Grazie mille Andrea e Marcello, lo speriamo anche noi, il momento e' difficile ma facciamo del nostro meglio! Grazie del supporto
01/03/2019 - Soheila
Ci provo ancòra: tra un migrante e l'altro, vogliamo inserire anche qualche famiglia povera...Italiana?
02/03/2019 - Ermes
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