Pialassa Piomboni. Bertani (M5S): Disastro Berkan B, chi sono i responsabili? La Regione faccia luce

Pialassa Piomboni. Bertani (M5S): Disastro Berkan B, chi sono i responsabili? La Regione faccia luce
Una foto del sopralluogo effettuato il 9 marzo da Carlo Ugo de Girolamo e Andrea Bertani

Il consigliere regionale del M5S Andrea Bertani ha depositato in Regione un question time, che verrà discusso in aula domani, martedì 12 marzo, sulla situazione della nave Berkan B inabissatasi per metà nelle acque del Porto di Ravenna e dalla quale fuoriescono sostanze, nel quale chiede interroga la Giunta per sapere "se non è doveroso che la Regione faccia luce su questo disastro ambientale preannunciato, chiarendo chi sono i responsabili".

 

Ecco il testo completo del qustion time di Bertani:

“Premesso che

● la Pialassa dei Piomboni costituisce la parte meridionale delle vaste lagune salmastre formatisi nei secoli a nord-est di Ravenna e comprese tra il cordone dunoso che costituiva la linea di costa del X-XVI secolo d.C. (sul quale corre la via Romea) ed il cordone litoraneo attuale (XVIII-XIX sec.). E’ separata, tramite il canale portuale Candiano, dalla Pialassa Baiona e, attraverso il Candiano, scavato nel XVIII sec., ha sbocco in mare. Contestualmente alla realizzazione del Candiano, la Pialassa dei Piomboni fu irreggimentata, insieme alla Baiona, mediante una pregevolissima opera d’ingegneria idraulica grazie alla quale, sfruttando l’incessante flusso e deflusso delle maree (pia-lassa, prendi e lascia) attraverso un sistema di canali appositamente scavati e disposti a pettine, veniva pulita naturalmente la bocca del porto progressivo accumulo di sabbie che da sempre caratterizza le infrastrutture portuali ravennati;

● la Pialassa dei Piomboni appartiene al sito protetto “IT4070006 – SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale) Pialassa dei Piomboni, Pineta di Punta Marina” i cui gestori sono l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Delta del Po, l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Punta Marina e la Regione Emilia-Romagna;

● il sito protetto IT4070006 ricade per l’80% nel Parco Regionale del Delta del Po (“stazione Pineta di S. Vitale e Pialasse di Ravenna”) che comprende zone sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi del Codice del Beni Culturali, zone di vincolo idrogeologico e una Riserva Naturale dello Stato;

● il documento “Misure specifiche di conservazione del sito IT4070006 – SIC e ZPS “Pialassa dei Piomboni, Pineta di Punta Marina” evidenzia come sui tre quarti della superficie del sito ci sia la presenza di ben 11 habitat di interesse comunitario (quattro alofitici, tre erbacei xerofili dunali e tre forestali di pineta, lecceta e querceto planiziale), dei quali tre prioritari; In base all’art. 1 “Definizioni” della Direttiva “Habitat” i tipi di habitat naturali prioritari sono i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell'importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio;

● chiuso tra l’area portuale con insediamenti industriali e le due stazioni balneari di Marina di Ravenna e Punta Marina, il sito è stato sempre interessato da fortissime pressioni antropiche che hanno causato e causano alterazioni significative all’ambiente;

● due settimane fa abbiamo presentato un’interrogazione (oggetto n. 7986 del 21 febbraio 2019) nella quale segnalavamo un possibile e imminente disastro ambientale dovuto ad un cargo abbandonato nella zona della Pialassa dei Piomboni, lungo le banchine est della penisola Trattaroli;

● nello specifico ponevamo l’attenzione su quanto segnalato da molti cittadini e da molti media locali e cioè che un cargo, il Berkan B (oggetto di disarmo e smantellamento per recupero materiale fino a metà 2018 e poi lasciato abbandonato), dal quale sarebbe fuoriuscito del carburante, fosse a forte rischio di affondare, con il conseguente pericolo di rilasciare ulteriori inquinanti nell’ambiente circostante;

● per scongiurare tale pericolo e intervenire il prima possibile è stata depositata una denuncia (11 febbraio scorso) presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Ravenna, nonché presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Segreteria del Ministro e Direzione Generale per la vigilanza sulle Autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne;

● il 5 marzo la nave si è definitivamente spezzata in due tronconi e la prua è colata a picco, ora il relitto della Berkan B è semiaffondato, la zona dei motori e delle cisterne è invasa dalle acque e le maree e gli eventi meteomarini continueranno a diffondere la sostanze inquinanti in essa ancora contenute; la protezione delle panne è temporanea, non è stagna e necessita di controlli continui, che ovviamente non possono essere garantiti ogni minuto.

Evidenziato che

● La zona dove è abbandonato il cargo Berkan B non è zona SIC-ZPS ma a questa è contigua e ogni sversamento di sostanze inquinanti nelle acque si propagherebbe immediatamente anche alle acque del SIC ZPS; le acque sono infatti collegate al Canale Candiano, che a sua volta è collegato sia all’altra zona SIC-ZPS, denominata “IT4070004 - SIC-ZPS – Pialasse Baiona, Risega e Pontazzo”, posta a nord del canale stesso, nella quale, tra l’altro, si pratica la pesca a fini commerciali di molluschi, sia con il mare Adriatico, passando accanto agli abitati di Porto Corsini e Marina di Ravenna;

● Quand’anche fosse completato il progetto denominato “Interventi di risanamento della Pialassa del Piombone e di separazione fisica delle zone vallive dalle zone portuali mediante arginatura naturale”, proposto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale – Autorità Portuale di Ravenna e sottoposto a proroga dei termini di validità della procedura di VIA mediante Delibera di Giunta Regionale n. 239/2009 del 03.12.2018, le acque entranti ed uscenti nelle zone vallive dalle paratoie di carico e scarico e dalle porte vinciane poste lungo l’arginatura, sarebbero le medesime;

● a poche centinaia di metri dalla Berkan B, da oltre 10 anni, giacciono, derelitti ed adagiati sulla riva est non banchinata dei Trattaroli, i tre cargo ucraini (anch’essi di oltre 100 metri di lunghezza come la Berkan) V-Nicolaev, Vomv-gaz, Orenburggazprom, insieme ad un altro relitto ormai quasi totalmente affondato, motivo per cui la zona è nota a tutti come “cimitero delle navi”.

Si interroga la Giunta regionale e l’assessore competente per sapere

● se non credano sia opportuno e doveroso che la Regione faccia luce su questo disastro ambientale preannunciato, chiarendo chi sono i responsabili di questo immobilismo che ha permesso dapprima l’abbandono del cargo Berkan B per così tanto tempo e poi di non intervenire durante l’emergenza negli ultimi giorni in cui era ovvio che sarebbe affondato, se non ritengano adoperarsi affinché il relitto venga rimosso con la massima urgenza dalle acque della Pialassa vista l’emergenza ambientale, e cosa intendano fare in generale per tutta l’area a poche centinaia di metri, nota a tutti come “cimitero delle navi”, nella quale, da oltre 10 anni, giacciono, derelitti ed adagiati sulla riva est altri tre cargo ucraini insieme ad un altro relitto ormai quasi totalmente affondato”.

11/03/2019

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Semplice… chi ne aveva e ne ha tuttora la custodia legale.
11/03/2019 - andrea
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