Riscrivere la Storia. WuMing a Ravenna: Rivoluzione? Non abbiamo più un’idea alternativa di società

Riscrivere la Storia. WuMing a Ravenna: Rivoluzione? Non abbiamo più un’idea alternativa di società

Per il secondo appuntamento (ieri mattina alla Classense di Ravenna), “Riscrivere la storia” lascia l’Italia e dopo avere affrontato l’ascesa del fascismo con il libro di Scurati su Mussolini, vola in Unione sovietica per parlare di uno dei più importanti eventi storici del secolo scorso: la rivoluzione di ottobre. Il tutto prendendo spunto dalla presentazione di “Proletkult” scritto da Wu Ming, uscito l’autunno scorso per Einaudi. Si tratta dell’ultimo libro in ordine di tempo del collettivo di scrittori che giusto vent’anni fa con il nome di Luther Blissett ha pubblicato “Q” tradotto in tutto il mondo. 

A dialogare con Wu Ming 4 (al secolo Federico Guglielmi) in rappresentanza del collettivo, il giornalista-scrittore Matteo Cavezzali direttore di Scrittura Festival che insieme alla Fondazione Casa Oriani e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna promuove la rassegna fra letteratura e storia giunta alla seconda edizione. “Proletkult”, spiega Cavezzali, è ambientato dieci anni dopo la rivoluzione di ottobre, nella Russia di Stalin in cui fervono i preparativi per i festeggiamenti dell’importante anniversario dell’evento. Il libro ruota attorno ad un personaggio straordinario realmente esistito: Aleksandr Bogdanov. Una vita quella di Bogdanov, intensa e piena di colpi di scena: una vita da romanzo. Un personaggio eccezionale, ma nonostante questo sconosciuto ai più.

“Come lo avete scoperto?”, chiede Cavezzali.

Wu Ming 4 prima di rispondere  dichiara con espressione semiseria di sentirsi in soggezione.  I motivi?  Uno soprattutto: sopra alla porta di ingresso della sala Dantesca gremita per l’occasione di studenti, troneggia una scritta che invita al silenzio.  “Voi non la vedete,  ma io ce l’ho proprio di fronte”  e questo, dice,  lo mette a disagio. Il pubblico ride divertito.  Rotto il ghiaccio (e il silenzio), risponde alla domanda : “Ammetto che nessuno di noi ne aveva sentito parlare e trovo la cosa abbastanza curiosa.  Effettivamente Bogdanov fu un personaggio eclettico che fece tante cose nella sua vita e non di poco peso”.

Wu Ming 4 comincia ad elencare: fondatore del bolscevismo insieme a Lenin, scienziato, filosofo, pioniere in campo medico della trasfusione di sangue, romanziere. “Bogdanov  - prosegue -  mi fa venire in mente certi grandi personaggi del Rinascimento. Lui appartiene a quella generazione di rivoluzionari russi nati nella prima metà degli anni Settanta dell’Ottocento. Una generazione che visse due rivoluzioni quella fallita del 1905 e quella appunto dell’ottobre del 1917”.

Fra una rivoluzione e l’altra, mentre è in esilio, Bogdanov trova il tempo di scrivere un romanzo utopico fantascientifico:  “Stella rossa”. “Stella rossa”, riassume brevemente, narra di Leonid, militante del Partito operaio socialdemocratico russo “rapito” dagli alieni all’indomani della rivoluzione del 1905 e portato sul pianeta Marte dove da secoli ormai vive una comunità organizzata su basi socialiste. Ma anche  nella  società del socialismo perfetto non tutto va come dovrebbe: su Marte stanno finendo le risorse naturali e questo mette in difficoltà anche i marziani. “Non so – sottolinea  Wu Ming - quante persone nel 1908 (anno di uscita del libro, ndr) si ponessero il problema. Il romanzo non ha un happy end. Il terrestre fatica ad adattarsi alla vita del pianeta e i marziani lo riportano indietro”.  

“Proletkult” , fa notare Cavezzali, è il nome dell’organizzazione fondata qualche settimana prima della rivoluzione  di ottobre  dallo stesso  Bogdanov convinto che  per fare la rivoluzione appunto, fosse necessaria una nuova cultura, una cultura  proletaria.

“Fu un esperimento – afferma Wu Ming 4 - molto interessante. Cultura nuova  nel senso di una lettura delle cose fatta in modo nuovo”. Ad esempio un diverso approccio all’organizzazione del lavoro, nei confronti della scienza, nel fare poesia, letteratura.

Cavezzali:Uno dei personaggi del romanzo,  a differenza degli altri, non è reale”.

“L’idea – spiega Wu Ming 4 - nasce da ‘Stella rossa’. Abbiamo immaginato una giovane ragazza, Denni,  che dice di essere la figlia di Leonid (il terrestre portato dai marziani su Marte, ndr)  che è  tornato sulla terra.  Questa ragazza afferma di essere in missione per ritrovare il suo padre naturale. Nel romanzo non troverete una parola definitiva su questo personaggio. Ma non tutti i conti tornano: Denni ad un certo punto si mette a discutere di astrofisica, una cosa non certo consueta per una ragazzina ed ha un certo feeling con gli animali… A differenza dei nostri romanzi precedenti basati sulla verosimiglianza, in Proletkult abbiamo violato questo principio a favore di una radicale inverosimiglianza ”.

Cavezzali chiede se con questo  libro il collettivo ha  voluto fare anche un ragionamento sul tema della rivoluzione.

“Noi non scriviamo romanzi a tesi – replica Wu Ming 4 anche se sicuramente la scoperta di Bogdanov ha un risvolto politico. Questo personaggio non era mai emerso, è interessante il suo punto di vista, così originale, la centralità che dà alla cultura. Alcuni storici hanno scoperto che l’influsso di Bogdanov è sopravvissuto in Antonio Gramsci che si interessò al suo pensiero”.

“L’unica rivoluzione vera – dice Cavezzaliè quella che non è andata in porto”.

Wu Ming 4: “La rivoluzione è qualcosa che succede nella storia, a prescindere dalla volontà dei singoli e i cosiddetti rivoluzionari sono quelli che cercano di interpretare quell’evento storico. Ogni rivoluzione ha un suo inizio, un suo apice e una sua fine. Non ha senso parlare di sogno, utopia, disillusione. La cosa importante il percorso che fai: questa è l’ottica per giudicare una rivoluzione. Bogdanov e Lenin litigarono più o meno su tutto, ma Bogdanov decise comunque di dare il suo apporto alla rivoluzione”.

Cavezzali  pone l’attenzione sul progetto di scrittura collettiva alla base del lavoro di Wu Ming e prima di Luther Blissett. Il gruppo nel tempo si è assottigliato, fa notare: adesso nel collettivo da cinque sono rimasti in tre.  

“Questo – dice lo scrittore –fa parte della vita. In compenso grazie al nostro lavoro sul web abbiamo raccolto una comunità attorno a noi, una comunità che andata allargandosi sempre di più”. Una comunità che ruota soprattutto attorno al  blog “Giap” dove tutti possono dare il proprio contributo. Il collettivo non utilizza Facebook e anche twitter viene usato con parsimonia. Un uso misurato dei social che nasce da una lunga riflessione.  

“Il blog – spiega Wu Ming-  mantiene dei vantaggi: puoi pubblicare cose di un certo respiro e moderare la discussione. Chi interviene sul nostro blog sa che non deve scrivere meno di tre righe e che non deve insultare le persone con le quali discute. C’è un personaggio che aleggia sul blog: Saint Just. Chi non si comporta correttamente viene avvertito. Al terzo avvertimento, scatta la ghigliottina.E’ una questione pedagogica:  le persone vanno educate alla discussione. La presenza di un moderatore ti costringe a pensare a quello che scrivi e a mantenere modalità civili. Pensiamo che di questo ci sia bisogno, vedendo quello che succede nel social allo stato brado”.

Tocca al pubblico intervenire. Qualcuno torna sul tema della rivoluzione: “E’ possibile pensare che in futuro possa avvenire una nuova rivoluzione, non violenta, ma pacifica, filosofica?”.

“La domanda che mi fa – replica Wu Ming è un argomento per un convegno intero. Quella generazione di rivoluzionari là, nel bene e nel male condividevano un’idea del futuro: il sol dell’avvenire è un’immagine molto forte. L’idea di futuro è sempre in relazione all’altro, a quello che verrà dopo. Ma questa idea ad un certo punto nella storia dell’occidente si è persa. Non abbiamo più un’idea alternativa di società.Riusciamo più a percepire la fine del mondo che un modello sociale, su questo dobbiamo ragionare e ripartire”.

L’incontro si chiude con un’ultima riflessione.

C’è una parola ricorda Cavezzali, che  torna spesso in “Proletkult”:  questa parola è popolo, un termine di grande valore simbolico, oggi tornato di moda in un’accezione diversa, quella di populismo.

“Che cos’è il popolo?  Una comunità che vive in una stessa zona geografica è attraversata da mille contraddizioni, differenze.  Quindi agire in nome del popolo cosa significa? Maneggiare questo concetto in modo disinibito- conclude  Wu Ming 4- è abbastanza scivoloso”.

 

“Riscrivere la storia” tornerà sabato 4 maggio. Si parlerà di Nellie Bly, prima donna giornalista d’inchiesta raccontata dallo scrittore Nicola Attadio nel libro “Dove nasce il vento”.

 

Roberta Emiliani

14/04/2019


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