LA POSTA DEI LETTORI / Ancora sulla Pineta di Classe

Per noi la cosa comincia ad assumere toni preoccupanti. Non si placa la sequela delle prese di posizione sulla questione “Daini di Classe”. Anche il mondo ambientalista pare avere differenti posizioni. Stupisce il radicalismo di Legambiente che continua ad invocare soluzioni diverse dal piano di controllo, ma ammette di non saperne indicare. Prendiamo atto altresì della ponderata analisi del WWF di Ravenna che più pragmaticamente valuta la cosa nel vero contesto in cui si pone, con attenzione e con la necessaria apertura, seppur a malincuore, a soluzioni drastiche citando il precedente del bosco della Mesola. 

La nostra posizione è nota e finalmente ora abbiamo anche il pronunciamento della Federcaccia. Ma le nostre preoccupazioni sono anche altre e riguardano una serie di fatti che messi tutti assieme ci riportano alla mente qualcuno che due anni fa (discussione del Regolamento) non disprezzava l’idea di chiudere la pineta di Classe alla Caccia.

Analizziamo i fatti:

• Daini, si tergiversa. Il piano di controllo langue. Si parla di una riduzione di 90 capi su 300 circa censiti. A fronte del Piano Faunistico che parla di eradicazione si prospetta un metodo lento e inefficace che fa permanere il problema e in modo subdolo si riparla di recintare la pineta;

• Regolamento di Preparco e Pinete. In aprile è scaduto il biennio di validità del Regolamento, nessuno ne parla. Noi abbiamo scritto e sollecitato, ma tutto tace. Si mormora che se ne parlerà a settembre, buttando lì quasi casualmente che si potrebbe abbassare il numero di cacciatori ammessi, a fronte del calo fisiologico, costante. Ma a settembre tutti avranno già pagato le quote di accesso, di conseguenza resterà poco tempo per il confronto a fronte dei tempi che occorrono per deliberare da parte della Regione e i soliti noti decideranno nelle segrete stanze, abituati a lavorare nella penumbra;

• Ultimi fatti. La procedura di gara per la concessione della “Ca’ Giansanti e del terreno sito nella Pineta di Classe”. Non si capisce bene cosa sia successo. ma sta di fatto che questo sito era in concessione agli ATC RA1 e RA2 per l’ambientamento delle lepri da immettere nel territorio, ma, sorpresa delle sorprese, nonostante tutte le assicurazioni di continuità date ai presidenti dei due ATC, è intervenuto un altro soggetto (Centro Recupero Animali) con una offerta più allettante. È certamente sibillina la dizione contenuta nella bozza di concessione: “gli immobili dovranno essere destinati all’ambientamento di capi di specie selvatiche di origine autoctona, non destinabili alla vendita, ma da immettere sul territorio locale ai fini di ripopolamento, (...)”. Non ci azzardiamo a dare interpretazioni, ci sarà chi dovrà chiarire a quali specie selvatiche autoctone non destinabili alla vendità stava pensando quando ha scritto la frase. Non vorremmo esagerare, ma viene da pensare che una “manina” dietro tutto questo ci sia. Poi le voci che vorrebbero l’assegnazione di Cà Aquara alle associazioni ambientaliste mentre oggi è un punto di ritrovo, discussione e confronto tra cacciatori.

Tutto questo ci preoccupa, e non poco, sul destino della Pineta di Classe. Non vorremmo che tutti questi fatti, queste manovre, fossero elementi concomitanti tutti propedeutici alla chiusura della caccia nella Pineta di Classe e non ci soprenderebbe scoprire che la “manina” fosse sempre quella che a suo tempo sponsorizzava già questa chiusura.

 

Associazione Nazionale Libera Caccia - Presidenza Provinciale Ravenna

04/06/2019


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