Presentato "TrendRA" 2018 di Cna Ravenna. 267 imprese in meno in provincia rispetto al 2017

Presentato "TrendRA" 2018 di Cna Ravenna. 267 imprese in meno in provincia rispetto al 2017
Da sinistra: Alessandro Battaglia, Pierpaolo Burioli e Maurizio Gasperoni

Il settore più sofferente è quello dell’agricoltura (-148 unità), seguito dal commercio che perde 131 esercizi. Ribadita l'esigenza di snellire le procedure burocratiche legate all'Hub portuale, così da salvaguardare la competitività del porto

Alla Sala Rappresentanza della sede di Cna Ravenna, in viale Randi, questa mattina, mercoledì 12 giugno, sono stati illustrati i dati del consuntivo 2018 e delle nuove tendenze 2019, a seguito del compimento dell'indagine annuale "TrendRA" sull'andamento economico e occupazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa in provincia di Ravenna.

Il presidente di Cna Ravenna, Pierpaolo Burioli, si è detto preoccupato per la situazione economica che sta vivendo il Paese. "La sensazione - afferma - è che stiamo procedendo troppo lentamente e per quest’anno difficilmente riusciremo ad andare oltre la stagnazione. C’è la necessità che il Governo metta in campo, immediatamente, nuove politiche economiche a favore dello sviluppo dei territori e delle imprese. A partire dallo snellimento della macchina burocratica, perchè se si chiede alle aziende di essere sempre performanti e di stare al passo con i tempi quanto ad innovazione, tale richiesta deve valere anche nel campo della Pubblica amministrazione, dove le procedure burocratiche avanzano lentamente, non agevolando in alcun modo le imprese."

"In merito all’analisi congiunturale presentata oggi in conferenza – prosegue Burioli – , se abbiamo rilevato nel corso del 2018 un piccolo aumento dell’1,23% di affidamento del credito che riguarda in particolar modo le piccole imprese, rimaniamo ancora molto lontani dalle perdite registrate negli ultimi sette anni che hanno visto diminuire i finanziamenti di una quota pari a circa il 20%. Anche le dinamiche imprenditoriali hanno risentito del ristagno economico registrato nel secondo semestre del 2018 e, ancora una volta, il Registro Imprese  della Camera di Commercio di Ravenna ha presentato saldi negativi nel rapporto tra le iscrizioni e le cancellazioni aziendali. Chiediamo, pertanto, maggior attenzione da parte delle Istituzioni all’artigianato e alla piccole e media impresa che da sempre rappresentano un importante volano di crescita occupazionale nei nostri territori. Chiediamo ancora una volta lo snellimento delle procedure burocratiche per salvaguardare la competitività del porto di Ravenna, da parte degli enti e degli organismi preposti al controllo. Non ci sono, oggi, quelle azioni che consentirebbero alle nostre aziende di investire di più. Occorrono decisioni rapide da parte delle istituzioni, come ribadato insieme agli altri enti di categoria, affinché il progetto dell'Hub portuale non subisca ulteriori ritardi, così da compromettere le attività e gli interessi legati alla portualità ravennate".

"In ambito settoriale – conclude - voglio poi segnalare il perdurare delle difficoltà nell’ambito delle Costruzioni che continuano a presentare andamenti dei fatturati altalenanti e volatili per cui, come sosteniamo da tempo, occorrerebbe mettere in campo un progetto complessivo di recupero e rigenerazione urbana caratterizzato da forti elementi di innovazione e di risparmio energetico. Indispensabili, inoltre, i progetti per lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture materiali e immateriali e gli interventi preventivi per la messa in sicurezza del territorio".

 

RIPORTIAMO IL QUADRO ECONOMICO PROVINCIALE REDATTO DA CNA

Ravenna

Rispetto all’intero tessuto produttivo provinciale, l’incidenza delle imprese artigiane passa dal 26,83% del 31/12/2017 al 26,86% del 31/12/2018, un dato pressoché invariato. Ciò a fronte del fatto che - rispetto al decremento del Registro Imprese di 267 unità - le imprese artigiane sono diminuite di 58 unità, assestando per questo l’incidenza percentuale rispetto al Registro Imprese ai livelli registrati nell’ultimo triennio, così come nell’ultima parte del 2002.

Come si può facilmente osservare, da fine 2008 a fine 2017, il Registro Imprese registra un calo di 3.531 imprese, delle quali quasi il 47% sono imprese artigiane. Da notare che il dato delle imprese artigiane registrate in Emilia-Romagna (-1,28%) a fine 2018 è decisamente “peggiore” rispetto a quello riscontrato su Ravenna (-0,55%), e in linea con quello nazionale (-1,33%).

Rispetto al decremento dell’Albo i comuni della provincia presentano dinamiche e performance diverse. Tra i comuni principali, si registrano risultati negativi per Ravenna (-1,54%) e Lugo (-1,31%),mentre Faenza (+0,96%) e Cervia (+0,2%) marcano risultati positivi. Per quanto riguarda le aree territoriali, la Romagna Faentina segna un +0,36% e la Bassa Romagna un -0,15%.



Occupazione

I dati relativi all’occupazione rilevati nel corso del 2018 evidenziano un incremento della forza lavoro del 2,97%. Si consolida pertanto il risultato raggiunto lo scorso anno quando, per la prima volta da fine 2008, si era raggiunto un risultato superiore a quello registrato pre-crisi. A fine 2018, rispetto a fine 2008, si constata un aumento occupazionale pari al 5,95%.

Questi dati si riferiscono a un campione rappresentativo di imprese artigiane e piccole imprese. Relativamente ai principali settori dell’economia artigiana, il comparto delle costruzioni, vero traino della crescita occupazionale fino al 2007, conferma la crescita iniziata nel 2014, dopo la decrescita occupazionale registrata nel quinquennio precedente, evidenziando al 31/12/2018 un incremento del 2,54%.

Incremento occupazionale importante anche per il settore impianti (+4,38%). Occorre comunque ricordare che l’edilizia ha perso quasi il 25% della forza lavoro da fine 2008. Cresce l’andamento occupazionale per le attività inerenti all’auto e moto-riparazione (+2,47%), a irrobustire la sorprendente crescita iniziata a fine 2016, che aveva interrotto un trend di costante contrazione nel quinquennio precedente.

Il tessile-abbigliamento-calzaturiero registra un marcato decremento occupazionale (-18,69%). Va sottolineato che il settore ha perso, negli ultimi 10 anni, oltre il 30% di occupati.

La meccanica di produzione esprime valori molto positivi (+5,02%). Questo incremento occupazionale, unito al decremento delle imprese registrate, può essere letto come una tendenza delle imprese più strutturate a continuare ad assumere addetti.

L’agricoltura e l’industria alimentare (dati aggregati), registrano un forte incremento, pari al 20,35%, confermando il trend avviatosi dal 2015.

Di segno decisamente positivo l’andamento occupazionale per il settore dei trasporti (+8,36%), che però va ascritto esclusivamente al trasporto persone. Va qui ricordato che il trasporto merci ha perso dal 2008 oltre il 20% della forza lavoro.

Il settore dei servizi alla persona esprime un decremento sia per ciò che riguarda gli acconciatori (-0,79%), sia per gli estetisti (-8,20%), confermando l’andamento altalenante dei trend del settore nell’ultimo decennio.

Per quanto riguarda i principali comuni e le principali aree territoriali della provincia, si evidenzia un incremento occupazionale per Cervia, per la Bassa Romagna e per la Romagna Faentina, mentre Ravenna, rispetto al 31/12/2017, registra un marcato decremento occupazionale (-0,96%).

Dopo una contrazione consecutiva per sette anni, per il quarto anno consecutivo cresce il numero di addetti extra nazionali occupati dalle piccole e medie imprese e dall’artigianato (+11,03%). Dal 2008 si registra una diminuzione di questa forza lavoro pari circa al 12%. Le nazionalità più rappresentative in termini di dipendenti extra nazionali sono, nell’ordine, quella rumena, albanese,  marocchina, senegalese e moldava.

Meccanica di produzione, trasporti e impiantistica, si confermano come quelle attività che di più, rispetto ad altre, assorbono manodopera extra nazionale, anche se è stata la prima a contribuire maggiormente all’incremento di dipendenti extra nazionali, soprattutto nell’ultimo triennio.




Per andamento albi per settori clicca qui.


La movimentazione delle imprese
Prosegue la contrazione del numero di imprese nel nostro territorio provinciale. Al 31 dicembre 2018 le imprese iscritte nel Registro delle Imprese di Ravenna sono 39.109, cioè 267 in meno rispetto alla stessa data dell’anno passato.  Negli ultimi 12 mesi sono state registrate 1.999 nuove iscrizioni a fronte di 2.158 cancellazioni volontarie, il che ha determinato un saldo negativo di 159 unità (la parte rimanente è riconducibile a cessazioni d’ufficio). Il tasso di variazione rimane, pertanto, negativo e pari al -0,4%. Il calo è comunque meno accentuato rispetto ai periodi 2012-2013 quando risultava attorno a -1,0% / -1,2%, ma ancora non si intravede una inversione di tendenza.  Rispetto al 31 dicembre 2017, i settori che vedono un incremento delle imprese registrate sono quelli dei servizi alla persona (+72 unità, con variazione percentuale pari a +2,4%) e dei servizi alle imprese (+58, +1,2%); stabili  i servizi assicurativi e creditizi. 


In flessione gli altri settori
In termini assoluti, il settore più sofferente continua ad essere quello dell’agricoltura (-148 unità e -2,1% in termini relativi), seguito dal commercio che perde -131 esercizi (-1,6%), dal manifatturiero (-49 unità, -1,5%), dalle costruzioni (-46 unità, -0,8%), dal trasporto e magazzinaggio (-29, -2,2%) e, infine, dalle attività turistiche, con -13 unità e -0,4% in termini relativi.  Al 31 dicembre 2018 le imprese artigiane registrate sono 10.505 e sono risultate 58 in meno nel confronto con fine dicembre 2017, che si traduce in una diminuzione dello 0,5%. Prosegue, quindi, la difficoltà del settore artigiano, dove però la contrazione evidenziata risulta inferiore a quella del sistema imprenditoriale nel suo complesso e sembra anche rallentare di intensità. Negli ultimi 12 mesi sono cresciuti i settori dei servizi alla persona di 25 unità (+1,7%) e dei servizi all’impresa di 23 (+3,7%). Diminuiscono, invece, di 48 unità il settore edile (-1,1%), di 31 il manifatturiero (-1,6%), di 15 quello dei trasporti (-1,8%), e solo di 3 unità quello del commercio (-0,5%) e di 4 esercizi il settore del turismo (-0,7%).

Il credito bancario
Nel corso del 2018 la dinamica del credito alle imprese in provincia di Ravenna è tornata in fase espansiva per la prima volta dal 2012. A fine anno lo stock di impieghi al settore produttivo (al netto delle sofferenze) si è attestato a quota 7,9 miliardi, in crescita dell’1% rispetto a un anno prima. Elemento positivo è l’incremento dei prestiti delle banche nel settore manifatturiero (+1,5%). Sono tornati a crescere anche i prestiti nel settore dei servizi (+0,1%), mentre all’opposto si è registrata un’ulteriore flessione nel settore delle costruzioni (-1,8%).

L’occupazione
In miglioramento le condizioni del mercato del lavoro
. A fine 2018 le forze di lavoro (popolazione attiva) di Ravenna sono risultate pari a 182.300 mila unità, di cui 171.600 occupati e 10.700 disoccupati. La popolazione attiva è aumentata di 2.300 unità rispetto al 2017 (+1,3%). In particolare sono cresciute di 600 unità le forze di lavoro femminili e di 1.700 quelle maschili. La popolazione inattiva (persone di oltre 15 anni non in cerca di occupazione) ammonta a 155.300 unità. Il tasso di attività si è portato al 54,0% dal 53,3% del 2017. La crescita delle forze di lavoro è legata al consistente incremento degli occupati, mentre i disoccupati sono diminuiti. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,8% contro il 7,2% di fine 2017, in particolare quello maschile è risultato del 4,2% (contro il 6,9% precedente),  mentre quello femminile è aumentato dal 7,5% al 7,9%.   Il tasso di occupazione totale si attesta al 68,2%, in aumento sull’anno precedente di 2,4 punti percentuali.

L’export
Crescono le esportazioni
. Nel 2018 le esportazioni della provincia di Ravenna si attestano alla quota record di  4.394 milioni di euro replicando l’ottima performance dell’anno precedente.  L’incremento rispetto al 2017 è di 380 milioni, pari al +9,4%. Tra le principali tipologie di prodotto (con almeno 100 milioni di export) gli incrementi più rilevanti sono stati registrati nei prodotti metallurgici (+153 milioni, +23,4%), macchinari generici (+117 milioni, +15,5%), prodotti dell’industria alimentare (+52 milioni, +13,2%), prodotti chimici (+37 milioni, +4,6%) e prodotti dell’elettronica (+28 milioni, +31,8%). Sono invece diminuite le vendite all’estero dei prodotti per l’edilizia e l’industria ceramica (-17 milioni, -12,6%) e dei prodotti in metallo (-14 milioni, -10,2%). Per gli altri settori importanti dell’export provinciale, quali la fabbricazione di apparecchiature elettriche, le coltivazioni agricole, la fabbricazione di articoli in plastica e gomma e l’industria delle bevande si sono registrate variazioni di vendite di minore entità.

I settori produttivi
Migliora la congiuntura per le PMI nei settori manifatturieri, ma non delle costruzioni. Nel 2018 la produzione manifatturiera della nostra provincia fa segnare una crescita media dell’1,5%, proseguendo il trend positivo degli ultimi tre anni. Il fatturato complessivo cresce dell’ 1,4%, quello estero del 3,0%.  Gli ordini dell’1,6 %, mentre quelli esteri chiudono con un valore all’insegna della stabilità, -0,1%. All’opposto il comparto delle costruzioni, dopo i discreti risultati ottenuti nel 2017, chiude il 2018 in rallentamento. L’andamento del fatturato provinciale del settore, altalenante e volatile, segnala l’inversione del trend positivo in corso da alcuni anni, attestandosi al -0,6%. Buona la crescita dei servizi che si attesta all’1,3%.


Fatturato

Il 2018 si chiude con una variazione positiva del 2,00%, consolidando il trend positivo da fine 2015. Se si confrontano i dati di fine 2018 con quelli disponibili al 31/12/2008 si riscontra, comunque, un calo del fatturato di poco inferiore al 12%.

Quasi tutti i settori analizzati – seppure con dinamiche e proporzioni diverse – registrano un aumento del fatturato a fine 2018, anche se, meccanica e servizi alla persona a parte, tutti i settori sono lontani da quello registrato nel 2008.


Prime tendenze 2019

Al 31 marzo 2019 le imprese artigiane registrate sono 10.399, 91 in meno rispetto al 31 marzo 2018 (-0,87%). Prosegue quindi la contrazione delle imprese iscritte all’Albo con una lieve accelerazione nel trend, dal momento che la variazione a marzo 2018 su marzo 2017 esprimeva un dato negativo meno marcato (-0,59%), con una “perdita” di 62 unità. Analoghi i risultati se si prende in esame la variazione congiunturale: a marzo 2019 rispetto a dicembre 2018 si riscontra una contrazione delle imprese artigiane registrate dell’1,01%; a marzo 2018 rispetto adicembre 2017 si riscontrava una contrazione delle imprese artigiane registrate delle 0,69%.

I dati occupazionali esprimono valori positivi, confermando il trend che ha caratterizzato il 2018, seppure a ritmo più rallentato: a marzo 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si registra infatti un incremento occupazionale dell’1,54%. Ricordiamo, infatti, che a marzo 2018 rispetto a marzo 2017, si registrava infatti un incremento occupazionale del 5,27%.

 

Fonti: ISTAT, Banca d’Italia, Prometeia, Unioncamere ER, Camera di Commercio di Ravenna.

 


 

 

 

12/06/2019

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