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Pietro Vandini: Appello al sindaco e agli amministratori locali per valorizzare il Comune

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Quando manca l’acqua in un quartiere, quando c’è una calamità naturale, quando la comunità è colpita da un lutto; ma anche quando i cittadini non trovano lavoro e non sanno come arrivare a fine mese, quando alcuni diritti fondamentali vengono calpestati o non garantiti, quando ci sono problemi con lo scuolabus o con la mensa scolastica. Sempre, in ogni occasione, lì c’è un amministratore locale pronto ad ascoltare e a tentare di risolvere il problema.

I Sindaci e gli amministratori locali sono il punto di maggiore prossimità istituzionale per i cittadini. Molto spesso purtroppo anche l’unico. La maggior parte dei diritti previsti dalla Costituzione passa attraverso le Amministrazioni locali eppure negli ultimi vent’anni con una politica sorprendentemente bipartisan, i governi nazionali hanno inflitto pesanti tagli agli Enti locali, umiliandoli, impoverendoli e mettendo i Primi Cittadini nelle condizioni di non poter svolgere il proprio dovere. Parliamo di oltre 20 miliardi di euro in meno.

Eppure sono proprio gli amministratori locali ad avere il polso della situazione, a sentire gli umori delle comunità, a percepire (quasi sempre con grande anticipo) le ricadute reali delle scelte fatte a livello nazionale. Dai sondaggi effettuati emerge che i cittadini ripongono nei Comuni e nei Sindaci la più alta fiducia accanto a quella tributata al Presidente della Repubblica.

I dati forniti dalla Banca d’Italia dimostrano che mentre il debito delle Amministrazioni centrali al 30 giugno 2019 ha registrato un aumento di 22,6 miliardi di euro, quello delle Amministrazioni locali ha invece segnato un ribasso di 1,1 miliardi di euro. Questo significa che indipendentemente dal colore politico gran parte degli amministratori locali fanno bene il proprio dovere.
In questi mesi l’Italia sta vivendo un momento molto complesso, probabilmente il più difficile dal dopoguerra. Secondo i dati di Bankitalia, il debito pubblico nazionale ha raggiunto a giugno i 2.386,2 miliardi di euro, un livello mai toccato prima. La povertà è aumentata e con essa il divario fra le diverse fasce sociali che ha generato una idea molto diffusa di incertezza.
Chiedo al sindaco, agli assessori e ai consiglieri di Ravenna, se interessati a sottoscrivere queste richieste, di contattarmi personalmente e/o tramite la mail ravenna.ra@italiaincomune.it
Di seguito i punti:

1.       un Patto Nazionale sulla sostenibilità che coinvolga in primis le comunità locali con un impegno a tutti i livelli per il contrasto ai cambiamenti climatici;

2.       misure di contrasto alle disuguaglianze per una maggiore equità sociale che rendano strutturali e potenzino gli aiuti già introdotti dai passati governi e che vedano protagonisti gli Enti di prossimità;

3.       un Patto per il Sud che guardi al Meridione come riserva naturale della agricoltura e della ricerca industriale, impegnando i Sindaci a monitorare la efficacia delle politiche attive sul lavoro;

4.       un Piano nazionale di rammendo dei piccoli Comuni e delle Periferie che individui interventi infrastrutturali decennali in tutta la Penisola;

5.       un pacchetto di proposte finalizzato alla diminuzione del cuneo fiscale, che agevoli l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che al contempo sappia tutelare i diritti dei lavoratori;

6.       una riforma che restituisca valore al sistema scolastico nazionale mettendo al centro la cultura e il ruolo degli insegnanti e che sappia al contempo anche collegare la Scuola al mondo del Lavoro;

7.       una vera legge sulla semplificazione amministrativa che elimini tutti i lacci e le lungaggini che rallentano l’azione amministrativa rendendoci non competitivi con il resto dell’Europa;

8.       misure straordinarie di  contrasto alla criminalità organizzata per evitare le infiltrazioni mafiose nelle comunità e negli Enti locali;

9.       un pacchetto di misure, con particolare riguardo ai piccoli Comuni, che restituiscano la dignità agli Amministratori locali, ne aumentino i poteri, prevedano nuovi trasferimenti economici e facilitino nuove assunzioni, e che mitighino al contempo gli effetti negativi della riforma delle Province;

10.   l’abolizione dei due Decreti sicurezza con la reintroduzione del sistema SPRAR e il coinvolgimento degli Enti locali nella gestione del fenomeno migratorio e dell’integrazione. Di pari passo l’aumento dell’impegno e del dialogo sui tavoli europei, per modificare e aggiornare quelle norme comunitarie che regolano attualmente i flussi immigratori.

E poi una nuova legge elettorale che sia davvero rappresentativa dei territori, che faciliti e non ostacoli la partecipazione dei partiti e delle forze politiche alle competizioni elettorali e che valuti la reintroduzione delle preferenze.

Pietro Vandini

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