Pullman da Ravenna per la manifestazione nazionale Non Una di Meno a Roma contro la violenza sulle donne

Casa delle donne, CGIL e il neonato gruppo “Non una di meno Ravenna” organizzano per sabato 23 novembre pullman per andare a Roma e partecipare alla manifestazione femminista nazionale, in occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La partenza è prevista per le 7.30 da Piazzale Natalina Vacchi a Ravenna. Per info e prenotazioni, entro il 18 novembre, inviare una mail a casadelledonneravenna@gmail.com.

Il senso della manifestazione, organizzata dal comitato Non Una Di Meno nazionale, sono ben spiegate nella nota della Casa delle Donne di Ravenna: “Sabato 23 novembre la marea femminista e transfemminista tornerà a inondare le strade di Roma contro la violenza maschile che segna le vite delle donne e diventa sistema. In tutto il mondo le donne sono in rivolta contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica”.

In Italia i dati riportano che ogni 72 ore una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner e continuano le violenze omolesbotransfobiche. “Sono i giornali – spiegano dalla Casa delle Donne – a valutare quale dei tanti femminicidi debba essere raccontato e come: “gigante buono” o “se l’è cercata” o vittima dell’invasore nero o del raptus di gelosia. Noi sappiamo invece che la violenza può colpire chiunque di noi e che non ha passaporto, colore né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa. È la storia di tante donne che ogni giorno si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, psicologica, sessuale ma spesso trovano ulteriore violenza nei tribunali”.

Chi, come Casa delle Donne, centri antiviolenza e gruppi femministi sparsi in tutta Italia, si occupa quotidianamente del contrasto, anche culturale, alla violenza di genere sa bene che le donne che subiscono abusi vengono spesso doppiamente vittimizzate: dal proprio carnefice e dalle tante figure istituzionali che dovrebbero invece intervenire in aiuto: forze dell’ordine, assistenti sociali, tribunali, se non adeguatamente formati sulla violenza di genere possono contribuire a rafforzare la spirale di violenza che sono invece chiamati ad arrestare.

“Se in Parlamento la Pas (sindrome da alienazione parentale) finisce nel cassetto insieme al Ddl Pillon – continuano a questo proposito le femministe della Casa delle Donne di Ravenna -, nelle cause di divorzio è sempre più frequente il suo utilizzo per giustificare l’allontanamento dei minori dalle madri, diventando così uno strumento punitivo per le donne che si separano e un deterrente alla denuncia per le donne che subiscono violenza domestica. Vogliamo la Pas fuori dai tribunali! La nuova norma del Codice Rosso ha già fallito confermandosi una mera operazione propagandistica. Va invece riconosciuto e garantito il lavoro dei centri antiviolenza femministi. Sappiamo che la condizione fondamentale per affrancarsi dalla violenza è l’indipendenza economica per essere libere di scegliere”.

La lotta femminista è una battaglia a tutto tondo per il riconoscimento di diritti e partendo da quelli delle donne si allarga ad ogni “minoranza” marginalizzata, senza tralasciare le storie di povertà e migrazione: “Vogliamo essere libere dalla precarietà, dalla povertà, dallo sfruttamento, dal rischio di licenziamento o del mancato rinnovo di contratto o del permesso di soggiorno. Vediamo che la guerra contro le persone migranti ha raggiunto intensità senza precedenti, non soltanto nel Mediterraneo, e colpisce soprattutto le donne facendo dello stupro un’arma di soggezione. Vogliamo essere libere di muoverci attraverso i confini e di restare se lo vogliamo. Reclamiamo una politica che garantisca l’accesso al welfare per tutte e non il taglio anno dopo anno alle spese sociali mentre aumenta la spesa militare”, precisano dalla Casa delle Donne.

“Per tutto questo – è la conclusione – il 23 novembre saremo a Roma, porteremo in piazza i nostri corpi, le nostre relazioni e le nostre idee di futuro. Di fronte alla violenza di questa società non facciamo un passo indietro: noi siamo rivolta!”.