Aperitivo per Greta a Ravenna. La famiglia pronta per raccolta firme che cambi legge su vita persone trans

Una cinquantina di persone si sono trovate ieri sera, mercoledì 18 dicembre al Passatelli di via Ponte Marino a Ravenna per incontrare Greta Berardi, la ragazzina di 13 anni trans di Ravenna e stringere attorno a lei e alla sua famiglia una rete di amicizia: tanti adulti, ma anche alcune famiglie con relativi bambini, che hanno risposto “presente” all’appello lanciato sul web. Anche il Comune di Ravenna ha marcato la sua presenza al fianco di Greta e della sua famiglia, con la presenza dell’assessora Ouidad Bakkali, che ha speso parole sull’esigenza di fare cultura sul tema, a partire dalle scuole.

Presenti anche diversi esponenti del Gruppo Trans di Bologna, che hanno portato le proprie testimonianze ed espresso gratitudine per il coraggio di Greta nel portare avanti la loro comune battaglia.

L’idea dell’aperitivo è infatti nata su facebook dove, assieme alla mamma, Greta gestisce l’account IosonoGreta_13, sul quale, dopo il servizio delle Iene sulla sua storia andato in onda qualche settimana fa, si sono riversati la solidarietà e l’affetto di tanti: ben 1100 persone, non solo da Ravenna e dintorni ma da tutta Italia, hanno infatti aderito al gruppo, lasciando quotidianamente traccia della loro vicinanza con messaggi e parole di incoraggiamento.

E dopo l’abbraccio virtuale del web si è deciso di organizzare un incontro faccia a faccia, perchè ciò di cui ha bisogno Greta in questo momento è di percepire che non c’è solo una realtà che la tiene a distanza e la isola, come quella che lamenta nell’ambiente scolastico, ma anche una Ravenna che la stima e la apprezza per quello che è e per quello che fa.

Se non è infatti semplice vivere “nell’angolo”, senza amici e con pochi contatti sociali – tanto più in una fase della vita, l’adolescenza, nella quale si tende ad aver bisogno di circondarsi di tanti legami in cui specchiarsi e con i quali confrontarsi – non lo è nemmeno decidere di raccontare la propria vita sui giornali o in televisione. Esporre le proprie sofferenze e la propria intimità, mettendo in piazza tutta se stessa col rischio di incontrare anche persone poco sensibili che magari si permettono giudizi e ingerenze, che aggiungono dolore ad una situazione niente affatto semplice. Ricordiamoci che si sta sempre parlando di una persona giovanissima.

Ma il senso di tutta questa pubblicizzazione di una vicenda personale è proprio quello di trasmettere una testimonianza concreta su un mondo, quello delle persone trans, che passa troppo spesso sottotraccia, inquadrato attraverso stereotipi che poco e niente hanno a che fare con la realtà. È un pò il gridare al mondo “io esisto, noi esistiamo e vogliamo essere riconosciuti, è un nostro diritto, è una questione di diritti umani”.

Greta e la sua famiglia ci mettono la faccia per denunciare le tante ingiustizie che migliaia di altri giovanissimi e meno giovani affrontano quotidianamente nel silenzio. Sono tante le questioni in ballo: dal sostegno della famiglia, che nel caso di Greta è fortissimo, ma che spesso i ragazzi e le ragazze che affrontano un percorso di transizione non ricevono. Dal bullismo e dalla violenza transfobica di cui sono vittime, per l’ignoranza dei più su un tema delicato e che spaventa. Fino ad arrivare alla strada tortuosa e tutta in salita da affrontare per ottenere il semplice cambio del nome e dunque della propria identità sui documenti. “In Europa – spiega Luigi Berardi – il percorso è inverso. Prima avviene il cambio di nome, poi eventualmente quello di sesso. In Italia, per ottenere i documenti, bisogna prima dar prova di corrispondere al sesso per cui si chiede il cambio d’identità”. Fino a qualche anno fa, era necessario addirittura l’intervento chirurgico, per poter avere un nome adeguato alla propria identità.

L’iter è lungo anni e si compie solo con il raggiungimento della maggiore età, dopo essere passati attraverso il calvario delle visite mediche, endocrinologiche e psichiatriche e il parere di un giudice di tribunale. Lungo questa strada, una qualunque di queste figure può bloccare il percorso, ritenere che chi avanza la richiesta non dimostra di essere “abbastanza uomo” o “abbastanza donna” per accedere al cambio di identità.

Proviamo per un attimo a pensare che cosa significherebbe essere per tutti Maria, ma sapere di essere Mario. E sentendosi pienamente un uomo, essere costretti ad usufruire del bagno delle donne, ad acquistare gonne e scarpe col tacco, a dover rispondere quando si viene chiamati con un nome che non ci corrisponde in nulla. E dover aspettare che un giudice e molti medici certifichino la verità sulla propria identità, a suon di lauti compensi. Perchè questo è un altro elemento: il cambio d’identità, avvenendo per via giuridica, comporta costi di avvocati e tribunali, che non tutti possono permettersi.

C’è poi l’aspetto sanitario: le persone trans che assumono ormoni necessitano di farmaci che per loro sono dei veri e propri salvavita. Ma sono classificati come medicinali di classe C, che le aziende farmaceutiche possono in qualunque momento togliere dal mercato, se non dovessero trovarne profittevole la produzione. È già successo più volte in passato e questo comporta dei rischi sanitari molto gravi.

“Senza parlare dei farmaci necessari per una transizione graduale in età adolescenziale – aggiunge Luigi -. Avere accesso ai bloccanti (farmaci che “mettono a dormire” lo sviluppo ormonale del corpo, n.d.r.) durante la preadolescenza, quando il proprio corpo è ancora in una fase “neutrale”, sarebbe importantissimo, per poi cominciare con le cure ormonali successivamente. Un percorso di questo tipo favorisce lo sviluppo di un corpo nettamente più armonico rispetto a cure iniziate in età più adulta, perchè certe caratteristiche secondarie non regrediscono più (si pensi al pomo d’adamo pronunciato degli uomini, per esempio).

“Ma non è solo un fatto fisico – continua Luigi -: i farmaci bloccanti sollevano un pò le persone trans dalla pressione psicologica dovuta al fatto di assistere ad uno sviluppo fisico che va in tutt altra direzione rispetto a quanto auspicato. Quando sono stati prescritti a Greta, aveva già espresso il desiderio di suicidarsi. Per questo le sono stati concessi. Questo per dire che tutte le questioni inerenti la vita delle persone trans sono avvolte da una grandissima confusione che le stritola in percorsi ardui e dubbi. Per questo serve una nuova legge”.

Dopo la fase della testimonianza, il padre di Greta, Luigi Berardi, ha infatti deciso di passare all’azione. Insieme agli attivisti del Gruppo Trans, sta per avviare una raccolta firme per proporre una nuova legge, che sostituisca la datatissima L. 164/82. Il testo della proposta dovrebbe essere disponibile a giorni.

“Io questa sera sono felicissima – ha chiosato Cinzia Messina, mamma di Greta -. Oltre alle persone che mi aspettavo, ne sono arrivate tante altre e presto replicheremo l’iniziativa in altri contesti. Greta è stata felice dell’incontro e anche suo fratello Paolo, di cui tutti mi hanno chiesto notizie. Si vede che ci hanno percepito ed accolto proprio come famiglia. Ci tengo davvero a dare spazio a persone di valore come è accaduto questa sera, con l’intervento di Christian Leonardo Cristalli del Gruppo Trans. Fare informazione che viene dal cuore, come riesce a fare lui, è essenziale, perchè basta poco per smuovere le coscienze delle persone”.