Manca un progetto per il rientro degli studenti in classe a settembre. D’Angelo (Cgil Ravenna): “Paghiamo 20 anni di tagli”

Non è un Paese per vecchi, titolava un film dei Fratelli Coen di qualche anno fa. Beh, pensando all’Italia e alla scuola in tempo di pandemia, verrebbe da dire che non è proprio un Paese per giovani. L’anno scolastico 2019/2020 si avvia ormai alla conclusione, il termine è quello del 7 giugno prossimo, ma gli istituti scolastici, almeno in Emilia Romagna, sono chiusi da venerdì 21 febbraio. Da allora è scattata, più o meno tempestivamente, la cosiddetta “didattica a distanza”, fatta di tablet e telefonini, connessioni internet ballerine e lezioni su Zoom e piattaforme varie.

I più intellettualmente onesti hanno deciso di ribattezzarla “didattica di emergenza”, cioè un modo per supplire a ciò che di insostituibile c’è nella scuola: la presenza fisica di docenti e discenti, la relazione educativa che ne consegue e attraverso la quale prende forma il processo di apprendimento e di crescita.

Ma se non è sulla didattica a distanza, o di emergenza che dir si voglia, che potrà essere fondata la scuola di domani, che cosa si sta facendo e che cosa bisogna fare per arrivare preparati a settembre prossimo? Quale scenario può essere ipotizzato, considerato che virologi e immunologi non nascondono che proprio dall’autunno potremmo aspettarci una seconda ondata di epidemia? Un nuovo lock down e un altro anno scolastico chiusi in casa davanti al pc? E come potrà conciliarsi il distanziamento sociale con classi da 25 studenti stretti in pochi metri quadrati?

Ne abbiamo parlato con Marcella D’Angelo, segretaria generale della Flc Cgil, la categoria che si occupa del comparto scuola.

“Per ora di certo c’è solo il protocollo sulla sicurezza che indica la modalità in cui si svolgeranno gli esami di terza media e maturità – sottolinea D’Angelo -. Il 19 maggio è stata firmata l’intesa tra Sindacati nazionali e Ministero dell’Istruzione per gli esami di stato, dopo che con un’ordinanza la Ministra Azzolina ha deciso di far svolgere a distanza quelli di terza media e in presenza quelli delle superiori”.

“È da marzo che come sindacati chiedevamo l’elaborazione di protocolli su come svolgere gli esamiaggiunge -, protocolli che permettessero di tenere insieme il primario diritto alla salute con quello, altrettanto importante e garantito dalla Costituzione, il diritto all’istruzione. Meglio tardi che mai”.

L’accordo prevede che il Ministero sia garante, attraverso gli uffici scolastici regionali, che nelle scuole vengano seguite tutte le procedure di sicurezza, come ad esempio le sanificazioni eseguite da ditte esterne specializzate, prima dell’avvio delle procedure d’esame. Inoltre istituisce un Tavolo nazionale permanente, composto dai rappresentanti del Ministero, dei sindacati e perfino dalla Croce Rossa, per verificare l’attuazione delle norme. Il tavolo si riunirà ogni due giorni per capire se ci sono delle criticità. Sarà attivato anche un servizio di Help Desk per raccogliere tutte le segnalazioni relative alle misure di sicurezza e fornire assistenza alle scuole.

“Tutto quello che si è discusso fin qui – precisa D’Angelo – riguarda solo gli esami. Sul fronte della ripartenza del prossimo anno scolastico, diciamo che non è stata raggiunta un’intesa, perché non se ne è ancora discusso”.

Certo non è semplice sbrogliare la matassa della scuola, tenendo insieme le esigenze didattiche e la sicurezza sanitaria, nell’ambito di un’istituzione, quella scolastica, impoverita da decenni di tagli. Ma l’ipotesi avanzata dalla Ministra Azzolina nelle scorse settimane di unire didattica in presenza con didattica a distanza, con metà classe a scuola e l’altra metà a casa ha convinto davvero pochi.

“Anche per noi la sicurezza è fondamentale, ma non è pensabile continuare con la DAD per il prossimo anno: è un provvedimento emergenziale che funziona nell’emergenza, ma siccome siamo a maggio ci sono tutte le condizioni per studiare un protocollo che metta in sicurezza studenti, insegnanti, personale ATA e dirigenti scolastici, per tornare a lavorare in presenza. Questo però significa mettere mano ai portafogli, per ampliare gli organici”.

A Ravenna, secondo le stime della Cgil servirebbe il raddoppio netto dei docenti. Invece per ora sembra siano stati confermati i numeri dell’organico dell’anno scorso, che copriva a malapena le esigenze pre Covid. La prossima settimana è previsto l’incontro con l’ufficio scolastico provinciale, lì saranno ufficializzati i numeri.

Per ampliare l’organico dei docenti, il Decreto Rilancio, pubblicato in questi giorni in Gazzetta Ufficiale, ha stanziato 1,5 miliardi per la scuola, promettendo accanto ai posti già stanziati, ulteriori 16mila insegnanti da assumere con due concorsi, entrambi dedicati alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per la primaria, cioè le scuole elementari e dell’infanzia, nessun posto in più rispetto ai 12.863 già previsti.

“Le domande per i concorsi – spiega D’Angelo – si chiudono a metà e fine luglio. È palesemente improbabile che nel mese di agosto si riescano a svolgere tutte le prove selettive per far sì che a settembre gli insegnanti possano essere in cattedra. La proposta unitaria che abbiamo avanzato insieme agli altri sindacati e che è ancora in discussione in Parlamento è di fare un concorso per soli titoli. Altrimenti, un concorso nazionale, articolato su base regionale porterebbe naturalmente le persone intenzionate a partecipare, a spostarsi fisicamente dalle regioni con meno posti disponibili verso quelle che ne hanno di più. E non mi sembra che l’epidemia di Covid sia alle nostre spalle. Speriamo che la ministra Azzolina, dall’alto della sua auto referenzialità, lo tenga in considerazione. È una proposta sensata”.

Un discorso a parte andrebbe poi fatto sul personale ATA. Di questi lavoratori – puntualizza D’Angelo – non se ne parla neppure. Noi chiediamo intanto la restituzione dei 3 mila posti tagliati nel 2000 dal governo Monti e mai più reintegrati. Ma non basta. A Ravenna ci sono almeno una ventina di scuole in cui non è presente il Dsga (comunemente conosciuto come il responsabile della segreteria, n.d.r.). C’è in atto un concorso, che vorremmo si concludesse in tempi brevi, così come chiediamo che i facenti funzione possano essere assunti con un concorso dedicato, in tempi altrettanto brevi”.

C’è poi tutto un discorso da aprire sulla ristrutturazione degli spazi, perché le classi in più vanno create. Ma anche su questo fronte non sembra ci siano progetti certi.

“L’attuale Governo – chiosa D’Angelo – sta dimostrando che la scuola non è la sua priorità. Purtroppo in modo estremo, ma la pandemia ha fatto emergere la consapevolezza nella cittadinanza, che stiamo pagando oggi i tagli che la scuola subisce da almeno 20 anni. Spero che questo possa portare ad un nuovo patto sociale tra personale della scuola e famiglie, che vorrei finalmente vedere al fianco dei docenti e del personale ATA. Perché fino ad ora quando proclamavamo uno sciopero, venivamo additati come quelli che non avevano voglia di lavorare. Ma quegli scioperi servivano per tutelare la scuola. Che la situazione che viviamo ora, diventi un monito per il futuro”.

Commenti

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  1. Scritto da leo

    il personale insegnante che è comunque stato pagato e che da sempre si fa 28 ore di lavoro
    e tanti tanti mesi di vacanza pagate possa darsi da fare se tiene alla sua missione e coordinarsi fin da ora per riaprire in sicurezza