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Enpa Lugo: “la Bassa Romagna faccia di più per i troppi gatti feriti e abbandonati. Servono più fondi”

Da alcuni mesi stiamo vivendo in totale emergenza: animali incidentati, animali abbandonati con patologie gravi, cuccioli da allattare ritrovati con cadenza pressoché quotidiana e la forzata riduzione del numero dei volontari in turno causata dalla pandemia in corso.

L’emergenza Covid-19 ci ha costretti a chiudere le porte, ha bloccato i nostri banchetti di raccolta fondi e cibo e tutti gli eventi in calendario. Purtroppo non si sono bloccati gli abbandoni e i gatti ricoverati: dal primo gennaio sono già 132 i gatti transitati in infermeria, di cui una settantina i gatti provenienti da colonie per sterilizzazioni e cure sanitarie, una decina gli incidentati e una cinquantina gli abbandonati. A questi numeri vanno aggiunti i 30 cuccioli a casa delle balie, alle quali forniamo il latte e il necessario per lo svezzamento e il primo vaccino. Le adozioni ad oggi sono già state 43, in quanto cerchiamo di tenere il meno possibile i gatti nella struttura, costretti a stare in locali piccoli e chiusi nelle gabbie.

Le cure dei gatti incidentati sono particolarmente onerose sia da un punto di vista sanitario che da quello dell’assistenza: sono gatti che necessitano di interventi chirurgici, esami clinici ripetuti più volte e soprattutto di una cura continua eseguita da personale in grado di assicurarla. Solo grazie alla disponibilità di alcuni nostri volontari, che tengono in stallo i casi più gravi, possiamo evitare il ricovero in clinica, con la conseguente maggiorazione delle spese. Tuttavia, le fatture ricevute ad oggi, relative alle prime spese veterinarie per esami e interventi, cibo e medicinali ammontano a già a quasi 10.000 euro, il valore annuale della convenzione. Alla luce di questi dati nei prossimi mesi sarà impossibile sostenere ulteriori spese e non potremo più garantire le dovute cure e la dovuta assistenza alle centinaia di gatti abbandonati, a quelli incidentati e a quelli “liberi sul territorio”, di cui nessuno si prende cura e che a un certo punto non sono più in grado di sostenersi e vengono recuperati per strada con gravi patologie (si pensi solo che nel 2019 abbiamo gestito oltre 350 gatti). Da diversi anni ormai la convenzione non copre più le spese sostenute per curare e alimentare gli animali. Oggi i fondi sono finiti ed è dovere dell’amministrazione pubblica, alla quale per legge spetta garantire il benessere animale, stanziare maggiori fondi.

La gestione dei gatti sul territorio dell’Unione ha un costo medio di 35-40 mila euro l’anno stando all’ultimo triennio. Noi come associazione potremmo riuscire a raccogliere circa 10 mila euro all’anno se avessimo i banchetti, le raccolte e gli eventi che organizziamo ma il lockdown ha fermato tutto. Grazie alla generosità e alla solidarietà delle persone abbiamo ricevuto latte in polvere, tappetini termici, omogeneizzati e mousse per gestire allattamento e svezzamento dei primi cuccioli arrivati e abbiamo potuto evitare un ulteriore aggravio di spese.

E’ notizia di pochi giorni che il Comune di Cesena sarebbe pronto a raddoppiare i fondi destinati a chi si prende cura dei gatti randagi. Evidentemente l’Amministrazione cesenate ha una sensibilità diversa e molto più solidale con chi si prende cura degli animali e delle spese che si devono sostenere. Del resto basta dare un’occhiata alle nostre fatture per rendersi conto di quanto costa curare gli animali tra farmaci, alimenti specifici e cure veterinarie. I numeri parlano chiaro…occorre capire se si vogliono vedere oppure no!

Elio Geminiani, Presidente dell’Enpa di Lugo