Check list dell’Ufficio Scolastico regionale suggerisce ai bambini di igienizzare i bagni. Davoli: “solo suggerimenti, è nostra responsabilità”

Manca esattamente un mese ed un giorno all’apertura delle scuole, prevista per lunedì 14 settembre, ma le indicazioni dettagliate su come questo rientro avverrà e le misure di sicurezza alle quali personale e studenti dovranno attenersi per contenere il contagio da Covid 19 non sono ancora state esplicitate con chiarezza. I lavori di “edilizia leggera” sono in corso nella quasi totalità degli istituti, anche per rendere agibili ingressi secondari non prima utilizzati e che da settembre risulteranno fondamentali per evitare gli assembramenti in ingresso ed uscita. Tutto dovrebbe concludersi con il mese di agosto, come previsto e gli Enti locali hanno dimostrato molta solerzia e collaborazione, come ha sottolineato il direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Paolo Davoli.

Nel frattempo è intervenuta una nuova comunicazione a scuole e famiglie, da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale, la 16^, datata 11 agosto, contenente consigli per il rientro a scuola in sicurezza. Nel testo si parla di una “check list”, aggiornabile e modificabile a seconda dell’andamento dell’epidemia, in cui si suggeriscono comportamenti che le famiglie dovrebbero insegnare ai propri figli. Alcuni di questi punti appaiono di grande buon senso, come il fatto di abituare i bambini e i ragazzi a frequenti lavaggi delle mani, ad utilizzare le mascherine correttamente, laddove necessario (anche se ancora non è dato sapere dove e come sarà necessario. Per tutta la durata delle lezioni? Solo quando ci si muove dalla propria postazione?), di non accedere alla scuola in presenza di sintomi febbrili o malesseri.

Altri aspetti lasciano più perplessi. Come ad esempio il passaggio sulla sanificazione dei servizi igienici. Nel documento si legge testualmente “insegna a tuo figlio (se possibile) a disinfettare con fazzolettini disinfettanti le maniglie delle porte, la superficie del water e i rubinetti prima di usarli e a disinfettarsi le mani subito dopo essere uscito dal bagno e prima di tornare in classe”.

Operazione praticabile da parte di adulti o ragazzi delle superiori, alla quale molti di noi si sono abituati da diversi mesi a questa parte. Meno fattibile pensando ai bambini delle elementari. Certo, si dirà, è solo un suggerimento per ridurre i rischi. Ma se i servizi sanitari fossero igienizzati da personale scolastico tra un utente e l’altro non sarebbe nemmeno necessario darlo, questo consiglio. Il che fa pensare che questa frequenza di igienizzazione non sarà possibile e chi avrà le capacità di realizzarla (per età, per competenza), sarà più protetto rispetto a chi non sarà in grado di farla.

Su questo aspetto, abbiamo chiesto lumi al direttore dell’ufficio scolastico provinciale, Paolo Davoli, che ha precisato: “Si tratta di un consiglio, è evidente che l’igienizzazione dei servizi igienici è a cura dei collaboratori scolastici e sarà fatta più di frequente rispetto al solito. Pulire i sanitari tra uno studente e l’altro non sarebbe fattibile nemmeno se il personale ATA fosse stato decuplicato. La cura delle parti comuni sarà maggiore dove ci sono bambini più piccoli e sarà anche affidata all’autoregolazione degli studenti, laddove questi siano più grandi. Se devo esprimere un parere personale, a me sembra un’indicazione di buon senso. Che male c’è ad insegnare ai bambini ad avere una maggiore precauzione? L’errore starebbe nel chiedere alle famiglie di insegnare procedure igieniche ai bambini in assenza di una puntuale pulizia da parte della scuola, non è quello che avverrà. Tutte le scuole hanno chiesto incrementi di personale ATA, se lo riceveranno nella misura richiesta lo sapremo solo in seguito. Si tratta comunque di un suggerimento educativo, non certo di un modo per sgravare la scuola di responsabilità”.

Resta il dubbio che alcune indicazioni fornite dal livello regionale del Miur, vadano nella direzione di caricare le famiglie di una responsabilità importante nelle misure di contenimento del contagio, per una incapacità della scuola di contenerlo con misure proprie.

“Sono indicazioni che nascono in un’ottica di corresponsabilità – precisa Davoli -. Noi come scuola abbiamo degli obblighi nei confronti delle famiglie, le famiglie hanno un dovere educativo verso i propri figli. Questi suggerimenti possono essere utili ma non siamo noi a dover dire alle famiglie come educare i propri figli. Se il genitore ritiene che dare certe disposizioni ai figli possa provocare uno stato di ansia e stress, non sopportabile dal bambino, può sempre decidere di non farlo. Sono indicazioni di carattere generale che non hanno lo scopo di scaricarci dalle nostre responsabilità. Bisogna comunque partire dall’assunto che nessuna operazione umana è a rischio zero, dobbiamo fare il possibile per ridurre il rischio, ma non possiamo pensare di annullarlo”.

Sugli incrementi di personale scolastico, docente e non, aggiunge: “I fondi stanziati dal Ministero e ripartiti tra le regioni verranno impegnati al 90% per l’assunzione di nuovo personale, mentre un 10% servirà a coprire le supplenze, nel caso il personale si ammali”.

L’arrivo del personale aggiuntivo “è previsto per settembre, dall’inizio delle lezioni – continua Davoli -. Le scuole stanno facendo un tour de force micidiale per organizzare le graduatorie provinciali per le supplenze, che serviranno a coprire, dal 14 settembre, i posti che non sono stati coperti dalle immissioni in ruolo. Stanno partendo, curate dall’ufficio scolastico regionale, le procedure di immissione in ruolo di nuovi insegnanti che andranno a coprire i posti vacanti, in parte provenienti da concorso in parte dalle graduatorie ad esaurimento. Quelli rimanenti saranno coperti da supplenze. I tempi per le domande nelle liste delle supplenze si sono chiusi il 6 agosto”.

A quanto ne so – prosegue Davoli – nel ravennate non dovrebbero essere previsti scaglionamenti negli ingressi, se non di un quarto d’ora, il che costituisce un punto a favore per l’organizzazione di scuole e famiglie”.

Su quanto riguarda il bando per gli arredi scolastici, banchi e sedie in sostanza, Davoli afferma che “tutte le scuole si sono poste la domanda, nessuna ha snobbato la chiamata, ma solo alcune hanno chiesto materiali”. Si tratta però di un bando gestito centralmente dal Ministero, nel quale l’ufficio scolastico provinciale è stato interpellato solo per dissipare dubbi su alcune richieste che apparivano incongruenti. Non è dato sapere con esattezza quanti materiali arriveranno nel ravennate.

Commenti

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  1. Scritto da Francesco

    Cosa possiamo aspettarci,se in organismo della scuola parla di(check list)

  2. Scritto da Mah

    Mah…siete li pagati a organizzare e garantire pulizia e sicurezza… dovreste fare il vostro lavoro e non caricate i bambini di ansia e le famiglie di responsabilità che non dovrebbero avere.
    Riducete il numero dei bambini in classe e invece degli inutili banchi nuovi aumentate il numero delle classi e dei professori.
    Gli alibi non contano…