Sta per vedere la luce Confcooperative Romagna, fusione di Confcooperative Ravenna-Rimini e Forlì-Cesena

E’ fatta: a metà novembre verrà ufficializzata, con l’assemblea di unificazione, la costituzione di Confcooperative Romagna, organismo frutto della fusione di Confcooperative Ravenna-Rimini e Confcooperative Forlì-Cesena, che presenta numeri di rilievo: 611 cooperative associate, 110.000 soci, 39.000 occupati e un fatturato aggregato che si attesta attorno ai 7 miliardi di euro.

“Se l’accordo a lungo atteso, è finalmente andato in porto, ora è il momento di avviare quella politica di area vasta, tanto auspicata, che metta da parte i campanili e valorizzi le eccellenze di ogni territorio, un orientamento che, ancor prima di Confcooperative, dovrebbe essere attuato dalle Istituzioni e dalla politica,  in merito alle questioni più scottanti che riguardano il sistema Romagna, a partire dalla viabilità (via Emilia bis, via Ravegnana, via Cervese, tanto per citare alcuni esempi) per arrivare alla Sanità (su cui qualcosa si è fatto con l’AUSL Romagna), fino al sistema degli aeroporti, sui quali, invece, tutto è da costruire, andando oltre l’annosa diatriba Forlì – Rimini, verso la costruzione di un modello virtuoso per lo sviluppo di tutta la Romagna, al fine di proiettarla al centro dell’Europa. Tutto ciò – afferma Mauro Neri, presidente di Confcooperative Forlì-Cesena – si riflette alla perfezione anche sul movimento cooperativo: la nascita di Confcooperative Romagna deve rappresentare l’inizio di un nuovo cammino, in cui si consolida la rappresentanza, si migliorano i servizi già esistenti e se ne implementano altri innovativi, per essere ancor più al fianco delle nostre cooperative. E’ evidente che se questi due obiettivi non si realizzeranno il progetto potrebbe ripiegarsi su se stesso, come anche se, creando un organismo più ampio, perdessimo i contatti diretti con i territori, specie quelli perifieri e montani a cui sono molto legato, che hanno più bisogno del nostro supporto”.

“Con Confcooperative Romagna – continua Neri – cambia anche l’orizzonte delle relazioni con le Istituzioni: avremo la possibilità di ragionare e confrontarsi in un contesto più vasto, su cui sarà possibile costruire progetti di ampio respiro. Interagire con un territorio composto da tre province, potrà essere il presupposto per programmare lo sviluppo in un’ottica romagnola e, forse, anche per dare una fisionomia più compiuta alle stesse province, che a mio parere, in questa dimensione, potrebbero recuperare un ruolo che probabilmente si è un po’ perduto. Avremo più forza e rappresentanza anche all’interno del movimento cooperativo: forte dei propri numeri Confcooperative Romagna diventa una delle più consistenti espressioni territoriali della nostra organizzazione e può certamente avere un peso maggiore a livello regionale e nazionale. Ora, comunque, il compito che ci aspetta subito è la riorganizzazione dei servizi, che devono essere fatti in un’ottica di razionalizzazione, eliminando sovrapposizioni e utilizzando al meglio il personale, anche tramite percorsi formativi di altro profilo, in grado di cogliere nuovi bisogni e implementare nuovi servizi. Insomma dobbiamo creare una grande squadra che sappia remare compatta nella medesima direzione: una sfida affascinante e avvincente, ma non facile”.

“All’unificazione si è giunti con un accordo complessivo che prevede che la sede legale di Confcooperative Romagna sia a Ravenna, mentre quella amministrativa a Forlì. Il direttore sarà espressione del territorio ravennate, mentre il presidente di quello forlivese/cesenate: è stata introdotta, poi, una nuova figura, quella del segretario politico, che sarà di provenienza forlivese. Il consiglio di presidenza, composto da 25 membri in rappresentanza dei due territori, si muoverà a livello decisionale nell’ottica di una maggioranza qualificata, pari al 75%. Gli atti formali, prima di giungere alla già citata assemblea di unificazione di metà novembre, sono stati il passaggio in consiglio regionale (18 settembre) e nazionale (22 settembre), contesti in cui è stato discusso e approvato lo statuto di Confcooperative Romagna: l’operatività ufficiale e amministrativa è prevista da gennaio 2021, ma già in questi ultimi mesi del 2020 si porranno le basi per mettere a punto l’assetto organizzativo dell’intera macchina”.

“Ribadisco un concetto che mi sta molto a cuore – conclude Neri – questa operazione su cui tanto abbiamo lavorato per arrivare a definirla, deve basarsi su un concetto ben chiaro: la stretta vicinanza ai nostri territori. Non voglio sentire neppur parlare di delocalizzazione. Tutto il contrario: è proprio su questo aspetto che ci giochiamo tutta la partita, consci che la cooperazione può essere una risorsa formidabile per il rilancio delle zone periferiche e per l’occupazione, specie quella giovanile. Di ogni territorio, qualunque esso sia, abbiamo il dovere di far emergere le eccellenze, perché diventi il volano dello sviluppo dell’intera Romagna”.