Al via il recupero delle opere del Parco della Pace a Ravenna. Il primo restauro: la fontana a mosaico di Rahir foto

A Ravenna, ha preso il via il cantiere di restauro della fontana a mosaico “Le chaos et la source de vie” di Claude Rahir, una delle opere musive di arte contemporanea presenti all’interno del Parco della Pace, “museo a cielo” di Via Marzabotto. L’iniziativa rientra nell’accordo attuativo tra Comune di Ravenna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica e Fondazione Flaminia per la realizzazione di attività di studio, formazione e ricerca per il recupero, il restauro e la valorizzazione dei mosaici del Parco della Pace.

parco della pace - restauro mosaici ottobre 2020

Alla presentazione del progetto sono intervenuti Elsa Signorino, Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna, Giuseppe Sassatelli, Presidente Fondazione RavennAntica, Lanfranco Gualtieri, Presidente Fondazione Flaminia, Mariangela Vandini, Coordinatrice Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali – Campus di Ravenna, Rosetta Berardi, Vicepresidente Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, Paola Babini, dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Mariateresa Buglione, del Liceo Artistico Nervi – Severini Ravenna e Paola Perpignani, Responsabile e direttore tecnico del Laboratorio di Restauro della Fondazione RavennAntica.

Il Parco della Pace

Il Parco della Pace, inaugurato nel 1988 dal Comune di Ravenna su proposta dell’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, nasce da un progetto redatto da una commissione artistica internazionale presieduta da Giulio Carlo Argan. Si tratta di un vero e proprio museo all’aperto in cui si possono ammirare le opere di artisti contemporanei fra i più rappresentativi a livello internazionale: Claude Rahir (Belgio), Margarett L. Coupe (Nuova Zelanda), Jerry W. Carter (USA), Alexandr Kornoukhov (U.R.S.S.), Mimmo Paladino (Italia), Josette Deru (Francia), Edda Mally (Austria), Bruno Saetti (Italia).
Le tematiche ispiratrici del Parco sono la pace e l’amicizia tra i popoli, sintetizzate dalle opere realizzate da artisti provenienti da diversi Paesi. Eseguite con tecniche e materiali vari rappresentano le note che danno vita a un messaggio universale di pace.

Il progetto di restauro

Attualmente tali opere musive necessitano di specifici interventi di restauro e di un puntuale programma di valorizzazione che implementi la conoscenza del sito e della sua storia.Il progetto di restauro è stato inserito all’interno delle attività promosse dall’Accordo Quadro stipulato in data 8 novembre 2017 tra Comune di Ravenna, Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Fondazione RavennAntica e Fondazione Flaminia. Tale accordo concorre a promuovere “interventi di studio, formazione e ricerca diretti alla conservazione ed alla valorizzazione di cantieri di scavo, strutture espositive, laboratori didattici, tecnologie di restauro, gestioni museali favorendo lo scambio di esperienze, la sperimentazione di pratiche e il consolidamento di metodi e tecniche”.

Con delibera del Comune di Ravenna (G.C. n.62 del 04/02/2020) è stato a tal fine messo a punto uno specifico “Accordo attuativo per la realizzazione di attività di studio, formazione e ricerca per il recupero e la valorizzazione dei mosaici del Parco della Pace”.

Il primo intervento dell’intero progetto, presentato oggi alla cittadinanza, è focalizzato sul restauro della fontana a mosaico “Le chaos et la source de vie” realizzata dall’artista belga Claude Rahir nel 1984. L’autore concepì l’opera come un paesaggio attraverso una composizione di materiali, eterogenei nella morfologia e nelle dimensioni, tra cui ardesia, porfidi, ciottoli e cristalli. Tali elementi, allettati su piano inclinato, danno vita a una composizione che richiama i paesaggi zen, testimoniando l’attenzione dell’autore alla cultura e alle filosofie orientali.

Tutti gli enti sottoscrittori dell’accordo si sono adoperati per rendere realizzabile questo importante progetto.
L’importo finanziato è pari a € 59.000,00 (IVA COMPRESA).

“Sarà un cantiere scuola – dichiarano gli assessori alla Cultura Elsa Signorino e ai Lavori pubblici Roberto Fagnani –  nel quale le attività di analisi, ricognizione e restauro saranno oggetto di studio e pratica sul campo per gli studenti non solo universitari ma di tutte le realtà formative cittadine vocate all’arte, come l’Accademia di Belle Arti e il Liceo Artistico Nervi- Severini. Tutto questo nel solco di una tradizione e di un approccio che ha sempre visto la città di Ravenna mettere lo straordinario patrimonio delle sue istituzioni culturali in dialogo con i percorsi formativi, al fine di consentire ai giovani che studiano a Ravenna non solo di conoscere le tecniche di restauro, ma di sperimentarle sul campo. E questo percorso assume un significato ancora più profondo se si pensa al valore dell’opera e al suo inserimento nel contesto del Parco della Pace, del quale gli studenti stessi promuoveranno la conoscenza attraverso iniziative sui canali social, ai loro coetanei più congeniali. Questo è il primo passo perché quello al quale stiamo lavorando è un progetto più ampio, di compiuta valorizzazione del Parco della Pace, che si svilupperà per gradi e con il coinvolgimento dell’intera comunità”.

“Le peculiarità storico artistiche e di contesto del Parco – dichiara il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli – rendono l’intervento di restauro un caso di studio molto fecondo anche per la didattica universitaria; inoltre l’intervento si configura come un’ottima occasione per uno scambio di competenze tra professionisti del settore e giovani studiosi che seguono un percorso formativo di eccellenza. In previsione dell’avvio di questo progetto è stato predisposto un documento conoscitivo con i dati di tutti i mosaici del Parco e del loro stato di conservazione. Tale documento ci consente di programmare i tempi e la consistenza dei futuri interventi, tenendo conto sia delle urgenze dei restauri che delle disponibilità economiche, che ci auguriamo siano adeguate”.

“La partecipazione di Fondazione Flaminia a questo importante progetto – ha sottolineato Lanfranco Gualtieri, presidente di Fondazione Flaminia – ha un duplice significato: in primo luogo l’accordo, sottoscritto sulla base di un concreto progetto di collaborazione, costituisce una ulteriore passo per aiutare l’Università a collegarsi con le istanze e i bisogni del territorio, facendola partecipare ad un progetto corale che vede la partecipazione di numerosi partner. Ma soprattutto il cantiere è l’ulteriore occasione per rendere evidente e far toccare con mano l’eccellenza formativa della laurea magistrale a ciclo unico in “Conservazione e Restauro dei Beni Culturali”, abilitante alla professione di Restauratore. Un progetto formativo fortemente voluto dalla comunità ravennate e sostenuto con convinzione da Flaminia fin dall’avvio, come occasione per caratterizzare ulteriormente l’insediamento universitario ravennate. Un ringraziamento particolare al direttore del Dipartimento, il prof. Luigi Canetti, e alla coordinatrice del corso, la prof.ssa Vandini, che hanno dimostrato ancora una volta come lavorare per un’offerta formativa di qualità sia la strada giusta da perseguire anche per il futuro”.

“Per il Campus di Ravenna dell’Ateneo bolognese – spiega Mariangela Vandini, coordinatrice del Corso in Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna – si tratta di un’ulteriore occasione di interazione e collaborazione con la città. L’opportunità per gli studenti è di mettersi alla prova su un’opera di valore culturale per la collettività e, al contempo, di formare le proprie competenze abilitanti alla professione del restauratore, una figura multidisciplinare la cui formazione è sempre più connessa alle moderne tecnologie, oltre che alla sensibilità ed esperienza laboratoriale”.

Il Dipartimento di Beni Culturali, in collaborazione con Fondazione RavennAntica, si è impegnato a prendere in consegna il cantiere di restauro coinvolgendo attivamente gli studenti dell’LMCU in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali per lo svolgimento di attività tecnico-didattiche e laboratoriali. Il Dipartimento si è altresì impegnato a mettere a disposizione le proprie competenze tecniche e scientifiche tramite docenti, ricercatori, assegnisti di ricerca, dottorandi oltre alla propria attrezzatura e ai propri laboratori con le relative strumentazioni. Ha infine promosso tirocini formativi e approvato un progetto di tesi di laurea su tutte le attività programmate e da realizzare.

La Fondazione RavennAntica svolge funzione di stazione appaltante, committente, responsabile dei lavori e coordinatrice di tutte le attività programmate in aderenza alle diverse fasi di realizzazione definite nel progetto preliminare e nel piano delle attività, approvate dall’Amministrazione Comunale. Nelle attività di formazione dei giovani studenti del corso dell’LMCU in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, RavennAntica collabora con il Dipartimento di Beni Culturali nella definizione degli obiettivi didattici e nelle modalità di raggiungimento degli stessi avvalendosi del contributo dei propri restauratori, operanti all’interno dei laboratori di restauro del Museo della città e del territorio Classis Ravenna.

Parallelamente al programma presentato sono state attivate collaborazioni con l’AIMC – Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, il Liceo Artistico Nervi-Severini e l’Accademia di Belle Arti di Ravenna per tutte le opere necessarie a valorizzare, implementare e migliorare la fruizione pubblica dell’intera area mediante la predisposizione di sito web, pagine social e un pannello esplicativo da collocare all’ingresso del Parco.

Oltre al progetto sopra esposto, l’Accademia di Belle Arti di Ravenna metterà a disposizione le proprie risorse economiche e competenze tecniche per la realizzazione di un ulteriore cantiere di restauro focalizzato sul recupero del mosaico “Francobollo”. Trattasi di una riproduzione, in dimensioni monumentali, di un francobollo emesso nel 1990 dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato appartenente a una serie tematica denominata “Il patrimonio artistico e culturale italiano”.

Commenti

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  1. Scritto da agi62

    In teoria non avrebbero dovuto arrivare a tanto, le opere, qualsiasi esse siano, vanno mantenute nel tempo, purtroppo sappiamo bene come funziona, i politici guadagnano punti e voti quando sbandierano un opera, la fanno degradare e guadagnano nuovamente punti quando la ripristinano.
    Altro problema sono gli elettori, purtroppo hanno la memoria molto corta e si fanno abbindolare con poco.