Puliscono uffici e ospedali per 7 euro lordi all’ora e contratti “spezzatino”: la protesta dei lavoratori del “multiservizi” foto

Il caso limite, citato da Giuseppe Mattatelli della Fisascat Cisl, è quello di una lavoratrice che, per lavorare 30 ore settimanali, dunque nemmeno un full time, ha collezionato 7 contratti part time ed è costretta a correre per la città tutto il giorno, impiegando più tempo e denaro negli spostamenti da una sede lavorativa all’altra, che nel lavoro effettivo. Ma le storie dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto “multiservizi” sono tutte simili e parlano di precariato, contratti spezzettati tra più datori di lavoro, per via del sistema di appalti e sub appalti, retribuzioni ferme a sette anni fa, quando è scaduto il precedente contratto nazionale collettivo, mai più rinnovato.

Nel frattempo, passando di crisi in crisi, il costo della vita è aumentato e si è arrivati fino alla pandemia da Coronavirus, durante la quale i dipendenti di aziende e cooperative (la maggior parte), hanno lavorato incessantemente per pulire e sanificare imprese e ospedali, spesso senza i presidi di protezione necessari, perchè non ce n’erano, con la paura di ammalarsi o contagiare i propri familiari e per cifre da fame. Non ci stanno a farsi chiamare “eroi”: “Non è di titoli che abbiamo bisogno – rimarcano – ma di sicurezza e riconoscimenti economici”.

Oggi, martedì 20 ottobre, hanno incontrato la stampa davanti all’ospedale di Ravenna – presenti i delegati sindacali di Filcams Cgil, Alessandra Farina, Fisascat Cisl, Giuseppe Mattatelli e Uiltucs Uil, Isabella Ciotti – per spiegare le ragioni che li porteranno domani, mercoledì 21 ottobre, alla mobilitazione nazionale a Roma e sui territori: in Romagna il presidio sarà davanti alla sede di Confindustria Romagna a Forlì.

Questa è ora l’unica arma in mano ai lavoratori, che hanno trattative aperte con la controparte datoriale fin da aprile di quest’anno. “A giugno è stato sottoscritto un avviso comune tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali – si legge in una nota dei sindacati – per chiedere al Governo e alle Istituzioni regole certe e sostegno per il settore, convenendo che il rinnovo del Contratto Nazionale, da realizzare in tempi brevi, era il primo passo per dare il giusto riconoscimento a tante lavoratrici e lavoratori che sono stati e restano ancora in prima linea nella emergenza pandemica negli appalti pubblici e privati”.

“In quell’avviso comune erano precisati i punti da discutere per arrivare ad un accordo – proseguono da Cgil, Cisl e Uil – ma quando sono partiti gli incontri di discussione, le parti datoriali hanno invece presentato una lista di richieste su temi relativi a flessibilità, diritti e costi, riportando la trattativa indietro nel tempo”.

Tra i lavoratori che chiedono un’equa retribuzione per il lavoro svolto e condizioni di lavoro accettabili, e i datori di lavoro che di rimbalzo, si dicono disposti a trattare solo in cambio di maggior flessibilità, si è di fatto blocccato il rinnovo del contratto. Domani la mobilitazione indetta porterà all’attenzione di tutti la drammatica situazione di questi lavoratori che, se non troveranno interlocuzione, sono disposti ad arrivare allo sciopero.

 

Commenti

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  1. Scritto da marco74

    Purtroppo l’Italia a 2 facce. Chi si aumenta il proprio salario a cifre da 5 zeri e l’altra metà che deve fare la fame per permettere quelle altre persone il grande profitto..
    Tutto al caso??
    No di certo !!! Dobbiamo sicuramente ringraziare qualcuno che conta!!! Che conta ai propri interessi a scapito della collettività.
    Tutta la mia solidarietà ai lavoratori sottopagati e sfruttati!! Intendo tutte quelle categorie di lavoratori che eseguono lavori pesanti ed usuranti sotto l’indifferenza delle istituzioni..

  2. Scritto da Andrea

    Caporalato legalizzato…

  3. Scritto da Petar

    Sono anni che questi lavoratori operano in condizioni durissime e con contratti da fame. Soprattutto dipendenti di cooperative. Si fa riferimento, molto spesso, ad appalti in enti pubblici, compreso il nostro Comune che non si è mai preso la briga di fare le dovute verifiche e sollevare il problema. Queste sono le cooperative. Anche negli ospedali hanno sempre lavorato in ambienti Covid ma gli eroi erano altri!!!