Ravenna. “Cuochi erranti” al Circolo Aurora. Alessandro Bongarzone propone Cacio e pepe e Gricia, Amatriciana e Carbonara

Cacio e pepe e Gricia, Amatriciana e Carbonara saranno le protagoniste dei prossimi appuntamenti di “Cuochi erranti” con Alessandro Bongarzone al Circolo Aurora Osteria e Cultura di Ravenna.

Il circolo in via Ghibuzza, recentemente aperto, ha come scopo sociale il coinvolgimento dei soci nelle varie iniziative che vengono organizzate ed ha lanciato un’idea innovativa ed apprezzata: il progetto del “Cuoco errante”.

“La cucina familiare è l’unica in grado di salvarci da tutte le proposte che ci vengono spiattellate: la vera sfida è raccontare la cucina di casa attraverso i suoi piatti e i suoi prodotti buoni, puliti e giusti che contribuiscono al successo di questa proposta. I prodotti e i produttori sono tornati al centro, raccontare la cucina familiare diventa una necessità – spiegano dal team del Circolo Aurora -. Un cuoco stellato, un oste, un amico (tutti soci del Circolo) all’Aurora potranno preparare un piatto nel corso di una serata per un massimo di 20/25 soci. Non una cena intera, troppo impegnativa, ma un piatto: un modo nuovo di interagire con i soci che potranno esibirsi e sentirsi parte del locale, in famiglia. I soci possono così portare la loro cultura gastronomica casalinga nella cucina del circolo. Per chi non vorrà i piatti proposti sarà disponibile anche il menù del Circolo Aurora”.

Dopo i primi otto cuochi, domestici e professionisti, tocca ad Alessandro Bongarzone, martedì  24 maggio alle 20,30, proporre piatti con Cacio e pepe e Gricia.
Alessandro Bongarzone “errante” lo è da sempre, avendo vissuto metà della sua vita da sindacalista in giro per l’Italia. Dal 2007, poi, seguendo il suo cuore (ha sposato  n’avvocata romagnola) si è trasferito a Ravenna.

Fotografo, grafico, giornalista ed esperto di comunicazione e nuovi media, da anni alla professione – intrapresa dopo l’esperienza sindacale alterna la sua passione per la cucina ereditata da sua madre e suo padre, cuoco di professione. Come presidente di UPTER Solidarietà, insieme a Massimo e Marisa “L’oste della Bon’ora”, ha partecipato alla realizzazione e alla gestione di un club di cucina vegetariana aperto agli iscritti dell’Università Popolare di Roma. A Ravenna, per molti anni è stato il cuoco della Domenica alla mensa solidarietà di San Rocco. Attualmente, con Ecologia di Comunità lavora per aprire anche a Ravenna una “Cucina Popolare”.

Martedì  31 maggio, alle 20,30, Alessandro Bongarzone torna al circolo con Amatriciana e Carbonara
Si chiude con questo secondo appuntamento la storia della carbonara partita da cacio e pepe e gricia, passando per l’amatriciana. Alessandro nelle due serate ci spiegherà questo percorso.

Info e prenotazioni:  327 2061248  /  335 375212  /  circolo aurora.aps@gmail.com
Ingresso riservato ai soci del Circolo AICS.
Chi non fosse socio può richiedere la tessera. Sconto 50% se ci si associa anche a Slow Food.

LA CUCINA DEI PASTORI

Matriciana o Amatriciana, Carbonara, Gricia, Cacio e Pepe piatti poveri della cucina romana che hanno fatto il giro del mondo. Studiati, reinterpretati, rielaborati, portati agli onori della cronaca da diatribe sul nome e, perfino, sulla “precisa” localizzazione geografica altro non sono che piatti poveri inventati dai più poveri della storia: quei pastori che nell’ebraismo potevano neanche entrare nel Tempio.

Per chi visita la città eterna sono una costante scoperta da assaggiare ad ogni costo, alla ricerca della “mejo cacio e pepe, matriciana (ecc.) de Roma” ignorando spesso, non solo che tutto nasce dai pastori, ma anche che tutto si rifà all’incontro del cacio – rigorosamente pecorino romano – con quel pepe per il quale nel Seicento si arrivò a scontri, battaglie e successivi accordi per averne il controllo del commercio in Europa.

Già! perché Gricia, Matriciana, Carbonara – l’ordine non è casuale – altro non sono che evoluzioni, nel tempo, nella storia e nella lotta per l’emancipazione della mitica “Cacio e Pepe” per anni (quasi) unico cibo e sostanza per generazioni di pastori dell’agro romano.

Dalla CACIO E PEPE…

La storia della cacio e pepe nasce ai tempi dei pastori in transumanza nei verdi pascoli dell’agro romano quando per i loro spostamenti i pastori si rifornivano di ingredienti poveri, facilmente trasportabili e – soprattutto – adatti a conservarsi nel lungo periodo: il pepe nero in grani – che stimola direttamente i ricettori del calore e quindi aiutava i pastori a proteggersi dal freddo – e qualche fetta di pecorino romano (il cacio, appunto) che serviva a preparare una “salsa” per condire una “manciata” di spaghetti essiccati fatti con acqua, sale e farina per il giusto apporto di carboidrati e calorie. Conosciuta molto presto dai “cittadini”

la cacio e pepe divenne il pasto ideale, veloce e sostanzioso, per tanta “povera gente” del Lazio, ma anche di Umbria e Abruzzo, dove tutt’oggi è largamente diffusa seppur con numerose interpretazioni. Quando arriva nelle osterie romane la cacio e pepe diventa un vero e proprio business e alla “salsa” si sostituisce il “pecorino grattugiato” studiato ad hoc per “intorzare” il cliente e indurlo così a ordinare vino ad oltranza.

…alla GRICIA: arriva il guanciale

Abbiamo già accennato all’evoluzione che la cucina popolare subisce nel tempo e nella storia ma – come detto anche grazie alla lotta per l’emancipazione delle classi popolari che grazie al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro diventa in grado di acquistare nuovi prodotti. La “Gricia” rispetto alla “cacio e pepe” rappresenta questa evoluzione aggiungendo alla semplicità delle origini “il guanciale” che apportando proteine della carne al piatto rafforza sia il valore nutritivo che quello calorico.