Ravenna. Paolo Guerra (Assoraro) su Valle della Canna: “un disastro annunciato”
Paolo Guerra, ex consigliere comunale di Ravenna e oggi membro di Assoraro, Associazione di Idee per Ravenna e la Romagna, interviene sulla vasta moria di anatidi nella Valle delle Canna.
“Quanto sta accadendo nella Valle della Canna è un disastro ambientale non solo annunciato, ma che si ripete ciclicamente – dichiara Guerra -. Proprio coloro che sostengono incondizionatamente qualsiasi iniziativa promossa in campo ambientale, comprese le manifestazioni studentesche alle porte del week end, oggi si appellano strumentalmente ai cambiamenti climatici per non ricordare che fra le tante lacune alla base del disastro ambientale nella Valle della Canna, vi sono gravi lacune, pastoie amministrative, moltitudini di enti che si sovrappongono in modo inconcludente fra loro per una richiesta o per un permesso i quali non riescono poi a prevenire simili situazioni”.
“E nuovamente sono i volontari, le associazioni venatorie e faunistiche, insieme ai fruitori di queste aree naturali che, pur avendo anticipato quanto stava per accadere, oggi intervengono per raccogliere gli anatidi morti e moribondi, con l’intento di togliere potenziali focolai batterici che potrebbero manifestarsi nuovamente – prosegue l’ex consigliere -. Mentre dei tanti Enti e delle Organizzazioni chiamate a tutelare questo immenso patrimonio naturale si leggono le solite informative tramite stampa.
Guerra dichiara che “coloro che fanno politica in maggioranza, ovvero amministrano un territorio, peraltro affascinante e complesso come quello di Ravenna, non possono sempre rifiutare le proposte che provengono dalle opposizioni per volerle riprendere dopo qualche anno attribuendosene la paternità; così come certe opposizioni non possono lavorare in attesa che compaiano emergenze o problemi semplicemente per denunciarli e gettarsi sul tema del giorno dopo, senza intentare il confronto per una proposta risolutiva”.
“Voglio ricordare – prosegue Guerra – alcune proposte, contenute in 3 documenti ufficiali presentati durante la mia consiliatura nel periodo luglio-ottobre del 2011 all’Amministrazione di Ravenna, quando vi furono analoghi fenomeni di alterazione delle acque. Si possono leggere le denunce e le proposte che potrebbero essere prese in considerazione anche oggi:
– valutare la creazione di un tavolo di lavoro permanente nel quale riunire gli Amministratori locali e i coordinatori dell’Ente Parco (già da allora vittime di procedure da loro stessi realizzate), insieme agli esperti, ai volontari, ai fruitori delle valli naturali e alle loro associazioni. Persone che oltre ad essere la memoria storica di questi ambienti, rappresentano una risorsa per un confronto ed un controllo continuo sulle zone umide ravennati con l’intento di essere più tempestivi nella gestione (luglio 2011);
– attuare una serie di iniziative concrete volte ad ottenere dalla Regione Emilia Romagna la totale gratuità dell’acqua prelevata dal fiume Lamone e riversata nelle valli ravennati per scopi di tutela ambientale. Una richiesta irrifiutabile e che, se accettata, eviterebbe di disperdere in mare acque utili a rigenerare e riossigenare le valli ravennati evitando quei fenomeni di anaerobiosi dai quali si generano pericolosi batteri patogeni (ottobre 2011);
– la maggioranza che governa il territorio richiese di sospendere la proposta del tavolo di lavoro e, dopo alcuni mesi di silenzio, proposi di convocare una Commissione Ambiente con carattere di urgenza, avente lo scopo di approfondire questi aspetti, invitando all’incontro sia gli enti e gli organismi pubblici, sia i fruitori e le loro associazioni di rappresentanza (novembre 2011).
Conclude Paolo Guerra: “tali proposte furono la sintesi di tanti confronti avuti in quegli anni con esperti ed appassionati delle zone umide ravennati che sto sentendo in queste ore e con i quali e abbiamo pensato di inviarle alla stampa locale insieme alle foto di ciò che loro stanno osservando sul posto”.






