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Giorgio Lazzari (Arca, Legambiente): Valle della Canna a rischio secca. Agire in fretta o si rischia una nuova strage di anatidi
Valle della Canna, autunno 2019

“Bisogna intervenire il prima possibile nella Valle della Canna. Non c’è tempo da perdere” è categorico Giorgio Lazzari, dell’associazione L’Arca, uno dei padri del movimento ambientalista ravennate e tra i massimi esperti della Valle Mandriole (Valle della Canna) e di Punta Alberete. “Come Arca, benché la gestione non sia più nostra dal 2013, continuiamo a monitorare, grazie ai volontari di Legambiente, i livelli idrici di questa importante zona umida del nostro territorio”.

“In una superficie libera, come la Valle della Canna, i livelli idrometrici d’inverno raggiungono i 30/40 cm di profondità mentre d’estate si abbassano per via dell’evaporazione e del vento. In questi ultimi giorni, a causa delle alte temperature, i livelli sono scesi in maniera preoccupante” spiega Lazzari confermando l’allarme lanciato ieri dal consigliere regionale della Lega, Liverani.
“I dati in nostro possesso, relativi al 18 giugno 2020, indicano una profondità di 15 cm ma dopo queste ultime giornate calde, sicuramente il livello si sarà abbassato notevolmente, fino a 10 cm, se non meno. Quindi siamo in emergenza, poiché i dati statistici che da anni raccogliamo, confermano la previsione di un ulteriore abbassamento e il rischio che si ripeta la catastrofe dell’anno scorso per botulismo aviare.”

Ci troviamo difronte ad un nuovo disastro ambientale annunciato?

“Se non si interviene in fretta, sì. Se si lascerà andare in secca la valle ciò innescherà quegli stessi fenomeni che lo scorso autunno hanno provocato la moria di migliaia di volatili“.
Lazzari spiega: “durante la secca, l’acqua si surriscalda, “bolle”, e ciò provoca la mancanza di ossigenazione che a sua volta porta alla morte degli organismi che vivono nella valle. Sugli animali morti si innesca la tossina del botulino, e così inizia un processo irreversibile che può portare al disastro già verificatosi lo scorso anno.

Secondo l’esperto, gli anatidi morti nell’autunno 2019 furono oltre 4000. Ad oggi, i volontari di Legambiente che monitorano la zona e che riportano i dati a Lazzari, non hanno evidenziato la presenza di animali morti per cause collegabili al botulismo, ma il rischio è alto:” in questi giorni faremo nuovi rilevi, analisi sul ph e la salinità. Ma è fondamentale ora alzare il livello dell’acqua fino a 30 cm, immettendo acqua dal Reno – conclude Lazzari, lanciando un SOS: “non c’è tempo da perdere o si ripeterà il drammatico fenomeno dello scorso anno”.

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