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Paola Patuelli e Fulvia Bandoli ricordano Laura Conti, protagonista delle battaglie ambientaliste in Italia fin dal dramma di Seveso

Paola Patuelli e Fulvia Bandoli con due interventi, in dialogo, ricordano la figura di Laura Conti, madre dell’ecologismo italiano di cui in questi giorni ricorre il centenario della nascita. Laura Conti è stata protagonista della fondazione di Lega per l’ambiente poi Legambiente oltre che esponente di rilievo del Partito Comunista Italiano. A lei sono dedicate strade in quattro città italiane, una di queste è proprio Ravenna. Via Laura Conti è a San Pietro in Campiano.

Paola Patuelli: Laura Conti, madre dell’ecologismo italiano

Due libri a lei dedicati e parole per lei a cento anni dalla nascita ci ricordano il valore assoluto di una donna che ha coniugato nel corso di tutta la sua vita – troppo breve – scienza e politica. Non ha perduto nessuno degli appuntamenti che la storia le imponeva. Fu partigiana resistente e subì l’internamento. Fece convivere gli studi di medicina con l’impegno culturale e politico, anche dopo la Liberazione. Cultura e politica non potevano non scorrere, per lei nell’alveo delle stesso fiume. Fu segretaria della Casa della Cultura di Milano, dove anche Rossana Rossanda operò a lungo, quando, a sinistra, il fare cultura era sentito come obbligo. Non a caso fu protagonista, sempre a Milano, nella fondazione dell’Istituto Gramsci e dopo Seveso, nella fondazione della Lega per l’ambiente, oggi diventata Legambiente. In questo caso, ebbe accanto uno scienziato che ho avuto modo di conoscere e apprezzare, Enzo Tiezzi. Persona straordinaria Tiezzi che, come Laura, coniugava passione civile e scienza.

Negli ultimi anni della sua vita Laura Conti approdò in Parlamento. Ricordo alcuni incontri con lei, qui a Ravenna. La seguivo da tempo e mi colpì, in particolare un suo articolo su l’Unità, Fermate lo sviluppo, voglio scendere. L’anno prima, il 1984, era morto Berlinguer, il primo politico italiano a porre al centro – assai controcorrente negli anni rampanti del consumismo – il dovere della austerità. E questo ben prima che Serge Latouche introducesse il contrastato tema della decrescita, pena il collasso del pianeta. In quel voglio scendere c’era proprio di mezzo il pianeta in corso di avvelenamento.

Laura Conti era lontana da ogni antropocentrismo, come Enzo Tiezzi. Ricordo una conversazione che ebbi all’inizio degli anni Novanta con Enzo Tiezzi e il filosofo della scienza Paolo Rossi, che, a Tiezzi in grande allarme per i disastri ambientali, diceva la scienza nel tempo risolverà ogni cosa. E Tiezzi, con fermezza, gli rispose, no, deve farlo, subito, la politica. La natura è un insieme unitario e interconnesso. Da conoscere e salvaguardare per ogni vivente presente e futuro.

La notorietà di Laura Conti crebbe dopo Seveso, primo disastro ambientale in Italia. Ne spiegò cause ed effetti, contrastando ogni tentativo di minimizzare e non facendo  sconti sulle responsabilità. Anche per questo non sempre  fu bene accolta nei luoghi dove si decide. Quando, eletta alla Camera  nel 1987, nelle liste del Pci, non ci furono interrogativi sul perché di questa candidatura, come è accaduto in questi giorni per le due presidenti dei gruppi PD di Camera e Senato. Laura arrivò in Parlamento per forza e virtù propria. In quella tornata crebbe il numero di donne elette nelle liste del Pci. Era in atto un autonomo movimento di donne – una corrente unitaria di donne, almeno in quel momento – per darsi forza politica anche nelle Istituzioni. E quella che è stata definita  la madre dell’ecologismo italiano arrivò in Parlamento forte della sua forza e di quella di altre donne, che la candidarono e la votarono.

Bella storia, indebolitasi nel corso del tempo. Fulvia Bandoli, ravennate, cara amica e compagna, ambientalista e femminista, ricorda Laura Conti sul quotidiano Domani, del 28 marzo scorso.

Interessanti anche le importanti collaborazioni ed esperienze condivise, nel ricordo di Fulvia. Dopo decenni di poco comprensibile trascuratezza – ci vogliono i centenari per smuovere conoscenza e memoria? – sono recentemente usciti due libri dedicati a Laura Conti, La vita di Laura Conti, della giornalista scientifica Valeria Fieramonte, e Laura non c’è, scritto da due femministe, Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi. Laura Conti era femminista? Non credo si definisse tale. La mia impressione è che, avendola a suo tempo seguita nel suo fare politico e nelle sue passioni scientifiche e culturali, lo fosse di fatto. Può capitare di essere femministe anche così.

A Ravenna la memoria di Laura Conti ha lasciato un importante segno. In quattro Comuni esiste una strada con il suo nome. Uno di questi è il Comune di Ravenna. Via Laura Conti è in un’area verde a San Pietro in Campiano. Credo che non le dispiacerebbe respirare qui, in silenzio.

Laura Conti
Seveso
Laura Conti

Fulvia Bandoli: Laura Conti, ambientalista tra ragione e passione

Duemilaventuno, anno di centenari illustri: quello del PCI, quello di Gianni Agnelli. Per me e per altre donne ambientaliste e femministe, quello di Laura Conti, medica, partigiana, comunista, deportata, ecologista, scrittrice e divulgatrice formidabile di conoscenza e scienza. Eppure per trovare notizia di questa ricorrenza bisogna spulciare con cura siti Internet, e si trovano soltanto alcuni articoli e qualche convegno. Nessun grande giornale, salvo uno, ha fatto inserti o pagine dedicate, nessuna trasmissione tv ha approfondito la figura di questa donna straordinaria. E pur essendo tornata molto di moda quella che lei, sempre diretta e trasgressiva, forse chiamerebbe “l’ecologia fatta di buone maniere”, nessuno si interroga su quali siano le origini del pensiero ambientalista in Italia, dell’ambientalismo scientifico o dell’ecologismo razionale, come lo chiamava lei, con un’insistenza quasi maniacale. Si facesse questa ricerca la prima persona che si incontrerebbe sarebbe proprio Laura Conti.

Ma in questo buio, alcuni giorni fa, si è accesa una luce: grazie alla casa editrice Fandango è uscito un delizioso libro scritto da due femministe, Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi, dal titolo “Laura non c’è”. Ed è stato ristampato anche “La lepre con la faccia da bambina” che Laura Conti scrisse dopo la tragedia di Seveso. Mia madre me lo fece leggere, ma di persona la conobbi solo nel 1991 quando venne a Botteghe Oscure (lei parlamentare Pci, io responsabile nazionale Ambiente da un mese) e la prima cosa che mi disse brusca e diretta fu: “io e te abbiamo subito una brutta grana da risolvere, fare una Legge per regolare la caccia e avremo contro tutti, i cacciatori perché togliamo loro i privilegi e diamo regole stringenti, e i Verdi che invece vogliono abolirla”. Ma io volevo parlare di Seveso, perché lei era stata la persona che aveva affrontato il primo grande disastro ambientale italiano in tutti i suoi aspetti.

È il 10 luglio 1976. Brianza. Zona di mobilifici famosi ma nell’area c’è anche un’industria chimica svizzera, l’Icmesa. Il reattore A101 rileva un guasto, gli operai non riescono ad arginare il danno e uno dei più potenti e tossici componenti chimici, la diossina, fuoriesce nell’aria. L’impatto è micidiale. Muoiono 80.000 capi di bestiame, le abitazioni in zona A vengono abbattute e altre abbandonate. Sono gravi anche i danni alla salute dei cittadini. Vengono evacuate 700 persone. Alle donne in attesa di un figlio, viene concesso, se temono malformazioni ai nascituri, di ricorrere alla interruzione di gravidanza; da quella vicenda parte una discussione difficile sull’aborto terapeutico e in generale sulla possibilità che sia una libera scelta della donna. Dopo due anni, nel 1978, l’Italia si doterà di una legge in materia. Una delle persone che starà accanto alle donne e alla popolazione di Seveso è Laura Conti, in quel momento consigliera regionale Pci in Lombardia, esperta anche di medicina del lavoro. Nel suo libro “Visto da Seveso” e negli articoli scritti in quei mesi elabora una metodologia di analisi e valutazione ambientale che sarà alla base della Direttiva Europea Seveso sulla prevenzione dei grandi rischi industriali. Direttiva ancora in vigore e tra le più avanzate mai scritte.

E quando il mondo, nel 1986, dovette affrontare la catastrofe nucleare di Chernobyl, lei fu tra le più pronte, accanto al movimento femminista, a scendere in campo. Di scienza, potere e coscienza del limite scriveva già da parecchi anni. Per gli ambientalisti comunisti, da Seveso in poi, Laura Conti sarà una maestra per sempre. I Verdi arrivano dieci anni dopo. E anche Legambiente, che lei contribuirà a fondare con altre e altri, nascerà solo nel 1980. Peccato che la sua cultura ambientalista non sia mai stata veramente e convintamente assunta dai comunisti italiani, fosse accaduto avrebbero potuto affrontare la loro crisi con carte migliori.

Nel libro di Marina Turi e Barbara Bonomi Romagnoli ci sono tutte le battaglie di Laura Conti e molto altro. La fantastica trovata delle autrici, di ricollocarla nel presente, centenaria, nella casa milanese, piena di gatte e di amiche com’era davvero, e di presentarla a chi non la conosce attraverso 8 dialoghi possibili su temi attuali come il Covid, i pericoli degli allevamenti intensivi, il ruolo dell’agricoltura, fa rivivere Laura Conti nei nostri difficili giorni. E le parole che animano i dialoghi (tutte prese da suoi scritti o interviste) sono ancora di enorme attualità.

Laura Conti