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Aumenti luce-gas. La rabbia dei commercianti: “Da 8 a 20mila euro in un mese”. Confcommercio Ravenna: “Siamo al tracollo”

Cna: “Nel 2021 il prezzo dell’energia elettrica è aumentato di oltre il 200% rispetto al 2020 a livello nazionale”. Adiconsum: “Concorrenza sleale dei gestori di luce e gas, che stanno approfittando dello smarrimento generale. Stato controlli questo far west”

Ventimila euro. È il totale dell’ultima bolletta del gas ricevuta da un ristoratore della provincia di Ravenna. Un prezzo quasi triplicato rispetto a dicembre 2021. Effetto certamente del “Caro bollette”, fenomeno che in queste ultime settimane, giorni e ore sta massacrando aziende, liberi professionisti e consumatori italiani. “Da 8mila a 20mila euro. Ed è solo la prima bolletta del 2022, non oso immaginare le prossime – racconta l’esercente -. Una situazione drammatica per tutti, cittadini e imprenditori. Anche riuscendo a pagare, il prossimo mese cosa farò? Sto incassando pochissimo, il personale va pagato e le spese aumentano a dismisura. Non so se riusciremo a tenere aperto ancora per molto. Non abbiamo più le ‘spalle larghe’ come un tempo. Dopo due anni di pandemia, chiusure, Green pass, Super green pass, siamo davvero al limite. Chiudiamo ogni mese con il segno meno“.

“Questa è solo una delle tante situazioni disperate, di cui sto ricevendo notizia nelle ultime settimane – afferma il presidente di Confcommercio della Provincia di Ravenna, Mauro Mambelli – Siamo al tracollo. L’ultimo report di Confcommercio evidenzia per ristoratori e albergatori un aumento dei costi legati all’energia quasi tre volte maggiore da dicembre 2021 a gennaio 2022. Un punto di non ritorno. Nel ruolo che ricopro, cerco di moderare le tensioni e calmare gli animi dei nostri associati, che sono arrabbiati, frustrati e stanchi. Molti non ce la fanno più e pensano di scendere in piazza, a Roma. Il discorso è che non vogliamo far pesare i rincari sul cliente. Non è la linea da adottare. Ma aprire ogni giorno un negozio, con prezzi di gestione altissimi, dopo due anni di pandemia e una ripresa che arranca, è una grossa fatica e un sistema che a lungo termine non potrà più reggere. Saremo costretti ad abbassare le serrande. Mancano i turisti, con la questione del Super Green pass i clienti sono diminuiti ancora di più e nonostante io sia pro vaccino, da imprenditore non posso che criticare come il Governo abbia gestisto la crisi. Anche le materie prime sono aumentate tantissimo, abbiamo un rialzo del 60%. Le nostre federazioni nazionali stanno cercando interlocutori, tuttavia in questo periodo è rimasto tutto bloccato per le elezioni del Presidente della Repubblica. Quasi una settimana di votazioni per poi rileggere Mattarella, mentre il Paese soffoca tra bollette, frustrazione generale e incassi azzerati. Sembra una presa in giro. Gli esercenti non possono aspettare i tempi della politica, perché quando un negozio chiude, chiude per sempre”.

“Dopo la questione sanitaria, potrebbe scoppiare un’enorme crisi economica, che metterà il Paese in ginocchio. Dove si sta sbagliando? È l’indirizzo preso a livello nazionale che non regge. Vogliamo evitare la crisi, però chiudiamo i pozzi nell’Adriatico, smantelliamo le centrali nucleari con costi assurdi sulle spalle dei cittadini, però poi basta andare al confine e trovare quelle francesi. Produciamo appena il 10% dell’energia con l’eolico e il fotovoltaico, il resto lo acquistiamo all’estero. In questo modo – conclude Mambelli – come possiamo andare avanti?”.

Mauro Mambelli
Mauro Mambelli

Anche la Cna – Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa esprime la stessa preoccupazione, sottolineando come nel 2021 il prezzo dell’energia elettrica sia aumentato di oltre il 200% rispetto al 2020. “Il 2021 è stato certamente l’anno della ripresa dell’attività economica per il nostro Paese – dichiara Matteo Leoni, Presidente della CNA Territoriale di Ravenna – ripresa che dovrebbe continuare anche nel prossimo biennio. Questo trend estremamente positivo, tuttavia, potrebbe essere messo a rischio da diversi fattori, uno tra tutti l’impennata dei costi delle materie prime e dell’energia a cui assistiamo già da diversi mesi”.

Nel 2021 il prezzo dell’energia elettrica è aumentato di oltre il 200% rispetto al 2020 a livello nazionale. Questi aumenti si sono già tradotti in bollette più che raddoppiate, nonostante le ingenti risorse stanziate dal Governo per calmierare i rincari. È evidente però che queste compensazioni, seppur significative, non annullano l’impatto dei rincari né risolvono il problema in maniera strutturale. Si tratta di una situazione – prosegue Leoni – ancor più preoccupante per le PMI, per le quali il costo dell’energia già nei periodi di normalità rappresenta un peso significativo; le piccole imprese subiscono un onere delle bollette sproporzionato sia rispetto alla media europea che rispetto alle imprese più grandi. Grava infatti in modo rilevante il peso della parafiscalità, componente che occupa quasi il 35% della bolletta di una PMI. È in questo quadro così complesso che si innesta l’attuale ‘crisi energetica’, che rende ancora più drammatica una situazione già grave”.

“Rileviamo ormai da alcuni mesi la preoccupazione delle nostre imprese associate – aggiunge Massimo Mazzavillani, Direttore della CNA Territoriale di Ravenna – .La stragrande maggioranza delle imprese artigiane ritiene che l’aumento del costo dell’energia possa determinare una riduzione dei margini di guadagno. Il timore di una riduzione dei profitti appare più diffusa nel commercio e nei servizi alla persona, settori già pesantemente colpiti dalle restrizioni introdotte per contrastare la diffusione del Covid. Alcuni settori, in particolare la manifattura, temono che il caro-bolletta porterà a ridurre la produzione. Molte imprese, in particolare quelle della manifattura e delle costruzioni, stanno valutando di trasferire parzialmente o interamente i rincari sui propri listini. Le imprese si stanno mostrando propense ad adottare interventi di rapida attuazione per mitigare gli effetti negativi del caro-bollette: riduzione delle spese correnti diverse da quelle collegate ai prodotti energetici, aggiornamento dei listini prezzi, rinvio degli investimenti programmati sono le tre azioni maggiormente richiamate. Meno diffusi appaiono, invece, interventi strutturali, come investimenti nell’efficientamento energetico. Gli interventi messi in campo dal Governo sono sicuramente significativi nell’immediato, ma non risolveranno la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero. Per questo come CNA crediamo sia opportuno riprendere urgentemente in considerazione gli investimenti per aumentare il livello dell’estrazione di gas nel nostro territorio, al fine di determinare una sua ricaduta positiva per le imprese e i cittadini e per rilanciare il Distretto ravennate dell’offshore”.

Mazzavillani (a sinistra) e Leoni.
Da sinistra Massimo Mazzavillani e Matteo Leoni

Il DL Sostegni approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 21 gennaio 2022, ha previsto infatti un intervento di 1,7 miliardi di euro a favore delle imprese e volto a contenere proprio l’aumento delle bollette. Operazione ritenuta poco efficace da alcune associazioni dei consumatori.

“La norma ha visto la luce senza una ampia condivisione con i corpi intermedi rappresentativi dei vari settori coinvolti (rappresentanti dei produttori di energia, rappresentanti dei consumatori, rappresentanti delle imprese tecnologiche del settore energetico, associazioni ambientaliste) e non può dai sottoscrittori del presente documento essere condivisa. Tale norma mette a grave rischio il corretto svolgimento delle dinamiche di mercato e non risolve minimamente la situazione emergenziale in corso, che si avvia a generare gravi ripercussioni sul sistema sociale ed economico del Paese. Tra l’altro un intervento estemporaneo come quello proposto, senza voler entrare nel merito degli eventuali profili di legittimità dello stesso, comunque evidenti, rischia seriamente di non raggiungere l’obiettivo auspicato di introdurre modifiche strutturali al sistema elettrico, al fine di favorire la crescita delle fonti rinnovabili in grado di ridurre e stabilizzare i prezzi di borsa. Riteniamo sia assolutamente indispensabile l’apertura rapida di un tavolo diconfronto su di un tema così importante come quello della attuale crisi energetica del nostro Paese” concludono da Adiconsum, Adoc, Adusbef, Anev, Anie Confindustria, Arse, Assoidroelettrica, Assoutenti, Arte, Casa del Consumatore, Codacons, Confconsumatori, CTCU, Coordinamento Free, Elettricità Futura, Energia Libera, Greenpeac, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Associazione Utenti dei Servizi Radio Televisivi WWF.

Ma il Caro bollette non ha colpito solo le imprese, anche cittadini e famiglie, che si trovano a fare i conti con prezzi e costi schizzati alle stelleAnalizzando la situazione del territorio regionale, in Emilia-Romagna nel 2021 le famiglie hanno speso per luce e gas, in media, 1.825 euro (valore più alto a livello nazionale), in aumento del 27% rispetto al 2020.

Nello specifico, la bolletta elettrica è stata, in media, pari a 680 euro, con un rincaro annuo del 35%.Quella del gas, invece, è arrivata a 1.146 euro, in crescita del 23% rispetto al 2020.

La brutta notizia, stando alle previsioni del report delle associazioni dei consumatori, è che il 2022 potrebbe andare peggio: se le tariffe attualmente in vigore rimarranno costanti fino a fine anno, a parità di consumi e in assenza di interventi istituzionali, il conto complessivo per le famiglie dell’Emilia-Romagna potrebbe addirittura superare, in media, i 3.200 euro, vale a dire il 78% in più rispetto al 2021.

“Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni dai consumatori, ci dicono che il gas è raddoppiato. – spiega l’avvocato Alessandra Nannini di Adiconsum per il comprensorio di Lugo – Questo è anche il frutto del momento delicato che stiamo vivendo a causa del Covid. Tutte le energie a livello nazionale sono impiegate per gestire la pandemia. Tuttavia, credo fermamente che si poteva fare di più e dare una mano ai cittadini, schiacciati dal peso degli ultimi due anni e senza ormai entusiasmo. Ricevere bollette quasi aumentate del doppio, non aumenta la ripresa. Lo Stato ha sbagliato in primis a non controllare il substrato di concorrenza sleale tra gestori che si è venuto a creare a danno dei consumatori. Chiamano proponendo prezzi inferiori rispetto ai concorrenti, ma poi nella pratica le condizioni di vendita non vengono rispettate. Si trae in inganno il cittadino e se il problema esisteva già, adesso con la pandemia e approfittando dello smarrimento generale, loro ne approfittano di più. Il Governo fermi questo far west“.