A Cervia si presenta l’Associazione Grazia Deledda, la “sovversiva”. Tre gli obiettivi: celebrare la scrittrice, esaltare la donna e valorizzare Villa Caravella
Almeno cento persone hanno tenuto a battesimo – per la prima uscita pubblica alla Darsena del Sale – l’Associazione “Grazia Deledda, una Nobel a Cervia”. Fondata da 10 donne, l’associazione è nata sull’onda dell’interesse suscitato dalla campagna stampa partita da Marisa Ostolani e Ravennanotizie.it su Villa Caravella, la villetta comprata dalla Deledda nel 1928 con i soldi del premio Nobel, venduta dagli eredi a privati nel 1979. È proprio attorno al tema del recupero almeno in parte della villa e del suo giardino alla funzione di bene culturale, oltre che per coltivare la memoria e i tanti fili del legame profondo tra Cervia e Grazia Deledda che l’associazione si è costituita. La presidente è proprio Marisa Ostolani, giornalista, di recente tornata a Cervia dopo una brillante carriera in Ansa fra Roma e Bruxelles.
L’associazione si è presentata alla città nel corso di un incontro con Luigi Contu, direttore Ansa e autore del libro I libri si sentono soli (La Nave di Teseo’). Ha partecipato anchePatrizia Asproni, presidente di Confcultura e componente del Comitato ministeriale per il 150° della nascita di Grazia Deledda. Nel corso del pomeriggio hanno portato il loro saluto e sottolineato l’interesse dell’Amministrazione comunale per l’iniziativa, gli assessori Cesare Zavatta e Michela Brunelli.
Marisa Ostolani, presentando la nuova associazione, ha chiarito quali sono i tre filoni sui quali intende impegnarsi per valorizzare l’eredità letteraria e culturale di Grazia Deledda. In primo luogo il recupero del rapporto fra Villa Caravella e Cervia. Nel corso di un incontro con l’Amministrazione comunale, la proprietà si è dichiarata disponibile a mettere a disposizione il cortile della casa (oggi usato come parcheggio dell’Hotel che sorge sullo stesso terreno) nei periodi di bassa stagione turistica per iniziative pubbliche mentre il Comune si è impegnato a ristrutturare la targa ricordo e a predisporre un’adeguata cartellonistica per facilitare almeno la visita esterna della dimora storica.
Ma Ostolani ha ricordato che per recuperare il giardino e farne luogo di iniziative culturali dedicate alla scrittrice – la proposta è di creare anche un festival deleddiano – occorre trovare un’alternativa per il parcheggio: e questo impegno compete al Comune di Cervia che deve valutare insieme ai proprietari dell’albergo le eventuali opzioni in campo. Cosa che non può fare un’associazione.
Oltre a creare un legame continuativo tra Villa Caravella e la città, l’associazione intende impegnarsi per trasformare il patto di amicizia stretto nel nome della Deledda nel novembre del 2021 tra i Comuni di Cervia e di Nuoro in un vero e proprio patto di gemellaggio.


Inoltre l’associazione si pone l’obiettivo di sviluppare e arricchire studi e ricerche sulla produzione letteraria di Grazia Deledda, che va inoltre considerata – terzo e ultimo punto, ma non meno importante – come una grande donna, simbolo e modello di affermazione ed emancipazione per tutte le donne. Una donna “non convenzionale” è stato detto, che ha lottato anche contro la sua famiglia per scrivere e imporsi come scrittrice, che è stata osteggiata dai critici e dal mondo letterario perché non conforme ai canoni tradizionali. Il grande Pirandello ci rimase molto male quando assegnarono il Nobel a lei: se lo aspettava per lui e così intinse di veleno la sua penna per scrivere male della Deledda sul Corriere della Sera. Singolare anche il rapporto fra Grazia e il marito: fu lei a sceglierlo e lui lasciò il suo lavoro e si dedicò anima e corpo al successo letterario della moglie (tanto che sempre Pirandello lo dileggiava con il nomignolo Grazio Deleddo).
Come hanno ricordato Patrizia Asproni e Luigi Contu (che ha chiesto di diventare l’11° socio dell’associazione), Grazia Deledda scrisse il suo primo racconto a 17 anni e il primo romanzo a 21. Lasciò la famiglia e poi la Sardegna natia per scrivere, trasferendosi a Roma. E per 15 anni trascorse le sue estati a Cervia, città che amava, e che citò anche nel discorso che pronunciò davanti all’Accademia di Svezia quando ritirò il Nobel.
Una donna straordinaria, fuori dalle convenzioni dell’epoca. Michela Murgia la definisce non a caso una “sovversiva”.
‘’Le iniziative per il 150° della nascita della Premio Nobel hanno gettato una nuova luce sull’eredità culturale della Deledda esaltandone la modernità e la forza anticipatrice, non convenzionale. A questo si aggiungono il coraggio e l’ambizione con cui ha sempre perseguito il suo sogno di felicità e di gloria che l’hanno portata fino al Nobel con la quarta elementare in tasca e che ne fanno un esempio straordinario di emancipazione, una femminista ante litteram’’, haaffermato la presidente dell’associazione, Marisa Ostolani. ‘’Nel discorso di insediamento, la stessa premier ha citato Grazia Deledda tra le 16 donne che più di altre hanno contribuito a fare avanzare la condizione femminile in Italia. Cervia non può restare ferma o limitarsi ad iniziative saltuarie. Dobbiamo essere all’altezza dell’unica italiana premio Nobel per la letteratura che tanto lustro ha dato a Cervia, scegliendo di mettervi radici e di vivere qui una parte importante della sua vita. Cominciando dallo spiraglio aperto su Villa Caravella’’.

Il logo della neonata associazione, firmato da Tuttifrutti Ravenna


Grazia Deledda e la “bella e ventosa Cervia”
Le molte stagioni estive che Grazia Deledda ha trascorso a Cervia, dal 1920 al 1935, hanno segnato la sua vicenda sia esistenziale che artistica. Dal punto di vista biografico, la città, con la sua natura e i suoi abitanti, è stata uno dei luoghi più cari alla scrittrice sarda – prima ed unica italiana premio Nobel per la letteratura – che ne è divenuta cittadina onoraria nel 1927, l’anno in cui il Nobel (assegnatole nel 1926) le fu consegnato.
La Deledda, che abitava col marito e i figli a Roma, sceglie Cervia per trascorrervi il periodo estivo attratta non tanto dall’aspetto mondano e vacanziero della città, allora agli inizi dello sviluppo turistico, ma dalla tranquillità e dall’atmosfera di pace, e dalla vicinanza della località alle residenze di alcuni amici scrittori, primo tra tutti Marino Moretti, che viveva a Cesenatico, ma anche Alfredo Panzini, che aveva casa a Bellaria, e il santarcangiolese Antonio Baldini.
Queste quindici estati la portano a conoscere ed amare il paesaggio cervese, a percorrere le sue strade, sia all’interno del paese, nella vicina campagna e nella pineta che la circondava, che lungo la spiaggia. Tre sono le case in cui soggiorna: Villa Igea, vicino al porto, poi una nel «vialetto Oppi», nei pressi dell’attuale viale dei Mille, e infine la villetta acquistata nel 1928, situata nell’allora viale Litoraneo, chiamata dai figli «la Nuvoletta», e poi, quando nel 1932 al viale è dato il nome di Cristoforo Colombo, «la Caravella».
La scrittrice conosce e ama della “bella-verde ventosa” Cervia anche la gente, gli abitanti, personaggi umili e semplici che, ritratti dalla penna della scrittrice, diventano figure indimenticabili: contadini, salinai, pescatori e pescivendoli, fino ai più celebri, come il “gobbino portafortuna” Trucolo, che ha ispirato le novelle La fortuna e Il piccione, o Isotta Gervasi, la dottoressa cervese ricordata in Agosto felice. Cervia ha avuto un ruolo determinante anche nella produzione letteraria deleddiana. Qui sono ambientati Il segreto dell’uomo solitario del 1921, La danza della collana del 1924, La fuga in Egitto del 1925, Il paese del vento del 1931. Ma sono numerose anche le novelle ispirate alla città romagnola, comprese nelle raccolte Il flauto nel bosco (1923), La casa del poeta (1930), La vigna sul mare (1932), Sole d’estate (1933), Il cedro del Libano (1939). Le opere deleddiane ispirate a Cervia sono significative non solo perché segnano un momento fondamentale nella produzione dell’autrice, proprio nel periodo in cui le fu conferito il Nobel (tra l’altro, uno dei romanzi cervesi, La fuga in Egitto, è citato nella motivazione del premio), ma soprattutto perché permettono di vedere, o rivedere con occhi nuovi, questo “paese veramente dolce e solatìo di Romagna”.


