Logo
Congresso PD. Andrea Maestri: torno per far vincere Elly Schlein. Con il governo più a destra della storia repubblicana, serve uno sforzo unitario a sinistra

Andrea Maestri, ravennate, avvocato, 48 anni, è stato fra i fondatori del Partito Democratico a Ravenna. Fu il primo capogruppo dem a Palazzo Merlato. Nel 2014 abbandonò il Partito Democratico a guida Matteo Renzi e nell’estate 2015 aderì a Possibile, il nuovo soggetto politico di Pippo Civati. Quando a causa delle dimissioni da deputato PD di Lapo Pistelli, Maestri gli subentrò a Montecitorio, si iscrisse direttamente al Gruppo misto. Nel 2017 aderì al gruppo Sinistra Italiana-Possibile. Nel maggio 2019 terminò la sua avventura in Possibile senza aderire a nessun altro partito.

Il 4 dicembre 2022, giorno della Liberazione di Ravenna dal nazifascismo (la data forse non è casuale, l’antifascismo è una causa per la quale Maestri si è speso molto nella sua vita politica), contestualmente alla candidatura di Elly Schlein a segretaria nazionale del PD, Maestri ha annunciato il rientro alla casa democratica per sostenere l’amica Elly e cercare di cambiare i dem stavolta dall’interno. Nei giorni scorsi si è recato nella sua vecchia sezione e ha preso la tessera dalle mani di Fiorenza Campidelli. Ma lui non è un figliol prodigo che torna pentito. Torna per dare battaglia. Anche perché sa bene che nella casa dem magari son contenti, ma nessuno per lui ammazzerà il vitello grasso.

Andrea Maestri

L’INTERVISTA

Lei se ne è andato dal PD più o meno 10 anni fa e oggi ha deciso di rientrare per sostenere la battaglia di Elly Schlein. Che cosa è cambiato e cosa spera di ottenere?

“Spero che dalle ceneri del Partito Democratico rinasca un partito forte e fortemente rappresentativo dell’elettorato di sinistra, il più unitario possibile pur nel pluralismo delle posizioni. Ma ciò che più mi interessa è costruire con altri un partito capace di incidere e di riportare la destra ad essere minoranza nel paese.”

Molti di coloro, con i quali ha condiviso le battaglie di questi ultimi anni qui a Ravenna, alla fine si sono collocati in una posizione molto drastica di opposizione al PD e direi perfino di rifiuto del PD. Lei invece ha fatto la scelta opposta.

“Sì, perché in questi dieci anni ho potuto sperimentare che fuori dalla casa democratica purtroppo le battaglie rischiano di essere solamente fortemente identitarie e di pura testimonianza, ma non sono incisive. Io ho una grande, fortissima, insopprimibile passione per la politica, ma quello che mi interessa è riuscire ad essere conseguente e concreto rispetto agli ideali e ai principi che professo. Voglio cercare di ottenere anche dei risultati. Quindi quando parlo di uguaglianza, mi piace spendermi concretamente per dare una mano alle persone che sono fortemente diseguali e discriminate, affinché possano raggiungere un livello di vita che non hanno. Allora credo che la politica debba tornare ad essere efficace per rispondere concretamente ai bisogni e alle speranze delle persone. Più la sinistra è disunita, più ci si rinchiude in recinti piccoli o piccolissimi, fortemente identitari, meno si riesce ad incidere nella realtà. Io ho massimo rispetto per tutti i piccoli partiti della galassia della sinistra, del resto io stesso ne ho fatto parte, ho fatto parte di Possibile e ho fatto battaglie bellissime, ho presentato proposte di legge importanti su questioni rispetto alle quali il mio impegno politico è sempre stato costante – sull’immigrazione, sulla laicità e i diritti, sulla progressività fiscale, sulla casa, sull’ambiente – però mi sono reso conto che non avere un contesto più ampio in cui lavorare, in cui seminare le proprie idee, non consente poi di portarle avanti con efficacia.”

Da fuori non siete riusciti a incidere né tantomeno a condizionare il PD. Adesso ci provate da dentro. È così?

“Voglio provare a raccogliere insieme a tanti altri – non sono solo in questa occasione, tante persone sono ritornate o stanno ritornando nel Partito Democratico per sostenere Elly Schlein – la sfida per cambiare il PD da dentro, per spostarne l’asse politico a sinistra, non tanto per una questione identitaria ma affinché finalmente il Partito Democratico si riappropri di una forte rappresentatività del proprio elettorato, recuperi lo scollamento che lo ha portato ad essere un partito ormai residuale e poco incisivo nel panorama politico nazionale. Pur avendo – o forse proprio per questo – assunto posizioni di governo in questi ultimi dieci anni senza vincere le elezioni. È stato al governo senza segnare la propria azione con i propri valori, senza mettere dei punti fermi sulle questioni importanti. È tempo di cambiare. Allora proviamo a battagliare dall’interno. Capisco che è l’eterno dilemma che fra compagni e compagne ci si pone sempre: si riesce a incidere di più dall’esterno, pungolando il grande Partito Democratico che ha questo ventre molle elastico, che viene tirato un po’ a destra, un po’ a sinistra, un po’ al centro, e quindi dall’esterno riusciamo a pungolarlo alleandoci o non alleandoci, ma comunque incalzandolo. Oppure è meglio essere all’interno, da minoranza o, auspicabilmente, oggi da maggioranza con Elly Schlein per poterne condizionare le politiche. Io credo che valga la pena in questo momento, in cui la destra è al governo e abbiamo il governo più a destra della storia repubblicana, tentare uno sforzo unitario a sinistra. Per cui do il mio modesto, piccolo e personalissimo contributo per poter portare avanti la candidatura di Elly, perché sia fortemente rappresentativa di un Partito Democratico profondamente, radicalmente rinnovato.”

Elly Schlein

Lei sa che la critica che viene mossa a quelli che la pensano come lei è che volete spostare su posizioni troppo radicali e quasi estremiste il Partito Democratico.

“È una grandissima idiozia, perché si tratta di una radicalità che è anzitutto coerenza rispetto ai valori e ai principi che il Partito Democratico praticamente sempre professa, salvo poi smentirli nell’azione concreta di governo. Semmai quindi si tratta di riportare il Partito Democratico ad una forte coerenza politica rispetto ai propri valori di riferimento. Non c’è nessuna posizione estremistica. Io credo che mettere al centro la giustizia sociale e la giustizia ambientale, che sono le due grandi emergenze di questo momento storico, sia una grande sfida per questo partito e non si tratta di essere estremisti ma di avere una posizione politica chiara e di essere coerenti nelle azioni che si portano avanti rispetto alle idealità e ai principi di riferimento.”

I sondaggi dicono che vincerà Stefano Bonaccini. Nel caso che vada a finire così, stavolta riuscirete a convivere dentro lo stesso partito e andrete avanti insieme?

“Io credo che il contesto politico di oggi sia profondamente diverso da quello di allora, quando lasciai la mia casa politica (il 2014, l’era Renzi, ndr). Non credo che Bonaccini vincerà. Credo che Bonaccini realisticamente potrà prevalere nella fase congressuale dei circoli, che riguarda fondamentalmente gli iscritti. Nel voto online e nei gazebo penso potrà assolutamente prevalere Elly Schlein, che sta portando all’interno del Partito Democratico nuove forze e, soprattutto, sta riportando dentro tanti di quelli che in questi anni avevano preferito fare politica fuori, attraverso il volontariato, la mobilitazione nelle piazze per le grandi battaglie ambientaliste, sociali, per i diritti, eccetera. Sta chiamando soprattutto tantissimi giovani. Quindi ho una forte speranza che la candidatura di Elly possa prevalere. Tuttavia, qualora ciò non dovesse accadere porteremo avanti le nostre battaglie all’interno del Partito Democratico, credo da una posizione comunque significativa e forte e quindi in grado di incidere e di condizionarne la guida.”

Secondo lei bisognerebbe cambiare anche la linea politica che sottende al governo della città, per esempio sul tema dell’ambiente, sul rigassificatore?

“Certamente sì. Su queste cose sono radicalmente antagonista rispetto alle posizioni espresse dalla Giunta de Pascale. Serve un cambio radicale di paradigma su queste politiche, ciò riguarda Ravenna e tutta la nazione. A livello locale lo misuriamo in maniera forte, credo sia assolutamente impensabile che a Ravenna non solo ci sia un rigassificatore, ma addirittura si pensi a metterne due se non tre, piuttosto che l’impianto di cattura della CO2, o altre misure che non fanno altro che procrastinare la dipendenza dalle fonti fossili e quindi non ci portano verso quel cambiamento assolutamente necessario e non soltanto più auspicabile. Insomma noi non possiamo piagnucolare quotidianamente sulle mareggiate che si mangiano le nostre spiagge, invadono di acqua salata i nostri nidi e il centro di Marina di Ravenna eccetera e poi far finta di niente, continuare politiche che vanno nella direzione per cui questi eventi straordinari abbiano a ripetersi. Ormai è chiarissimo che le scelte politiche che si fanno in materia industriale, ambientale, economica hanno un’incidenza diretta e pressoché immediata sugli equilibri ambientali e territoriali. Quindi a livello di governo locale ci vuole una sterzata assolutamente radicale. Per lo stop al consumo di territorio, mi riferisco, quindi a nuove urbanizzazioni e nuovi supermercati, eccetera, perché impermeabilizzare nuove zone di territorio significa rendere il territorio ancora più fragile rispetto agli eventi climatici estremi e avversi a cui ormai assistiamo pressoché quotidianamente. Ci vuole una sterzata forte. Ci vuole coraggio, ci vuole la capacità di immaginare un’economia diversa rispetto alla quale il mondo delle imprese è più avanti di quanto pensiamo noi.”

Cioè?

“Qui non si tratta affatto di estremismo o di radicalità, si tratta di buon senso e anche di capacità e di lungimiranza imprenditoriale. Ci sono tantissime imprese della Green Economy che si stanno attrezzando per il cambiamento, anzi sono già pronte al cambiamento. Credo, piuttosto, sia in ritardo la politica. Un po’ perché la politica è fatalmente conservatrice nel nostro territorio, un po’ perché è fortemente legata anche agli interessi delle compagnie petrolifere, dell’Eni e di altri colossi, quindi non ha quel grado di autonomia per poter immaginare un contesto e un futuro diverso dal punto di vista economico e ambientale. Su questo serve una discontinuità forte a Ravenna, in Regione e a livello nazionale.”

Come pensa sia possibile coesistere nello stesso partito fra chi è per il rigassificatore e chi è contro, fra chi è per le estrazioni in Adriatico e chi è contro?

“In un Partito Democratico in fase congressuale e costituente, come questa, intanto bisogna stabilire dei punti cardine e cioè qual è il principio guida che vuole ispirare l’azione politica dei dem nei prossimi anni. Poi ci si confronta, si discute, si litiga, si vota. Alla fine prevarrà ovviamente un indirizzo maggioritario. Io spero che a prevalere sia l’indirizzo chiaramente espresso da Elly Schlein su questi temi. Quindi, se sarà così, se vinceremo il congresso, se la guida del Partito Democratico sarà femminile, femminista, ambientalista, come la linea che incarna Elly Schlein, credo che sarà possibile condizionare fortemente e cambiare anche le politiche della Giunta de Pascale.”