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Case della Salute: entro aprile inaugura a Castiglione, via ai lavori di quella in Darsena a settembre. Sabato 18 marzo l’open day a San Pietro in Vincoli

Nascono come Case della Salute per poi trasformarsi in Case dellaComunità: sono la risposta alle esigenze, vecchie e nuove, di salute e benessere dei cittadini, in un contesto squassato da pandemia e carenza di medici e personale sanitario. La formula studiata per portare i servizi vicino al cittadino e viceversa. Nel giro di pochi anni ne sono fiorite 5 sul territorio ravennate: quelle di Russi e Cervia, che sono “hub” come le definisce la normativa, cioè strutture che accentrano standard più elevati di prestazioni, poi quelle “spoke” di San Pietro in Vincoli, Mezzano-Savarna-Sant’Alberto e l’ultima nata, quella del Mare, che serve Marina di Ravenna e Lido Adriano.

A breve, entro il mese di aprile, ne verrà inaugurata una sesta, quella di Castiglione, con sede principale a Castiglione di Ravenna e spazi associativi a Castiglione di Cervia. Manca giusto l’allestimento degli arredi e poi arriverà il taglio del nastro.

Entro settembre devono poi partire i lavori per la costruzione della Casa di Comunità dellaDarsena, che sarà una “hub” a servizio dell’area sud della città. Il progetto esecutivo è stato approvato e l’inaugurazione deve avvenire entro marzo 2026, come prevede il Pnrr. “Le procedure da parte della regione sono già in corso – commenta la dottoressa Roberta Mazzoni, direttrice del distretto sociosanitario di Ravenna-Cervia-Russi -, siamo in attesa di conoscere la ditta aggiudicataria e concordare il programma di lavori”.

Ma cosa ne pensano i cittadini, che di quei servizi sono i destinatari? “Dipende dai luoghi – aggiunge Mazzoni -: laddove la struttura riesce a offrire un servizio integrato, anche con altri professionisti oltre ai medici di medicina generale e agli infermieri, è molto apprezzata. La sfida che ci attende nel prossimo futuro è quella di favorire di più i percorsi specialistici tra le case spoke e le case hub, per garantire percorsi equi ed omogenei a tutti i pazienti”.

E annuncia l’arrivo di nuovi medici specialisti in alcune Case della Comunità: cardiologo, pneumologo e diabetologo saranno presenti a Russi e Cervia, un pneumologo dovrebbe coprire anche la struttura di San Pietro in Vincoli.

Proprio la Casa della Comunità di San Pietro in Vincoli, in via Pistocchi 41, sarà protagonista sabato 18 marzo di un evento dedicato a farla conoscere ai cittadini, per renderla sempre più un fulcro di servizi per il territorio. Si tratta di un open day  aperto a tutti dalle 9 alle 17 ed è la prima volta che l’Ausl sperimenta questo format, ma non è detto che sia l’ultima.

La giornata si articola in due sedi attigue, quella della Casa della Comunità appunto e quella antistante del Consiglio Territoriale. La mattinata sarà dedicata a momenti rivolti al pubblico adulto, mentre il pomeriggio è stato pensato per bambini e giovani, con interventi di Educatori di Strada e psicologi di Spazio Giovani e Consultori Familiari, perché “la Casa è un patrimonio di tutti, non solo degli adulti e degli anziani”, sottolinea Mazzoni.

“Ci siamo chiesti come favorire il coinvolgimento dei servizi tutti all’interno delle Case della Comunità – spiega la direttrice -. Qual è il cambio di passo che dobbiamo introdurre in queste strutture? Vogliamo che diventino sempre più un luogo identitario del territorio, ai quali i cittadini si possano rivolgere per la risoluzione dei loro problemi, per approfondire le proprie conoscenze e trovare orientamento”.

Entrandonel dettaglio dell’evento di sabato18, la mattinata alla Casa della Comunità prevede un incontro con il Dipartimento di Salute Pubblica sulla promozione di corretti stili di vita, uno sulla vaccinazione antitetanica che, su prenotazione, sarà possibile effettuare in quella sede, seguita da un intervento dell’Associazione A.L.I.Ce. di screening e prevenzione dell’Ictus cerebrale: sempre su prenotazione sarà possibile fare un test del rischio, valutando parametri come colesterolo, glicemia, pressione e, se necessario, venire valutati dal neurologo. “Queste iniziative ci permettono di fare prevenzione e intercettare alcune persone che direttamente possono essere prese in carico per approfondire il loro stato di salute”, aggiunge Mazzoni.

Contemporaneamente nella sala del Consiglio Territoriale si daranno informazioni sul servizio sociale territoriale, presente con una figura professionale all’interno della CdC di San Pietro in Vincoli. La psicologa della CdC parlerà del servizio che offre e presenterà un corso di “Gestione dello stress nell’adulto”, in partenza a breve a gruppi. Conclude la mattinata la presentazione del corsosul buon invecchiamentocognitivo, organizzato dall’Associazione Alzheimer.

“Questo è un format che nasce a seguito di incontri fatti con il servizio sociale e le associazioni del territorio e sulla base di esigenze emerse dalla Casa di Comunità stessa – commenta la direttrice -. Se servirà per agganciare le persone e avvicinare gli assistiti ai servizi, siamo pronti a riproporlo in altre Case, adattandolo ai diversi contesti”.

Qual è lo stato dell’arte della medicina territoriale a seguito della pandemia e della nota carenza di medici e personale infermieristico?

“La medicina territoriale è un settore che ha dato molto durante la pandemia – rimarca Mazzoni -. Nessuno, lo dico molto serenamente, può scordarsi il lavoro che i medici di medicina generale hanno dato. È stata la categoria che ha pagato un prezzo altissimo in termini di vittime. Detto questo, il tema della medicina generale va posto nell’ambito di un dibattito che deve nascere con la comunità: siamo abituati ad avere un servizio veloce, immediato e con accesso continuo. Nessuna medicina generale può avere in questo momento caratteristiche di questo tipo”.

“Dobbiamo chiarire quali sono le relazioni che possono esserci con i servizi, i cittadini devono avere certezza di qual è lo standard che si possono attendere, ma devono anche comprendere che non è pensabile accedere ad un servizio medico nelle forme e nei modi in cui lo facevamo 5 -6 anni fa – sottolinea -. Sul distretto di Ravenna siamo in una buona condizione rispetto al numero dei medici attivi e alle riorganizzazioni compiute”.

“I due temi da considerare sono quello dell’accesso e quello della cronicità: su quest’ultimo, è impensabile risolvere tutte le richieste di salute nel contatto con il medico di medicina generale. Questo resta il punto di riferimento ma è necessario che sia supportato da altri percorsi, dall’infermiere di famiglia, allo psicologo”.

“Sull’accesso – chiude Mazzoni -, le medicine di gruppo hanno approntato sistemi nuovi: segreterie, email, WA, si sta implementando un’app per prenotare la visita con il proprio medico. Il sistema delle comunicazioni si sta molto allargando. Quello che chiediamo ai medici di medicina generale è di avere un contatto telefonico continuo con gli utenti e organizzare l’accesso per dare le risposte ma i cittadini non possono pensare di rivolgersi al medico in maniera continua, senza orari e richiedendo risposte immediate. Noi dobbiamo migliorare l’accesso, i cittadini devono rivedere le modalità con cui lo richiedono”.