Davide Ranalli, Sindaco di Lugo: abbiamo salvato migliaia di vite di fronte a una cosa enorme, il fatto più importante. Le casse di espansione non potranno mai contenere l’acqua di Ridracoli
Lugo è stata profondamente colpita e ferita dall’alluvione del 16-17 maggio. Larga parte del territorio è finita allagata. Nei quartieri periferici fino a un metro e sessanta. In città fino a cento centimetri. Anche il Teatro Rossini simbolo della cultura e della memoria cittadina – il più antico teatro comunale dell’Emilia-Romagna – è finito in acqua. Molte persone hanno visto le loro case sommerse, diverse sono ancora inagibili. Ai margini delle strade si sono accumulate tonnellate di rifiuti, simbolo di quell’acqua che ha violato le vite delle persone.
Ma dice il Sindaco Davide Ranalli: abbiamo fatto la cosa più importante, “siamo riusciti a salvare migliaia di vite umane”. Non era scontato di fronte a un evento enorme come quello che si è verificato. Un evento che non si era preparati ad affrontare e non si sarebbe comunque potuto fermare, ad di là di chiacchiere, polemiche e speculazioni. Però, aggiunge il Sindaco, adesso bisogna cambiare strada, bisogna davvero prendere atto della crisi climatica (quella “che la destra nega”, sottolinea) e mettere in pratica politiche per dare sicurezza al territorio. Non basta il consumo di suolo zero, bisogna cominciare a de-costruire, tornando a rendere permeabili parti del territorio.
È la sfida che toccherà a chi verrà dopo di lui, perché Ranalli è a fine mandato. È la sfida di tutti i sindaci della Romagna, ma soprattutto di quelli del centro-sinistra che hanno rappresentato per decenni l’ossatura della classe di governo del territorio e che oggi si sentono nell’occhio del ciclone.


L’INTERVISTA
Sindaco Ranalli, partiamo dalla fine. L’altra sera avete tenuto un Consiglio comunale in cui si è parlato anche dell’alluvione. Cosa vi siete detti e com’è andata?
“Era un consiglio che, da parte mia e dell’amministrazione comunale, aveva lo scopo anzitutto di ringraziare tutte le persone che hanno gestito insieme a noi l’emergenza: Protezione civile, Vigili del Fuoco, Polizia di Stato e Polizia locale, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, volontari, tutti quelli che hanno dato una mano. In secondo luogo volevamo raccontare quello che nei giorni dell’alluvione è accaduto, ciò che abbiamo fatto, cercando di fare chiarezza su alcune questioni che a distanza di giorni ancora non sembrano ben chiare. Alcune forze di opposizione non erano presenti e questo ovviamente dispiace. Però in tutte le forze politiche – sicuramente in quelle di maggioranza – abbiamo riscontrato una comprensione e un sostegno per il lavoro che abbiamo messo in campo fin qui.”
Le opposizioni presenti cosa hanno detto?
“Hanno tenuto un atteggiamento diciamo di garbo istituzionale. Poi non sappiamo che cosa accadrà dopo.”
Al momento attuale, qual è il bilancio della situazione a Lugo e avete già fatto una stima dei danni?
“Abbiamo due problemi che stanno caratterizzando la fase post emergenziale. Il primo problema, il più importante, è quello delle case danneggiate. Il Comune di Lugo è stato duramente colpito nei suoi centri abitati, nei quartieri, nel centro storico, e quindi sono tantissime le persone che hanno subito danni alle proprie abitazioni. Sono danni che consentono a larga parte delle persone – ma non a tutti – di potere già rientrare nelle proprie case…”
Quanti sono ancora fuori casa?
“Oggi abbiamo ancora una serie di persone che possiamo considerare sfollati, ma fare una conta è molto complicato, perché fra gli sfollati vengono conteggiati anche quanti sono stati ospitati o si sono sistemati da amici o parenti e quant’altro. Gli sfollati veri e propri sono poco sopra la cinquantina. Diciamo tra le 50 e le 80 unità. Una parte di queste persone sono ancora nel nostro centro di accoglienza nel palazzetto dello sport, che nei prossimi giorni dovrebbe andare ad esaurimento. Altri sono in alberghi o in bed and breakfast oppure hanno una rete familiare e amicale. E intanto voglio sottolineare una prima cosa: questo è un segno che certifica bene quanto noi siamo comunità, parlo di quella romagnola in senso più generale: l’esistenza di reti sociali è un fatto molto positivo.”
E la conta dei danni?
“Ovviamente ad oggi è impossibile farla: credo sia uno dei problemi su cui dobbiamo come istituzioni intervenire subito, fare presto e fare bene. Ma la seconda emergenza di cui parlavo prima è quella dei rifiuti, anche se abbiamo riscontrato che l’impostazione che abbiamo messo in campo – molto rigorosa e ben organizzata – ha portato già ad un drastico miglioramento della situazione. Abbiamo anche mandato ai cittadini messaggi precisi: quello di aiutare e non intralciare chi stava lavorando e raccogliendo i rifiuti e allo stesso tempo quello di non continuare a buttare fuori oggetti e cose che non c’entrano più niente con l’alluvione. Guardando i nostri bar, i negozi, le attività, il nostro centro storico, ma anche girando per i quartieri – e io giro moltissimo, a volte lo faccio in maniera pubblica, a volte in maniera più privata – vedo una situazione che è sempre più prossima alla “normalità”. Anche se è chiaro ed evidente che c’è l’aspetto di cui dicevo prima, delle case da sistemare e in cui rientrare: dobbiamo risolvere questa cosa prima di poter parlare di vera normalità.”
A che livello è arrivata l’acqua a Lugo?
“Allora in alcuni punti l’acqua è arrivata oltre il metro e sessanta. Parliamo dei quartieri più colpiti, quelli più bassi. Se guardiamo al centro storico, nei punti in cui è arrivata più in alto, parliamo di circa un metro. Quindi complessivamente è una dimensione enorme.”

NON HO AVUTO PAURA, NON ME LO POTEVO PERMETTERE
Ha mai avuto paura?
“No. E per una ragione semplice: non me lo potevo permettere. Il lavoro che ho dovuto fare in quelle ore, che in realtà era partito già dalle ore precedenti, era talmente urgente che non c’era tempo per la paura. Innanzitutto bisognava evitare che si creassero condizioni di pericolo per l’incolumità o per la vita dei miei concittadini e delle mie concittadine. Quindi abbiamo messo in campo in quelle ore un lavoro straordinario, organizzato e strutturato qui dentro, nella Rocca, in quella che è diventata la nostra centrale operativa del COC Comitato operativo comunale e allo stesso tempo anche la nostra casa…”
C’è la brandina nella saletta: ha dormito qui?
“Sì. Abbiamo dormito qui. Io, il mio capo di gabinetto, l’assessora Valmori e tutti quelli che ruotavano all’interno del Comitato operativo comunale. Siamo stati qui per giorni. Io ci sono rimasto almeno sei giorni consecutivi senza mai andare a casa. E quindi no, non ho avuto paura, avevo altro da fare.”
Qual è l’immagine più dolorosa che le rimane di questa alluvione?
“Sono tante immagini di persone anziane che venivano portate via con mezzi di soccorso anfibi. Vedevo nei loro occhi l’incredulità. Quella è una generazione che ha attraversato tante difficoltà, ma in questo caso ho avuto l’impressione che per loro fosse qualcosa di troppo grande, al di sopra delle loro possibilità, qualcosa che quasi non si poteva reggere.”
Che effetto le ha fatto vedere il teatro restaurato e inaugurato un anno fa finire allagato?
“Lo stesso effetto che mi ha fatto vedere Piazza Baracca con l’acqua che lambiva la statua di Baracca. Lo stesso effetto che mi ha fatto nel vedere le case sott’acqua: una ferita dolorosissima (la voce del sindaco un po’ s’incrina, ndr). Perché dalla casa più piccola e modesta fino al teatro è comunque un patrimonio di città che viene danneggiato e violato. Il teatro è stata una ferita enorme, ma al pari di tutte le altre.”

IL PRESIDENTE TORNERÀ E MI HA DETTO: ‘CHE BELLA COMUNITÀ LA SUA’
Che cosa le ha detto il Presidente della Repubblica?
“Il Presidente della Repubblica ha detto a me e agli altri sindaci che è molto vicino a noi, agli amministratori, ai sindaci, in questa situazione drammatica. Questo per noi e per me è la cosa più importante, perché proprio in questi giorni stiamo leggendo che ci sono sindaci contestati o minacciati. Sentire la vicinanza del Presidente della Repubblica è una cosa importante. Sul teatro ha detto che gli piacerebbe rivederlo nuovamente funzionante e io l’ho invitato a tornare. Ma la cosa bella è stata la sua capacità di ascoltare il racconto e la narrazione di quelle ore. E più bella di tutte, in realtà, è stata la cosa che mi ha detto quando siamo usciti dal teatro, in maniera molto spontanea, nel vedere la gente. Ha esclamato: che bella comunità la sua! Lo ricorderò per sempre.”
Facciamo una prima riflessione. Gli eventi a cui abbiamo assistito erano di natura eccezionale, un qualcosa di ingovernabile, sovradimensionato rispetto alle vostre forze di amministratori e di governatori del territorio? Oppure hanno ragione quelli che dicono che bastava fare quel qualcosa in più che non è stato fatto per fermare l’onda d’urto dell’acqua?
“Qui è necessaria una premessa: nessuno di noi, fra quanti attualmente amministrano questo territorio si vuole sostituire a chi ha competenze specifiche per poter parlare di questo evento con cognizione di causa. Lo dico perché mi sembra che nel dibattito pubblico, come è avvenuto sul Covid, come è avvenuto sulla guerra, sta avvenendo su questa alluvione la spinta a esprimere dei giudizi a vanvera, senza sapere, senza avere conoscenze e competenze nella materia di cui si parla, nel ridicolo tentativo di sostituirsi a esperti e tecnici. Io vedo quello che è accaduto e dico che praticamente tutti i fiumi che attraversano il nostro territorio, cioè la Romagna, sono esondati o hanno rotto contemporaneamente nell’arco di poche ore. Un fatto senza precedenti.”
23 fiumi per l’esattezza, in un territorio che va da Bologna a Rimini.
“Sì. Poi oltre ai fiumi, tutti i canali consortili sono esondati o non hanno tenuto la quantità d’acqua che si è riversata in pianura. Siamo di fronte ad un fenomeno assolutamente sproporzionato rispetto alla dimensione delle infrastrutture che noi abbiamo e che fino a ieri sono servite a tenere la Romagna in condizioni di sicurezza. Siamo consapevoli che il nostro territorio storicamente ha conosciuto fenomeni alluvionali, ma non fenomeni alluvionali paragonati a questo. Mi fermo qui e credo di avere risposto. Secondo me c’è però un secondo pezzo della storia che riguarda il lavoro che dobbiamo fare da oggi in avanti per fare fronte a quanto è accaduto. Le istituzioni devono essere impegnate a trovare soluzioni all’altezza e in dimensione rispetto a quanto accaduto e addirittura proiettando le opere per la sicurezza del territorio nei prossimi 100 anni, perché l’orizzonte sul quale dobbiamo lavorare non è di qualche anno ma di intere generazioni. Comunque, se guardo alla portata della catastrofe che abbiamo vissuto, la priorità per me è stata riuscire a salvare la vita delle persone. E ci siamo riusciti. Cioè, se guardo al rapporto tra la catastrofe accaduta e il numero delle vittime – sempre troppe purtroppo – credo che ci sia un elemento che pochi stanno evidenziando. Siamo riusciti a limitare i danni all’integrità delle persone, con una grande capacità di gestione del fenomeno da parte di tutte le forze in campo.”

HA RAGIONE IL SINDACO ISOLA: SIAMO RIUSCITI A SALVARE MIGLIAIA DI VITE UMANE
Quindi lei concorda con quanto ha detto con orgoglio il Sindaco di Faenza Massimo Isola di fronte al Presidente della Repubblica: ‘abbiamo salvato migliaia di vite’?
“Quello che ha detto il Sindaco Isola io lo sottoscrivo dall’inizio alla fine, perché credo che abbia saputo veramente in poche parole esprimere il sentimento che ha attraversato tutti coloro che hanno lavorato all’emergenza in quelle ore: la priorità era salvare le vite umane. Tant’è che abbiamo visto qualche anno fa in Germania e solamente pochi mesi fa in un territorio vicino a noi che cosa è successo e quanto il bilancio in vite umane sia stato drammatico (in Germania ci furono quasi 200 morti, ndr)”
Isola ha detto a un certo punto, come Sindaci ci siamo sentiti soli. Cioè soli di fronte a quest’enormità da fronteggiare con mezzi molto limitati. Anche lei si è sentito solo?
“No. Perché abbiamo fatto squadra nel mio Comitato operativo comunale e in particolare ho avuto il supporto dell’assessora Veronica Valmori, del mio capo di gabinetto Gabriele Montanari, della mia portavoce Giusi Marcante e di Alice Dosi che è la responsabile della Protezione civile della Bassa Romagna. Li ho voluti citare tutti proprio perché sono la squadra con la quale ho lavorato a più stretto contatto insieme a tutti gli altri. Non mi sono sentito solo perché, come dicevo prima, noi non ci potevamo permettere di avere paura. Ma di avere dei sentimenti sì. E quando quei sentimenti li condividi, li fai entrare dentro una dimensione di gruppo che non è solo tua, allora riesci ad avere più forza. Aggiungo però una cosa: è chiaro che ogni volta che devi prendere delle decisioni importanti come sindaco, per forza ti senti un po’ solo, perché quella decisione è la tua. Un altro non può prenderla per te.”
Si è mai chiesto in questi giorni che cosa avrebbe lei potuto fare di più per evitare che potesse accadere?
“È chiaro che uno se lo deve chiedere sempre. E chi non se lo chiede pecca di superbia. Ecco un’altra cosa che non mi piace del dibattito pubblico: ci sono troppe certezze rispetto a quello che si sarebbe potuto fare e che non si è fatto. Vale per tutti e per tutta la Romagna. Comunque, ribadisco, quando vedo quello che è accaduto e guardo il fatto che siamo riusciti nel giro di poche ore a portare tutte le persone fuori dalle loro case e a salvarle, mi sento di dire che la cosa più importante da fare l’abbiamo fatta.”
Una cosa che mi ha colpito in questa vicenda è che, mentre eravamo ancora immersi nell’acqua, c’erano fiumi rotti e gente allagata da salvare, erano già partite le polemiche di una certa politica che andava alla ricerca del capro espiatorio. E la cosa ovviamente non è finita qui, anzi probabilmente monterà ancora di più. Si punta il dito sui Comuni e poi sui Consorzi e poi sulla Regione e poi non so su chi altro. Perché bisogna dare in pasto all’opinione pubblica un colpevole. Lei che ne pensa?
“Purtroppo anche questo fatto è accaduto. Siamo in una fase in cui le forze politiche si stanno organizzando per le elezioni del prossimo anno e poi anche per quelle regionali che verranno. Non dimentichiamo che molti dei comuni colpiti sono comuni che nel prossimo anno andranno al voto. Quindi è chiaro che c’è un tentativo di trasformare questo dramma in un circo. Io dico che bisognerebbe avere un po’ più di misura per rispetto verso le persone colpite. Perché si finisce per sfruttare un dramma, che è la cosa più brutta. Lo dico, perché anche quelli che oggi fingono di essere i sindacalisti degli alluvionati, in realtà sono in larga parte persone che utilizzano il dramma degli alluvionati per costruire un proprio consenso politico personale che domani potrà tornare loro utile. Penso che questa vicenda drammatica dovrebbe essere affrontata dalla politica con misura e pacatezza. Aggiungo che bisogna stare molto attenti ad accendere queste polemiche distruttive in un territorio così vasto come la Romagna, perché nel tritacarne non ci sono solamente i sindaci di una parte politica, ci sono tutti i comuni e tutti i sindaci, anche quelli dell’altra parte, che pensa di trarne un vantaggio. L’altro giorno a Faenza di fronte a Mattarella mi pare che ci fosse comunanza di sentimenti e d’intenti fra i sindaci, di qualsiasi colore. È un fatto.”

NEL DRAMMA HO CERCATO DI TENERE INSIEME LA MIA COMUNITÀ
Nelle pieghe delle polemiche da qualche parte sono emerse anche contrapposizioni fra città e campagna e fra zone ricche e zone povere. È successo anche a Lugo?
“Non è successo con la stessa dimensione evidenziata da altre parti, ma è chiaro ed evidente che la gestione del sistema dell’acqua è una gestione nella quale ogni volta si rischia di scontentare qualcuno. Stavolta in realtà ci siamo trovati in una condizione straordinaria, perché essendo che i canali consortili erano tutti pieni e incapaci di smaltire l’acqua, qualsiasi manovra “normale” in materia di acque era impossibile. Il fenomeno comunque fa emergere elementi di campanilismo dentro al campanile, c’è un ritorno quasi al mors tua vita mea. A volte anche tra vicini di casa. Insomma c’è un ritorno forte dell’egoismo e dell’individualismo.”
È l’altra faccia della medaglia rispetto alle reti comunitarie che nel dramma hanno tenuto e dato risposte.
“Infatti io ho cercato di lavorare maggiormente in quelle ore proprio su un punto: provare, laddove era possibile, a tenere insieme la comunità. Quindi la presenza nei territori, nei luoghi, nei paesi, nei quartieri, anche laddove la gente era molto arrabbiata, andarci proprio per dare il senso di un’istituzione che c’è.”
Lei è stato contestato?
“Meno di quello che ho letto su Facebook. Quando ho girato nelle case, anche da quelli molto arrabbiati, sono andato, ho parlato, mi è stato offerto il caffè. Ho visitato tutti i quartieri, sono andato sia nei giorni in cui i quartieri erano ancora allagati sia nei giorni successivi per vedere la gestione dei rifiuti. Ho cercato di usare gli strumenti del web, ma anche la presenza fisica proprio perché la mia preoccupazione era quella di non riuscire a tenere insieme questa comunità. Per questo la presenza di Mattarella è stata fondamentale a restituire il senso della comunità. Quasi come contraltare o contrappunto abbiamo poi visto la mobilitazione straordinaria di persone, di volontari, gli Angeli del Fango, che hanno dato grande forza e spinta alla rinascita.”
Che cosa vuole dire ai suoi colleghi sindaci che oggi sono contestati, in alcuni casi anche un po’ pesantemente. Mattarella ha detto loro: non dovete sentirvi soli. Fa bene il Presidente a dirlo. Poi è il sindaco che si trova sul territorio e deve far fronte alla rabbia dei cittadini…
“Penso che noi dovremmo portare avanti il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi e giorni, un grande lavoro di raccordo e di unità dei sindaci. Parlo ovviamente di questa provincia, ma immagino che questo sia avvenuto anche altrove. Secondo me dobbiamo entrare sempre di più in una dimensione comunitaria dei sindaci, ma che sia una dimensione aperta. Cioè non un circolo chiuso e autoreferenziale. Dobbiamo fare squadra fra noi e allo stesso tempo avere una forte apertura comunitaria, dobbiamo proiettarci fuori, coinvolgere la società civile, la cittadinanza attiva, coltivare la responsabilità anche con gli altri. Questa è la strada per non sentirsi soli adesso e dopo.”


Il Presidente Bonaccini ha paragonato l’alluvione della Romagna al terremoto dell’Emilia. Ma ci sono delle differenze ovviamente rispetto al terremoto, perché il terremoto è imprevedibile, l’alluvione invece si pensa sia prevedibile e prevenibile. Anche se nelle dimensioni di cui abbiamo parlato prima in questo caso era impossibile. Però questo consente di innescare polemiche politiche e speculazioni di ogni sorta. E nessuno può ignorare che questa alluvione rischia di rappresentare un colpo micidiale per la credibilità della classe dirigente del centro-sinistra e del riformismo emiliano-romagnolo che ha segnato la storia di questa terra ed è ancora un pezzo importante della storia della sinistra italiana. Come sindaci e amministratori del centro-sinistra oggi siete finiti nel mirino così come c’è lo stesso Bonaccini. Attaccati da tutte le parti. Da una parte c’è la destra al governo che spesso sulla crisi climatica ha posizioni negazioniste, dall’altra ci sono gli ambientalisti radicali che vi dicono che state sbagliando tutto. Tant’è che per esempio Legambiente clamorosamente esce dal Patto per il lavoro e per il clima in Regione. Voi siete lì in mezzo a prendere botte da tutte le parti…
“La classe dirigente del centro-sinistra sbaglia se la sua unica preoccupazione ora è capire se e come questa vicenda può diventare determinante per vincere o perdere le elezioni del 2024. Perché la politica non è lo strumento col quale si costruiscono solo le condizioni per vincere un’elezione. La politica è lo strumento col quale bisogna entrare dentro le contraddizioni e i problemi della società per tentare di dare risposte e soluzioni. Abbiamo questa destra che appunto ha e continua ad avere un atteggiamento negazionista sulla crisi climatica, che è in larga parte la vera colpevole di quanto accaduto. Allo stesso tempo però bisogna rivedere le cose anche dentro il nostro campo, quello della sinistra e del centro-sinistra. Bisogna rivedere gli strumenti con cui si governa il territorio. Quindi lo spazio che si apre oggi dopo questo trauma è uno spazio politico enorme, per mettere a disposizione dei buoni amministratori, che ci sono, strumenti per continuare ad amministrare bene le città, affinché queste amministrazioni si trasformino in un punto di riferimento politico: per modificare gli orientamenti generali e darci un pensiero nuovo rispetto alle politiche sull’ambiente, l’energia, il territorio.”
I DUE MILIARDI DELLA MELONI SONO UN PRIMO TIMIDO SEGNALE, MA SUL COMMISSARIO IL GOVERNO PERDE TEMPO
Un giudizio sul Governo Meloni. Al netto delle speculazioni politiche di alcuni esponenti della destra, secondo lei come si è mosso?
“Penso abbia dato un primo seppur timido segnale con quei due miliardi stanziati. Ma questo governo non si sta muovendo bene su un punto che diventa quello determinante: cioè la nomina del commissario. Mi fa pensare questa incapacità di poter esprimere chiaramente una figura commissariale. Nella migliore delle ipotesi è un’incapacità del centrodestra di mettersi d’accordo sul nome. E questo sarebbe comunque grave perché i cittadini e le imprese che aspettano gli indennizzi hanno bisogno del commissario adesso. Nella peggiore delle ipotesi penso che un pezzo di questa destra cerchi in questa situazione di trarre qualche vantaggio elettorale. E questo sarebbe ancora più grave.”
Siamo forse al nodo centrale della discussione, la crisi climatica. È arrivato davvero il momento di uscire dalle disquisizioni filosofiche e di “portare a terra il problema” perché a questo punto noi la crisi l’abbiamo provata sulla nostra pelle, ma oramai l’hanno provata in tanti sulla loro pelle ed è ora di cominciare a fare sul serio in Italia, in Europa, non crede?
“In realtà alcune cose sono state fatte, ma in larga parte sono state fatte in ritardo e devo dire che molto spesso non hanno determinato una grande efficacia rispetto al cambiamento necessario.”
L’impressione è che ci troviamo di fronte a degli interventi spot ma che non ci sia una strategia complessiva.
“Il problema è che il cambiamento climatico purtroppo è diventato come spesso accade – è così anche per i diritti civili – una cosa instagrammabile, cioè una questione di moda, che fa discutere molto, ma da cui non discendono poi delle assunzioni di responsabilità da parte delle persone e dei governi, tali da potere incidere effettivamente. Abbiamo vissuto gli ultimi 20-25 anni dentro una logica in cui abbiamo parlato sempre di economia sostenibile ma non siamo però riusciti secondo me a fare esplodere fino in fondo o a fare emergere il fatto che tra la parola economia e la parola sostenibilità, in realtà in mezzo ci sono grandi contraddizioni e grandi praterie. A livello globale possiamo continuare con un sistema che produce e consuma con la velocità di questi ultimi 25 anni? Non credo. Questo sistema di produzione e di consumo non è coerente con la sostenibilità ambientale. È chiaro che possiamo dircelo quanto ci pare ma non esiste una economia di mercato che possa essere anche un’economia sostenibile. Invece può esistere un’economia sostenibile che però in un qualche modo non deleghi tutte le sue funzioni al mercato. In questa contraddizione servirebbe la politica.”
E questo significa mettere in discussione i modelli di civiltà, alla fine, non solo il modello economico?
“Ma è un modello di civiltà che o lo mettiamo in discussione oppure inizierà a portare ad un cambiamento strutturale anche dell’Occidente. Fra l’altro non possiamo pensare di andare avanti con i paesi più poveri del mondo che si devono prendere gli scarti e i rifiuti di chi consuma tanto di più. Avremo dei cambiamenti. Ci saranno degli spostamenti che non riusciremo a governare. C’è la necessità proprio di un cambio radicale che deve partire prima di tutto da noi.”
BISOGNA DE-COSTRUIRE E RENDERE I TERRENI PIÙ PERMEABILI, MA NESSUNA CASSA DI ESPANSIONE PUÒ CONTENERE L’ACQUA DI RIDRACOLI
Pensa sia necessario un Next Generation EU per il clima dopo quello per il Covid?
“Avrebbe dovuto esserci ben prima dell’arrivo del Covid, cioè quando queste questioni erano già ben chiare sotto i nostri occhi. Si parla di cambiamento climatico da almeno 20-25 anni. L’Europa è stata molto capace di intervenire sul Covid nell’emergenza, ma è sempre troppo tardi.”
L’ultima domanda. Lei è sempre stato molto attento alla rigenerazione urbana ma in questa terra gli amministratori spesso vengono accusati di un eccessivo consumo di suolo. Lei è un sindaco a scadenza di mandato, ma che cosa pensa si debba e si possa fare in questo campo, in futuro?
“Penso che noi dobbiamo portare avanti con convinzione le nostre politiche di rigenerazione urbana. Tenendo presente che se oggi la rigenerazione è servita per tenere insieme l’impatto zero del consumo del territorio con la capacità di fornire servizi, da adesso in poi noi dobbiamo entrare dentro una dinamica totalmente nuova. Cioè dobbiamo tornare a rendere nuovamente permeabili superfici del terreno che oggi non lo sono più.”
Dobbiamo cominciare a de-costruire?
“Esatto. Dobbiamo iniziare a fare delle operazioni per tornare a rendere certe superfici permeabili o utili al contenimento delle acque. Ma serve un elemento di chiarezza però: le casse di espansione nelle città sono infrastrutture che servono a gestire fenomeni importanti, ma ordinari come le bombe d’acqua. Le casse di espansione costruite nei territori nulla possono fare di fronte alle rotte dei fiumi come è avvenuto in questo caso. Questo è molto importante da ribadire, perché nel dibattito un po’ scomposto e anche un po’ superficiale di queste settimane ho sentito troppe sciocchezze su questo punto. Le casse di espansione vanno fatte sempre perché c’è il cambiamento climatico ma se viene giù una quantità d’acqua come quella che è venuta giù questa volta non c’è cassa di espansione che tenga. Una cassa di espansione non potrà mai accogliere l’acqua della diga di Ridracoli.”


