Villa romana presso Classe. Soprintendente Gonzato: terminato lo scavo, i resti verranno documentati e ricoperti in attesa di un eventuale progetto di valorizzazione
Sono in programma domani, sabato 6 luglio, cinque visite guidate (con prenotazione obbligatoria) al grande cantiere archeologico in cui sono visibili i resti di una grande villa extraurbana, dotata di impianto termale e databile agli inizi dell’età romano-imperiale, e di una chiesa edificata nel V-VI sec. dopo Cristo.
Si tratta della seconda giornata di “visite”, organizzate dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, in collaborazione con Snam Rete Gas e con la ditta archeologica GEA, dopo il successo e l’eco mediatico dell’apertura straordinaria svoltasi l’8 giugno scorso, nel cantiere archeologico scoperto nei pressi della Torre Radar ENAV a Ravenna, vicino allo svincolo della SS16 per Classe.
La notizia della “Villa romana” ha infatti generato molto interesse. La domanda che in molti si sono posti è “se e come verrà tutelato e valorizzato questo ritrovamento?” scoperto durante la procedura di archeologia preventiva condotta per i lavori del Metanodotto Ravenna mare – Ravenna terra su committenza Snam, successivamente ampliato per il passaggio del Metanodotto di collegamento fra la nave rigassificatrice BW Singapore e la rete di trasporto del gas.
“Si tratta di un rinvenimento interessante, da un punto di vista scientifico, sopratutto perché da tempo, non ne avvenivano nel territorio del comune di Ravenna – spiega la Soprintendente Federica Gonzato -. Mi preme rassicurare tutti coloro che si sono interessati al ritrovamento della villa rustica, che nulla verrà distrutto né andrà perso. Il metanodotto è già stato posato e stiamo proseguendo e ampliando le indagini archeologiche”.
Rispetto al futuro dell’area, che si trova su un terreno privato, Gonzato spiega: “La Sovrintendenza ha il compito di tutelare l’area e mettere in sicurezza i resti. Quindi terminato lo scavo, i resti verranno documentati e successivamente ricoperti in attesa che si possa aprire un ragionamento per un eventuale progetto di valorizzazione, che non è detto che debba essere per forza in situ”.
La sovrintende chiarisce: “Quando si parla di valorizzare un bene archeologico, bisogna considerare diversi aspetti: un’aree archeologica, per essere fruibile, deve essere raggiungibile dai visitatori e deve essere messa in sicurezza. Si tratta quindi di progetti di grande portata, che non si risolvono nell’arco di un paio di settimane, considerando che gli interlocutori coinvolti sono molti. Inoltre non si deve dimenticare che siamo all’interno di un’area privata e che lo scavo è ancora in corso. Soprattutto, quanto si parla di tutelare e conservare un bene, bisogna partire da una giusta manutenzione e da un corretto restauro. Per questo motivo, ora è necessario ricoprire lo scavo anche per evitare atti vandalici, che ne potrebbero pregiudicare la fruizione”.
Nell’immediato quindi la villa romana verrà ricoperta e poi il Ministero valuterà l’opportunità di una valorizzazione. A tale riguardo è già in corso la procedura per il vincolo archeologico. Gonzato spiega cosa significa “ricoprire uno scavo”:“Significa proteggere i resti con un primo strato di geotessuto e materiale inerte, in modo che la terra sovrastante non vada a danneggiare il ritrovamento archeologico. Si tratta di una prassi consolidata, sia per proteggere lo scavo che per permettere eventuali ulteriori indagini successive”.
“I reperti tornano quindi nell’ambiente ideale, in cui sono stati per secoli. Ambiente che può essere modificato solo quando c’è già un progetto di restauro, manutenzione, e piano economico in grado di garantirne la conservazione e la tutela. Altrimenti il ritrovamento viene messo a rischio di degrado – prosegue -. Un’area archeologica deve essere aperta solo quando ci sono le condizioni ottimali per tutelarla e valorizzarla. Diversamente, è meglio coprirla e preservarla.”
La Sovrintendente conclude facendo un’ulteriore considerazione: “Ravenna ha già moltissimi beni di grande interesse e ritengo che prima di aprire una nuova area archeologica sia opportuno terminare i progetti già programmati: mi riferisco all’area archeologica di Santa Croce, nei pressi del Mausoleo di Galla Placidia, che in futuro, grazie ad un progetto di valorizzazione condiviso con il Comune di Ravenna, verrà resa correttamente fruibile e visitabile non solo da fuori. È bene quindi prima concentrarsi su quell’area e poi avviare un ragionamento su altri progetti. Bisogna essere consci che oltre alla quantità è fondamentale il potenziamento della fruizione di ciò che già abbiamo”.



