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Ravenna. Femminicidio di Via Lolli: il marito uccide la moglie malata di Alzheimer. Ass. Moschini: non ha chiesto lei di morire, il gesto non va giustificato

L’abbiamo definito femminicidio. Tecnicamente lo è. Anche se in questo caso il gesto non pare frutto di odio o di una forma malata di possesso nei confronti di una donna che vuole la sua indipendenza, piuttosto appare conseguenza della disperazione di un uomo che non ha retto la grave malattia della moglie. Il che non sminuisce la gravità del gesto.

Enzo Giardi, ex bancario in pensione, 78 anni, ieri fra le 13 e le 13.30 ha ucciso la moglie, a Ravenna, in un’abitazione di via Lolli, una traversa di Via Ravegnana, immergendo la donna inerme nella vasca da bagno e annegandola. Dopo l’omicidio l’uomo ha chiamato il 112 confessando il suo gesto e collaborando subito con gli inquirenti. Ora è in carcere.

La moglie, Piera Ebe Bertini di 77 anni, casalinga, era gravemente malata di Alzheimer da una decina d’anni e in tutto questo tempo lui l’ha sempre accudita, a quanto si è appreso. Proprio oggi la donna doveva però essere accolta in una struttura. Dalle dichiarazioni raccolte e riportate dalle cronache di stampa pare che l’uomo abbia preferito compiere questo gesto estremo piuttosto che separarsi da lei, anche perché sembra fosse convinto che nessuno l’avrebbe potuta accudire come stava facendo lui.

Mentre adesso tutti spendono parole per capire le ragioni di un uomo disperato, che va rispettato per la sua vicenda umana, nessuno è però in grado di raccontare come può essersi sentita la donna malata mentre il marito la stava soffocando nella vasca da bagno. Né possiamo sapere se la donna avesse ancora voglia di vivere oppure no. Perché, ancora una volta, l’uomo ha voluto decidere per la donna.

Questo il commento ai fatti dell’assessora alle politiche di genere Federica Moschini:“Apprendo ora dell’ennesimo femminicidio a Ravenna ed esprimo le mie condoglianze alla famiglia della vittima. Ma faccio questa considerazione: come si può scrivere “Non si conoscono ancora i motivi del gesto. Non si esclude possano essere legati alle condizioni di salute della donna, da tempo malata.” Come se i motivi di salute o l’età della vittima potessero giustificare un gesto simile, un femminicidio. E sono anche stanca di leggere notizie riportate in questo modo, dove la vita, soprattutto quella di una donna anziana e magari malata, sembra valga meno di quella di un uomo stanco, poverino, di doverla assistere per anni… che deve essere giustificato e compreso. Queste donne sono vittime due volte: sono state uccise “perché non soffrissero più”. Una modalità paternalistica di vedere i fatti e di raccontarli che assolve l’uccisore. Nessuna di queste donne ha chiesto di morire, nessuna ha lasciato un biglietto di addio. E queste uccisioni finiscono per essere trattate con compassione. Basta!”

Omicidio Via Lolli
Omicidio Via Lolli