Elena Ugolini: il buon governo dell’Emilia-Romagna è un castello di sabbia, tremo a pensare che de Pascale possa occuparsi della ricostruzione
Elena Ugolini, nata a Rimini 65 anni fa, trasferitasi giovane a Bologna, ha fatto una brillante carriera nel mondo della scuola. Preside del Liceo Malpighi di Bologna è stata sottosegretaria all’Istruzione nel Governo Monti dal 2011 al 2013, ha collaborato con vari ministri dell’Istruzione ed è consigliere dell’attuale Ministro Valditara.
Cattolica, Ugolini fa parte della galassia di Comunione & Liberazione, e l’estate scorsa ha lanciato la sua candidatura civica alla presidenza dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di scardinare il sistema di potere incentrato sulla sinistra – da lei spesso definito burocratico, molto attento alle carriere e poco alle persone – che dura dal 1970, anno in cui per la prima volta si tennero le elezioni regionali.
Il suo appello è stato raccolto subito dal centrodestra che era alla ricerca di un candidato da contrapporre a Michele de Pascale il quale aveva iniziato la sua campagna subito dopo le elezioni europee. Nella sua corsa per la presidenza dell’Emilia-Romagna Elena Ugolini è appoggiata da quattro liste: Fratelli d’Italia, Lega e Popolo della Famiglia, Forza Italia e infine dalla sua lista Elena Ugolini Presidente Rete Civica.
L’intervista che segue è costituita di domande scritte fornite allo staff di Elena Ugolini il 16 ottobre scorso e risposte scritte giunte in redazione ieri 6 novembre. Ci scusiamo con i lettori se l’intervista può sembrare un po’ troppo datata e “ingessata” alla lettura, ma a seguito dei numerosi impegni della candidata non è stato possibile fare un’intervista con interlocuzione diretta. In ogni caso ci è sembrato interessante e utile proporla ai nostri lettori.

L’INTERVISTA
Professoressa Ugolini, lei si è proposta come candidata civica sopra le parti politiche, poi però ha ottenuto l’appoggio solo dei partiti del centrodestra e quindi il suo campo d’azione è stato segnato da questo affiancamento. Gli elettori si chiedono quanta libertà d’azione possa avere effettivamente il candidato civico Elena Ugolini in questo quadro? Quali sono i suoi accordi con FdI, Lega e FI che la appoggiano?
“Quando ho presentato il mio progetto civico contemporaneamente ai tre leader del centrodestra, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, sono stati loro stessi a dirmi all’unisono di portare avanti i temi con i toni e lo stile che mi caratterizzano. Il giorno in cui ho lanciato la mia candidatura in Piazza Galvani a Bologna, alcuni giornalisti mi avevano chiesto quale sarebbe stata la mia reazione qualora il Partito Democratico avesse appoggiato il mio progetto civico. Avevo risposto dicendo che ne sarei stata felicissima, ma sapevo che il PD non avrebbe mai accettato di candidare una persona fuori dagli schemi di partito e indipendente. Hanno troppe persone da sistemare e correnti da accontentare. Nei tre leader del centrodestra ho trovato la massima libertà di proporre idee e iniziative per il futuro della nostra Regione, condivisione e appoggio.”
Michele de Pascale l’ha spesso punzecchiata dicendo che lei è meno civica di quel che vuol far credere, perché userebbe quasi sempre le stesse parole che usano Fratelli d’Italia e il vice ministro Galeazzo Bignami. Che cosa gli vuole rispondere?
“A queste accuse da vecchia campagna elettorale non ha neppure senso rispondere. Le mia vita e le mie esperienze di lavoro parlano da sé. Ho collaborato con Ministri di sinistra come Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Giuseppe Fioroni, Valeria Fedeli perchè guardavano alla sostanza, non alle etichette. I cittadini dell’Emilia-Romagna non si faranno prendere in giro dal tentativo di de Pascale, dei 5 Stelle e dei verdi di “schiacciarmi” a destra senza guardare alle proposte che sto facendo.”
Stefano Bonaccini l’ha definita “codarda” quando non ha accettato diversi confronti faccia a faccia con de Pascale? Che cosa risponde a Bonaccini e perché ha detto no a queste occasioni di dibattito?
“Ormai vedo più de Pascale dei miei figli. Nell’ultimo mese ci siamo incontrati decine di volte in confronti in cui rispondevamo a domande e problemi posti da mondi diversi: artigianato, sanità, commercio, Terzo settore… Il linguaggio sprezzante di Bonaccini dimostra l’arroganza e il senso di superiorità con cui si relaziona sempre con chi non gli ‘appartiene’.”
Lei ha maturato una grande esperienza professionale nel mondo della scuola. È stata anche sottosegretaria nel Governo Monti e consulente di vari ministri in questo ambito. Che cosa intende fare per la scuola e l’università? Di cosa abbiamo bisogno in Emilia-Romagna?
“L’aiuto alle famiglie per la libertà di scelta educativa e per garantire il diritto allo studio dal nido alle scuole superiori. E il potenziamento del canale di istruzione e formazione professionale bloccato nella nostra regione dal 2003. In Emilia-Romagna, a differenza delle altre regioni del nord, terminata la scuola media, non ci si può iscrivere ai percorsi triennali di istruzione e formazione professionale come accade in Veneto, Friuli, a Trento, in Lombardia e Piemonte. La grande ipocrisia è che l’anno di scuola in cui si è stati bocciati o da cui ci si è ritirati viene considerato il primo anno del percorso “triennale professionale” in cui, in realtà, si fanno solo due anni per conseguire la qualifica. Imparare un lavoro con persone preparate e appassionate, in stretta connessione con aziende artigiane, con le professioni, con le imprese piccole medie e grandi è prezioso. Favorire la trasmissione di competenze che si stanno perdendo e contemporaneamente curare l’aspetto culturale ed educativo è la nostra sfida. Lungo tutta la filiera: dalla qualifica triennale al diploma, post diploma con l’ITS Academy, le lauree, i master di primo e secondo livello. È urgente cambiare. Senza educazione non c’è futuro. Per quanto riguarda l’università, la Regione deve fare rete con i privati per grandi progetti di studentati per far fronte al caro-affitti; adotteremo un fondo per la ricerca applicata insieme alle associazioni imprenditoriali; l’obiettivo è quello di promuovere un rapporto sempre più stretto tra università e imprese.”
Uno dei temi più caldi della campagna elettorale è quello della sanità. Malgrado le tante cose che non vanno – a partire dalla carenza di personale per arrivare alle liste di attesa – la sanità pubblica dell’Emilia-Romagna dagli osservatori indipendenti è considerata la migliore d’Italia. Lei ha fatto 15 proposte per migliorarla. Ce le illustri in breve.
“Dobbiamo intervenire sull’attuale organizzazione che da trent’anni a questa parte è la stessa mentre la società è totalmente cambiata. Oggi abbiamo più anziani, più malati cronici e più persone sole: serve una nuova visione del servizio sanitario che sia capace di prendere in carico veramente il singolo paziente. Ascoltare, coinvolgere e valorizzare medici e professionisti sanitari, riducendo la distanza attuale tra “chi dirige” e chi “è sul campo”. La “presa in carico” del paziente, prevede punti di riferimento sanitari certi che abbiano cura di programmare e monitorare il percorso di cura dei pazienti, semplificando i processi e programmando le visite e gli esami diagnostici necessari direttamente da parte dei servizi, anche attraverso le possibilità offerte dalla tecnologia digitale e dalla intelligenza artificiale. Questo nuovo paradigma prevede il passaggio dalla modalità di “attesa” che i bisogni si manifestino ad una medicina d’iniziativa, che intercetta vulnerabilità e rischi di instabilità di patologie croniche e psico-fisiche. Occorre valorizzare la relazione di fiducia tra medici e paziente, liberando medici e professioni sanitarie dalle incombenze burocratiche e amministrative per dedicarsi alla presa in carico dei pazienti. Il nostro obiettivo è quello di potenziare e valorizzare la rete dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta per garantirne l’accessibilità e la prossimità attraverso forme organizzative flessibili nel rispetto dell’esigenze dei diversi territori, partendo dai più fragili, e a chi risiede nelle aree interne. Inoltre, è necessario integrare la medicina territoriale con la rete delle farmacie dei servizi, che contribuiscono non solo alla prevenzione collettiva (vaccinazioni, collaborazione agli screening) ma anche a supportare la medicina generale, collaborando a valutare l’aderenza alla terapia. Questo è solo una sintesi di quello che propongo per il futuro del nostro servizio sanitario. Il programma completo è disponibile sul mio personale sito online.”
Anche lei è d’accordo sul fatto che il Sistema Sanitario Nazionale è sottofinanziato come ha certificato anche il 7° rapporto della Fondazione GIMBE e come dicono quasi tutti gli operatori del settore?
“Ci sarà sempre bisogno di più fondi alla sanità, questo è fuori di dubbio, tanto che le decisioni del governo nazionale dimostrano l’attenzione posta sul tema perchè il governo ha investito su questo capitolo di bilancio la cifra più alta di sempre. Ma, oltre a chiedere più soldi, dobbiamo capire anche questa Regione poi come li spende. La Corte dei conti è stata chiara in questo: non parliamo di “spese pazze” ma abbiamo un disavanzo di centinaia e centinaia di milioni di euro. Siamo sicuri di essere così tanto bravi ad amministrare in fin dei conti? Detto ciò, finché parliamo dell’assenza di soldi e non affrontiamo il tema di com’è organizzata la sanità regionale, non miglioreremo mai i servizi per i cittadini.”

Il suo rivale Michele de Pascale ha proposto che chiunque vinca le elezioni regionali, il nuovo presidente dovrebbe essere il nuovo Commissario alla Ricostruzione dell’Emilia-Romagna, dopo Figliuolo. Come a dire che ora ci vuole uno che conosce bene il territorio e non un generale. Lei è d’accordo? O pensa che dovrebbe essere confermato Figliuolo il cui mandato scade a fine 2024?
“Tremo a pensare che de Pascale, un giorno, possa ricoprire il ruolo che oggi ricopre il Commissario Figliuolo. Tremo a pensare che venga assegnato un compito così delicato a una persona senza le competenze necessarie. Vedete, nella nostra Regione credo che dobbiamo riscoprire la necessità di mettere al centro le competenze, al di là delle appartenenze politiche.”
Dopo l’alluvione di settembre-ottobre, molti chiedono che siano sbloccati i Piani speciali da 4,5 miliardi di euro già delineati da Regione, Autorità di bacino del Po e Commissario. Lo hanno chiesto tutte le associazioni d’impresa della provincia di Ravenna, per esempio. Lo chiedono gli esperti del settore, come Paride Antolini, presidente dei geologi dell’Emilia-Romagna. Non crede anche lei che sia ora di fare le grandi opere che servono a rendere più sicura la Romagna?
“Certamente sono necessarie le grandi opere ma è proprio chi ha governato negli ultimi anni a non avere realizzato quelle già previste. Oggi ciò di cui ha bisogno il territorio è la rapida realizzazione di quegli interventi di messa in sicurezza già finanziati con 2,7 miliardi, di cui però ad oggi la nostra Regione ha speso solo 250 milioni, meno del 10% in un anno e mezzo, come attestato dalla Corte dei conti. Occorre impiegare immediatamente queste risorse già disponibili e sfruttare il regime derogatorio concesso dalle ordinanze per la realizzazione degli interventi di ricostruzione, ripristino e riparazione di quanto si è danneggiato per avere poi il tempo di progettare e realizzare le opere previste dai piani speciali. Dobbiamo ripartire dalla manutenzione dei fiumi e dalla loro pulizia, sia per quanto riguarda gli argini sia per quanto riguarda i letti dei fiumi, che negli ultimi anni non sono mai stati puliti. Oggi parlare di Piani speciali significa voler distogliere l’attenzione da ciò che non è stato fatto, dato che prevedono la realizzazione di opere, come dighe e invasi, che contemplano interventi di prevenzione la cui complessità richiede tanti anni per realizzarli.”
Che modello economico ha in testa per l’Emilia-Romagna del futuro? Che ruolo affida al Porto di Ravenna? E quale agli aeroporti di Forlì e Rimini?
“Un modello economico che abbia fiducia nel rapporto tra il pubblico e il privato. Un rapporto pragmatico, trasparente e aperto con tutti. Voglio sottolineare “tutti” perché, girando la nostra Regione, son sempre più convinta che alcuni grandi player siano stati ascoltati dalla Regione, mentre altri, soprattutto i più piccoli e piccolissimi hanno avuto poco ascolto. Il porto di Ravenna rappresenta un’opportunità unica per attrarre investimenti nel settore delle energie rinnovabili e della logistica, creando sinergie con investitori che mirano a trasformare il porto in un hub per l’energia e il commercio internazionale. Al medesimo tempo, però, rischia di essere un’opportunità persa se non realizziamo quelle infrastrutture necessarie per collegarlo col resto del territorio. Per il sistema aeroportuale dobbiamo intervenire mettendo al tavolo le società dei quattro aeroporti, l’Enac e il Ministero dei trasporti per studiare insieme il futuro del sistema aeroportuale. In quest’ottica di dialogo e cooperazione tra i quattro aeroporti, è comunque necessario potenziare, a livello infrastrutturale, l’aeroporto di Bologna.”
Parliamo di mondo cooperativo. Lei ha accusato in qualche modo Legacoop di essere collaterale al PD perché secondo lei ci sarebbe questa commistione fra potere politico ed economia cooperativa in Emilia-Romagna e ha chiamato in causa diversi esponenti PD, fra cui de Pascale stesso, che sono dipendenti in aspettativa di cooperative. Ma qui ci sono anche le coop repubblicane e quelle cattoliche, quelle legate a Comunione e Liberazione. Le chiedo, solo le coop di Legacoop sono compromesse col potere oppure è normale che ci siano rapporti fra economia e politica? E quale ruolo lei affida alle coop?
“Le cooperative nella nostra Regione hanno un ruolo fondamentale nel sistema economico e vanno valorizzate. Questo non l’ho mai negato, anzi l’ho sempre specificato. Quello a cui sono contraria è il criterio dell’appartenenza come metodo per le scelte in ambito politico. E questo metodo ha portato persone incompetenti a ricoprire ruoli politici importanti e i danni di tutto ciò li leggiamo nell’ultima relazione della Corte dei conti, che certifica come il “buon governo” dell’Emilia-Romagna non è altro che un castello di sabbia che, carte alla mano, sta cadendo su stesso. Nell’uso delle risorse per l’ambito sanitario l’Emilia-Romagna, stando a quanto detto dalla Corte dei Conti, non è efficiente e il nostro bilancio soffre di centinaia di milioni di euro di disavanzo. Sulla gestione dei fondi per prevenire i disastri dell’alluvione la realtà è ancora più amara: sono state spese meno del 10% delle risorse disponibili e la Corte, sempre il 18 ottobre scorso, ha evidenziato una mancanza di reattività e tempestività nella rendicontazione. Questo significa avere vertici politici e tecnici incompetenti.”
Lei è cattolica e vicina a Comunione e Liberazione. Ha affermato di non essere femminista ma che difende i diritti delle donne. In che modo? Qual è la sua posizione sul diritto alla libertà di scelta della donna in tema di procreazione? E perché vuole consentire l’accesso delle associazioni anti-abortiste pro-life nei consultori?
“Ho detto che la legge 194 va applicata in toto, come tra l’altro sento dire a sinistra. Da prima Presidente donna dell’Emilia-Romagna, non metterò mai in discussione i diritti delle donne. E credo che sarebbe anche arrivato il momento di avere un Presidente di regione donna, non crede?”.

