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Federica Del Conte spiega il PUG: consumo di suolo zero e rigenerazione urbana, così Ravenna può adattarsi ai cambiamenti climatici

È uno degli atti di programmazione più importanti per la vita di un comune. Sicuramente il più importante per lo sviluppo del territorio negli anni a venire. Eppure del PUG Piano Urbanistico Generale si parla ancora poco. Soprattutto ne parlano poco le forze politiche e civiche e, in particolare, quelle che spesso si concentrano sulle piccole cose ma tralasciano le grandi questioni. La pagliuzza e la trave. E non si capisce perché.

Il PUG del Comune di Ravenna – che una volta si chiamava PRG – pubblicato a fine 2024, è stato presentato in una folta assemblea di addetti ai lavori e stakeholders il 19 dicembre scorso. Ma nasce molto prima, prima del Covid. Il cosiddetto percorso partecipativo volto a raccogliere informazioni, idee, bisogni, pareri sulla programmazione dello sviluppo territoriale è iniziato nel 2019. Il 14 gennaio 2022 ci fu una prima definizione, poi l’iter si fermò bruscamente anche a seguito degli eventi atmosferici estremi del 2023, che indussero a un deciso ripensamento proprio sul versante della resilienza del territorio.

A fine 2024 dunque il cammino del PUG è ricominciato per giungere al traguardo a fine 2025 o più presumibilmente all’inizio del 2026. Il piano propone una sintesi tra le varie anime di Ravenna (lavoro, produzione, energia, ambiente, cultura e turismo) attraverso tre sfide emergenti, “neutralità climatica”, “inclusione e ospitalità” e “attrattività economica, in transizione e internazionale”, declinate in microsfide, obiettivi e azioni che permeano il progetto “Paesaggi di terra e acqua”, così viene definito il PUG, di una “Ravenna città responsabile”.

In questa intervista con l’assessora all’urbanistica Federica Del Conte cerchiamo di capire quali sono le linee essenziali di questo PUG e del futuro sviluppo della città e del territorio, che fin d’ora si possono riassumere in alcune frasi chiave o slogan: adattamento ai cambiamenti climatici, più alberi e meno cemento, desigillazione del territorio, consumo di suolo zero, rigenerazione del suolo già usato.

https://www.ravennanotizie.it/cronaca/2024/12/19/le-tre-sfide-del-pug-di-ravenna-del-conte-non-prevediamo-ulteriore-consumo-di-suolo-non-impegniamo-nemmeno-il-3-che-la-legge-regionale-consente/

L’INTERVISTA

Assessora Del Conte, il 19 dicembre avete presentato pubblicamente il nuovo PUG. Ora fino al 17 febbraio c’è tempo per presentare le osservazioni. Poi che succede? Quali saranno gli step successivi?

“Dopo questa fase, l’Amministrazione comunale farà le sue contro deduzioni alle osservazioni al PUG e poi porteremo in commissione consiliare l’esito di queste osservazioni e contro deduzioni. A quel punto verrà predisposto l’atto di adozione del PUG da portare in Consiglio comunale per la discussione e il voto. E in quel momento, con il voto di adozione, scatterà la clausola di salvaguardia. Questo è uno step importante, perché ad oggi, proprio per garantire la massima partecipazione e il confronto sullo strumento urbanistico generale, abbiamo fatto la scelta di non apporre la salvaguardia.”

Ci spieghi meglio, cosa significa mettere la clausola di salvaguardia?

“In materia urbanistica si utilizzano le clausole di salvaguardia allo scopo di evitare che nel periodo che intercorre tra l’adozione e l’approvazione definitiva di un piano vengano rilasciati provvedimenti che consentono attività edificatorie (o comunque trasformative) del territorio, in genere secondo norme più permissive, compromettendo l’assetto del territorio in relazione al nuovo progetto adottato.”

E voi perché non avete già messo questa clausola di salvaguardia?

“Perché mettere subito in salvaguardia uno strumento che non si conosce ancora avrebbe portato al rischio di blocco dell’operatività di cui il settore edilizio ha bisogno. Non l’abbiamo messa, inoltre, perché puntiamo sulla partecipazione. Come abbiamo fatto con la prima assunzione (il 14 gennaio 2022, ndr), anche questa riassunzione è un percorso partecipativo e aperto, che vuole mettere tutti nelle condizioni di approfondire il piano, di conoscerlo bene e di formulare le proprie osservazioni, le richieste di modifica. Dopo questa fase, al momento dell’adozione, invece, lo strumento diventa efficace e quindi scatterà la clausola: tutte le procedure dovranno quindi essere conformi sia alla strumentazione vecchia che a quella nuova.”

Si arriverà al voto in Consiglio comunale, forse in primavera o forse no, tenuto conto che a Ravenna abbiamo le elezioni amministrative. Ma non è finita qui, perché prima che il PUG sia operativo servono ancora alcuni passaggi, non è così?

“Sì, dopo l’adozione il piano viene trasmesso al CUAV Comitato Urbanistico di Area Vasta, che all’interno comprende figure di profilo regionale, provinciale e comunale. Il CUAV deve esaminare il piano, verificandone la coerenza rispetto agli strumenti sovraordinati, in particolare la legge regionale 24 del 2017, cioè la legge che punta alla riduzione del consumo di suolo. Questo organismo esaminerà il nostro PUG ed elaborerà le proprie richieste o prescrizioni che dovranno essere recepite nella sua versione definitiva. A quel punto il PUG dovrà tornare in Consiglio comunale per il voto di adozione definitivo. Quindi si tratta di un percorso lungo.”

Federica Del Conte

Immaginiamo l’adozione definitiva del PUG possa arrivare a fine 2025.

“O a inizio 2026. Quello che stiamo facendo in questo momento è dare la massima evidenza al piano, promuovendolo, facendo incontri con gli addetti ai lavori, le categorie, con i consigli territoriali. Cerchiamo di illustrarlo e spiegarlo a tutti quelli interessati. Stiamo facendo gli incontri del Tavolo tecnico dell’edilizia, che abbiamo istituito in questi anni proprio per gli addetti ai lavori, dove sono presenti tutti gli stakeholders del territorio, per andare a esaminare in modo molto tecnico i vari aspetti del nuovo strumento.”

Cerchiamo di spiegarlo ora al singolo cittadino o lettore. Il PUG è il Piano Urbanistico Generale, può sembrare uno strumento per addetti ai lavori, ma non è così. Ci spieghi perché.

“Riguarda tutti poiché riguarda lo sviluppo della pianificazione del territorio, il futuro del territorio in cui tutti viviamo e lavoriamo. Pensiamo al territorio in termini non solo di sviluppo materiale, ma di crescita della comunità tutta, della nostra qualità della vita, della qualità dell’ambiente, con attenzione all’equilibrio uomo-natura e all’equilibrio economia-ambiente. Il nostro è un piano che guarda al 2050, una data che sembra lontanissima nel tempo ma è dietro l’angolo. Il 2050 va preparato oggi. Sicuramente il PUG riguarda lo sviluppo del territorio nei prossimi 10 anni. Inoltre, la legge non prevede più varianti al PUG come accadeva in passato col PRG, per cui nel momento in cui il PUG non darà più risposte ai bisogni e alle necessità della comunità e del territorio, allora se ne farà uno nuovo.”

Prima c’era il PRG, il Piano Regolatore Generale. Adesso c’è il PUG, il Piano Urbanistico Generale. Cosa cambia?

“Si tratta di un’evoluzione. Il PRG è il fratello del PUG. L’ultimo PRG di Ravenna risale al 2003, cioè fu elaborato all’inizio di questo secolo. Poi fu effettivamente adottato circa 10 anni dopo, più o meno 15 anni fa. Vediamo oggi le sue applicazioni e i risultati, quindi a distanza di 15 anni abbondanti”.

Il PRG 2003 prevedeva lo sviluppo della città fino a circa 200 mila abitanti. Adesso vado a memoria, potrei sbagliarmi di qualche migliaia di unità, ma insomma prevedeva uno sviluppo consistente della popolazione e del costruito, quindi del consumo di suolo di cui parliamo molto oggi. Ma quelle previsioni di aumento della popolazione non si sono avverate, mentre il consumo di suolo…

“Infatti. Il nostro PUG, per venire subito al nocciolo della questione, non prevede consumo di suolo, perché si concentra sulla rigenerazione urbana, perché abbiamo ancora tante aree sia in ambito urbano che in ambito produttivo che non sono utilizzate, che sono state abbandonate e che quindi devono essere riqualificate e rilanciate. Questo è l’aspetto principale e di differenza tra la vecchia pianificazione del 2003 che era legata alla legge del 2000 e la nuova pianificazione di oggi, che è invece legata alla legge regionale 24 del 2017 che punta al consumo di suolo zero. Nel nostro PUG non prevediamo di consumare neppure quel 3% di suolo che la legge regionale consentirebbe a ogni comune fino al 2050. Noi abbiamo ritenuto che Ravenna non abbia bisogno di impegnare quel 3% di suolo in più.”

PUG

Quando si parla di consumo di suolo zero uno immagina, beh, allora non si costruisce più niente da nessuna parte, ma non è così. Come funziona?

“Noi ci troviamo oggi a vivere e operare dentro la realtà dello sviluppo di quei piani pensati 25 anni fa e adottati 15 anni fa. E dobbiamo sapere che ci sono molti progetti ancora in essere, nati in quel periodo, che dovranno andare a concludersi perché hanno avuto l’approvazione in base ai vecchi parametri di legge e a quegli strumenti di pianificazione. Ma vorrei mettere in evidenza una cosa: di quanto è stato convenzionato è stato conformato circa il 10% o poco più. Parliamoci chiaro: il PRG aveva stabilito che si poteva costruire 100 e non sappiamo quanto verrà costruito alla fine, ma quello che hanno convenzionato è poco più di un 10%. Quindi in teoria possiamo dire che si è salvato dalla cementificazione e dal consumo di suolo il 90% circa di quello che era stato previsto.”

Però il risultato finale non possiamo conoscerlo.

“No. Ma la legge del 2017 ha posto un termine, già raggiunto, per cui non ci sono più piani edificatori che possano essere presentati. Nell’approvazione del secondo POC con sindaco Michele de Pascale abbiamo ridotto di 600 mila metri quadrati le previsioni di espansione del primo POC. Rispetto al PSC abbiamo promosso varianti volte proprio sempre a promuovere la riduzione del consumo di suolo. Il PUG ora è lo strumento che definisce il perimetro del territorio urbanizzato, quel perimetro dentro il quale si può intervenire sì ma andando a rigenerare e riqualificare. Lei mi ha chiesto che cosa si può fare. Col PUG si potrà intervenire sul singolo edificio per ricostruire con procedure più semplici di prima, così come si potrà intervenire su aree più ampie e, chiaramente, quando si interviene su aree più ampie lo fai pensando a piani più complessi, attraverso gli accordi operativi o i permessi di costruire convenzionati che ti portano anche a studiare e ad approfondire gli aspetti del bene pubblico.”

Facciamo due esempi. Una cosa è intervenire per rifare l’abitazione di Tizio e Caio, privati cittadini, altra cosa è la rigenerazione del grande complesso dell’ex CMC in Darsena.

“Sì. Quelli sono territori già consumati, non siamo di fronte a un consumo di nuovo suolo. Sappiamo bene che anche nell’area della Darsena dove non vediamo un edificio in altezza però siamo di fronte ad aree già usate e usurate a fini industriali, aree che non possono essere restituite all’agricoltura o al verde tout court. Sono da bonificare prima di un nuovo utilizzo. E noi dobbiamo trovare strumenti che vanno nella direzione di favorire la rigenerazione di queste aree in Darsena o in ambiti analoghi, considerando che sono aree private. Tenendo conto anche dei costi maggiori che si hanno quando si interviene su un’area già edificata. Un conto è costruire su un terreno agricolo, i costi sono molto minori. Dove c’è prima da bonificare i costi aumentano. Ma bonificare è fondamentale, ne va della salute e della sicurezza dei cittadini che poi si insedieranno lì e useranno quegli spazi. Questo discorso vale sempre, se realizzi un centro direzionale, un centro residenziale, un parco commerciale o un parco verde attrezzato.”

In questi interventi molto onerosi intervengono anche logiche di compensazione, per cui se tu fai un investimento di un certo tipo qui, poi c’è una compensazione da un’altra parte dove su un altro terreno si fa un parco e si piantano degli alberi o si realizza un servizio per il pubblico. È così?

“Questo è uno dei fondamenti del piano. Nel senso che una delle tre sfide che ci poniamo è quella della neutralità climatica, e questa sfida guarda proprio agli aspetti della sostenibilità ambientale del nostro territorio pensando agli interventi in ambito urbano per desigillare il terreno, togliere cemento trovando soluzioni alternative per i parcheggi o le piazze, piantare alberi. Abbiamo parcheggi asfaltati senza alberature che aumentano le isole di calore e costituiscono un problema per il benessere e la salute delle persone. Il tema è proprio quello di andare a migliorare gli effetti dei cambiamenti climatici, essere più resilienti alle isole di calore o alla penetrazione dell’acqua che piove nei terreni. Anche negli ambiti produttivi abbiamo introdotto strumenti che rendano crescita e sviluppo più sostenibili e resilienti, con forme di compensazione in termini di permeabilità dei suoli.”

Ci spieghi.

“Ci sono aziende insediate nel territorio che possono ricorrere all’articolo 53, una procedura che consente a un’attività di ampliarsi in relazione alle proprie esigenze non dovendo per forza delocalizzare e abbandonare la propria sede. Abbiamo inserito un meccanismo per cui la permeabilità finale del suolo deve essere a saldo zero. Quindi l’impresa aumenta di una certa quantità il proprio consumo di suolo ma contemporaneamente deve essere previsto un intervento in ambito urbano in area pubblica che vada a desigillare altro suolo per la stessa quota. Se sigilliamo un tot da una parte, desigilliamo un tot da un’altra parte. Questa è la compensazione.”

Questo tema della sostenibilità ambientale è diventato fondamentale dopo l’alluvione del maggio 2023 e gli eventi atmosferici che si sono succeduti in quest’ultimo periodo. La prima stesura del PUG risale al periodo pre Covid e durante il Covid, allora che cosa è cambiato fra la prima stesura e la revisione, visto che avete ritenuto opportuno fermarvi e ripensare il tutto?

“Dopo quello che è successo, in particolare nel 2023, abbiamo ritenuto necessario fare un atto di indirizzo e chiedere all’ufficio di piano e al servizio urbanistica di andare a riesaminare e rivedere diversi aspetti del PUG, ponendo l’attenzione proprio al tema dei cambiamenti climatici e agli eventi che si sono susseguiti, dalle ingressioni marine all’alluvione al fortunale di Savarna. Abbiamo quindi chiesto di raccogliere tutte le informazioni necessarie per mettere in campo azioni più mirate e attente al tema dell’adattamento del territorio a questi cambiamenti. Sappiamo che il nostro è un territorio, indipendentemente dalle zone già colpite nel 2023, alluvionale al 100%, è un territorio soggetto anche a tantissimi altri rischi, da quello idraulico a quello sismico, dal rischio delle isole di calore urbano agli incendi fino al rischio industriale, perché ospitiamo tante industrie ad alto rischio, fino alle inondazioni dal mare. Per questo abbiamo redatto la carta integrata dei rischi. Tutti questi rischi sono contemplati all’interno della documentazione che costituisce il quadro conoscitivo e operativo del PUG. Ripeto, noi dobbiamo lavorare per rendere il nostro territorio resiliente e in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e ai rischi che stanno investendo tutto il territorio, non solo certo il comune di Ravenna. Lo abbiamo fatto cercando di promuovere, ad esempio, anche alcune delocalizzazioni di aziende e di abitazioni dalle aree di rischio, cercando quindi di creare meccanismi di perequazione con la possibilità di andarsi a spostare in ambiti meno a rischio.”

Come funziona?

“Vuol dire che se io ho una certa quantità edificata in un luogo, in relazione a quelli che sono i valori edilizi del mercato immobiliare, posso spostare questa quota in un’altra area, chiaramente demolendo e restituendo la permeabilità dell’area che abbandono. Costruendo in un altro punto del territorio, ciò che posso andare a costruire è proporzionato al valore immobiliare.”

Tutto ciò è costoso ed è a carico del privato, quindi come si fa?

“Le risorse per queste delocalizzazioni dalle aree a rischio vanno trovate nell’ambito dei piani speciali legati alla ricostruzione post alluvione per esempio o altri piani anti rischio. Tali risorse non sono prevedibili e reperibili a livello comunale, ma a livello superiore, potrebbero arrivare con finanziamenti mirati e incentivi. Noi però diamo la possibilità di fare tutto questo con lo strumento urbanistico, cioè abbiamo il compito di creare le condizioni perché questo spostamento avvenga e di farlo in modo tale da garantire che la nuova posizione sia più sicura e sia migliore rispetto a quella di partenza. Sempre in questa stessa ottica, abbiamo previsto le servitù di allagamento. Il privato può accordarsi con l’ente gestore della rete dei canali o dei fiumi che necessita di avere un’area allagabile in caso di rischio alluvione. Noi abbiamo previsto gli strumenti urbanistici per poter fare questo senza andare ad attivare volta per volta delle procedure espropriative.”

A proposito di ambiente e resilienza, nel PUG hanno un ruolo centrale la cintura verde e l’arco verde. Che cosa sono? Solo due suggestioni o qualcosa di concreto?

“La cintura verde è concretissima: è il sistema dei parchi attorno alla città che è stata una brillante e lungimirante intuizione del PRG del 1983. Quella scelta fu osservata e copiata da tutta l’Italia, perché pose le prime basi per individuare il confine all’espansione della città. Questa cintura verde è fatta di grandi parchi urbani come il Parco Teodorico, il Parco Baronio e il Parco Cesarea che sono collegati tra loro da parchi più piccoli, cioè i parchi di quartiere, ne abbiamo tanti distribuiti lungo questa corona. Abbiamo anche delle fasce boscate già realizzate o da completare che vanno a collegare tutti questi parchi. Tutto questo insieme è la cintura verde intorno alla città. Poi si è voluto rafforzare questo concetto inserendo una cintura agro forestale, il cosiddetto arco verde, che va da nord a sud, a occidente della città. Praticamente è una fascia ancora più ampia di campagna, che non prevede espropri a favore del pubblico. È inserita in un sistema paesaggistico di parchi legato all’agricoltura che caratterizza un po’ il nostro paesaggio extraurbano, un paesaggio da preservare nel quale le attività agricole insediate possono chiaramente continuare a svilupparsi, ma nelle quali andare anche a creare e a rafforzare degli elementi di mitigazione ambientale.”

È una politica di promozione del verde e del bosco nella campagna che circonda la città, ma non è che voi andate dal privato obbligandolo a piantare alberi, offrite strumenti per poterlo fare. È così?

“Sì, nell’ambito della costruzione degli accordi operativi legati al mondo artigianale e produttivo, qualora ci siano interventi legati alla compensazione di cui abbiamo già parlato, noi li indirizziamo verso la desigillazione del terreno, la piantumazione di alberi, con interventi in ambito urbano e spazi pubblici, ma anche in luoghi più accoglienti per la riforestazione. Il grande arco verde a ovest della città è un elemento diciamo simbolico, è una suggestione. Tutto il nostro territorio è caratterizzato da una forte componente naturalistica e paesaggistica, noi puntiamo a tutelarla ed accrescerla. Consideriamo le pinete attuali e ripensiamo a come era il territorio anticamente, con boschi e pinete più estesi che poi hanno lasciato posto al terreno agricolo, alle abitazioni, all’industria. L’intento è valorizzare e potenziare le pinete, il sistema delle piallasse e delle zone naturali, a sud c’è l’intervento legato alla mitigazione del rigassificatore che porta alla creazione di nuovo bosco di 90 ettari alle spalle di Punta Marina. Quello fa parte di questa corona forestale, con le pinete a nord, tutta la fascia agricola attorno alla città e poi le pinete fra la città e il mare e infine a sud.”

PUG

A proposito di consumo di suolo e di attività industriali, nelle tre sfide del PUG si parla di neutralità climatica e abbiamo già visto, poi si parla di inclusione e ospitalità – qui c’è il tema della qualità della vita e allargando il discorso anche del turismo – ma ne abbiamo parlato poco.

“La qualità della vita in città riguarda chiaramente il cittadino che è al centro delle nostre comunità. La qualità della vita è ambiente. Ma è anche lo sviluppo dell’artigianato e del commercio, del mondo dei saperi, del mosaico, del food, di queste ed altre nostre eccellenze che caratterizzano la nostra realtà e che devono avere lo spazio per promuovere le diverse anime del territorio. Parliamo di natura, di turismo e di cultura ma anche di porto: può sembrare che queste cose siano in contrasto e in contraddizione fra loro ma non è così, sono vocazioni diverse da gestire nell’ambito di uno stesso territorio. Diventano elementi di forza che portano crescita e sviluppo anche in termini di accoglienza. Oggi abbiamo ad esempio il problema di come ospitare chi vuole venire a lavorare o a studiare a Ravenna, perché abbiamo carenza di abitazioni a prezzi ragionevoli. Da un lato c’è l’edilizia residenziale pubblica con l’accesso tramite graduatorie, e qui c’è tanto bisogno di interventi che vadano a riqualificare il patrimonio esistente oltre che a costruirne il nuovo. Purtroppo i vari governi non hanno fatto politiche per l’edilizia pubblica e non hanno erogato finanziamenti significativi in questo settore negli ultimi 10 anni. Poi nelle nuove lottizzazioni ci sono quote destinate all’edilizia residenziale convenzionata o sovvenzionata. Con il PUG cerchiamo di mettere in campo delle azioni per recuperare aree già urbanizzate in cui diventa meno costoso costruire e quindi è possibile vendere case a prezzi più abbordabili per tutti.”

Il comune di Ravenna è un territorio molto esteso, il secondo per estensione in Italia dopo Roma. Quindi il tema del rapporto fra la città e i centri del forese è molto importante. Essi soffrono soprattutto per la carenza di servizi. Il PUG come affronta questo tema e quali risposte dà?

“Il PUG nasce anche da una ricognizione dei bisogni fatta su tutto il territorio, traendo importanti informazioni dal percorso partecipativo iniziato fin dal 2019. Nel piano abbiamo messo in evidenza i punti di forza e quelli di debolezza sui quali bisogna lavorare per dare una risposta migliore in termini di servizi, di inclusione e di ospitalità nei vari centri e territori. Il nostro comune è caratterizzato da un centinaio di località di dimensioni diverse, al cui interno si creano dei poli naturali di attrazione. Quindi oltre alla città, che è il polo di attrazione principale, ci sono luoghi intorno alla città diventati punti di riferimento di tante piccole località limitrofe. La nostra realtà è policentrica e c’è una corona di piccoli centri attorno a Ravenna, che dialogano con il capoluogo e fra loro. Ogni località principale del forese ha una casa della salute, i servizi scolastici di base, la biblioteca e altri servizi che ne fanno un attrattore per il territorio circostante. Per tutto il resto, per le risposte più complesse, c’è la città. Questi piccoli centri sono anche i luoghi del cuore, luoghi di appartenenza. Li vogliamo rafforzare, non va accentrato tutto a Ravenna.”

Abbiamo parlato della centralità del consumo di suolo e delle mappe dei rischi, abbiamo parlato della resilienza ai cambiamenti climatici, tutto questo afferisce al problema dello sviluppo economico e degli investimenti. Perché i ravennati vogliono naturalmente continuare a crescere, a stare bene, a lavorare, a guadagnare. Nel PUG come si conciliano qualità ambientale e attrattività economica?

“È il tema della terza sfida che abbiamo previsto nel PUG, che abbiamo chiamato attrattività in transizione e internazionale. In transizione perché c’è il tema della transizione energetica che si collega all’evidenza di Ravenna come hub dell’energia, dal rigassificatore al parco eolico Agnes alla elettrificazione delle banchine del porto e così via. Quindi attenzione alla produzione di energia da fonti rinnovabili. L’altro tema è quello internazionale. Ravenna è il porto della Regione Emilia-Romagna una delle regioni più sviluppate d’Europa, è un porto che fa parte di una rete internazionale europea e quindi dove le merci arrivano e partono. Il porto è un volano fondamentale. Da qui nasce l’importanza di creare una rete che potenzia l’uso del ferro per lo spostamento delle merci e quindi delle stazioni ferroviarie a servizio del porto. E altre infrastrutture di raccordo.”

Con questo PUG è previsto il consumo di suolo zero, ma cosa si prevede per la popolazione che negli ultimi anni è rimasta stabile? Avete dimensionato il piano sulla previsione che Ravenna rimanga una città di 160 mila abitanti?

“Creiamo le condizioni per pensare che ci possa essere anche una crescita della popolazione, ma per ogni intervento verrà valutato il carico urbanistico e quello che di conseguenza porterà all’adeguamento della rete e dei servizi necessari, per garantire che questo aumento sia equilibrato. Insomma, va sempre garantita la sostenibilità dell’intervento.”